Peacereporter: intervista a Stefano Squarcina, “Ue, una tecnocrazia molto politica”

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Peacereporter - Ue, una tecnocrazia molto politica

Peacereporter intervista Stefano Squarcina, funzionario europarlamentare della Sinistra Unita Europea, a proposito del funzionamento dell’Unione Europea e ne viene fuori un quadro in cui emerge che la Ue [] una tecnocrazia molto politica. In particolare Squarcina, a domanda sull’assetto poco democratico di poteri centrali, risponde:

Infatti non lo [democratico, ndb]. L’Unione europea soffre di un gravissimo deficit democratico. Il Parlamento europeo, unico organo democratico in quanto eletto, ma dotato di poteri a dir poco limitati, sta l a dare legittimit democratica a istituzioni che non ne hanno. Commissione, Consiglio e Bce sono istituzioni tecnocratiche, espressione di interessi economici privati o di singoli Paesi forti. La reazione isterica dell’Ue di fronte all’eventualit del referendum greco e il licenziamento dell’ex governo italiano, per quanto indifendibile, dimostrano che siamo di fronte a una situazione di sospensione della democrazia.

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La storia di Alain Gossens e di un suicidio alquanto tempestivo

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Una caduta di venti metri dalla chiesa di Watermael Boitsfort, comune belga che si trova nella regione di Bruxelles Capitale. morto cos il giornalista investigativo Alain Gossens. Era il 6 luglio scorso e sul fascicolo aperto dopo il volo stata scritta la parola suicidio. Una parola che tuttavia ha destato scetticismo non solo in chi lo conosceva (e che sostiene che l’uomo non fosse in preda alla depressione), ma soprattutto in chi attendeva la divulgazione del dossier a cui aveva lavorato per anni e che avrebbe dovuto essere pubblicato alla met di luglio.

Si annunciava esplosivo, il dossier, perch cuore del lavoro del giornalista erano i reati sessuali a danno di minori consumati all’interno della chiesa belga. La stessa ipotesi che a fine giugno aveva portato a una serie di perquisizioni presso istituzioni religiose locali, compreso l’arcivescovado di Malines-Bruxelles, e che aveva consentito di scoprire a Mechelen documenti legati in particolare al rapimento e all’omicidio di Julie Lejeune e Melissa Russo, due delle piccole vittime di Marc Dutroux, il mostro di Marcinelle.

Anche Gossens aveva annunciato di aver trovato, fra l’altro, contatti tra ambienti cattolici belgi e i reati per cui Dutroux stato condannato. E se la condanna che l’uomo e i suoi due complici stanno ancora scontando parla di un pervertito isolato, il giornalista morto a inizio luglio si era unito al coro di chi sostiene ancora oggi l’esistenza di una rete di predatori a cui appartenevano anche persone di primo piano in Belgio.

Dunque, mentre si resta in attesa della pubblicazione postuma del reportage del giornalista, al momento stato possibile appurare che l’uomo, 40 anni, si sentiva minacciato e sotto osservazione al punto da scrivere alla madre una lettera (a casa sua ne sono state ritrovate due, dopo la sua morte) per raccontarle delle pressioni che stava subendo. Alcuni dei dubbi sull’ipotesi del suicidio riguardano anche il luogo in cui Alain morto: la chiesa di Watermael Boitsfort infatti da tempo in ristrutturazione e il cantiere che la circonda rende l’accesso all’edificio estremamente difficoltoso, soprattutto a un uomo sedentario come era Gossens.
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Gaetano Orlando: il suo viaggio in Belgio, il traffico d’armi e il “pranzo di lavoro” alla sede della Nato

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Gaetano Orlando un nome che viene dagli anni di piombo. A capo del Movimento di Azione Rivoluzionaria insieme a Carlo Fumagalli (e che ne vede di brutte, nel suo periodo di latitanza all’estero), il 18 maggio 1994 incontra l’allora capitano (oggi colonnello) dei carabinieri Massimo Giraudo a cui racconta vari fatti legati agli ambienti di estrema destra con cui era in contatto. C’ un passaggio che desta attenzione, a proposito dei punti di contatto nella strategia della tensione tra Belgio e Italia. Si legge della relazione di servizio firmata dall’ufficiale del Ros:

In merito al viaggio in Belgio, chiariva che esso ebbe luogo probabilmente nel giugno del 1974, quando egli si trovava in Svizzera, a Lugano, in un appartamento sito in via dei Tigli. Era l da circa venti giorni quando venne avvisato da un magistrato elvetico che era stato localizzato. Lo stesso magistrato gli aveva fornito un indirizzo di Bruxelles al quale rivolgersi per trovare ricovero. Non intendeva fare il nome del magistrato che, tra l’altro, conosceva gi da un periodo antecedente alla sua latitanza.

L’indirizzo di Bruxelles corrispondeva all’avvocato Mario Spandre, definito uno dei maggiori terminali del mondo nel campo del traffico di armi, con ufficio sito in Avenue de Broqueville 92 […]. Tale avvocato gli procur un’abitazione e lo indirizz, dopo circa altri venti giorni, presso un procuratore di corte di Madrid, il giudice Antonio Jos Hernandez Navarro […]. Lo Spandre disse che gli avevano parlato molto bene di lui e gli propose di fare da intermediario in traffici di armi [che andavano] dall’aereo da caccia al carro armato alla mitragliatrice.

Lui rifiut la proposta, ricordava che uno dei maggiori destinatari delle armi per il Sudafrica, e il giorno dopo, o quello successivo, fu invitato a un pranzo alla palazzo della Nato di Bruxelles. Ricordava con precisione la circostanza perch lo aveva indotto a pensare gli era si era voluto far capire che non vi era alcun pericolo nei traffici di armi in cui gli si era offerto di fare da intermediario in quanto erano sotto copertura Nato.

Al pranzo alla Nato, che si svolse con ufficiali statunitensi, era presente anche l’avvocato Spande. Gli ufficiali erano 4 o 5 ed erano sicuramente stati impiegati in Italia perch parlavano la lingua molto bene. Pur non volendo scendere per il momento nei particolari, l’Orlando precisava che l’argomento del “pranzo di lavoro” fu l’effettuazione del colpo di stato in Italia da realizzarsi nel 1974 con l’appoggio attivo degli americani. Il colpo di stato era ricomprensivo dell’effettuazione di attentati senza vittime.

Deceduto nel gennaio 2006, qualche notizia su Mario Spandre riportata qui e qui.