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Xaaraan – Il blog di Antonella Beccaria

Non credo nelle otto del mattino. Però esistono. Le otto del mattino
sono l'incontrovertibile prova della presenza del male nel mondo
Gli ultimi giorni, Andrew Masterson


Archiviato per ‘letteratura’ Categoria

Ho Freddo di Gianfranco ManfrediSe la letteratura si assume il compito di raccontare un mondo più complesso della mera vicenda narrata in un libro, Ho freddo di Gianfranco Manfredi (Gargoyle Books, 2008) ne è una declinazione fulgida. Partendo da un genere – l’horror – la cui funzione sociale e politica è acclarata sia un veste romanzesca che cinematografica, questo libro è uno spaccato sulla storia del pensiero sia umanistico che scientifico, un affresco tanto attuale quanto documentario da rappresentare un esempio. Ecco dunque delineati i cardini di questo romanzo in un’intervista al suo autore.

Nel tuo libro si coniugano due temi paralleli, di solito affrontati separatamente: il mistero e il soprannaturale da un lato e la conoscenza e la sua pratica in termini pre-positivisti. Com’è nata l’idea di coniugare questi due filoni uno di fianco all’altro?

Affiancare ed alternare i due punti di vista (razionale e fantastico) è uno dei cardini espressivi della letteratura gotica classica. Lo stesso atteggiamento è poi passato alla letteratura romantica, basti pensare a Frankenstein che intreccia temi scientifici e soprannaturali. Persino in Sherlock Holmes le indagini rigorosamente razionali prendono sempre le mosse da eventi prodigiosi, come ad esempio l’apparizione del mostruoso e spettrale Mastino dei Baskerville. La letteratura contemporanea tende a distinguere nettamente questi due approcci, ma a mio avviso, se li si considera separatamente perdono gran parte del loro fascino che sta nel fatto di porci costantemente una domanda: è vero o è falso? E’ un’esperienza reale o un delirio? Il sottile disturbo che pervade la lettura nasce proprio da questa incertezza.

Ho freddo non è solo un romanzo: è un trattato di storia del pensiero e della scienza. Quali sono stati i tuoi percorsi per il reperimento della documentazione?
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Giorgo Vasta, Giuseppe Genna e Ascanio Celestiniracconta quest’ultimo – partono per il Belgio dove sono invitati a presentare un’antologia che raccoglie racconti sull’Italia del futuro. Ma nel corso dell’evento l’argomento vira e l’Italia del presente o del suo recentissimo passato – tra P2, premier ex piduisti, controllo dell’informazione e dei media – finisce per diventare tema di discussione. Un reportage in forma di breve monologo, di narrazione sorpresa e ironica, come spesso accade quando a parlare o a scrivere è Celestini. Che aggiunge nelle sue righe:

Me lo spiega un signore che in Belgio ci vive dalla fine degli anni ’70, che il futuro del nostro paese di allora se l’è vissuto tutto all’estero. “Gli scrittori scrivono con le parole, mentre loro hanno scritto coi giornali e la televisione, con le stragi e il cemento. Voi immaginate il futuro, loro lo costruiscono”. Prendo il taxi e torno all’aeroporto. “Sei italiano” mi dice il barbuto guidatore. Se n’è accorto e non ho manco aperto bocca. Forse se n’è accorto proprio per quello. Forse anche noi siamo come le compagnie aeree, ce l’abbiamo scritto sulla coda da dove veniamo, a chi apparteniamo.

Penguin Art Science Fiction

Penguin Art Science Fiction: libri di fantascianza pubblicati da Penguin Books a partire dal 1935 e per tutti i decenni successivi che diventano, attraverso le loro copertine, un’enorme opera d’arte. Qui l’indice dei romanzi usciti per i tipi della casa editrice britannica.

(Via BoingBoing.net)

Il 19 gennaio 1809 nasceva Edgar Allan Poe e in occasione del secondo centenario Neal Gaiman ha scritto la prefazione agli Edgar Allan Poe: Selected Poems and Tales ripubblicati da Barnes & Noble. Il testo di Gaiman si intitola Some Strangeness in the Proportion: The Exquisite Beauties of Edgar Allan Poe e nucleo centrale sono la particolarità dei temi raccontati da Poe e loro rappresentazione grafica. Altro testo commemorativo dedicato a quest’anniversario è disponibile su Angolo Nero.

È un neonato circolo culturale e letterario con una preferenza esplicita per il legal thriller e per opere di finzione che si richiamano a tematiche giuridiche. Nasce da un’idea di Giovanni Ziccardi e si chiama Legal Drama Society. Ecco di che si tratta:

Ha sede fisica a Milano, a pochi passi dal Tribunale e dall’Università, enti con cui si propone di collaborare in maniera continuativa; contestualmente, utilizzerà tutti i migliori e più efficaci mezzi tecnologici per raggiungere più appassionati del genere possibili. Nei prossimi anni si propone, in sintesi, di organizzare eventi, pubblicare riviste e libri, indire concorsi di narrativa e premi letterari, attivare film-festival sul tema, cene e incontri con autori.

Liste di discussione, consigli narrativi, cinematografici e fumettistici alcune delle aree di interesse della Legal Drama Society. Da gennaio è possibile aderire e le quote saranno usate per le attività pubbliche dell’associazione. Tra cui, prossimamente, un concorso letterario, una rivista e corsi.

Nebbia GiallaTerza edizione del festival NebbiaGialla, che si terrà il 31 gennaio e il 1 febbraio a Suzzara, in provincia di Mantova. Ideato e diretto per tutti e tre i “capitoli” dallo scrittore Paolo Roversi, originario di quell’area della pianura e diventato milanese d’azione (oltre a essere il padre morale anche di MilanoNera), nei giorni scorsi ne è stato pubblicato il programma che prevede la partecipazione di autori di spessore come Luigi Bernardi, Massimo Carlotto, Valerio Varesi e Andrea Vitali. Questa la presentazione del festival che:

nasce con l’obiettivo di concilare la passione per la letteratura di genere (il giallo, il noir, la letteratura del mistero in generale che in questi anni gode di una straordinaria attenzione) con la Bassa. La terra di Guareschi e Zavattini, del Po, la città del Premio e le sue tradizioni, la sua gastronomia e le sue caratteristiche ambientali come la nebbia da cui appunto il nome alla rassegna. Il primo weekend di febbraio sarà per tutti gli appassionati e non solo un’occasione per incontrare molti fra gli scrittori più interessanti del panorama noir italiano. Un modo per parlare di libri valorizzando il territorio, i ristoranti, le osterie della città.

Collegata alla manifestazione è stato creato un omonimo blog che via via presenterà gli autori e gli appuntamenti specifici dell’edizione di quest’anno.

L'esercito di ScipioneGiuseppe D’Agata è un nome che la letteratura dovrebbe tenere bene a mente. Perché, spesso, il vizio di ricordare gli scrittori scomparsi lasciando da parte quelli ancora in vita fa calare l’oblio su chi ha contribuito a rendere grande la narrativa italiana, ma anche il racconto veicolato dalla radio o dal piccolo schermo. D’Agata, oggi, ha 81 anni e una carica vitale invidiabile. Quella carica che ha trasmesso in anni di professione medica e di attività culturale, scandita da successi come “Il medico della mutua” (libro uscito per la prima volta nel 1964 per Feltrinelli e diventato quattro anni più tardi un indimenticabile film interpretato da Alberto Sordi) o come “Il segno del comando”, sceneggiato in cinque puntate da sessanta minuti ciascuna che la Rai mandò in onda nel 1971 e che schierava un cast che comprendeva, tra gli altri, Ugo Pagliai, Carla Gravina e Rossella Falk.

Ma Giuseppe D’Agata, partigiano a diciassette anni nella Brigata “Matteotti Sap” e militante socialista nel 1944 nelle file del Psiup, non occupa solo un posto importante nel panorama letterario contemporaneo. La sua storia – e di conseguenza la sua produzione artistica – sono stati scanditi profondamente dall’esperienza politica pregressa, che tornerà a rievocare in romanzi come “Bix e Bessie”, uscito poi con il titolo di “La cornetta d’argento”, storia di musica jazz e antifascismo che lo porterà a vincere nel 1965 il premio “XX della Resistenza” di San Pietro Agliano (Pistoia) e che verrà ripubblicato nel 1973 in edizione scolastica. O come “Il dottore”, storia ambientata nel 1940 che ha per protagonista un uomo che progetta un attentato contro Benito Mussolini per impedire che l’Italia entri in guerra.
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  • Scritto per letteratura
  • Dai ritratti narrativi alla realtà degli anni Settanta, da Leonardo Sciascia ad Alberto Arbasino, da Aldo Moro a Carlo Giuliani. C’è questo e molto altro nel bel testo scritto da Demetrio Paolin, La figura della violenza nella letteratura sugli “anni di piombo” (disponibile per il download in formato pdf). Pubblicato su Vibrisse Libri, questo documento è stato presentato dal suo autore, che ha scritto Una tragedia negata – Il racconto degli anni di piombo nella narrativa italiana, durante il convegno Littérature et “temps des révoltes” (Italie, 1967-1980), che si è svolto dal 17 al 29 novembre scorso a Lione. E vi si legge:

    Le vittime non sono più corpi del reato, ma sono persone che chiedono verità ed esigono che gliela si racconti direttamente e alla presenza di terzi. Chi ha commesso una colpa è chiamato a assumersi la responsabilità di quello che ha fatto, a tracciarne i limiti precisi (Edipo è colpevole di aver ucciso suo
    padre e aver giaciuto con sua madre, i confini dei suoi delitti sono chiari, netti). Tutto acquista forza perché viene detto, si fa narrazione. È questo secondo me il tema principe del dibattito culturale, narrativo e politico sugli anni 70 e sulla stagione del terrorismo, ovvero come poter mettere in scena racconti, narrazioni che non servano a consolare o a giustificare, ma mettano in primo piano le colpe commesse da ognuno. Il compito è certamente arduo.

    Un altro modo di raccontare l’Italia e la sua storia, quella che propone Giuseppe Genna con questo video collegato a Italia de profundis di cui si parlava poco tempo fa. Se na sta discutendo sul blog dell’autore che presenta questo “collage” come una videomeditazione. E in effetti così è, con un’avvertenza:

    qui nulla è ironico, neppure quando appaiono cose o battute o sospensioni che farebbero sorridere. In calce al filmato, specifico provenienza e natura delle immagini e delle parole di questo video. La cui natura è essenzialmente interrogativa. Alcune domande: come si può raccontare la storia italiana? Raccontandola, persona e personaggio che rapporti hanno? Fondamentalmente, se si vuole narrare la storia d’Italia, si vuole proprio raccontarla? Chi sarebbe quello lì che la racconta? Nessuna risposta, se non un azzardo, che metà filosofia ha formulato: la storia non siamo noi, noi siamo i sogni, che si avverino o meno.

    La fantascianza del futuro prossimo secondo lo scrittore Charlie Stross, uno dei primi autori d’oltreoceano ad aver adottato una licenza Creative Commons per i suoi romanzi. Ripreso da WorldChanging.com, si legge nel testo:

    Near-future SF does different things with the same tools; they come front-and-centre — or rather, their effects come front-and-centre, and the world is changed thereby. And they’re not necessarily such obvious new technologies as smart bombs and wrist-watch radios; they might equally well be a new way of looking at the memetic spread of fashions, as in Connie Willis’ Belwether, or social network mediated economics, as in Bruce Sterling’s Maneki Neko.

    Sguardi - Stagione 2008 2009Dopo l’esperienza estiva di BoNoir con Riccardo Marchesini e GiostraFilm, si riparte tra poco con quella invernale (o quasi). Diverse le novità: il nome della manifestazione, che si chiamerà “Racconti nell’ombra – Viaggio negli enigmi bolognesi”, la location è la sala teatro “Biagi-D’Antona” di Castel Maggiore, alle porte di Bologna, e l’inserimento all’interno della stagione teatrale 2008-2009 intitolata Sguardi e diretta da Francesca Mazza. Qui (in formato pdf) il programma completo della stagione mentre per quanto riguarda gli appuntamenti con “Racconti nell’ombra” queste sono le date:

    • 23 novembre 2008, “Fratelli di sangue: la banda della Uno bianca” con Rosanna Zecchi (presidente dell’Associazione dei familiari delle vittime) e Alessandro Gamberini (avvocato); letture di Francesca Mazza
    • 18 gennaio 2009, “L’omicidio Alinovi e i delitti del Dams” con Achille Melchionda (avvocato e scrittore), Giampiero Rigosi (scrittore) e Cristiano Governa (scrittore)
    • 8 febbraio 2009, “Leonarda Cianciulli: la saponificatrice di Correggio” con Serena Bersani (giornalista), Fabrizio Piccinini (giornalista) e Marcello Fois (scrittore); letture di Angela Malfitano
    • 1 marzo 2009, “Il caso Murri” con Lorena Mirandola (giornalista), Maurizio Matrone (scrittore) e Loriano Macchiavelli (scrittore)

    Le memorie di Jack Lo SquartatorePersonalmente ritengo che sia poco rilevante ormai l’identità di Jack Lo Squartatore, lo pseudonimo dell’anonimo assassino che nell’autunno del 1888 fece (almeno secondo le ricostruzioni ufficiali) cinque vittime tra le più neglette delle donne di Whitechapel. In proposito, nel corso di un quasi un secolo e mezzo, di ipotesi ne sono state formulate molteplici. E un’altra la propone Clanash Farjeon, noto anche come Alan John Scarfe, ponendo come protagonista del suo romanzo, Le memorie di Jack Lo Squartatore, lo psichiatra londinese Lyttleton Stewart Forbes Winslow. Il libro, uscito a fine settembre in italiano per Gargoyle Books e con la prefazione di Luca Crovi, racconta la storia di questo medico: figlio di un facoltoso alienista, quarant’anni passati da poco, smaltite vicissitudini familiari che gli hanno impedito di migliorare ulteriormente il suo stato sociale, lo psichiatra scopre una passione. Anzi, un’illuminazione, una sorta di percorso mistico verso il sollievo (suo e delle sue vittime): uccidere.

    Ma il valore di questo libro non sta tanto nella trama, nella rievocazione dei delitti, nell’autocritica che il killer porta avanti per migliorare il suo modus operandi. Il suo vero valore sta invece altrove: nello spettacolare affresco storico e sociale della Londra di fine Ottocento; nei chiari di una borghesia professionale che assapora gli anticipi di quella che altrove sarebbe stata chiamata belle époque; e negli scuri di un mondo infame, sudicio, senza speranza, da cui fuggire, mondarsi, elevarsi. Singole parole e intere costruzioni sintattiche (ben tradotte in italiano da Chiara Vatteroni) rendono in pieno le atmosfere, contrastanti e complementari, di quel mondo. Sembrano renderle reali, visibili, le luci delle case signorili dove la scurrilità viene ben celata, la frigidità è un destino ineluttabile contro la trivialità dei sensi, dove l’amore diventa motivo di schiavitù tramandato di generazione in generazione. In modo paradossale, la vita e la vitalità stanno altrove: stanno laddove una coltre di sporcizia copre pelle, strade, abiti, marciapiedi, esseri umani. Dove la profanazione di qualsiasi legame affettivo significa perdizione autentica, ma dove la disperazione diventa una costante molla per una ricerca.
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    Cinque anarchici del SudQuella dei cinque anarchici della Baracca è oggi una storia forse quasi dimenticata. Se ne accenna qua e là quando si parla della stagione delle stragi e non si può fare a meno di parlarne in coda ai moti di Reggio Calabria, quando tra il 1970 e il 1971 la città esplose contro la decisione di fare di Catanzaro il capoluogo di regione. L’epilogo della vicenda di quei giovani anarchici si consumò il 26 settembre 1970: Nixon era in visita a Roma, si annunciavano manifestazioni di protesta e i cinque ragazzi stavano viaggiando in automobile alla volta della capitale.

    Ma non andavano ai cortei contro il presidente statunitense: in base a quanto dissero prima di partire, avevano con loro un dossier che dimostrava le responsabilità degli estremistri di destra e della criminalità organizzata nell’attentato al Treno del Sole Palermo-Torino avvenuto poche settimane prima, il 22 luglio, che fece sei vittime e 54 feriti. Ma gli anarchici della Baracca a Roma non ci arrivarono: mancavano pochi minuti alle undici e mezza di sera che, a meno di sessanta chilometri dalla meta, la Mini Morris su cui erano venne coinvolta in un incidente. In tre morirono sul colpo, un quarto passeggero non sopravvisse nemmeno il tempo di arrivare al pronto soccorso mentre l’agonia dell’unica ragazza presente durò ventun giorni.

    Il libro Cinque anarchici del Sud. Una storia negata di Fabio Cuzzola ricostruisce la storia di questi giovani, che si chiamavano Gianni Aricò, Angelo Casile, Franco Scordo, Luigi Lo Celso e Annalise Borth, e lo fa con una delicatezza e una passione tangibili in ciascuna delle pagine del libro. Parte da un’esigenza, questo lavoro, resa efficacemente nella prefazione da Tonino Perna, che l’ambiente dell’anarchismo di quegli anni lo conosce bene perché ne faceva parte:
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    Orwell DiariesI diari dell’autore del romanzo 1984 pubblicati su web sotto forma di blog. L’iniziativa si chiama Orwell Diaries, è opera dell’Orwell Prize e qui si possono trovare maggiori informazioni. Tra cui:

    From 9th August 2008, you will be able to gather your own impression of Orwell’s face from reading his most strongly individual piece of writing: his diaries. The Orwell Prize is delighted to announce that, to mark the 70th anniversary of the diaries, each diary entry will be published on this blog exactly seventy years after it was written, allowing you to follow Orwell’s recuperation in Morocco, his return to the UK, and his opinions on the descent of Europe into war in real time. The diaries end in 1942, three years into the conflict.

    Ne viene fuori – prosegue la presentazione – un lato poco noto dello scrittore dedito alla natura, ma emergono anche le riflessioni politiche che poi lo hanno portato a scrivere i suoi celebri romanzi (via BB).

    La via oscura di Robert R. McCammonIn tempi di rinascente xenofobia e lotta alla diversità, questo è un libro che spinge a riflettere sulla realtà. Si tratta del romanzo “La via oscura” di Robert R. McCammon, pubblicato a fine inverno da Gargoyle Books, che si inquadra all’interno della letteratura horror d’oltreoceano, ma i temi che affronta sono più che mai concreti: differenze etniche, estremismo religioso, telepredicazione, confronto con stili e credenze minoritari sono i cardini attorno a cui ruota la narrazione.

    Se c’è chi credesse poi che le pagine di questo libro contengano descrizioni fastidiose o raccapriccianti perché appartiene al più estremo dei generi del mistero, si dovrà ricredere: da un lato, infatti, McCammon dosa con sapienza l’orrore che inserisce; dall’altro le cronache dei giornali degli ultimi mesi hanno fornito esempi di ben più becera natura che non hanno nemmeno l’attenuante della fantasia di uno scrittore. Insomma, come accade per Joe R. Lansdale con “La notte del drive-in”, anche qui si ritrova una lettura della quotidianità, un ritratto efficace di una società che sembra non conoscere differenze, almeno a livello geografico, quando si tratta di odio.
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