1936-1939: posters from the spanish civil war è la collezione pubblicata da Retronaut attingendo ai materiali digitalizzati e messi a disposizione dalla Biblioteca Nacional de España.
(Via BoingBoing)
1936-1939: posters from the spanish civil war è la collezione pubblicata da Retronaut attingendo ai materiali digitalizzati e messi a disposizione dalla Biblioteca Nacional de España.
(Via BoingBoing)
Internazionale pubblica il reportage fotografico In fuga dalla Siria realizzato per Oxfam da Luca Sola:
Il conflitto in Siria ha raggiunto “livelli di orrore senza precedenti”, secondo l’inviato dell’Onu Lakhdar Brahimi. La dichiarazione di Brahimi, rilasciata il 30 gennaio, è arrivata poche ore dopo il ritrovamento di almeno 71 corpi sul fondo del fiume Quwaiq, ad Aleppo. Dall’inizio del conflitto siriano, secondo l’Onu, ci sono stati almeno 60 mila morti e 700 mila rifugiati.
Il fotografo Luca Sola è andato nella Valle della Beqaa, nel nordest del Libano, per raccontare la vita dei profughi arrivati dalla Siria. Persone che spesso sono state costrette a lasciare i figli e i parenti nel loro paese d’origine.
Sul sito del settimanale c’è l’intero portfolio.
Uscirà il prossimo 31 gennaio un altro bel libro per i tipi della casa editrice bolognese Odoya. Si tratta di Storia degli errori militari. Dall’antica Roma al Vietnam del ricercatore e saggista Charles Fair:
L’era nucleare era appena calata su di noi che già le menti più illuminate di ambedue i campi scorsero il pericolo; e dalla consapevolezza del pericolo scaturì la paura; e dalla paura la decisione di armare fino ai denti le rispettive nazioni; e da quella decisione, in modo del tutto conseguente, la situazione nella quale ora ci troviamo: una situazione nella quale basterebbe un altro «giro» di inettitudine militare alla Filippo II, o anche soltanto un solo comandante sul campo con i nervi troppo tesi, per scatenare quella che per il mondo sarebbe l’ultima battaglia.
Nel libro, che vuole essere un contributo al pacifismo, Fair scrive che “il mezzo più efficace per sopprimere le guerre potrebbe essere il ridicolo”.
Su Libération viene pubblicato un articolo di Quentin Girard in cui si formulano alcune considerazioni sul soldato francese che in Mali si fa fotografare con la maschera della morte tratta dal videogioco Call of Duty (l’immagine è del fotoreporter Issouf Sanogo, Afp. Su Le Parisien ce n’è un’altra versione). Lo scatto, che è rimbalzato sulle reti sociali (si veda su Twitter), ha portato lo Stato maggiore dell’esercito d’Oltralpe a condannare il comportamento del militare, che “non rappresenta l’azione condotta dalla Francia in Mali”. Ma qualcosa del genere era già accaduto.
La fotografia, pubblicata su Flickr da Claudio Raffaelli, risale al 29 settembre 1943:
Sono riuscito a recuperare tramite la signora Laura delle foto originali del periodo della Seconda guerra mondiale in Trentino. Questa immagine come altre […] è stata scattata da uno dei fratelli Pedrotti, fotografi molto famosi a Trento per questo periodo storico e anche per la cultura del Trentino. Probabilmente alcune immagini non ritenute da loro di qualità le hanno accantonate in qualche cassetto e poi regalate […]. [Ritrae] un bombardamento selvaggio […]. Siamo nel quartiere Santa Maria e sulla sinistra si nota un pezzo di Torre Vanga e poi nello sfondo […] il campanile della chiesa di Santa Maria […]. Questa foto i fratelli Pedrotti l’hanno considerata scarta dato che era molto sfuocata.
Oltre all’immagine sopra riportata, ne sono state scattate e recuperate anche altre: 1, 2, 3 e 4.
Echi dal 1941 attraverso manifesti del tempo:
Il Regno Unito ha congelato i prezzi di una vasta gamma di prodotti alimentari e diminuiscono le scorte: caffè, cacao, pasta carne, pesce, miele sono tutti scarsi.
(Via @RealTimeWWII)
Scatti da Hebron, opera di Francesco Collina.
Verrà presentato domani alla libreria Unik Irnerio di Bologna il libro di Massimo Vaggi intitolato Sarajevo novantadue – Un racconto dalla città assediata (Paginauno):
Aprile 1992, città di Sarajevo. Milo ha sedici anni, gioca a pallone, va a scuola e fa la corte a Lana. Suo padre è giornalista, l’allenatore Ibrahim sogna per lui un futuro in una squadra importante e il professor Simo Zivanovic, storico appassionato, tra una lezione e l’altra scrive di Jovan il contadino, rapito nel 1531 dalle milizie di Alibeg per lavorare alla costruzione della moschea del Bey. Ma Sarajevo è città sull’orlo di un baratro, nonostante nessuno se ne renda conto. L’assedio inizia, e scardina da subito le regole di ogni spazio. Granate, esplosioni, niente più scuola e pallone; case dalle imposte chiuse dietro cui nascondersi, vie con lamiere rabberciate tese tra i lampioni, fragile barriera che vuole proteggere i passanti dalla vista dei cecchini, non certo dai loro spari. Milo potrebbe fuggire, con l’aiuto di un sergente del contingente Onu, ma non sa decidersi: cerca il consiglio del professore, ma Simo Zivanovic non è più in grado di immaginare un destino qualunque nemmeno per il suo Jovan, personaggio di carta.
Definito un libro che “fotografa l’immobilità di un assedio che imprigiona il futuro di un’intera incredula popolazione”, la sua descrizione continua qui.
Alla ricerca di chi dal fronte non ci è mai tornato, trentasette anni (si combatté dal 1960 al 1975) e 300 mila dispersi dopo la guerra del Vietnam. Se ne stanno occupando due veterani australiani, Derrill de Heer e Bob Hall, che hanno interpolato i dati di riferimento e indicato la zona approssimativa in cui si potrebbero trovare circa quattromila soldati. Lo spiega il reportage di Al Jazeera.
Immagini dalla guerra civile irlandese, combattuta tra il giugno 1922 e il maggio 1923. Le ha messe a disposizione su Flickr la National Library of Ireland suddividendole in diverse gallerie e collezioni.