Non credo nelle otto del mattino. Però esistono. Le otto del mattino
sono l'incontrovertibile prova della presenza del male nel mondoGli ultimi giorni
, Andrew Masterson
31 Mar
A distanza di trent’anni dall’inizio dei fatti, dal 3 al 7 aprile prossimi ci sarà a Padova una serie incontri per raccontare quello che fu il processo 7 aprile, giustamente definito da Emilio Vesce il “prototipo dell’emergenza” giudiziaria. Per il dettaglio degli eventi, si veda quanto pubblicato da Radio Sherwood, ma qui invece ci si vuole soffermare sul libro collettivo attorno a cui ruota la tre giorni veneta, pubblicato dal Manifesto Libri e in uscita proprio nel giorno del trentesimo anniversario: si tratta di Padova trent’anni dopo: processo 7 aprile, voci della città degna nella cui prefazione si legge:
La piccola sperimentazione che abbiamo condotto per produrre questo testo [...] ci dice che il tempo è relativo rispetto a principi basilari, fondati su un’idea di mondo che, allora come ora, non coincide per niente con quella che ci viene imposta. Non troverete capitoli titolati in questo testo, ma tanti nomi di persone. I loro nomi, il loro racconto orale trascritto o lo scambio epistolare, sono la forma che abbiamo scelto. Sono i nomi di uomini e donne che, in forme diverse, sono stati attraversati, segnati profondamente, nel corpo e nella mente, da quegli avvenimenti. Sfidando il tempo e la storia ve li consegnamo trasformandoli da imputati, accusati, arrestati, toccati a vario titolo, in testimoni d’accusa contro la rimozione e la falsificazione delle tante storie che ci appartengono. Le loro voci compongono il tessuto di una “città degna” che esiste, oggi come ieri.
“Il Mattino di Padova” a libro ed eventi ha dedicato un articolo ripreso da Global Project. Inoltre all’interno del volume ci sono le testimonianze di e su alcuni dei (loro malgrado) protagonisti di questa lunghissima vicenda giudiziaria, per la quale si mobilitò nei primi anni ottanta anche Amnesty International e non una sola volta. Altra fonte su questa storia è il lavoro di Luca Barbieri che viene pubblicato a puntate a Carmilla, “I giornali a processo: il caso 7 aprile”, e riunito all’interno della sezione Controinformazione. Ciò che accadde prima, a partire dal 1975, dopo il sequestro di Carlo Saronio – involontaria scintilla che contribuirà a innescare anni più tardi il processo 7 aprile attraverso false accuse contro gli ex militanti di Potere Operaio – viene invece narrato in Pentiti di niente (qui per il download del libro).
30 Mar
Non dovrebbe nemmeno essere in discussione l’idea che uno scrittore scrive perché le sue storie siano lette il più ampiamente possibile. Creative Commons è una sistema ottimale perché questo avvenga nel rispetto delle libertà di tutti. Per questo c’è da augurarsi che nessuno scrittore italiano aderisca a questo appello per una class action contro la digitalizzazione e la messa online dei libri. Non per nulla, questo invito sarebbe stato inviato a tutti gli associati Siae.
Se poi proprio le class action – o qualcosa di logicamente affine – si vogliono fare, ci sono cause che meritano di più. Come per esempio quella a favore del cronista Pino Maniaci (cliccando si arriva sulla petizione a suo sostegno), minacciato dalla mafia per il suo lavoro a Telejato e paradossalmente rinviato a giudizio perché accusato di esercizio abusivo della professione non essendo iscritto all’ordine dei giornalisti. Se ne legga per qualche informazione ulteriore qui e qui.
29 Mar
Dopo o, meglio, insieme al documentario G8/2001 – Fare un golpe e farla franca di cui s’era parlato un po’ di tempo fa, uscirà tra una ventina di giorni per Melampo Editore il cofanetto Governare con la paura. Prove tecniche di colpo di Stato:
Un libro e due dvd, raccolti in un cofanetto, raccontano la storia degli abusi del potere in Italia dal G8 di Genova ai giorni nostri. Il titolo, “Governare con la paura”, si riferisce alla strategia sperimentata nel luglio del 2001 per le strade del capoluogo ligure invase dai manifestanti no global. Finì in tragedia. Oggi gli stessi modi di operare vengono riproposti dai vari decreti sicurezza approvati dal governo Berlusconi. Mano dura contro i più deboli, gli extracomunitari, contro chi protesta e non si adatta alle regole imposte dall’alto. Sicurezza è la parola d’ordine in base alla quale l’opinione pubblica deve accettare nuove regole che limitano la libertà e i diritti dei singoli. “Attenzione – avverte però il senatore Furio Colombo in un passo del film – sicurezza è il termine che ha spianato la via ai dittatori da Mussolini a Hitler, ed oggi a Putin”.
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27 Mar
Città del sole è una casa editrice che mi piace perché è coraggiosa. È coraggiosa perché è piccola, perché pubblica libri di denuncia (come questo e questo) e perché lo fa in una terra non facile, la Calabria. Lo dimostra ancora una volta con un nuovo volume, Ius Sanguinis di Paola Bottero il cui sottotitolo, “rabbia, impotenza e speranza nella punta dello stivale”, aggiunge già qualche elemento ulteriore sui suoi contenuti. Va detto poi che questo libro è un corpus che si compone di quattro vicende di donne che, per versi differenti, finiscono per impattare contro una mentalità e una realtà scandite da sessismo e omertà. Infatti:
Alice è una sedicenne di Reggio Calabria costretta a confrontarsi con la violenza cieca e ignorante del suo ex fidanzato. Roberta è la sorella di Gianluca Congiusta, imprenditore trantaduenne ucciso dalla ‘ndrangheta a Siderno, nella Locride. Federica Monteleone è la ragazzina ricoverata nell’ospedale di Vibo Valentia per una banale operazione di appendicite e morta per anossia cerebrale. Lisa rappresenta le domande, le risposte, la rassegnazione. O forse la scelta consapevole del baratto: il silenzio in cambio di piccoli privilegi. Un romanzo al femminile, immerso in una cultura maschile e maschilista. Un romanzo della rabbia e della speranza, ritratto di una Calabria folle e sanguigna, ma animata ancora dalla forza di chi ha imparato a non arrendersi.
Accanto al libro sono stati creati anche un sito e un blog dove l’autrice ha iniziato a tenere traccia delle reazioni e delle osservazioni dei lettori.
26 Mar
Ordinamento giudiziario: le modifiche più urgenti investono:
- la responsabilità civile (per colpa) dei magistrati;
- il divieto di nominare sulla stampa i magistrati comunque investiti di procedimenti giudiziari;
- la normativa per l’accesso in carriera (esami psico-attitudinali preliminari);
- la modifica delle norme in tema di facoltà di libertà provvisoria in presenza dei reati di eversione – anche tentata – nei confronti dello Stato e della Costituzione, nonché di violazione delle norme sull’ordine pubblico, di rapina a mano armata, si sequestro di persona e di violenza in generale.
(Piano di rinascita democratica, programmi, articolo a1)
La storia dell’impero editoriale raccontata in precedenza non è stata lineare né tranquilla. Di questioni aperte ce ne sono moltissime: lodo Mondadori, affaire Rete4, processo imi-sir con le condanne a Cesare Previti, indagini antimafia su Vittorio Mangano e Marcello Dell’Utri. Oltre all’”uso criminoso” della televisione pubblica che, ripete a pie’ sospinto il premier, sarebbe in mano alla sinistra, c’è anche la magistratura.
Berlusconi ha di recente ribadito tutto il suo disprezzo per la categoria proprio come fecero diversi suoi predecessori. Nel luglio 1981, per esempio, Bettino Craxi commenta il suicidio del tenente colonnello delle fiamme gialle Luciano Rossi, fresco di interrogatorio perché un suo rapporto su Licio Gelli non aveva seguito l’iter previsto in caso di indagine giudiziaria, ma era stato ritrovato nel corso della perquisizioni dell’81 di Villa Wanda, la residenza aretina del venerabile. La storia andò in sostanza così: nel 1974 erano diversi gli uffici investigativi che volevano vederci chiaro sul patrimonio di Gelli e sulle sponde politiche di cui poteva godere. Così il colonnello Salvatore Florio, comandante dell’Ufficio I della guardia di finanza, incaricò Rossi e altri ufficiali di dare un’occhiata, incurante dei dissidi che si sarebbero creati con i suoi superiori, i già citati generale Raffaele Giudice e colonnello Donato Lo Prete, che lo avevano peraltro invitato a iscriversi alla loggia (Florio rifiuterà e morirà nel luglio 1978 in un incidente stradale in Veneto dalla dinamica mai del tutto accertata).
Quando il ritrovamento del rapporto Rossi diventa di pubblico dominio, nella tarda primavera del 1981, l’ufficiale si spara con la pistola d’ordinanza mentre si trova nel suo ufficio presso il nucleo centrale di polizia tributaria. Nonostante i dubbi su questa versione avanzati a più riprese da Massimo Teodori, membro della commissione parlamentare d’inchiesta sulla loggia P2, la tesi del suicidio rimane quella più accreditata e Craxi accusa in una seduta a Montecitorio quelle “azioni giudiziarie che presentano aspetti scriteriati [e] generale furia accusatoria [che] ha fatto delle vittime, coinvolgendo persone che io continuo a considerare in buona fede, spingendo molti alla disperazione”.
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25 Mar
Altra segnalazione che arriva su una trilogia rilasciata con licenza Creative Commons. È Apotheosis – La chiave dei desideri di Massimo Civita di cui questa è la sinossi:
Un viaggio nel passato, un’avventura di tre ragazzi venuti in possesso di un manufatto di Atlantide anacronistico. Un romanzo con un background fantascientifico, un pretesto per parlare della natura umana e delle sue origini. Gadiro l’ultimo Re della città perduta, guida i passi dei protagonisti e
ordina loro di ritrovare una creatura figlia della sua carne, custode della morte di un Re suo pari. Gadiro promette di ritornare sulla terra e di cancellare gli orrori dell’umanità.
Da qui si può scaricare il file pdf (1.6 MB, 162 pagine). Blog e forum sono a disposizione per continuare a leggerne e discuterne, di questa saga, e qui invece un’intervista rilasciata dall’autore alla Gazzetta del Pirata. E a proposito di pirati, sabato prossimo a Roma c’è la loro festa. La festa cioè di chi viene etichettato come tale e che invece si batte per la libera condivisione della conoscenza in rete. Di questo scrive Arturo di Corinto su Punto Informatico:
Questo è il popolo dei “pirati”. Persone che non credono più al mito dell’artista affamato che sarebbe danneggiato dal download illegale di musica – 140 artisti inglesi si sono appena dichiarati a favore del libero download musicale – che hanno dimostrato che il peer to peer può essere applicato al mondo dei commerci online, e che smette di comprare film perché è più divertente farseli da soli. Dice L@@p a Punto Informatico: “E poi la rete è piena di cose autoprodotte che è assolutamente lecito scaricare e condividere. Non è solo software libero, ma musica libera, film liberi e libri no-copyright. Perché non dovremmo?”
25 Mar
Non seguo la boxe, ma gli incontri di Giovanni Parisi li vedevo quando ancora combatteva. Ormai aveva abbandonato i guantoni e l’apice della sua carriera lo raggiunse nel 1988, quando vinse la medaglia d’oro alle olimpiadi di Seul, ma l’avevo conosciuto che entrambi eravamo ragazzini. Frequentavo le scuole medie e quella che sarebbe diventata un’amica importante, Alida Stringa, ai tempi era la mia insegnante di italiano così come qualche anno prima lo era stata di Giovanni. L’aveva invitato in classe per raccontare una storia tanto classica quanto autentica: un ribelle, calabrese d’origine con una storia complessa alle spalle, uno difficile in aula, che il primo giorno di scuola, di fronte al richiamo della docente, prende e se ne va. Uscendo dalla finestra. Potenzialmente uno che sarebbe finito male. Ma che Alida aveva seguito, l’aveva spinto a sfogare la sua rabbia in una palestra, tirando pugni al sacco e ad altri pugili. E lo sport aveva compiuto la trasformazione fino alla medaglia d’oro in Corea, che dedicò alla madre. La quale aveva fatto un sacco di lavori umili per consentire ai figli di realizzarsi e che era scomparsa da poco quando salì sul gradino più alto del podio.
Giovanni ho continuato a vederlo negli anni successivi. A casa di Alida e sul campo, quando la squadra di atletica leggera di cui facevo parte si trovava per gli allenamenti al campo giovani, alla periferia di Voghera, e lui era lì, già iridato e celebrato dai giornali, a correre all’esterno della pista dei 400 metri insieme alla moglie e alla cagnetta che paziente trotterellava al loro fianco. Lui era un olimpionico quando noi partecipavamo a campionati provinciali e regionali. Per quanto i nostri sport fossero diversi, Giovanni costituiva un esempio ed era arrivato laddove noi sognavamo di giungere (da quello che mi risulta, nessuno ha anche solo sfiorato il traguardo, sicuramente non io). Rideva, quando lo avvertivamo che ci doveva guardare quando saremmo stati noi alle Olimpiadi così come noi avevamo guardato lui. Oggi, a quasi vent’anni di distanza da quegli allenamenti, Giovanni è morto. A 42 anni, in un incidente stradale. Qui un racconto che fece di sé.
24 Mar

Perché lasciare che le vostre idee muoiano con voi? Le attuali leggi sul diritto d’autore impediscono che chiunque possa costruire sulla vostra creatività per i successivi settant’anni dalla vostra morte. Dato spazio alla collaborazione con gli altri in vita, effettuate una donazione in termini di opere dell’intelletto. Donandone alcune sotto pubblico dominio, “promuovete il progresso della scienza e dell’arte” (dalla Costituzione statunitense) e garantite alla vostra creatività di vivere anche dopo che ve ne sarete andati.
Qui qualche esempio di chi si è scaricato il badge da donatore creativo.
23 Mar
Mi segnala Luca Reitano un’iniziativa su web che effettivamente è interessante. Si intitola Le strade delle parole che di sé dice:
[è] un invito rivolto ad alcuni giovani scrittori italiani a ripercorrere le opere e gli itinerari legati al “viaggio in Italia” (dalle “Passeggiate romane” di Stendhal a “Vecchia Calabria” di Norman Douglas, da “Mare e Sardegna” di D. H. Lawrence al “Viaggio in Italia” di Guido Piovene) e a raccontarli dalla propria prospettiva. Un invito a mettere in movimento intelligenza e sensi per recuperare un rapporto preciso tra la scrittura e il senso dei luoghi, tra la memoria e la contemporaneità. L’intento del progetto è di innestare su questa memoria nuove storie, nuovi viaggi, nuove strade di parole che attraversino l’Italia di oggi raccontandola e descrivendola nella sua varietà di paesaggi, contesti storici e sociali, dimensioni umane. In questo senso è una dimensione creativa del viaggio che si è voluta stimolare: una creatività che è il modo più genuino di “salvaguardare” quegli straordinari palinsesti di voci, emozioni, immagini che sono le città e i vari territori d’Italia.
I racconti sono qui mentre le visioni invece qui. Inoltre esiste anche un blog sul quale, avvalendosi anche di immagini e video, si prosegue con quanto narrato nelle pagine del progetto. Infine, per chi volesse partecipare, è stato pubblicato un vademecum utile a chi si avvicina alle strade delle parole.
22 Mar
Su Kaizenology viene pubblicato un lungo post incentrato sulle figure del Gatto e della Volpe im cui si scrive che:
Non starò quindi a ripetere cose che già in altre sedi e in altri tempi sono state dette, esaminate, commentate e ricommentate. Quello che invece mi preme far notare e che forse potrebbe sorprendere e disorientare qualche nostro concittadino è che da quel carrozzone polveroso e malandato chiamato “Italia” i due signori in questione non sono ancora scesi. Sono ancora lì, invecchiati e forse stanchi, ai loro posti di comando, un po’ defilati dal palco al riparo dai riflettori del presente, ma comunque vivi e pronti a fare la loro parte. Per fortuna di nuovo in molti se ne sono accorti: giornalisti e scrittori che con poche forze e poco sostegno provano a far riemergere la verità dei fatti, tentano di far sapere al resto d’Italia e del mondo che il Gatto e la Volpe hanno forse perso il pelo ma non il vizio.
E si citano tre episodi che accostano per versi differenti i due personaggi politici italiani: il volo che il 20 giugno 1973 avrebbe dovuto riportare in patria Juan Domingo Peròn; il ritrovamento del memoriale Moro il 1 ottobre 1978 in via Montenevoso a Milano; e le registrazioni consegnate nel 1991 al giudice Guido Salvini dal capitano Antonio La Bruna. Da leggere, dunque, questo testo di Kaizen.
20 Mar
Esce in questi giorni il nuovo libro di Daniele Biacchessi, Passione Reporter, ed esce a cavallo di giorni che non sono senza significato. Perché la storia di uno dei giornalisti raccontata di questo volume si concludeva (e iniziava) esattamente quindici anni fa: era il 20 marzo 1994 infatti quando Ilaria Alpi veniva assassinata a Modagiscio insieme al suo operatore, Miran Hrovatin (qui la ricostruzione di La storia siamo noi e qui un resoconto con cronologia).
Ma il libro di Biacchessi non parla solo del caso Alpi-Hrovatin. In queste pagine si ricostruiscono anche le vicende del medico e fotoreporter Raffaele Ciriello (Venosa, 1959 – Ramallah, 2002), della giornalista del Corriere della Sera Maria Grazia Cutuli (Catania, 1962 – Kabul, 2001), dell’inviato di Radio Radicale Antonio Russo (Francavilla al Mare, 1960 – Tbilisi, 2000) e del freelance Enzo Baldoni (Città di Castello, 1948 – Najaf, 2004). Per leggerne di più, si può scaricare l’articolo (file pdf) uscito oggi sul Sole 24 Ore a firma di Alberto Negri (che sarà alla presentazione del 24 marzo, a Roma, insieme a Luciana Alpi, madre di Ilaria).
19 Mar
Nei confronti della stampa (o, meglio, dei giornalisti) l’impiego degli strumenti finanziari non può, in questa fase, essere previsto nominatim. Occorrerà redigere un elenco di almeno 2 o 3 elementi per ciascun quotidiano o periodico in modo tale che nessuno sappia dell’altro. L’azione dovrà essere condotta a macchia d’olio, o, meglio, a catena, da non più di 3 o 4 elementi che conoscono l’ambiente. Ai giornalisti acquisiti dovrà essere affidato il compito di “simpatizzare” per gli esponenti politici.
(Piano di rinascita democratica, procedimenti, articolo 2)
Enzo Biagi, decano del giornalismo italiano scomparso a Milano nel novembre 2007, è diventato per tutti il paladino dell’informazione libera dopo la sua morte. Paladino anche di chi – e anche questo è un esercizio lieve di memoria – lo aveva ostracizzato dopo l’editto bulgaro del 2002. A quei tempi, Biagi conduceva da nove anni ormai una striscia televisiva, “Il fatto”, che andava in onda dopo il Tg1 e, unica nella storia recentissima del piccolo schermo, era una potente concorrente in termini di share dell’inscalfibile “Striscia la notizia” di Antonio Ricci, campione di ascolti fin dal suo debutto, nel novembre 1988. La breve trasmissione di Biagi si era guadagnata lustro sul campo, ma che i suoi contenuti iniziassero a non piacere lo si era annusato già dal 2001 a causa di due interviste che fece a Indro Montanelli e a Roberto Benigni. Il primo intervistato, altro giornalista di lungo corso, disse senza troppi giri di parole che il candidato della Casa delle Libertà era simile a un virus e che avrebbe instaurato una “dittatura morbida”; il secondo, l’attore che nel 1997 vinse l’Oscar con il film “La vita è bella”, si allargò troppo nella sua gag satirica che prendeva di mira i toni della campagna elettorale del centro-destra, compresi temi scomodi come il conflitto d’interessi e il contratto con gli italiani firmato unilateralmente dal candidato premier di fronte a una telecamera. Faziosità, fu l’accusa mossa dallo schieramento politico guidato dal cavaliere a poche settimane dalle elezioni politiche che avrebbero comunque portato al secondo governo Berlusconi.
Malgrado il risultato favorevole delle urne, i sodali di Silvio Berlusconi se la legarono al dito e il primo ad augurarsi il licenziamento di Biagi fu Maurizio Gasparri, esponente di Alleanza Nazionale e prossimo a diventare ministro delle comunicazioni nelle cui vesti firmò una legge controversa sul riassetto radiotelevisivo. Ne seguì un’indagine del garante per violazione della par condicio che però diede ragione all’anziano giornalista, ma da palazzo Chigi si chiedeva comunque la testa del conduttore. Così, il 18 aprile 2002, mentre Silvio Berlusconi era in visita ufficiale a Sofia, rilasciò all’Ansa una dichiarazione passata agli annali come “editto bulgaro” in cui si invocava il pugno di ferro contro “un uso criminoso della televisione pubblica”. Biagi non era il solo destinatario degli strali del premier – che se la prese anche con il giornalista Michele Santoro e con il comico Daniele Luttazzi – ma forte della sua professionalità rispose a sua volta con una dichiarazione che merita di essere riportata per ampi stralci:
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18 Mar

Con un precedente. E a questo punto diventa ricerca. Per quanto ancora agli albori.
17 Mar
Il blog Prison Photography, dedicato alla “pratica della fotografia nei luoghi di carcerazione”, pubblica un estratto del reportage realizzato da Luca Ferrari, italiano ma da tempo emigrato in Gran Bretagna, all’interno dell’istituto di detenzione romano di Rebibbia. Le immagini sono state scattate nel corso di un periodo che va dal 2001 e al 2003 e il reportage completo può essere visto sul sito del fotografo all’interno della sezione “works”. Cliccando inoltre su ognuna di queste fotografie, è possibile leggere la storia delle persone che vengono ritratte: frammenti di passato, motivi dell’arresto, timore e speranze dopo il periodo trascorso dietro le sbarre.
(Via Ultimo)
16 Mar
Un mash-up di celebri film, star del rock, favole per bambini, personaggi storici e frammenti di cronaca. Per dirla con le parole di chi quel mash-up se l’è inventato, si tratta di un concentrato di “fantasy per l’infanzia e contemporanei incubi culturali”. Di qui nasce l’esposizione che si intitola The Sins of Attacus Finch e che forse non si potrà visitare, dato che si tiene a Los Angeles.
Ma, sebbene ci sia chi va dicendo che Internet è inutile perché non ha risolto i problemi dell’umanità (per approfondimenti si legga qui, qui e qui), talvolta la rete aiuta perché sopperisce laddove la fisicità non arriva. Nel caso specifico di Dave MacDowell, l’autore delle opere esposte, la ragione sta nel fatto che la mostra è disponibile anche sul sito dell’artista, oltre che su Flickr (dove si trovano altri suoi lavori) e su MySpace.