Storie che si intrecciano “senza luce”

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Senza LuceIl prossimo 25 settembre uscirà in libreria il nuovo libro di Luigi Bernardi, un autore che – oltre a essere molto bravo – ha costruito anche un pezzo dell’editoria italiana tra noir, fumetti e teatro. Si intitola Senza Luce, è pubblicato da Perdisa Editore (collana Perdisa Pop per la nascita della quale lo stesso Luigi è stato determinante) e parte da un fatto realmente accaduto: una sera un uomo si mette a sparare sui passanti dalla finestra di casa e, per catturarlo, a tutta la zona viene tolta l’energia elettrica per entrare in azione con il buio. Questo rappresenta l’avvio o il pretesto per raccontare una storia più ampia:

Mario, un dirigente comunale, cerca di sedurre Federica, sua vicina di appartamento e ausiliaria del 118. A casa del professor Umberto, lui, la moglie e i due figli affrontano l’emergenza facendo un gioco che travolgerà la stessa coesistenza famigliare. Nel bar di Loretta, nella piazza del paese, ci si industria per continuare a giocare a carte e a biliardo, ma presto e in modo del tutto imprevedibile si dipanerà una storia completamente diversa. Intanto, Domenico, uno scrittore solitario, si prepara a realizzare il suo desiderio più oscuro.

Accanto al libro è stato creato anche un sito da cui si può scaricare in formato pdf un estratto del romanzo. La musica che accompagna le pagine web è opera del pianista Francesco Di Fiore.

“A terra, ho detto, vai giù”

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Il testo riportato sotto è stato scritto da Emanuele Tamiazzo, un maresciallo dei carabinieri che il 15 gennaio 1991, undici giorni dopo l’eccidio del Pilastro, venne ferito gravemente dai banditi della Uno bianca. Emanuele racconta così ciò che accadde quella sera d’inverno a Pianoro, in provincia di Bologna, e le sue parole avrebbero dovuto essere lette durante l’ultima serata di BoNoir, lo scorso agosto. Così però non è stato e allora ecco di seguito il suo racconto.

Il 15 gennaio 1991, me lo ricordo, avevo ospiti per cena. Così, terminato il servizio, vado a casa, indosso abiti civili ed esco di nuovo per comprare qualche pizza. Nel frattempo, però, passo a salutare i gestori del distributore di benzina di Pianoro: erano degli amici e con quello che stava succedendo in quel periodo c’era poco da star tranquilli. Quattro chiacchiere, una battuta, qualche risata. Fino a quando arriva una Fiat Uno che si ferma dietro il gabbiotto del distributore, alle mie spalle. Nulla di strano, lì per lì, ma quando entra il nuovo arrivato, un tizio lungo, con occhiali che sembravano rayban e cappellino da pescatore, la situazione cambia drasticamente: è armato, urla a tutti i buttarsi a terra, che quello non è uno scherzo, è una rapina.

Gli altri eseguono. Io mi inginocchio invece e porto le mani dietro la nuca. Per il rapinatore non basta. “A terra, ho detto, vai giù”, sbraita. Eseguo anche io, mi distendo. A quel punto il rapinatore afferra quanto c’era in cassa, poca roba, appena più di qualche spicciolo, e perquisisce me e le altre persone che tiene sotto tiro. Quindi, apparentemente soddisfatto e senza fretta, si gira e fa per andarsene.
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Renato Biagetti: un dossier su ciò che accadde

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  • Carmilla, Per Renato Biagetti, dopo l’aggressione fascista a tre militanti:

    Tre giovani militanti di sinistra sono stati aggrediti e picchiati a Roma da dieci giovani estremisti di destra, mentre ritornavano da un concerto in ricordo di Renato Biagetti, il giovane ucciso a coltellate due anni fa da due estremisti di destra, a Focene. I tre giovani sono stati colpiti con armi da taglio e catene, e uno di loro è ricoverato al Cto con ferite profonde alla coscia. Su Renato Biagetti sembra essersi steso il silenzio, come al solito in casi consimili. E’ per questo motivo che invitiamo tutti i lettori a scaricare e leggere l’accuratissimo memorandum Renato Biagetti, il dossier sulla sua morte, a cura dei compagni e delle compagne di Renato. Ulteriori informazioni su veritaperrenato.noblogs.org.

Chicago, 1924: il crimine del secolo e il suo processo mediatico

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For the Thrill of ItIl delitto di cui si macchiarono Nathan Leopold e Richard Loeb è passato alla storia come il crimine del secolo: nel 1924 i due giovani, appartenenti ad agiate famiglie di Chicago, rapirono e uccisero un quattordicenne, Bobby Franks, figlio di amici dei loro genitori, con lo scopo di farsi un po’ di bella vita con i soldi del riscatto. Di fatto vennero catturati a causa di un paio di occhiali abbandonati vicino al corpo del ragazzino e da lì si poté risalire prima alla loro identità e poi a ricostruire un articolato piano fatto di cambi d’identità, documenti falsi e spostamenti. A questo proposito The True Crime Blogroll segnala la recente uscita (risale al 5 agosto scorso) del libro For the Thrill of It: Leopold, Loeb, and the Murder That Shocked Chicago scritto da Simon Baatz, docente di storia presso il John Jay College of Criminal Justice, che ricostruisce il caso e racconta del processo che ne seguì e che forse fu uno dei primi a essere largamente seguito dall’opinione pubblica attraverso i mass media. Al volume il NYT dedica una lunga recensione, Murder Most Rational and Confounding, ed estratti del testo possono essere letti sul sito dell’editore, Harper Collins.

Televisione e terzo reich: strumenti di propaganda

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Un documentario sulla storia della televisione durante il terzo reich. A recuperarlo è stato il regista Michael Kloft, già autore di altre opere ambientate nello stesso periodo storico, e il video è disponibile online. Scopo di questa produzione, come si legge nella sua presentazione, è quello di dimostrare che la “marcia trionfale” della televisione nella vita pubblica non è iniziata negli Stati Uniti durante gli Anni Cinquanta, ma risale a due decadi precedenti. Adesso Spiegel TV ha recuperato il materiale filmico (che tra l’altro comprende immagini del congresso di Norimberga del ’36 del partito nazionalsocialista e la visita di Mussolini a Berlino del ’37), interviste a personaggi come Albert Speer, Robert Ley e Heinrich George e ha preso in considerazione diversi generi. Infatti:

The entertainment programs are particularly curious. Cabaret artists are featured – alongside singers extolling the virtues of the “brown columns of the SA and SS.” This documentary by Michael Kloft will reveal a rare and intriguing view of the Third Reich, one far removed from the propagandistic presentations of Leni Riefenstahl & Co. and the weekly cinema newsreel, yet no less ideologically slanted. This is Nazi Germany expressed in an aesthetic medium that we ourselves have only really known since the ‘fifties.

Anarchia, movimenti sociali e affinità: un testo di Richard Day

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Gramsci è morto - Dall'egemonia all'affinitàIl testo che segue si intitola Seattle, l’anarchismo e i mass media ed è l’introduzione del libro Gramsci è morto – Dall’egemonia all’affinità del sociologo Richard J.F. Day (Eleuthera, 2008, traduzione di Roberto Ambrosoli) attraverso cui l’autore “esamina a livello globale – con un occhio attento al «laboratorio Italia» – le tante e originali forme di organizzazione autonoma, dando una nuova lettura dell’anarchismo”.

Per la maggior parte dei nordamericani, le proteste anti-OMC di Seattle, alla fine degli anni Novanta, hanno segnato il punto in cui una nuova militanza è prepotentemente emersa alla superficie di una struttura politica liberal-democratica altrimenti serena. A quel tempo vivevo a Vancouver, British Columbia, e all’ultimo momento avevo deciso di non andare a Seattle. Una delle solite proteste, mi dicevo, e per di più avrei dovuto fare cinque ore di autobus, tra andare e tornare. Comunque, a un certo punto della giornata ho acceso la televisione, tanto per vedere cosa stava succedendo, e sono rimasto affascinato e sorpreso dalle ormai famose immagini dei giganteschi cortei, dei blocchi stradali, delle squadre anti-sommossa sparse dappertutto, delle nubi di gas lacrimogeno che annebbiavano la scena. Su quello che sembrava lo spettacolo di un altro mondo si è sentita la voce di un reporter locale che si trovava lì in strada:

Inviato: «Qui ci sono delle persone che vanno avanti e indietro… beh, non proprio avanti e indietro, sembrano organizzati. Non so chi sono, sono tutti vestiti di nero, con cappucci neri e bandiere nere… bandiere nere e basta, senza niente sopra».
Presentatore: «Bandiere senza niente sopra?».
Inviato: «Proprio così, tutte nere».
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La storia di Alceste Campanile – Prima parte

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Alceste CampanileSuddivisa in due post, la storia di Alceste Campanile è andata incrociandosi a quella di Carlo Saronio su cui si basa il prossimo libro in uscita a novembre, “Pentiti di niente” (più avanti ulteriori informazioni, al momento si è ancora in fase di impaginazione). Tangenziale alla vicenda dell’ingegnere milanese sequestrato a Milano nel 1975, vi si intreccia a causa delle parole di sedicenti collaboratori di giustizia, ma si scoprirà – almeno questo – che la fine del militante di Lotta Continua di Reggio Emilia con il caso Saronio davvero non c’entrava nulla.

L’omicidio di Alceste Campanile, avvenuto il 12 giugno 1975, è rimasto per quasi venticinque anni un mistero che a un certo punto si è innestato sul caso del sequestro e dell’assassinio di Carlo Saronio. Oggi è un mistero che, a meno di risultanze processuali che cambino le carte in tavola in appello e in cassazione, sembra essere stato chiarito e non c’entrare nulla con la sorte dell’ingegnere milanese. Anche se sulla vicenda specifica rimangono dubbi. Dubbi sulla matrice dell’omicidio: per la giustizia, frutto di un litigio improvviso con un reo confesso che se n’è addossato la responsabilità; per la famiglia, che sottolinea una serie di lacune nell’indagine, originato e consumatosi negli ambienti dell’estrema sinistra reggiana.

Ma come accade che i due casi a un certo punto si incrocino? Per capirlo occorre ripercorrere la vicenda dall’inizio. Siamo nel cuore dell’Emilia Romagna, provincia di Reggio, sono le undici di sera, l’estate è ormai incombente, e una coppia sta percorrendo in auto la strada provinciale che da Montecchio porta a Sant’Ilario. Lei a un certo punto chiede al marito di fermarsi, non si sente bene e meglio che scenda e faccia quattro passi. Ma appena la donna mette piede nel campo a lato della carreggiata, si imbatte in una specie di fagotto: è il corpo di un uomo, un giovane, che giace supino ed è sdraiato sopra il braccio destro ritorto dietro la schiena. Sopra la camicia indossa un giubbotto di tela leggera e su di esso è chiaramente visibile una macchia di sangue provocata da un proiettile che gli si è piantato in un polmone. Porta anche un paio di occhiali da sole che si sono spostati sulla fronte: sotto di essi c’è un secondo foro, largo, un foro d’uscita perché qualcuno gli ha sparato alla nuca.
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L’arte “viscerale” dell’australiano Mark Powell

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Mark PowellMondi dell’altrove in miniatura dove l’arte si fa (letteralmente) viscerale, per citare un altro appassionato al genere, Andrea Bonazzi. Quelli che si vedono rappresentati per immagini sono micro universi dai dettagli straordinari, accuratissimi e maniacali: li ricostruisce dalla solitudine delle “lunari periferie sud orientali” di Melbourne – o almeno così viene raccontato – l’artista australiano Mark Powell: sono rievocazioni di una vita di prigionia dalle atmosfere medievali scandita da miseria, tortura ed esseri mostruosi, tanto da sembrare vicende e personaggi contenuti in istoriazioni di qualche edificio dell’età di mezzo. Su Flickr Powell ha raccolto altri scatti che ritraggono questi mondi e li ha suddivisi in diversi set.

Somalia: ancora nessuna notizia dei giornalisti rapiti

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Accade ancora a Mogadiscio. Ne parla (tra i pochissimi ad aver riportato l’informazione) Reporter Senza Frontiere. Sono tre giornalisti: una reporter canadese e due fotografi, uno australiano e un altro somalo. Con loro c’è anche l’autista. E ancora se ne ignorano i motivi.

Amanda Lindhout, basée à Bagdad, et Nigel Brennan étaient arrivés en Somalie le 20 août. Accompagnés de leur collègue somalien Abdifatah Mohammed Elmi, qui leur sert d’interprète, et de leur chauffeur, les journalistes ont quitté leur hôtel de Mogadiscio dans la matinée du 23 août pour se rendre au camp de réfugiés d’Afgoye, à une vingtaine de kilomètres à l’ouest de la capitale somalienne. D’après les informations de l’Union nationale des journalistes somaliens (NUSOJ), l’organisation partenaire de Reporters sans frontières en Somalie, l’équipe de reportage est tombée dans une embuscade à son retour à Mogadiscio, au kilomètre 13. Le personnel de l’hôtel a donné l’alerte, ne voyant pas revenir les journalistes comme prévu.

Comportamento umano e percezione: come la vedono gli analisti

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Psychology of Intelligence AnalysisUna raccolta di articoli e saggi usciti tra il 1978 e il 1986 a cui si aggiungono testi più recenti e aggiornamenti su informazione, psicologia cognitiva e percezione. Il libro si intitola Psychology of Intelligence Analysis, è stato scritto da Richards J. Heuer Junior ed è interamente online (qui si può scaricare il pdf) dal sito della CIA, proprio quella il cui acronimo sta per Central Intelligence Agency. Il linguaggio è effettivamente semplice (nella prefazione si dice infatti che è stato svolto un lavoro di editing per trasformare rapporti a uso esclusivo degli analisti in letture più divulgative) e risulta in alcuni passaggi particolare capire come si lavora sul comportamento umano per tentare di modificarlo (anche se nel volume di parla di miglioramento).