“L’apartheid”: viaggio di Fontana nel clima interetnico del nord est

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L'apartheid di Toni FontanaForse questo è un libro che esce in un momento opportuno, a fronte di determinati episodi. Si intitola L’apartheid, è appena uscito per la casa editrice Nutrimenti ed è stato scritto dal giornalista Toni Fontana. Questi i suoi contenuti:

Un viaggio-inchiesta nel Nord-Est d’Italia dove per la prima volta va prendendo forma un clima di vera e propria discriminazione razziale. In un clima sempre più teso, diverse amministrazioni locali, specie quelle guidate dalla Lega Nord, hanno introdotto recentemente provvedimenti discriminatori nei confronti di stranieri che pure lavorano regolarmente e pagano le tasse. In alcune province molti bambini non vengono accolti o accettati nelle scuole, i musulmani non trovano luoghi nei quali pregare, seppellire le salme dei defunti o macellare gli animali secondo il loro rito. Il rischio di un nuovo apartheid italiano è insomma tutt’altro che remoto. In prima linea ci sono gli oltre 350.000 immigrati che vivono nel Veneto, la maggior parte dei quali di fede musulmana.

In merito invece ai fatti di Milano, è stato pubblicato sull’Unità l’articolo Razzismo, le seconde generazioni s’interrogano sui blog a firma di Rachele Gonnelli. Peccato solo che non ci siano link diretti e che occorra andarne a caccia.

Maria Grazia Cutuli, il prezzo della verità

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Maria Grazia Cutuli, il prezzo della verità:

Tre anni di ricerche, decine di interviste e un minuzioso lavoro di indagine. Il documentario Maria Grazia Cutuli “Il prezzo della verità” ricostruisce con materiali inediti la vita privata, professionale e le circostanze dell’omicidio dell’inviata del Corriere della Sera, assassinata sulla strada per Kabul il 19 novembre 2001 da un gruppo di talebani con l’inviato di El Mundo Julio Fuentes e due corrispondenti dell’agenzia Reuters, l’australiano Harry Burton e l’afghano Azizullah Haidari. Il video mette a confronto le differenti versioni dei testimoni che hanno vissuto accanto a Maria Grazia gli ultimi drammatici momenti prima dellagguato. Il risultato è un ritratto mai visto della giornalista, raccontata dagli autori Laura Silvia Battaglia, Matteo Scanni e Armando Trivellini attraverso le fotografie fornite dalla famiglia Cutuli e le voci di parenti, amici e colleghi: Ferruccio De Bortoli, Carlo Verdelli, Daniela Hamaui, Gianluigi Astroni, Lorenzo Cremonesi, Andrea Nicastro, Paolo Valentino, Beniamino Natale, Roselina Salemi, Alfio Sciacca, Simona Calì Cocuzza, Agata DAmore e molti altri. Il documentario verrà distribuito dalla Fondazione Maria Grazia Cutuli nei prossimi mesi con il libro “Il cielo degli ultimi”, che raccoglie gli articoli scritti per il gruppo Rcs.

Qui l’articolo pubblicato sul Corriere della Sera e qui invece il trailer nell’area video della versione online del quotidiano di via Solferino.

Un appello a sostegno di Carlo Ruta e di AccadeInSicilia

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Io sostengo Carlo RutaRiprendo dal blog di Bernardo Parrella il post intitolato Liberi di comunicare… o forse no? che rilancia un’iniziativa di Giornalismi.info:

Un appello per “impedire che si consumi in Italia il rogo della libera espressione” è stato lanciato, in una lettera aperta, da Carlo Ruta, lo storico condannato da un tribunale siciliano per il reato di stampa clandestina per l’attività del suo blog AccadeInSicilia, oscurato dal Tribunale di Modica l’8 maggio scorso. Ruta sollecita la mobilitazione generale perché è in gioco “la democrazia, nella sua frontiera più avanzata e aperta, rappresentata dalla libera espressione in rete, dalla comunicazione che irrompe e prorompe in senso orizzontale, che rende i cittadini protagonisti in modo nuovo”. Le motivazioni della sentenza, recentemente depositate, confermano l’allarme: lo storico è stato condannato “per avere intrapreso la pubblicazione del giornale di informazione civile denominato ‘Accade in Sicilia’ e diffuso sul sito internet www.accadeinsicilia.net senza che fosse stata eseguita la registrazione presso la cancelleria del Tribunale di Modica, competente per territorio”. Non mancano certo le reazioni indignate, mentre emerge un quadro ben più grave – lo rivela uno stralcio del comunicato diffuso in questi giorni: “Tale fatto giudiziario viene da un contesto difficile. Come testimoniano numerosi eventi, alcuni poteri forti della Sicilia, sottoposti a critica, stanno facendo il possibile per far tacere Carlo Ruta, reo solo di credere nel proprio lavoro di ricerca e documentazione. Basti dire che solo negli ultimi mesi sono state inflitte allo storico ben quattro condanne, a pene pecuniarie e risarcimenti ingentissimi, per complessivi 97 mila euro, presso tre tribunali della regione”.

Somalia: ancora nessuna notizia dei giornalisti rapiti

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Accade ancora a Mogadiscio. Ne parla (tra i pochissimi ad aver riportato l’informazione) Reporter Senza Frontiere. Sono tre giornalisti: una reporter canadese e due fotografi, uno australiano e un altro somalo. Con loro c’è anche l’autista. E ancora se ne ignorano i motivi.

Amanda Lindhout, basée à Bagdad, et Nigel Brennan étaient arrivés en Somalie le 20 août. Accompagnés de leur collègue somalien Abdifatah Mohammed Elmi, qui leur sert d’interprète, et de leur chauffeur, les journalistes ont quitté leur hôtel de Mogadiscio dans la matinée du 23 août pour se rendre au camp de réfugiés d’Afgoye, à une vingtaine de kilomètres à l’ouest de la capitale somalienne. D’après les informations de l’Union nationale des journalistes somaliens (NUSOJ), l’organisation partenaire de Reporters sans frontières en Somalie, l’équipe de reportage est tombée dans une embuscade à son retour à Mogadiscio, au kilomètre 13. Le personnel de l’hôtel a donné l’alerte, ne voyant pas revenir les journalistes comme prévu.

Mogadiscio, la città diventata la “Baghdad d’Africa”

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Nel Corno d’Africa la guerra prosegue e il bilancio delle vittime pure con l’ultimo, gravissimo episodio che ha colpito un gruppo di donne. Il giornalista Matteo Fagotto firma per PeaceReporter un articolo, Somalia, il vicolo cieco, in cui si fa il punto dei risultati (inesistenti) degli accordi di pace, delle violazioni della tregua e dei giochi politici che non stanno portando ad alcuno sbocco un conflitto che prosegue praticamente dal 1991 senza che sia stato scalfito da nulla, missioni ONU comprese. E scrive l’autore del pezzo:

Nel marasma generale, la crisi umanitaria continua, acuita dal fatto che alcuni recenti attacchi contro operatori di Ong e organizzazioni internazionali hanno costretto le agenzie a ridurre gli aiuti. Le ultime cifre fornite dall’Onu parlano di almeno 8.000 morti dal gennaio 2007, data dell’inizio della rivolta delle Corti, e di un milione di sfollati solo a Mogadiscio. “Non credo più alla pace in questa città”, continua la nostra fonte. “L’unica speranza è che arrivi una forza di pace seria e numerosa”. Al momento a Mogadiscio sono presenti solo 1.500 uomini forniti dall’Unione Africana. Troppo pochi per assicurare la pace nella Baghdad d’Africa.

La situazione dei rom italiani raccontata su Global Voices

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E a proposito di fattacci, Bernardo torna a scrivere su Global Voices di storie italiane. Come nel caso dell’articolo A National Registry for Roma People? e segnala in conclusione:

Finally, just one of the many initiatives supporting the Roma people struggle: Immigrazione Oggi, a video website in nine languages for foreigners living in Italy, launched a “Campaign against prejudice towards Roma people” mostly based on a video [it] showing images of ordinary Roma citizens at work.

Incubi nucleari: reportage sugli effetti a vent’anni da Chernobyl

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Nuclear Nightmares: Twenty Years Since ChernobylReportage a doppia firma: quella del fotografo Robert Knoth e della giornalista Antoinette De Jong. Si intitola Nuclear Nightmares: Twenty Years Since Chernobyl, è diventato anche un libro pubblicato con il sostegno di Greenpeace e dell’Unicef Olanda e documenta, a partire dalla primavera 1999, gli effetti delle radiazioni dopo l’esplosione del 1986 in Bielorussia, in Kazakistan, in Ucraina, sugli Urali e in Siberia. Da qui si può partire per vedere la galleria di immagini sopra le quali sono riportate lunghe didascalie che le spiegano. Inoltre qui si possono leggere alcune opinioni dei lettori. Per ulteriori informazioni su quanto fotografato e descritto dai due giornalisti si veda, tra i link riportati in coda alla pubblicazione, Half Life – Living with the effects of nuclear waste di Greenpeace.

La marcia più lunga: a Washington per sostenere ambiente e nativi

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Bernardo Parrella, dopo la parentesi italiana di inizio luglio, è tornato negli Stati Uniti e ha ripreso il suo lavoro per Global Voices. E non solo come coordinatore del team di traduttori, ma anche come autore. Nei giorni scorsi, infatti, sul sito in inglese è uscito il suo reportage USA: Longest Walk 2 for Native Americans rights, marcia che, in un coast to coast pacifista, è arrivata a Washington dopo essere partita in febbraio da San Francisco per portare un manifesto di trenta pagine in cui chiedere al Congresso provvedimenti relativi a cambiamenti climatici, sostenibilità ambientale, protezione dei siti sacri e azioni per l’autodeterminazione e la salute dei nativi americani. E aggiunge Bernardo:

Despite the lack of coverage in the mainstream media (in the US and elsewhere), the event was a successful community effort and revealed an effective use of citizen media. In fact, its main website provides plenty of information, including hundreds of photos and dozens of videos […]. Particularly touching the Voices from the Walk section, with so many posts providing a vivid, first-hand description of daily matters, personal struggles and achievements, along with participants’ interviews, political statements and much more.

“I cinesi non muoiono mai”: inchiesta sugli immigrati asiatici in Italia

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I cinesi non muoiono maiPochissimi giorni fa è uscito per i tipi di Chiarelettere un libro dal titolo particolare, I cinesi non muoiono mai, scritto dai giornalisti Raffaele Oriani e Riccardo Staglianò. Già si capisce qual è il focus dell’inchiesta che va Torino a Matera senza tralasciare la provincia – gli immigrati che arrivano dal paese asiatico – e nella scheda di presentazione si aggiunge:

Rappresentano il 5 per cento del totale degli immigrati regolari. Poca cosa. Eppure li vediamo ovunque nelle nostre città. Aprono negozi, bar, ristoranti, interi quartieri sono diventati piccole Chinatown. Un’impresa straniera su sette è cinese. La prima generazione di immigrati oggi ha i figli che frequentano l’università. Ma allora li guardavamo con curiosità, ora con paura. L’Italia è cambiata. Sono accusati di tutto: prostituzione, riciclaggio di denaro sporco, traffico di rifiuti, sfruttamento di bambini. Ma siamo sicuri che sia veramente così? Vale la pena conoscerli da vicino e raccontarli. Dietro una quantità industriale di luoghi comuni (“i cinesi non muoiono mai”, “nei ristoranti servono carne di cane” eccetera), le storie e le testimonianze raccolte in questo libro rivelano un popolo ottimista, che vede un futuro davanti a sé e ha voglia di costruirselo.

Informazione pulita: bollettino n. 1

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Bollettino n. 1 della campagna Informazione Pulita, lanciata da Carlo Gubitosa e presentata a metà della scorsa primavera. E un passagio risulta particolarmente interessante (oltre alla richiesta di supporto per estendere la portata della campagna):

Alcune riflessioni su uno dei tre punti della campagna: la proposta di far decidere ai cittadini come destinare la quota delle proprie tasse destinata alle imprese editoriali. Beppe Lopez nel libro “La casta dei giornalisti” ha calcolato che il “malloppo” che si dividono le imprese editoriali e i giornali di partiti e movimenti politici e’ di almeno 700 milioni di euro. Basta fare due calcoli per capire che questa cifra corrisponde a più di 10 euro a persona, oltre 50 euro a famiglia. Probabilmente frammentare questi soldi non avra’ una effiacia diretta, e magari io sarei il solo a destinare la mia quota ad “Azione Nonviolenta”, che non cambierebbe di molto il suo peso nel panorama mediatico.

Quello che conta però non è chi vogliamo “appesantire”, ma chi vogliamo “alleggerire”: anche se 50 euro non cambieranno niente per la redazione di “Azione Nonviolenta”, sarò ben contento se i miei soldi andranno tutti a loro anziché essere utilizzati dai soliti noti, tra cui Confindustria, che predica il libero mercato privato sul “Sole 24 ore” utilizzando l’assistenzialismo pubblico prigioniero. Evidentemente fa ancora troppa paura un mercato editoriale davvero libero, in cui i sussidi vengono frammentati e indirizzati dai singoli cittadini in base alla qualità dei prodotti in cui si riconoscono culturalmente.

E giusto per poter dare almeno per solo un po’ di visibilità a un’iniziativa editoriale che, tra diverse altre, – Carlo ha ragione – merita, si veda il sito di Azione Nonviolenta e la scheda relativa su Wikipedia.