Del progetto CrossingTV si parlava un po’ di tempo fa. Ora è il caso di tornarci per segnalare la recente pubblicazione a puntate del documentario-inchiesta Chi è¨ il razzista? realizzato durante i Mondiali Antirazzisti svoltisi lo scorso anno a Casalecchio di Reno (l’edizione di quest’anno si terrà sempre nella cittadina in provincia di Bologna nei prossimi giorni, dal 9 al 13 luglio). Da segnalare anche che questo video, come tutti i contenuti della web TV, sono rilasciati con licenza Creative Commons.
informazione
Bryan Burrough: la differenza tra racconto e ricostruzione
StandardLa fiction è arte, il suo contrario è costruzione. Interessante articolo sul NYT del giornalista e scrittore Bryan Burrough a proposito di due approcci alla scrittura. Il pezzo si intitola Death in Wyoming, parte come una specie di recensione al libro The Legend of Colton H. Bryant di Alexandra Fuller e ne approfitta per fare il punto sulle modalità da adottare quando si racconta una storia di fantasia e quando invece se ne racconta un’altra realmente accaduta. Come nel caso del libro che Burrough recensisce: storia di un nativo americano che fa l’operaio nel settore petrolifero e che muore poco più che ventenne a causa della negligenza dell’azienda per cui lavora, la Patterson–UTI Energy. E a proposito della nonfiction, il giornalista scrive:
The nonfiction author, however, must build his house by tramping into the woods of society day after day, rooting through the underbrush for just the right wood; then he must fell the trees, haul them back to his site and assemble his dwelling log by log, nail by nail, all the while keeping in mind that if one plank is out of place, someone will howl.
Global Voices: a Budapest il summit del giornalismo dei cittadini
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Global Voices Online, progetto che come scopo ha quello di “dare voce a chi non ha voce” riprendendo notizie che in genere i media tradizionali trascurano, sta preparando il suo summit, che si terrà a Budapest il 27 e il 28 giugno prossimi. Una prima notizia è che in quell’occasione verrà ufficializzato il lancio della localizzazione italiana, partito da alcune settimane sotto il coordinamento di Bernardo Parrella e grazie alla collaborazione di un team di traduttori professionisti ed esperti di nuovi media.
E una segnalazione ulteriore che riguarda Global Voices Online: pochi giorni fa è uscito un lungo pezzo in cui si racconta che Prison Diaries mette a nudo la realtà dei detenuti in Jamaica, dossier scritto da David Sasak e tradotto da Marta Mainieri. Si legge ad apertura del testo:
Quando si pensa a Kingston, la capitale della Jamaica, blog e podcast non sono certo le prime cose che vengono in mente. Solitamente la si associa a notizie tipo “Capitale mondiale per numero di omicidi“, oppure a Bob Marley e alla musica reggae. Ma certo non a un programma di riabilitazione che spiega ai detenuti di un carcere di massima sicurezza come curare un blog, creare un podcast e persino imparare a muoversi in Second Life.
Biacchessi a Bologna con le sue letture sulla memoria
StandardSongs from a room è uno spettacolo live che approderà il prossimo 3 luglio alle 21 nella sala di seconda classe della stazione di Bologna e che vedrà la partecipazione di Daniele Biacchessi (voce narrante), Antonio “Rigo” Righetti (voce, basso elettrico, chitarra acustica) e Robby Pellati (percussioni e drum kit). Organizzato dall’Associazione 2 Agosto che riunisce i familiari delle vittime della strage del 1980, l’evento verrà nutrito da letture sulla memoria tratte dai libri di Ray Bradbury, Leonardo Sciascia, Beppe Fenoglio, Cesare Pavese e dello stesso Biacchessi.
Tomer Hanuka e “Waltz with Bashir”: esempi di immagini ciniche e vere
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Splendide le immagini di Tomer Hanuka. Qui ci sono le sue stampe mentre il suo blog si intitola Tropical Toxic sul quale viene segnalato il documentario animato Waltz with Bashir:
One night at a bar, an old friend tells director Ari Folman about a recurring nightmare in which he is chased by 26 vicious dogs. Every night, the same number of beasts. The two men conclude that there’s a connection to their Israeli Army mission in the first Lebanon War of the early eighties. Ari is surprised that he can’t remember a thing anymore about that period of his life. Intrigued by this riddle, he decides to meet and interview old friends and comrades around the world. He needs to discover the truth about that time and about himself. As Ari delves deeper and deeper into the mystery, his memory begins to creep up in surreal images…
Da vedere il trailer di questo documentario.
EveryOne Group: follia antizigana in Italia
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EveryOne Group è un gruppo internazionale che si batte contro le discriminazioni e le violazioni dei diritti umani. A proposito dell’incredibile presunto rapimento di una bambina che ha scatenato i successivi assalti ai campi nomadi, il gruppo italiano di EOG ha pubblicato l’inchiesta Follia antizigana in Italia, a cui dà eco anche Pino Nicotri. E qui si dice che quell’episodio è proprio incredibile perché mai si sarebbe verificato. Montatura, è il termine per descrivere quel fatto. In proposito si legge su EOG:
Avete ragione, anche noi siamo in difficoltà, perché questo non è un evento diverso da tanti altri, ma qualcuno ha voluto trasformarlo in un caso nazionale. Gli inquilini di Ponticelli fanno blocco: i Rom non li vogliono più. Qualcuno però, mostra qualche scrupolo di coscienza, ma ha paura, perché le pressioni sono forti e mettersi contro il comitato di Ponticelli è pericoloso. Angelica, in realtà, conosceva una delle famiglie che abitano in via Principe di Napoli, dove è avvenuto l’episodio, continuano gli attivisti del Gruppo EveryOne, ha suonato al citofono ed è stata notata da alcune inquiline. Pochi istanti dopo è scattata la trappola e la furia dei condomini si è scatenata contro di lei, che è stata raggiunta in strada, afferrata, schiaffeggiata e consegnata alla polizia. Vi sono testimoni che conoscono la verità e due di loro sono disposte a parlare al giudice. È importante che l’avvocato Rosa Mazzei, che difende la ragazza Rom, non si faccia intimidire e sostenga la verità in tribunale. Un attivista di Napoli suppone che la linea di difesa potrebbe essere, invece, quella di ammettere il furto, ma non il tentato rapimento. Le conseguenze del caso di Ponticelli, con l’eco mediatica promossa da quotidiani e network, sono state gravissime e sono un indice evidente di come sia necessario abbandonare razzismo e xenofobia per riscoprire la strada dei diritti umani.
Appello di tre giornalisti: “I media rispettino il popolo rom”
StandardI giornalisti Lorenzo Guadagnucci, Beatrice Montini e Zenone Sovilla hanno lanciato ieri l’appello I media rispettino il popolo rom. A rilanciarlo è Pino Nicotri che ne parla sul suo blog. Ecco di seguito il testo dell’appello.
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Negli ultimi giorni abbiamo assistito a una forte campagna politica e d’informazione riguardante il tema dell’immigrazione. Siamo rimasti molto impressionati per i toni e i contenuti di molti servizi giornalistici, riguardanti specialmente il popolo rom. Troppo spesso nei titoli, negli articoli, nei servizi i rom in quanto tali – come popolo – sono stati indicati come pericolosi, violenti, legati alla criminalita’, fonte di problemi per la nostra società.
Purtroppo l’enfasi e le distorsioni di questo ultimo periodo sono solo l’epilogo di un processo che va avanti da anni, con il mondo dell’informazione e la politica inclini a offrire un caprio espiatorio al malessere italiano. Singoli episodi di cronaca nera sono stati enfatizzati e attribuiti a un intero popolo; vecchi e assurdi stereotipi sono stati riproposti senza alcuno spirito critico e senza un’analisi reale dei fatti. Il popolo rom è storicamente soggetto, in tutta Europa, a discriminazione ed emarginazione, e il nostro paese e’ stato piu’ volte criticato dagli organismi internazionali per la sua incapacità di tutelare la minoranza rom e di garantire a tutti i diritti civili sanciti dalla Costituzione italiana, dalla Convenzione Europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali e dalla Dichiarazione Universale dei Diritti Umani.
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Dalla rete: dibattiti tra informazione italiana e statunitense
Standard- Frederika Randall, Un dibattito poco utile:
Non sono molti i programmi della Rai che si occupano di attualità in modo critico e interessante. Tra i pochi che lo fanno c’è spesso Anno zero. Poco tempo fa ho visto la puntata che si occupava della libertà di stampa. Gli invitati discutevano dei tre referendum lanciati da Beppe Grillo per farla finita con i giornali sovvenzionati dallo stato, abolire l’ordine dei giornalisti e revocare la legge Gasparri.
La discussione suonava strana. In una trasmissione della tv pubblica italiana nessuno parlava della legge Gasparri e del colossale convitato di pietra presente in studio, cioè Berlusconi, il proprietario di Mediaset, che controlla praticamente tutta l’emittenza italiana. D’accordo, il problema non è nuovo: ma si tratta pur sempre di una minaccia mortale. E invece si è discusso della necessità di un albo che “certifichi” la professionalità dei giornalisti italiani.
[…]
I tanto osannati giornalisti americani si sono rivelati una massa di babbei: facendo buona informazione avrebbero forse potuto impedire la guerra. I giornali che vivono di inserzioni pubblicitarie possono anche essere dei mattoni come il New York Times della domenica, ma le notizie che contengono sono per lo più “leggere”: cronaca nera, gossip, stili di vita. Pochi inserzionisti comprano gli spazi pubblicitari che i giornali mettono accanto ai commenti, alle analisi politiche o all’attualità internazionale. L’informazione seria costa, e gli inserzionisti preferiscono la fuffa.
CrossingTV: la web TV delle nuove generazioni
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A fronte della situazione che le cronache di questi giorni riportano soprattutto nei confronti degli stranieri, la migliore risposta è CrossingTV – La TV delle nuove generazioni. Progetto bolognese che riunisce giovani dai sedici ai vent’anni di nazionalità o origine rigorosamente eterogenea (si veda la composizione della redazione), nasce con uno scopo ben preciso che vuole contrapporsi alla passività del piccolo schermo tradizionale:
L’obiettivo principale è scoprire e riscoprire un mondo comune, che è la nostra società in progressiva evoluzione, raccontato da punti di vista diversi, attraverso modalità strettamente legate al mondo giovanile: l’esplorazione e la conoscenza, il gioco e il divertimento, la fantasia e la creatività, e anche l’ avventura. Crossing TV è un luogo dove accogliere e contenere le differenze, dove imparare a lasciarsi attraversare da altri punti di vista nel tentativo di creare un “ponte” culturale, ma anche affettivo, tra le persone e le culture; è un luogo di apprendimenti, dove ciascuno è parte attiva e porta aspetti e realtà culturali diversi, in un confronto continuo.
Avviata con il coordinamento della filmaker Silvia Storelli, la webtv comunica attraverso vari linguaggi: dal blog al serial, dalle inchieste interculturali ai linguaggi universali come quello dello sport o della cucina. Insomma, un esperimento interessante e coraggioso, che punta a coinvolgere e a stimolare passando anche attraverso un concorso fotografico.
Immigrati, rom e giornalisti: pretesti per una surreale realtà
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Attenzione: questo non è un racconto di Lansdale, accade. Anche se sembra assurdo. Tanto i problemi starebbero tutti nelle parole di un giornalista. Infatti, mentre il quotidiano Europa scrive che, sull’affaire Travaglio, “non ci sono in ballo né la lotta alla mafia (che prosegue con buoni successi e alterni governi), né il buon nome di politici e cariche istituzionali [ma] la pretesa di una fazione intellettuale e giornalistica di condizionare e orientare l’agenda dell’opposizione ai governi della destra, ricattando apertamente il Pd perfino sui suoi stessi giornali, come capita alla povera Unità”, dice Furio Colombo ad Articolo21:
Nell’Italia di oggi un solo giornalista che ha citato fatti pubblicati e finora non contestati si è trovato contro tutta la RAI, la presidenza del Senato con tutto il suo peso, e il capo dell’opposizione al Senato, presumibilmente in rappresentanza dei sentori di tutta l’opposizione. Ora, si può star tranquilli che nessuno ci riproverà, perché è stata confermata con forza l’idea che in RAI si va solo per fare quattro chiacchiere, grati dell’invito e attenti ad evitare quell’imperdonabile maleducazione che è avere un’opinione o proporre una citazione […]. Mi scandalizzano le parole usate da Luciano Violante che chiama “pettegolezzo” ciò che ha scritto un giornalista che è scortato per minacce di mafia, ovvero Lirio Abbate, il cui frammento di libro è stato citato da Travaglio. Chiamare pettegolezzo una testimonianza di mafia, mi pare inconcepibile e sta allargando in modo allarmante il “livello Bondi”, che sta diventando il parametro a cui una parte di dell’opposizione aspira ad omologarsi.