Travaglio, Schifani e i pregressi che non vanno raccontati

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Via Voglio Scendere, il video del (pretestuosamente) contestato intervento di Marco Travaglio di ieri sera durante la trasmissione Che tempo che fa (oltre a quello sopra, ci sono altri due spezzoni). Qui la scheda completa (in pdf) dedicata a Renato Schifani, neo presidente del senato, che peraltro ancora di recente ha rilasciato dichiarazioni pubbliche a favore di personaggi che qualche rapporto con uomini di cosa nostra ce l’hanno avuto, dice una sentenza di primo grado. Per lo meno, tra tutte le condanne giunte a Travaglio, una voce a sostegno c’è.

“Morire di carcere”: indagine da dietro le sbarre

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Via Pino Scaccia, segnalo un articolo pubblicato da PeaceReporter e scritto dalla giornalista Barbara Carcone, Morire di carcere in Italia:

Dall’inizio dell’anno più di trenta detenuti sono morti nei penitenziari italiani. Di questi, undici si sono suicidati. Sono i dati raccolti nell’ambito del monitoraggio “Morire di carcere”, consultabile sul sito Ristretti. Aggiornate al mese di aprile, queste stime si basano su informazioni raccolte dai giornali e agenzie di stampa, ma più spesso da comunicazioni di volontari e parenti dei detenuti. Informazioni faticosamente costruite, non ufficiali, né certamente complete. I decessi dei detenuti tendono a sfuggire all’attenzione pubblica e, non di rado, vengono trascurate più o meno distrattamente dalle autorità competenti. (…) Overdose, scioperi della fame, violenze, pestaggi, malattie curate male o non curate affatto, stati di degenza mentale e fisica: così si muore nelle prigioni italiane per “cause naturali”. Oppure ci si impicca con un lenzuolo. I decessi in carcere sono per buona parte suicidi, quelli che Adriano Sofri ha descritto come la “forma di evasione più diffusa e subdola”: un terzo dei 1.200 casi di decesso rilevati dal dossier “Morire di carcere” dal 2000 ad oggi.

Il giudizio universale e la questione femminile

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Giudizio UniversaleL’immagine di copertina è piuttosto esplicita. Il Giudizio Universale, mensile dedicato alle recensioni e diretto da Remo Bassetti, esce con uno speciale su “Volere/Violare” incentrato sulla “questione femminile” da diversi punti di vista. Gli articoli di cui si nutre il dossier sono stati scritti da Loredana Lipperini (Quote rosa nei consigli di amministrazione), Lella Costa (Cronaca e Storia raccontate solo dalle donne), Chiara Zocchi (Un nuovo vocabolario senza differenze di genere), Melissa P. (Cintura di castità e terapia psicologica per gli aggressori), Manuela Dviri (Matrimonio a termine, da rinnovare ogni dieci anni). Online non è disponibile molto del materiale pubblicato sulla rivista cartacea, a eccezione del pezzo La patente domestica di Alessandra Montrucchio, e di quello già sopra linkato di Melissa P. Per il resto, sarà una lettura interessante per le tradotte dei prossimi giorni.

Intanto, però, su tutt’altro argomento ma sempre sullo stesso sito, articolo divertente è quello di Francesca Bissatini, Mi hanno beccata:

Speciale governi animali. Secondo alcuni quello che sta per entrare a Palazzo Chigi è un esecutivo disumano. Secondo noi è meglio guardare altrove, andando a scoprire chi comanda nelle società non umane. I moderni pollai, ad esempio, sono caratterizzati da un bombardamento di notizie contrastanti proprio come le moderne società. Così le galline non capiscono più a chi tocca mangiare per prima.

Le proposte della campagna “Informazione pulita”

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Informazione pulitaCarlo Gubitosa, scrittore e giornalista tarantino, è l’ideatore della campagna Informazione pulita. Ecco cosa scrive per presentare tre ragioni (non abrogative, ma propositive: finanziamenti all’editoria su indicazione dei cittadini via dichiarazione dei redditi; apertura dell’accesso all’ordine dei giornalisti; cariche Rai su base elettiva espressa dai cittadini) con cui arrivare alla riforma del sistema editoriale. Per chi volesse aderire, qui la pagina per farlo. Segue il testo di Carlo.

“Tutti a casa!” Pensando ai giornali, alle radio e alle televisioni italiane, a volte si e’ tentati di pensare che la qualita’ del nostro giornalismo si possa facilmente ottenere mandando in pensione alcuni personaggi che si sono distinti per la loro vocazione di mosche cocchiere del potere.

I finanziamenti pubblici all’editoria, denunciati con dovizia di particolari nel libro “La Casta dei giornali” di Beppe Lopez, sono solo la punta dell’iceberg di una situazione molto piu’ complessa. I soldi che escono dalle nostre tasse per finire nelle tasche di chi fa cattiva informazione sono un problema sicuramente grave e serio, ma purtroppo non l’unico: le malattie dell’informazione si intrecciano e aggrumano in una metastasi culturale ormai molto difficile da curare. Proviamo ad elencarne alcune.
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Revisionismi post-elettorali

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Lui alle celebrazioni del 25 aprile non ci va, ma rilascia implausibili dichiarazioni a proposito di “definitiva pacificazione nazionale” e di “ragioni dei ‘ragazzi di Salò'”. Forse è anche per poter parlare di questi argomenti che la “libera stampa” di cui scrive Pino Nicotri non ha posto qualche questione scomoda all’entrante capo del governo. Come questa:

Nessun giornalista in campagna elettorale gli ha fatto la fatidica domanda: da presidente del consiglio, come intende risolvere il problema della sentenza della Corte di Giustizia europea che condanna l’Italia a pagare una multa di 400.000,00 euro al giorno (sì! quattrocento mila euro al giorno), perché rete4 non va sul satellite per lasciare le frequenze a Italia7 che ne ha diritto da 12 anni? Chi pagherà questa multa: Berlusconi di tasca sua o gli Italiani di tasca loro? È una tassa imposta agli Italiani o un obolo degli Italiani all’oratorio di Arcore?

E Nicotri racconta nel suo lungo post diverse altre storie interessanti: dal maxi prestito ad Alitalia che improvvisamente raddoppia ai neoeletti galeotti (o candidati tali) fino alle recenti traversie giudiziarie per questioni di tangenti della famiglia Marcegaglia.

L’Internazionale e i linguaggi del giornalismo

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Non è proprio una novità, ma vale la pena di segnalare che L’Internazionale, in collaborazione con il Auditorium Parco della Musica, ha iniziato a pubblicare una serie di Lezioni di giornalismo:

Un ciclo di appuntamenti con i grandi nomi del giornalismo internazionale per conoscere il mestiere dell’inviato, il metodo dell’inchiesta, le tecniche di scrittura, il mondo delle redazioni, direttamente dai protagonisti delle maggiori testate mondiali.

Gli approcci affrontati non sono solo quelli classici del giornalismo, ma comprendono anche fumetto, fotografia, teatro e gli appuntamenti possono essere seguiti tramite feed audio e video. Al momento sono pubblicati interventi di Amira Hass, David Remnick, Alexander Stille, Marjane Satrapi, Francesco Zizola, Fred Pearce e Robert Fisk.

Nazirock: un documentario sulla “Nashville” nera e la destra italiana

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NazirockSta continuando a incontrare diverse difficoltà in fase di promozione il film Nazirock (Feltrinelli, collana Real Cinema), documentario sull’estrema destra in Italia girato dal giornalista Claudio Lazzaro, già autore di Camicie verdi (qui un po’ di articoli in proposito). I motivi dei problemi sono le contestazioni di Forza Nuova, determinate dal nodo attorno a cui il film si articola:

La destra radicale in Italia può raggiungere il mezzo milione di voti e diventare determinante, in un quadro politico in cui ne bastano 25.000 a decidere chi governerà il Paese. Per questo viene sdoganata. Nazirock racconta questo passaggio politico, usando come filo conduttore le band che infarciscono di testi fascisti la loro musica skin, oi, white power e punkadestra.

Il film apre con le immagini dei “due milioni” convocati a Roma dall’opposizione al governo Prodi, il 2 dicembre 2006, ma soprattutto racconta la Nashville dell’estrema destra: una grande manifestazione, organizzata da Forza Nuova, il movimento guidato da Roberto Fiore (condannato a nove anni per banda armata), che si è svolta a Viterbo, nel Lazio, con la partecipazione dei principali gruppi rock assieme a militanti e a leaders provenienti da Spagna, Germania, Francia, Grecia, Libano e Romania.

Per dare un’occhiata a ciò che ai ragazzi di Fiore dà così tanto fastidio, ci sono sequenze audio e video del film sul sito del documentario, disponibili anche su Youtube, oltre alla rassegna stampa degli ultimi mesi. Documentazione sul fenomeno nel suo complesso si può trovare poi qui.

Viaggio nel silenzio: il blog accanto al libro di Vania Lucia Gaito

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Viaggio nel silenzioL’autrice è Vania Lucia Gaito, che ha firmato il libro Viaggio nel silenzio, uscito recentemente per Chiarelettere. Le corrispondenze tra libro e il suo neonato blog però non si fermano solo al titolo dato che l’argomento trattato è lo stesso: pedofilia clericale e silenzio dell’establishment religioso. Nel post di presentazione, Gaito in proposito scrive:

Non ci sono sufficienti dati statistici, non è facile coinvolgere le vittime nel denunciare quanto subito. La vergogna, il senso di colpa, la perdita di autostima, rendono difficile metabolizzare l’esperienza drammatica di un abuso, soprattutto se subito in giovanissima età e soprattutto se subito ad opera di un ministro di Dio.E sebbene comunicare e raccontare sia l’unico modo per tentare di guarire le ferite, occorre molto tempo e molto aiuto per riuscire a recuperare quella parte di se stessi e della vita che l’abuso cancella. Questo spazio è un modo per continuare il viaggio che ho intrapreso, un modo per dare voce a quel silenzio, nella speranza che le Gerarchie Ecclesiastiche maturino un atteggiamento meno improntato alla difesa di sè stesse e maggiormente volto alla tutela e alla difesa delle vittime.

Viaggio nel silenzio è l’ultimo blog nato in casa Chiarelettere che ha preso la – interessante – abitudine di affiancare ad alcuni dei suoi titoli (o autori) uno spazio in rete per continuare a parlare di ciò che viene raccontato nel libro corrispondente (Voglio scendere del terzetto Travaglio-Corrias-Gomez è diventata una lettura costante).

Infine, una segnalazione legata sempre a un libro. Questa volta viene pubblicato dalla casa editrice genovese Edizioni Lo Vecchio e gli autori sono due, gli statunitensi Mark Demon e Ray Cipson. Il volume si intitola La guerra di Ponza. La vera cronaca di Ustica, è presentato come romanzo storico e, da ciò che si può leggere, parte da un punto di vista tecnico, essendo gli autori ingegneri aeronautici. Questa il testo che accompagna il libro:
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Dalla rete: come i giornali “deformano” il mondo

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  • Lsdi.it, Come i giornali “deformano” il mondo:

    Nicolas Kayser-Bril sul sito Observatoire des Medias ha provato a tracciare i confini di questo mondo, attraverso sette cartine anamorfiche che deformano i confini dei Paesi in funzione del numero di articoli pubblicati dalle testate messe sotto esame (tre francesi: L’Humanité, La Croix, Rue89; tre inglesi: The Daily Mail, The Guadian, The Sun e uno statunitense, The New York Times). Il risultato è che i Paesi più amati dai giornalisti sembrano essere la Francia, la Spagna, Israele e l’Iran. Tra quelli dimenticati, il Giappone, l’India, il Belgio e la Germania.

    La rilevazione è stata effettuata non sul cartaceo ma sui siti delle testate prese in esame. Ad incidere sulla copertura sembrano essere diversi fattori: ad esempio, per le testate inglesi, è centrale l’importanza e lo sviluppo degli Stati oggetto degli articoli, il numero dei soldati stanziati su quel territorio, le volte in cui si discute di quel Paese nel Consiglio di Sicurezza dell’ONU. La ricaduta, ricorda l’autore dello studio, ricorda un sondaggio francese di alcuni anni fa: secondo i lettori Israele sarebbe un Paese di 80 milioni di abitanti, dieci volte più grande – sottolinea Kayser-Bril – nella testa dei caporedattori rispetto a quanto sia nella realtà.

    Qui (in formato pdf) il testo completo del report.