“La linea di fondo”: la storia di Freccia, tra talenti sfumati e calcioscommesse, nel racconto di Claudio Grattacaso

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La linea di fondoIn tema di calcioscommesse e corruzione nel mondo del pallone, questa volta si segnala un romanzo in uscita per la casa editrice Nutrimenti. Si intitola La linea di fondo ed è stato scritto da Claudio Grattacaso, un insegnante di professione che con il suo lavoro si è aggiudicato una segnalazione al Premio Calvino. Ecco la presentazione del libro:

Freccia è stato un fuoriclasse, uno di quelli con la palla incollata al piede, sinistro potente, talento e carisma. Pochi anni, il tempo di assaporare il gusto del successo. Poi è arrivato il fallo che gli ha stroncato la carriera, la cessione a una squadra di serie C, la frustrazione, il coinvolgimento nel giro del calcio scommesse. Il sipario è calato, lasciando una ferita impossibile da rimarginare. Ventisette anni dopo quel fallo, quando il cerchio oramai si è chiuso, José Pagliara, quello che un tempo chiamavano Freccia, è ancora una promessa disattesa […].

Parlando di calcio, di passione e ostinazione, di egoismo e corruzione, Claudio Grattacaso racconta la parabola di un campione fallito, costretto dalla vita a fare i conti con le conseguenze delle proprie azioni e a inseguire dentro di sé una nuova consapevolezza, alla ricerca di risposte e di una seconda possibilità.

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Calcioscommesse: con l’ebook “Singapore Connection” si ricostruisce la dimensione mondiale del fenomeno

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Singapore Connection. Caccia ai boss del Calcioscommesse MondialeQuando si dice che le attività criminali sono organizzate a livello transnazionale, la storia del malaffare nel mondo del pallone è una di quelle che dovrebbe rimanere in mente. A ricordarla, per Informant, è uscito l’ebook Singapore Connection. Caccia ai boss del calcioscommesse mondiale scritto dai giornalisti Gianluca Ferraris e Antonio Talia:

17 settembre 2013, il dipartimento anticrimine della polizia di Singapore arresta quattordici persone: sono gli esponenti di spicco di una gang internazionale che negli ultimi anni ha manovrato, corrotto e minacciato arbitri e giocatori per fissare i risultati di centinaia di partite di calcio in tutto il mondo, guadagnando illecitamente milioni e milioni di euro attraverso le scommesse truccate.

Tra di loro c’è Tan Seet Eng: ricercato in mezza Europa, protagonista occulto della Calciopoli italiana, Tan è considerato il boss del calcioscommesse globale. Un uomo di cui esistono solamente due fotografie, capace di decidere i punteggi di Serie A e Serie B con un semplice colpo di telefono.

(Via Lsdi)

Emilio Carnevali su Micromega: Mladic, Eichmann e i mostri della storia

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Emilio Carnevali, redattore di MicroMega, scrive a proposito di Mladic, Eichmann e i mostri della storia:

L’intreccio fra il calcio e le vicende politiche e belliche della ex Jugoslavia rimanda a un capitolo di quel conflitto che non possiamo affrontare nemmeno sommariamente. Ci limitiamo a ricordare che Zeljio Raznatovic, più noto con il famigerato soprannome di Arkan, era un capo ultras della Stella Rossa, la più blasonata squadra di Belgrado, prima di dar vita al gruppo paramilitare delle Tigri, i cui componenti vennero in gran parte reclutati proprio fra gli ultras e che si rese protagonista di alcuni dei peggiori massacri perpetratati durante la guerra di Bosnia. Quando Arkan fu assassinato – nel 2000, a guerra ormai finita – fu salutato a Belgrado da una folla di 20.000 persone; anche in Italia, nella curva dei tifosi della Lazio (notoriamente infarcita di gruppi di estrema destra), fu issato uno striscione che recitava “Onore alla tigre Arkan”.

Tuttavia il collegamento fra un elemento ordinario della nostra esperienza quotidiana come il calcio ed un evento assai lontano, di difficile comprensione almeno per le generazioni più giovani, come la guerra – la guerra nella sua stra-ordinaria atrocità – può forse essere utile per riflettere sul pericolo che un certo tipo di pratica della memoria possa scivolare paradossalmente nel suo opposto, ovvero in una Grande Rimozione. È il pericolo che corriamo quando separiamo certi fenomeni dall’orizzonte delle nostre possibilità, dei nostri destini collettivi, appiccicandogli addosso l’etichetta della mostruosità dis-umana. Siamo di fronte a una problematica ben al di là del dilemma – anch’esso presente in casi come questi – di una giustizia che opera sempre e solo nei confronti degli sconfitti, ovvero del terribile ammonimento che ci ha lasciato Joseph Goebbels quando nel 1943 dichiarò: “Passeremo alla storia come i più grandi statisti di tutti i tempi, o come i più grandi criminali” (ai giorni nostri George W. Bush non è celebrato come un grande statista, ma c’è da esser certi che non sarà mai condotto alla sbarra per rispondere di crimini contro l’umanità).

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