Sguardi 2009-2010: riparte il viaggio di “Storie nell’ombra”

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Sguardi 2009-2010Per il secondo anno, la collaborazione con Riccardo Marchesini e Giostra Film (che già aveva portato all’edizione 2008 di Bo-noir) riparte il prossimo 6 dicembre per il nuovo ciclo di Storie nell’ombra – Viaggio negli enigmi bolognesi. Anche stavolta siamo ospiti della Sala Teatro “Biagi D’Antona” di Castelmaggiore (Bologna), all’interno della stagione teatrale Sguardi 2009/2010 (qui il pdf, 580 KB), sotto la direzione artistica di Francesca Mazza. Ecco intanto di seguito gli appuntamenti di quest’anno:

  • 6 dicembre 2009: “6 dicembre 1990, un aereo militare sulla Scuola Salvemini”
  • 24 gennaio 2010: “Il caso Nigrisoli: la clinica della paura”
  • 21 febbraio 2010: “Da Mamma Ebe a Vanna Marchi: gli imbrogli dell’occulto”
  • 28 marzo 2010: “Paura a Bologna: storia di cinque rapimenti”

Qui ciò che è accaduto nel corso della stagione precedente mentre, per avere maggiori informazioni su tutta la rassegna (e dunque anche su Storie nell’Ombra), questi sono riferimenti: Città di Castel Maggiore – Servizio Giovani e Promozione Culturale (tel. 051.63.86.812 – cultura[at]comune.castel-maggiore.bo.it), URP (tel. 051.63.86.781/782/784 – urp[at]comune.castel-maggiore.bo.it) e ufficio stampa e comunicazione (tel. 051.63.86.738 – info[at]comune.castel-maggiore.bo.it).

E il cielo cadde sulla terra: “Dirigi il velivolo su zona disabitata. Mi senti?”

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Strage dell'Istituto Salvemini - Casalecchio di Reno6 dicembre 1990, missione 356 dell’Aermacchi MB 326, pilota Bruno Viviani.

Ore 8.40.13 (ora di Greenwich)
Viviani: torre da Alfa 356.
Villafranca (centro radar di Verona Villafranca): Alfa, 356 Villa. Buongiorno.
Viviani: una buona giornata a voi. Mike Charlie della squadriglia in rullaggio.

Ore 8.45.50
Villafranca
: 356… Allineato e autorizzato al decollo.

Ore 8.47.14
Viviani
: decollo, 356.

Ore 8.55.33
Villafranca
: ok, abbiamo… oh… un aeroplano che non si capisce bene se è in emergenza o no.

Ore 9.17.20
(Il pilota del velivolo parla di sé in terza persona)
Viviani: è a nord di Ferrara, piantato motore 150 nodi, 4500 piedi, 356.
Padova (centro radar militare): ricevuto. Intenzioni?
Viviani: emergenza.
Padova: ricevuto.
Viviani: se ci arriva dirige direttamente sul campo di Ferrara.
Padova: ricevuto.

Ore 9.18.54
Padova
: la 356 intende effettuare un atterraggio di emergenza sulla pista di Ferrara?
Viviani: si è forse riacceso, comunque non fa più del 72%, con 150 nodi. Provo ad andare a Bologna.

Ora 9.19.45
Padova
: pronto… Pronto…
Poggio Renatico (ente difesa di Poggio Renatico): ascolta: che… ti ha dichiarato emergenza per quale motivo?
Padova: piantata motore.
Poggio Renatico: oh cazzo.
Padova: io comunque… Io comunque l’ho sentito tranquillo, eh… non mi sembra che avesse…
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Pasquale Juliano: né martire né superuomo, ma entusiasta. Dialogo con Christian Diemoz

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Attentato imminenteDialogo con Christian Diemoz a proposito di Pasquale Juliano, l’entusiasta:

Ci sono libri che lasciano un gran dolore addosso. Sono i primi da leggere, perché un organismo non può sviluppare anticorpi in assenza di esposizione al male. “Attentato Imminente”, in libreria a novembre per i tipi di “Stampa Alternativa” è tra questi. Le vicende […] sono poco note ai più, ma costituiscono i semi dai quali germoglieranno alcune delle pagine più macabre degli “anni di piombo” italici. Siamo infatti nel nord-est di fine anni sessanta, quando una bomba ai danni del rettore Opocher apre una stagione i cui protagonisti principali assurgeranno, mesi dopo, alla ribalta della cronaca per l’attentato che “fece perdere l’innocenza” al Paese: piazza Fontana. Un poliziotto, alla Questura di Padova, era arrivato a un passo dal Sancta Sanctorum del neofascismo di quella zona. Messo dai superiori, quasi per caso, ad indagare su alcuni atti violenti, senza una vera preparazione “politica”, sfiorò il successo che a funzionari con molta più esperienza (vuoi per imperizia, vuoi per una serie di coincidenze inquietanti) non apparve nemmeno lontanamente raggiungibile. Pasquale Juliano, giovane Commissario della Polizia di Stato, era a pochi giorni dalle manette a Franco Freda e Giovanni Ventura (anche perché aveva intuito e messo nero su bianco il rischio di attentati di vaste proporzioni a breve termine), quando il meccanismo che gli aveva consentito di arrivare sin lì (una rete di informatori) gli si ritorce contro. Da inseguitore, il poliziotto si ritrova braccato. Dalle accuse tra le più infamanti per un uomo in divisa, lanciate da chi, fino al giorno prima, gli aveva riferito movimenti di armi e progetti di quanti fungevano da braccio armato delle “spinte centrifughe” che avrebbero tenuto tristemente compagnia all’Italia per lunghi anni ancora. Il procedimento penale a carico di Juliano durerà una decade. Al termine, verrà completamente scagionato. Un eroe borghese? Indubbiamente. Un superuomo? No. Un martire? Nemmeno. Soprattutto, però, un entusiasta.

Il post completo.

12 dicembre 1969: il giorno dell’innocenza perduta, nuova edizione per Giorgio Boatti

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Piazza FontanaPer chi non l’avesse ancora letto (ma anche per chi ha letto le edizioni precedenti), c’è un libro da consigliare sulle vicende della Banca Nazionale dell’Agricoltura: la nuova versione di Piazza Fontana – 12 dicembre 1969: il giorno dell’innocenza perduta Nuova edizione aggiornata di Giorgio Boatti. Pubblicato una prima volta nel 1993 per i tipi di Feltrinelli, si era guadagnato gli strali del neofascista veneto Massimiliano Fachini che si era visto descrivere da Boatti in questi termini:

[Ebbe] un ruolo di primo piano nella cruenta stagione delle bombe nere […], un guerriero nero coinvolto in una concatenazione di indagini che coprono tutto l’arco storico dello stragismo nero, tornato […] alle sue consuete attività. [Era] un “colonnello” dello stato maggiore nero nel quale naviga con la sua consueta, mimetizzata riservatezza […] saldando [per anni] cellule neonaziste, spezzoni della guerriglia nera a ramificazioni più o meno istituzionali della guerra non ortodossa.

Per queste parole nel 1994 Giorgio Boatti si è visto piombare addosso una querela per diffamazione aggravata. Alla fine, cinque (5) anni più tardi, il 29 marzo 1999, il giornalista è stato assolto dai giudici della quinta sezione penale del tribunale di Milano e al suo libro è stata riconosciuta validità di fonte storica, per quanto sia un testo divulgativo.

A valle dell’assoluzione, Einaudi ha ripubblicato il libro una prima volta nel 1999, inserendolo nella collana Gli struzzi. Infine l’edizione di questi giorni, per la collana ET Saggi, aggiornata e ampliata rispetto alle precedenti con i processi di Milano conclusosi con la sentenza-vergogna della Cassazione del 2005 (quella, per intenderci, che manda assolti tutti, dice che i veri responsabili sono già stati assolti quasi vent’anni prima e non possono più essere processati per quella strage e che carica le spese legali sulle spalle dei familiari delle vittime). Questa la presentazione del nuovo libro di Boatti:

Venerdí 12 dicembre 1969: a Milano scoppia una bomba alla Banca Nazionale dell’Agricoltura. Diciassette morti e decine di feriti: una strage. È la fine di un sogno, quello nato nel ’68. È il cruento avvio della strategia della tensione. Giorgio Boatti delinea con meticolosa attenzione una vicenda che cambia la storia del Paese: non solo una strage, ma una guerra combattuta in tempo di pace, sotterranea, condotta da un potere nascosto e brutale che non rispetta gli innocenti e – attraverso omertà e connivenze – impone di fatto l’impunità per gli esecutori di questa e delle successive azioni terroristiche. Indagine giudiziaria e ricerca storica, Piazza Fontana ripercorre tutte le fasi della vicenda, dalle prime accuse all’anarchico Pietro Valpreda alla misteriosa morte di Giuseppe Pinelli, ai collegamenti tra la cellula neonazista padovana di Freda e Ventura e gli strateghi sponsorizzati dall’intelligence statunitense, alle miserabili faide tra gli stati maggiori dell’Esercito e della Difesa, fino ai contrastati passi dell’indagine che, dopo aver fatto degli anarchici il capro espiatorio, imbocca a Padova, a Treviso, a Milano la pista nera sfociando a Catanzaro nel primo di molti processi, dove i volti di pietra del potere politico frappongono oblio e amnesie a un passato che li assedia.

“Ciao babbo”, il ricordo di Antonio, figlio di Pasquale Juliano

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Paura del buioDa oggi Attentato imminente è ufficialmente presente sul sito della casa editrice, Stampa alternativa. In libreria ci sarà tra poco, a partire dal 20 novembre prossimo, e in contemporanea potrà essere anche scaricato dalla rete, dato che viene rilasciato, come i precedenti, con licenza Creative Commons BY-NC-ND. Di seguito inizio con l’anticipare una delle parti a cui tengo di più del libro, la postfazione di Antonio Juliano, il figlio del commissario Pasquale Juliano. Più che una postfazione, è la rievocazione del ricordo del padre e di una vicenda vissuta da bambino.

È bellissima l’emozione che questo libro ha provocato in me e nei miei familiari, soprattutto in mia madre, che quelle vicende le ha vissute davvero giorno e notte, sempre al fianco di mio padre, mentre noi eravamo ancora bambini, troppo ingenui per capire nostro padre e sempre desiderosi delle sue attenzioni. Ho bei ricordi di Padova e qualche anno fa ho avuto nuovamente la possibilità di visitarla e rivedere quei luoghi che la mia memoria non poteva ricordare, ma che il mio inconscio riconosceva.

Ricordo mio padre Pasquale come un uomo molto severo, sempre pronto a inculcarci il più assoluto rispetto degli altri, a ponderare le cose mai in modo superfluo, a insegnarci la più totale dedizione nell’osservare le regole. Ma lo ricordo anche come uomo amabile e gioioso, quando dopo aver affrontato da solo l’uragano che lo aveva investito, nelle sue ancora forti braccia coccolava i suoi nipoti e quasi a rifarsi di un qualcosa che gli era stato tolto, infondeva loro sicurezza, ma questa volta infusa di amore e dolcezza. Mostrava una tenerezza che mai gli avevo visto prima, quella che io e mio fratello maggiore (il più piccolo ha allietato la nostra famiglia solo negli anni settanta), forse inconsapevoli, non riuscivamo a cogliere o forse lui non poteva darci. Forse ora e solo ora, a distanza di tanti anni e grazie anche alla mia maturità, capisco il perché.
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Giuseppe Casarrubea: il caso Moro e i documenti desecretati del Foreign Office

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Giuseppe Casarrubea pubblica sul suo blog il testo Moro e il Pci (’78):

Presentiamo ai lettori del nostro blog una selezione delle traduzioni dei documenti britannici sul caso Moro, da noi ritrovati, desecretati dal Foreign Office nel gennaio di quest’anno e attualmente consultabili negli Archivi Nazionali di Kew Gardens e in parte presso l’Archivio Casarrubea di Partinico (PA). Segnaliamo che sul tema si possono consultare su questo stesso blog due articoli postati nei giorni scorsi: “And now Moro” e “Sequestro Moro: le teste di cuoio inglesi”.

Ecco i link agli altri due post pubblicati da Casarrubea: And now Moro e Sequestro Moro: le teste di cuoio inglesi.

Stasera “on the web” la prima puntata di “Scala di grigio – Ritratti di storie in ombra”

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Questa sera, alle 21, GNUFunk Radio manda on the net la prima puntata di Scala di grigio – Ritratti di storie in ombra (in replica venerdì 16 ottobre alle 16 e su Archive.org quando si vuole). Argomento: la strage alla stazione di Bologna del 2 agosto 1980. E, come si diceva qualche post fa, questo lavoro è rilasciato con licenza Creative Commons BY-SA. Per le licenze specifiche dei singoli brani usati, si veda qui. E buon ascolto.

Uno bianca: una ferita che a cicli costanti si riapre

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Monumento in memoria delle vittime della banda della Uno biancaIl 13 ottobre è il giorno in cui vengono ricordate le vittime delle banda della Uno Bianca. Oggi, alle 15.30, presso i giardini bolognesi di via Lenin-Populonia, ci sarà la cerimonia di commemorazione. In merito alla recente vicenda di Fabio Savi, lo sciopero della fame iniziato a fine agosto è stato interrotto qualche giorno fa, dopo il trasferimento dall’ospedale di Voghera a un nosocomio di Milano.

Nell’agosto 2006, a pochi giorni dall’indulto, un ergastolano, Roberto Savi, chiese la grazia. Aveva scontato meno di 12 anni per l’omicidio di 24 persone e il ferimento di 102. Poche settimane fa un altro ergastolano, Fabio Savi, fratello di Roberto, ha chiesto una cella singola, il trasferimento a Firenze per avvicinarsi alla moglie e la detenzione in un carcere non di massima sicurezza. Per raggiungere il suo scopo, inizia lo sciopero della fame ed è ricoverato in via prudenziale all’ospedale di Voghera, la città presso cui si trova l’istituto di pena nel quale è rinchiuso.

Per quanto meno clamorose rispetto alle pretese di Roberto Savi, anche quelle di Fabio hanno suscitato polemiche perché riportano l’attenzione su una delle più sanguinarie vicende criminali di questo Paese: quella della banda della Uno bianca. Per comprenderne si inizi dai numeri. C’è una banda composta da sei persone: Roberto, Fabio e Alberto Savi, Luca Vallicelli, Marino Occhipinti e Pietro Gugliotta, scarcerato per fine pena nell’agosto 2008. Cinque sono poliziotti e compiono 103 incursioni, ma tante le volte in cui i banditi tornano a casa a mani vuote.

Anni di errori e depistaggi

Oggi è certo che in quegli anni ci fu chi non seppe guardare nella direzione corretta: ci fu chi indagò su clan di catanesi, bande delle Regate e delle Coop o neonate organizzazioni criminali, come l’inesistente quinta mafia bolognese. Non mancarono nemmeno conflitti di competenza, difetti di coordinamento tra procure, personalismi e carrierismo.
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GNUFunk Radio: da mercoledì sera “Scala di grigio – Ritratti di storie in ombra”

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Bologna non dimentica - Scala di grigioGNUFunk Radio parte mercoledì sera trasmettendo la prima puntata di Scala di grigio – Ritratti di storie in ombra, trasmissione rilasciata con licenza Creative Commons (da qui si potrà scaricare l’mp3 completo) che inizia ricostruendo i fatti legati alla strage alla stazione di Bologna del 2 agosto 1980 e dedicata alla vittime.

Si tratta di un ciclo di otto puntate che avranno cadenza mensile e che, a seguire, affronteranno questi temi:

  • la banda della Uno bianca: una scia di terrore lunga sette anni
  • un normale eroe in divisa: Pasquale Juliano e piazza Fontana
  • Alceste Campanile: delitto politico a Reggio Emilia
  • i delitti del DAMS: quando si parlò del serial killer all’università
  • Ilaria Alpi: la Somalia, la guerra e i traffici dall’occidente
  • Fausto e Iaio: una calibro 32 per due giovani del Leoncavallo
  • la saponificatrice di Correggio: amiche fatte di sapone

Ed ecco le doverose citazioni per il materiale utilizzato nella costruzione di questa prima puntata.

Fonti audio e brani musicali

Credits

Un ringraziamento a MSound.org e GNUFunk Radio per il supporto tecnico.