Anna Frank: in rete l’unico video conosciuto che la ritrae

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L’Anna Frank Museum non solo ne ha garantito l’autenticità, ma ho la pubblicato sul proprio sito. Si tratta dell’unico video al mondo di cui si conosca l’esistenza che ritrae la piccola vittima dell’olocausto. Scrive in proposito Ace of Spades HQ:

[Il filmato è stato] girato nel luglio 1941 quando aveva dodici anni. Un anno dopo [Anna Frank] avrebbe iniziato a tenere il suo diaro e meno di tre anni più tardi sarebbe deceduta nel campo di concentramento di Bergen-Belsen.

Vittime del terrorismo: un mash-up ripercorre gli anni di piombo a Torino

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Vittorio Pasteris segnala sul suo blog un lavoro di cui s’era occupato un po’ di tempo fa: la mappa di Torino negli anni di piombo, ripresa dalla versione online del quotidiano LaStampa.it che fa un mash-up tra le vittime del terrorismo italiano e i luoghi del capoluogo piemontese in cui questi delitti avvennero. Un ulteriore tassello da aggiungere al progetto (al momento ancora ipotetico) di cui si parlava qualche giorno fa.

Il quotidiano torinese, accanto alla mappa, pubblica anche alcuni articoli che tornano alle cronache di trent’anni fa: Omicidio Ghiglieno, i figli: “Ucciso perché uomo del dialogo”, “Quando nella fabbrica spadroneggiavano le Br” e Fantasmi di killer a Torino, oltre a un estratto video del documentario Carlo Casalegno, il coraggio degli ideali. Infine, ognuna delle schede collegate alle vittime segnalate sul mash-up di Lastampa.it è presa dal sito Associazione vittime del terrorismo.

Riccardo Bocca: sangue e ipocrisia sulla strage di Bologna

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Tutta un'altra strage di Riccardo BoccaRiccardo Bocca, autore del libro Tutta un’altra strage di cui si è parlato un annetto fa, sul 2 agosto 1980 qualcosa da dire ce l’ha. Nonostante sul suo blog, Gli antennati, parli poco di ciò che fa e più spesso intervenga con post graffianti su altre notizie, un paio di giorni fa ha preso la tastiera per dire la sua a proposito di sangue e ipocrisia sulla strage di Bologna scrivendo:

Un paio di anni fa ho scritto un libro sulla strage di Bologna.
Un mucchietto di pagine dove documentavo come Fioravanti e Mambro avessero costruito una realtà virtuale per discolparsi dalla celeberrima bomba.
Raccoglievo anche la testimonianza di una signora che ha riconosciuto, nelle foto indicate dagli investigatori, Francesca Mambro come la ragazza presente davanti alla stazione di Bologna il 2 agosto.
Eccetera eccetera.

Insomma: esce il libro e i programmucci mi vogliono in televisione.
Per buttarla in caciara, perché le polemiche piacciono, perché l’ufficio stampa fa il suo mestiere.

Poi passano i giorni, le settimane, un anno, due anni, e la televisione ogni due agosto è costretta a ricordare gli 85 morti.
Ma come lo fa?
Continuando a dire che bisogna trovare la verità.
Perché la verità non c’è, porca miseria, non c’è.

Faticosamente, molto faticosamente,
e raramente, invece,
si ricorda che cinque gradi di giudizio hanno costruito una sentenza credibile e scrupolosa (leggere per credere le 600 mila pagine di atti, miei cari pigroni).
Una fotografia che gronda sangue, e ancora sangue, e violenza infinita.

Quello che manca, piuttosto, sono i mandanti.
Cioè: non mancano: ci sono i mandanti.
Manca il dito per indicarli alla pubblica piazza.

Botte e risposte in giro per la rete

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Mi servivano alcune informazioni, oggi, e finisco, come spesso accade, su una pagina di Wikipedia: è quella che dovrebbe dirmi chi è, almeno a grandi linee, Gaetano Saya (quello delle ronde, per intendersi, anche se lui le chiama in altro modo). Ma anche se non c’è alcuna informazione biografica né professionale né politica, un testo che comunque consente di farsi un’idea di chi sia la persona, c’è comunque. Infatti si trova scritto:

Attenzione: questa pagina è stata oscurata e bloccata a scopo cautelativo a seguito di minaccia di azioni legali contro i redattori della voce e/o Wikimedia. Verrà eventualmente ripristinata alla fine della vicenda che la riguarda.

Forse non sa chi ha avanzato già da un po’ “minacce di azioni legali” che, laddove ravvisasse imprecisioni, errori o distorsioni, può iscriversi a Wikipedia e correggere. Così come lo può fare un qualunque altro utente.

Infine una segnalazione: sulla scia di recenti dichiarazioni istituzionali, nasce il sito Non sono un santo dove trovano spazio non solo le parole dell’ormai ex unto dal Signore, ma anche quello di altri personaggi. Da ricaricare la pagina del sito per leggere le varie affermazioni riportate.

Una risata è l’arma segreta di Stalin: il diorama di Terminator

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Laughter is Stalin’s Secret WeaponSconfiggere l’esercito nazista costruendo un soldato-macchina come Terminator. Se l’è immaginato un modellista russo che ha calato la fantascientifica arma protagonista del film di James Cameron in un contesto inusuale. E dall’immaginazione è passato ai fatti costruendo un diorama: l’ambientazione è quella di un campo militare dell’Armata Rossa, l’arco temporale quello dell’invasione dell’Unione Sovietica e Neatorama, che riporta il link alle immagini riprendendolo da Metafilter, dice che il lavoro si chiama “Laughter is Stalin’s Secret Weapon” (la pagina in cui sono pubblicate le fotografie del diorama è scritta in cirillico). Un lavoro davvero ben divertente e curato nei particolari: dalle uniformi ai dettagli, come il cibo dei soldati sul tavolo e gli attrezzi usati per costruire il terminator contro Hitler.

Sciopero anti ddl-Alfano: qualche resoconto dalla rete

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A proposito dello sciopero di ieri contro il ddl Alfano, un po’ di resoconti:

  • Alessandro Gilioli su Piovono Rane, 14 luglio, gente di buon umore:

    Questa cosa che si è fatta oggi, con tutti i suoi limiti, è stata un bel messaggio libertario venuto da un posto libertario come la Rete. Un messaggio che può attraversare fette di società, di media, perfino di Palazzo.

  • Roberto De Giorgi di AgoraMagazine, Internet: La democrazia sotto schiaffo

    Un rapporto predisposto da un gruppo di studio che ha operato nella facoltà di Giurisprudenza dell’Università degli Studi di Napoli di Federico II, coordinato dal prof. Roberto Mastroianni, sostiene che – se definitivamente approvato – il disegno di legge Alfano sulle intercettazioni, provocherebbe gravi violazioni alla libertà d’informazione, comportando al tempo stesso una forte compressione al diritto di cronaca ed una limitazione del diritto dei cittadini ad essere informati.

  • Repubblica, La Rete imbavagliata dal ddl Alfano protesta

    E la protesta dei blogger non si ferma qui: è stata annunciata anche la costituzione della ‘Consulta permanente per il Diritto alla Rete’ con “l’obiettivo di aprire un tavolo di confronto tra il mondo della Rete e la politica che tenga conto della libertà di espressione e di informazione e soprattutto delle necessità di chi la Rete la vive ogni giorno come utente e cittadino”.

Peacereporter: la moglie di Tito, una storia jugoslava

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Una storia jugoslava: è la prima parte, la pubblica Peacereporter e si concentra sulla vicenda della moglie del Maresciallo Tito, tra intrighi e miserie. Scritto da Francesca Rolandi, il testo esordisce raccontando che:

Alcuni giorni fa i riflettori dei media serbi si sono riaccesi sulla figura di Jovanka Broz, vedova 85enne del presidente jugoslavo Tito. Le dichiarazioni di Ivica Dačiċ e Rasim Ljajiċ, rispettivamente ministri serbi degli Interni e del Lavoro e delle Politiche Sociali, secondo le quali alla signora Broz starebbe per essere consegnato un passaporto, hanno riportato agli onori della cronaca la controversa vicenda della ex first lady jugoslava, che nei giorni successivi ha rilasciato una delle sue rarissime interviste al quotidiano belgradese Politika.

Qui la seconda parte.

La maternità e un aspetto sconosciuto della storia sovietica

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Global Voices pubblica e traduce l’articolo di Veronica Khokhlova intitolato Russia: ricordi e commenti dei blogger sugli ospedali di maternità sovietici:

Lo scorso dicembre, Sinisa Boljanovic ha tradotto alcune strazianti storie di parti [in] scritte anonimatamente da donne serbe e pubblicate sul sito vincitore del premio [in] “Mother Courag”, avviato e curato dalla blogger serba Branka Stamenkovic/Krugolina Borup.

A maggio su LiveJournal il blogger russo germanych ha chiesto alle sue lettrici di condividere le proprie esperienze nel partorire in Unione Sovietica. Mentre l’iniziativa “Mother Courage” di Branka Stamenkovic era un tentativo di cambiare la situazione in meglio, l’intento del blogger russo è stato quello di documentare un capitolo poco conosciuto della storia sovietica.

I numeri del fronte antiabortista: delitti in nome della vita

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Alessandro Capriccioli dà i numeri. Quelli che non si capisce bene se siano per la vita o per la morte. O meglio si capisce: sono i numeri – partendo da qui – di alcuni reati che il fronte antiabortista ha compiuto negli Stati Uniti colpendo chi – donne, medici e strutture – l’aborto l’ha praticato:

Marzo 1993: il Dott. David Gunn viene ucciso da Michael Griffin a Pensacola, Florida.
Luglio 1994: il Dott. John Bayard Britton viene ucciso da Paul J. Hill a Pensacola, Florida.
Dicembre 1994: Shannon Lowney e Leanne Nichols vengono uccise da John Salvi a Brookline, Massachusetts.
Ottobre 1998: Il Dott. Barnett Slepian viene ucciso da James Kopp nella sua abitazione a Amherst, New York.
1976-2007: circa duecento tra incendi e attentati dinamitardi colpiscono ambulatori in ogni angolo degli Stati Uniti d’America.
1998-2002: circa 650 lettere all’antrace vengono inviate ad ambulatori degli U.S.A.
1991-1998: un centinaio di attacchi con acido butirrico vengono sferrati negli Stati Uniti e in Canada.