Non credo nelle otto del mattino. Però esistono. Le otto del mattino
sono l'incontrovertibile prova della presenza del male nel mondoGli ultimi giorni
, Andrew Masterson
31 Dec
Inizia con un banale incidente, una palla da basket su un dipinto in fase di realizzazione. E si trasforma nell’animazione che, prendendo dall’arte di strada, rappresenta la disputa tra due ragazzi. Il video è stato realizzato da Corridor Digital.
(Via Neatorama)
30 Dec
Sul numero uscito oggi del bisettimanale online Domani di Arcoiris Tv viene pubblicato un articolo di Filippo Senatore, bibliotecario del quotidiano di via Solferino. Il pezzo si intitola Cento anni fa è nato l’archivio del “Corriere della Sera”. Lo volle Albertini, direttore epurato dal fascismo:
L’ha costruito e diretto il cognato di Giacomo Matteotti, assassinato per ordine di Mussolini. Da un secolo raccoglie giorno per giorno le memorie destinate a documentare chi scrive la nostra storia: studiosi italiani e stranieri come Denis Mc Smith. Ripeteva Albertini: d’ora in avanti i giornalisti non hanno scuse e se incorrono in errori di precisione verranno licenziati. Ma erano altri tempi…
L’articolo continua qui.
29 Dec
Il sito del Fatto Quotidiano è partito con la pubblicazione della prima puntata di un documentario sui wikirebels realizzato dagli svedesi Jesper Huor e Bosse Lindquist (per la versione italiana hanno lavorato Stefano Citati, Lorenzo Galeazzi e Federico Mello e tradotto da Davide Ghilotti). Ecco cosa racconta la presentazione di questa parte iniziale:
Il fondatore di Wikileaks con il caschetto, con il codino, biondo e canuto. Comincia il racconto del camaleonte Assange, mai uguale a se stesso, in giro per il mondo e seguito per sei mesi dalle telecamere svedesi di Svt-Play tv. Julian è in lotta da tempo contro il “vecchio potere”, lui stesso racconta le sue prime iniziative hacker quando si faceva chiamare “Mendax”. Anche la Nasa fu tra i suoi obiettivi: lui viene indagato per degli attacchi informatici e, seppur assolto, si convince della necessità di portare avanti una battaglia a tutto campo per la trasparenza. Dalla creazione in Australia di una delle prime piattaforme informatiche per dibattiti online alla pubblicazione di documenti riservati della setta Usa Scientology, il passo che porta a Wikileaks, nel 2006, è breve. Poi è uno scoop dopo l’altro. Dai documenti sulla sottrazione di denaro pubblico da parte del governo keniota, al manuale di detenzione nella prigione di Guantanamo; dalle prove che la multinazionale Trafigura ha inondato di rifiuti tossici la Costa d’Avorio alle mail private di Sarah Palin che mostrano come la governatrice dell’Australia, violando la legge Usa sulla trasparenza, ha usato una mail privata per degli affari pubblici. Comincia così l’epopea Wikileaks.
In versione originale, il documentario può essere visto interamente seguendo questi quattro link: 1, 2, 3 e 4.
28 Dec
La sua morte, avvenuta a Barcellona il 18 agosto scorso, è passata in pratica sotto silenzio, rispetto a quelle più ricordate a mezzo stampa di Giovanni Ventura e Francesco Cossiga. E altrettanto è accaduto con la sua tumulazione, avvenuta qualche giorno più tardi a Parma, nella basilica di Santa Maria della Steccata, dove già alcuni dei suoi avi sono stati sepolti.
Era un personaggio dimenticato della recente storia italiana, Carlo Ugo di Borbone-Parma, una vita trascorsa tra la Francia e soprattutto la Spagna, dove negli anni Sessanta riuscì a inimicarsi il fronte filo-realista dei carlisti, fallì nella gestione dei suoi rapporti con il dittatore iberico Francisco Franco e ruppe con la famiglia per essersi avvicinato a istanze che si ispiravano al socialismo jugoslavo di Tito. Ma nemmeno ci si ricordò che, negli anni Settanta, tornò al carlismo per traghettarlo verso istanze democratiche post-franchiste e che suoi uomini, collaboratori a lui vicino in questo progetto, vennero assassinati il 9 maggio 1976 nel massacro di Montejurra, la cui responsabilità fu addossata all’estrema destra spagnola e ad alcuni neofascisti italiani, tra cui Stefano Delle Chiaie.
I fatti di Montejurra, per con Carlo, rientravano in un conflitto non solo politico, ma anche familiare. Un conflitto che poneva su due fronti opposti lui e suo fratello Sixto, di dieci anni più giovane (nacque nel 1940) e con frequentazioni ben più radicali. Sostenitore del leader francese del Fronte Nazionale, Jean-Marie Le Pen, tra le sue frequentazioni annoverava l’arcivescovo scomunicato da Giovanni Paolo II Marcel Lefebvre e dal 1977, anno della morte del padre, scalzò il fratello assumendo il titolo di “portabandiera della tradizione” e della reazione carlista.
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27 Dec
Una riproduzione digitale dell’originale tredicesimo emendamento alla Costituzione americana perché fosse introdotta l’abolizione della schiavitù. La pubblicano su Flickr gli US National Archives (che qui spiegano ragioni e modalità della loro presenza sulle reti sociali). Ma non c’è solo l’atto datato 1865. Si provi a dare un’occhiata alle collezioni dedicate alle fotografie e ai documenti storici.
26 Dec
Di politica Carlo Casirati si era sempre occupato poco o nulla fino a quando, all’inizio degli anni Settanta, rinchiuso nel carcere di San Vittore, non sente voci su fantomatiche collaborazioni che stavano nascendo tra politici e comuni. Quello di Oreste Strano è un nome che circola parecchio, in proposito.
Così, quando all’inizio del 1974 Casirati evade, attraverso di lui prende contatto con l’Organizzazione e con Carlo Fioroni. Ma non gli piace, il professorino, gli sembra uno sprovveduto, uno che si fa di troppa teoria, e allora riceve l’autorizzazione ad agire per conto suo, nella più completa indipendenza quando si tratta di scegliere obiettivi e complici degli espropri proletari. D’altro canto i suoi rapporti con Toni Negri sono così disinvolti e talmente poco gerarchici che, dopo una rapina, si rifugia con Alice Carobbio nella casa padovana del docente universitario e ottiene di dormire con lei nel letto matrimoniale di Negri tra i rimbrotti dei compagni e la divertita disponibilità del suo ospite.
Inizia così la dissociazione di Carlo Casirati e inizia così il nuovo racconto che fa degli eventi che hanno portato alla morte di Carlo Saronio. Ma come per Fioroni, anche le sue parole verranno smontate e fatte a pezzi negli anni successivi, frutto di suggestioni ben congegnate che avrebbero dovuto portare – e portarono – in carcere le decine di persone giudicate nel processo “7 aprile”.
Casirati dice di fare lo sbruffone con Negri, ma di esserne anche in qualche modo soggiogato, vittima di una specie di lavaggio del cervello che lo porterà a partecipare a una rapina in uno stabilimento di Marghera per portare via le buste paga, a un’altra alla Montedison di Porto Marghera, a incursioni in ville e appartamenti per arraffare preziosi e argenteria e a trafficare con documenti da falsificare. Descrive se stesso come punto di snodo tra la criminalità politica e comune, passante attraverso cui transitano armi usate dall’una o dall’altra schiera, riferimento per le attività di ricettazione.
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25 Dec
Il 27 dicembre di due anni fa iniziava l’operazione Piombo Fuso nella striscia di Gaza. Nei giorni scorsi PeaceReporter ha raccontato che il New Weapons Research Group scopre metalli tossici nei tessuti della popolazione:
Uno studio del New Weapons Research Group ha rivelato che la presenza di metalli tossici nei tessuti è prova dell’utilizzo di armi sconosciute nelle offensive israeliane nella Striscia. La presenza di metalli in ordigni che non lasciano frammenti era stata ipotizzata, ma mai provata prima. Oltre a identificare i metalli presenti nelle armi amputanti, anche le bruciature da fosforo bianco contengono metalli in quantità elevate. La presenza di metalli in tutte queste armi implica anche la loro diffusione nell’ambiente in quantità e in un’area di dimensioni a noi ignote, variabili secondo il tipo di arma. Un nuovo atto d’accusa contro la ferocia degli israeliani nell’operazione Piombo Fuso, lanciata nel dicembre 2008 e costata la vita a 1.300 palestinesi.
Di più se ne può leggere nell’approfondimento Gaza, le armi proibite.
23 Dec
Speriamo che sia vero. Speriamo che i dissidi interni a Wikileaks ci portino in dono altri cloni dell’esperienza che si sovrappone al volto di Julian Assange. Perché c’è un bisogno disperato di documenti. Un bisogno che suffraghi prove alla mano l’impressione della pochezza politica, in primis quella italiana. E che, forte di questo suffragio, sia forse uno sprone a un cambiamento reale.
Ai funerali di Nicola Calipari, ucciso a Baghdad il 5 marzo 2005 dopo la liberazione della giornalista Giuliana Sgrena, Gianni Letta, sottosegretario alla presidenza del consiglio dei ministri, aveva detto: «C’è lo Stato con le sue istituzioni per garantire la libertà e la sicurezza ai cittadini». Un tributo al funzionario del Sismi che, con il suo «eroico sacrificio», ricordava ancora Letta, aveva dato lustro alla cosa pubblica e per questo era stato insignito della medaglia d’oro al valor militare dopo la sua morte. E la moglie di Calipari, Rosa Maria Villecco, era diventata senatrice del partito democratico.
Oggi invece, con la diffusione dei cablogrammi statunitensi, è possibile aprire un pacco natalizio in cui viene distribuita a tutti una fetta della menzogna spacciata ai cittadini che dovrebbero avere fiducia in quelle istituzioni citate nel discorso funebre per Calipari. E in particolare la torta di compone di queste singole menzogne (traduzione del documento originale, in inglese):
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22 Dec
Cinzia Sciuto avverte via Micromega Online che la legge 194 è (di nuovo) in pericolo. Ecco perché.
Al consiglio regionale della Regione Lazio è in discussione una proposta di legge che, se dovesse passare, costituirebbe il primo mattone per la messa in discussione della legge 194, quella che disciplina l’interruzione volontaria di gravidanza. La 194, tra le altre cose, conferisce un ruolo centrale ai consultori familiari, strutture pubbliche che hanno tra gli altri scopi, come si legge nella legge che li istituisce (29 luglio 1975 n. 405), «la somministrazione dei mezzi necessari per conseguire le finalità liberamente scelte dalla coppia e dal singolo in ordine alla procreazione responsabile nel rispetto delle convinzioni etiche e dell’integrità fisica degli utenti».
È molto chiara l’ispirazione della legge: i consultori sono al servizio delle donne e degli uomini che si rivolgono a queste strutture, le quali hanno l’obbligo di assisterli nel pieno rispetto delle loro scelte. Anche la proposta di legge attualmente in discussione in Regione, su iniziativa della consigliera Tarzia, è molto chiara. L’idea è quella di trasformare i consultori, da luoghi di sostegno e rispetto delle donne, in «istituzioni vocate a sostenere e promuovere la famiglia ed i valori etici di cui essa è portatrice» e a tutelare il «figlio concepito, già considerato membro della famiglia». La legge propone di riconoscere, affianco ai consultori pubblici, anche consultori gestiti «dall’associazionismo familiare, da associazioni di volontariato, da fondazioni», insomma dal cosiddetto «privato sociale», ed infine anche consultori privati veri e propri.
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21 Dec
Questo speciale di RaiNews (la seconda parte è disponibile qui) racconta del reportage in quattro puntate realizzato nell’estate 1990 da Enzo Remondino per il Tg1. Reportage che provocò un vero terremoto, tanto che il direttore della testata, Nuccio Fava, saltò venendo sostituito da Bruno Vespa. A parlare era un ex collaboratore della Cia, Richard Brenneke. Il quale disse:
Conosco la P2 dal 1969 e ho trattato con la P2 in Europa da allora sino ai primi degli anni 80. Vede, il governo degli Stati Uniti ha mandato soldi alla P2, in un certo periodo una somma inviata toccò i dieci milioni di dollari al mese. Dieci milioni di dollari in un mese, altre volte queste somme erano inferiore a un milione di dollari al mese, una volta agli inizi degli anni Settanta, mi ricordo chiaramente perché fui io a consegnare i soldi, ricordo che la somma totale superava i 10 milioni di dollari. Ci siamo serviti di loro per creare situazioni favorevoli nell’esplodere del terrorismo in Italia e in altri paesi europei agli inizi degli anni Settanta, fatti questi che ebbero gran peso perché ci furono dei governi che caddero in seguito a questa situazione.
Inoltre Brenneke parlò dell’omicidio del premier svedese Olaf Palme, commesso a Stoccolma il 1 marzo 1986, e tirava in ballo una serie di reati attribuiti a George Bush senior quando era a capo della Cia e in seguito degli Stati Uniti. Roberto Morrione, nel ’90 caporedattore in cronaca al Tg1, dice in questo servizio:
Fra di noi dicevamo: chissà, su quest’inchiesta negli Stati Uniti ci darebbero il premio Pulitzer. Magari. Invece ci fecero fuori tutti.
Il lavoro di Remondino su Cia-P2 provocò anche le ire di Francesco Cossiga, ai tempi in cui era presidente della Repubblica, che prese carta e penna per scrivere a Giulio Andreotti. Il quale, in veste di presidente del consiglio, poi dovette riferire il 1 agosto 1990 alla Camera dei deputati. Di fatto Andreotti però si limitò parlare di “atteggiamento provocatorio veramente inusuale”. In Piccone di Stato, ho riportato una parte della ricostruzione dello stesso Remondino, Feci infuriare Cossiga: storia di un intrigo internazionale.
20 Dec
Era il 23 novembre 1993 quando ad Altofonte, provincia di Palermo, sparì un ragazzino di dodici anni. Anzi, più precisamente scomparve dal maneggio di Villabate, dove andava ogni volta che poteva per allenarsi con il suo cavallo e sognare un futuro da fantino professionista. Ad andarlo a prendere fu un gruppo di uomini che si fecero passare per agenti della Direzione investigativa antimafia. Ma erano esattamente il contrario.
Erano uomini di cosa nostra che, per decisione di Matteo Messina Denaro, Giuseppe Graviano, Leoluca Bagarella e Giovanni Brusca, dovevano punire il padre del ragazzino. Un “infame”, dal loro punto di vista. Un “collaboratore di giustizia”, dal punto di vista dei magistrati. Si sta parlando di Santino di Matteo, che dopo una vita trascorsa nelle fila della mafia e una carriera di killer, aveva deciso di raccontare i retroscena degli omicidi dei giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. E si sta parlando soprattutto di suo figlio, Giuseppe, che venne tenuto prigioniero per oltre due anni (i 779 giorni del sottotitolo del libro) per indurre il padre, Mezzanasca il suo soprannome, a smetterla con le sue rivelazioni.
Nel libro Il bambino che sognava i cavalli, trasposizione in termini di non-fiction di una vicenda tragica, è il frutto di un incontro tra l’autore, Pino Nazio, giornalista che collabora con la trasmissione “Chi l’ha visto”, e Santino Di Matteo. Ma anche con sua moglie Franca, con altri familiari del bambino e con i magistrati che hanno condotto le indagini su quel sequestro finito in omicidio. Giuseppe, infatti, dopo essere stato torturato durante la sua prigionia, venne strangolato e il suo corpo sciolto nell’acido in modo che la famiglia non avesse nemmeno una tomba su cui piangere.
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19 Dec
Alla fine si scoprirà che il memoriale di Carlo Fioroni non avrà una consistenza molto maggiore rispetto a quello di Marco Pisetta. Però al momento gli viene tributata credibilità. Infatti, tra la fine del 1979 e l’inizio del 1980, Fioroni inizia con il rievocare la terza conferenza nazionale del settembre ’71 a cui partecipa come delegato della sezione di Milano, ma viene escluso dagli incontri al vertice riservati a Franco Piperno, Toni Negri, Oreste Scalzone, Mario Dalmaviva e Valerio Morucci.
Rientrato però nel capoluogo lombardo, si vede convocare dal professor Negri che lo informa della nascita di Lavoro Illegale, braccio armato di POTOP sotto la direzione politica di Piperno e militare di Morucci. A livello regionale si è deciso che ne faranno parte lui ed Emilio Vesce e il loro lavoro deve rimanere assolutamente riservato, sconosciuto anche al servizio d’ordine che mantiene i suoi scopi difensivi. Fioroni si occupa soprattutto della creazione della rete comasca di Lavoro Illegale, capeggiata da Cecco Bellosi e costituita dallo stesso Piperno con l’aiuto di Fioroni e del compagno “Siro”, in seguito identificato come Silvano Gelatti e arrestato l’11 marzo 1981.
Fioroni dichiara ancora che il suo compito era di allestire la rete logistica milanese, rifornire l’arsenale, occuparsi della tecnica militare e tenere contatti con i nuclei in fase di allestimento in Svizzera, paese che inizierà a frequentare con costanza e che farà raggiungere ai compagni nei guai con la giustizia italiana. È il caso – dice – di Caterina Pilenga, programmista Rai di Milano, presso cui il militante di POTOP farebbe alloggiare due terroristi appartenenti alla Brigata XXII Ottobre e ricercati per l’omicidio Gadolla. Ma con le attività demandate al servizio d’ordine non ci deve avere nulla a che fare. Mai. Solo che in vista della manifestazione milanese per il secondo anniversario della strage di piazza Fontana, Toni Negri gli ordina di mettere a disposizione il suo appartamento di via Galileo Galilei per la fabbricazione delle 351 molotov sequestrate poi dalla polizia.
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17 Dec
Non ha direttamente a che fare con il copyleft, seppur una parte di questa esperienza potrebbe comprendere anche produzioni libere. Ma con l’avvento di Soundreef, che si propone di gestire diritti d’autore derivanti dalla circolazione di musica nelle catene della grande distribuzione e per la diffusione più in generale, forse inizia a rompersi un monopolio che non ha agevolato chi voleva rilasciare con Creative Commons. Peraltro Soundreef nasce sotto il cappello di Beatpick, che invece della musica sotto CC ha fatto il suo punto focale.
16 Dec
Pino Casamassina, nel corso della sua carriera di giornalista, ha seguito più spesso storie di terrorismo e di criminalità di politica. Ma quella di Elisa Claps non è semplicemente una vicenda da archiviare nelle pagine di cronaca nera. Nel libro Il caso Claps, uscito a ottobre 2010 per i tipi di Albatros, ricostruisce una concatenazione di eventi che culmina il 12 settembre 1993 con la scomparsa della sedicenne potentina, che sparisce nel nulla una volta che si è avvicinata alla Chiesa della Santissima Trinità. Lì, intorno a mezzogiorno, aveva appuntamento con un ragazzo, Danilo Restivo. Il quale dice che sì, Elisa l’aveva vista, di fronte al portone, ma per pochi minuti. Poi lei se n’era andata e lui era entrato per pregare.
Questa è la prima bugia e quando è chiaro che Elisa quella sera non farà ritorno a casa, i familiari si rivolgono alla polizia e chiedono aiuto. Ma verranno rimbalzati perché la tesi che prende il sopravvento è quella dell’allontanamento volontario. Certo, non tutti se ne laveranno le mani: c’è quel dirigente della squadra mobile di Potenza che, in una relazione di servizio redatta poche settimane dopo, parla di omicidio a sfondo sessuale e del cadavere che giace probabilmente nascosto nelle vicinanze. Ma in molti invece fanno meno del minimo indispensabile. I presunti motivi emergeranno nel corso dei 17 anni in cui niente si saprà di Elisa: comuni appartenenze massoniche, commistioni di interessi, amici che si trovano nella scomoda posizione di indagare su altri amici.
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15 Dec
Un anno raccontato in diciassette fotografie. Da Newsweek.