Dal 1951 le raccomandazioni su come agire in caso di attacco nucleare

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How to survive an atomic bomb

Nel gennaio del 1951 la statunitense Mutual Of Omaha pubblicizzava le sue coperture sanitarie e assicurative (300 milioni di dollari risarciti, oltre 10 mila dipendenti, autorizzata a operare in 48 Stati) facendo uscire questo vademecum da mettere in pratica in caso di attacco nucleare. Una testimonianza da un’altra epoca, la cui raccomandazione finale suggerisce:

Preparatevi in anticipo per evitare il panico. Lo potete fare con efficacia lavorando con le organizzazioni locali per la difesa civile. Studiatele le informazioni relative alle misure di difesa. Con un’accurata pianificazione, la vostra comunità può arrivare preparata riducendo al minimo morte e distruzione.

Lo segnala il blog Copyranter e lo riprende BoingBoing.

La ricerca e i falsi: alcune motivazioni alla base di un inganno

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Crystal Skull - Foto di Roberto CorraloUna delle chiavi basilari per fare ricerca – indipendente o accademica che sia – è quella di difendersi dai falsi. Per ogni disciplina esistono sistemi di contraffazione che possono – o vogliono – indurre in errore il ricercatore e altrettanti che possono tutelare dall’inganno. Brittany Jackson, studentessa di antropologia all’università di Chicagno, e Mark Rose, dell’Arizona Interschool Association, hanno di recente scritto per la rivista Archaeology Online un articolo in tema intitolato Bogus! An Introduction to Dubious Discoveries partendo con un’avvertenza a premessa: non esiste museo che non contenga al suo interno qualche oggetto o elemento ingannevole. Parola di Jane Walsh dello Smithsonian’s National Museum of Natural History.

E si fa qualche esempio, privilegiando il settore dell’archeologia. Dai teschi di cristallo, sbugiardati già a partire dal diciannovesimo secolo, all’uomo di Piltdown, una presunta specie di ominidi i cui scarni resti ossei vennero scoperti nel 1912 nell’East Sussex, in Gran Bretagna. Ma perché dedicarsi a un progetto che abbia come scopo il trarre in inganno la comunità scientifica? I due autori del saggio parlano in prima istanza di pubblicità e autopromozione. Dopodiché vengono motivi pecuniari, scherzi non meglio motivati o vendetta.
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Per la quinta puntata di “A parole, in breve” il libro “Solo Dio può giudicarla”

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Solo Dio può giudicarla di Achille MelchiondaLa quinta puntata di A parole, in breve, programmata per giovedì prossimo alle 20.20 da GNUFunk Radio, si occupa del libro Solo Dio può giudicarla di Achille Melchionda (Pendragon, 2009):

Una rispettata pediatra bolognese uccide il padre e la sorella malati per tentare poi di raggiungerli: follia, come sostiene la perizia psichiatrica, o scelta razionale e consapevole, come afferma l’imputata? Attraverso i documenti e le testimonianze, l’autore ricostruisce un fatto di cronaca scioccante analizzando con attenzione e imparzialità i sentimenti, i pensieri, le paure che si agitano nella mente di una lucida assassina. Un controverso caso di eutanasia che ha sconvolto l’opinione pubblica negli anni Settanta, suscitando un dibattito ancora oggi di scottante attualità.

Il brano che accompagna la recensione si intitola Explode In Blue, è contenuto nell’album Mind Of Blue dei Dada Weatherman ed è rilasciato con una licenza Creative Commons BY-SA.

Per ascoltare e scaricare in formato mp3 la puntata si può andare su Archive.org.

Quando le indagini su piazza della Loggia vennero manipolate

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Domani di Maurizio ChiericiNei giorni scorsi, il Fatto Quotidiano riportava – unico tra le testate nazionali, se si esclude Radio Radicale, che ne ha pubblicato su web la registrazione integrale – la cronaca di un’udienza di fine anno del processo per la strage di piazza della Loggia, avvenuta a Brescia il 28 maggio 1974. A firmare quella cronaca è Elisabetta Reguitti, che ascolta in aula la deposizione di Angiolino Papa.

Papa venne arrestato nel gennaio 1975 nell’ambito di un’indagine su Ermanno Buzzi per la morte di Silvio Ferrari, un neofascista ventiduenne vicino agli ambienti milanesi della Fenice di Giancarlo Rognoni e Nico Azzi e morto nel maggio 1974 mentre trasportava una bomba sulla sua Vespa. Ermanno Buzzi, invece, era un criminale comune di orientamento neonazista e con aspirazioni dandy. Nel 1979, in una sorta di sillogismo giudiziario che dall’indagine Ferrari portò a piazza della Loggia, sia Papa che Buzzi saranno condannati rispettivamente a dieci anni e all’ergastolo per la strage di Brescia. Buzzi poi, nel 1981, verrà assassinato nel carcere di Novara da Mario Tuti e Pierluigi Concutelli e l’anno successivo i suoi coimputati – Papa compreso – saranno assolti dalle accuse per i fatti di Brescia con una sentenza divenuta definitiva.

Sul finire del 2009, dunque, Papa è tornato a raccontare dei metodi investigativi tutt’altro che ortodossi usati per incastrarlo. E racconta di Francesco Delfino, l’ufficiale dei carabinieri che si occupò delle indagini per la strage di Brescia fino al 1977, quando venne trasferito prima a Milano per passare l’anno successivo al Sismi sotto la cui egida rimase fino alla seconda metà degli anni Ottanta. Di questo periodo si ricorda la sua frase «si ha suicidato», riferita nel 1997 alla commissione stragi: si riferiva alla morte del banchiere Roberto Calvi, avvenuta a Londra il 17 giugno 1982, quando Delfino era capo centro Europa, e con quella bizzarra forma grammaticale – affermò – voleva dire che dubitava dell’ipotesi del suicidio.
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Power to the poster: da Adbusters un progetto per diritti umani e ambiente

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Power To The Poster

Il potere ai poster. Si intitola così un progetto lanciato dagli attivisti canadesi della rivista elettronica Adbusters. Con quale scopo? Lo racconta L’Internazionale:

L’idea è quella di liberare l’immaginario collettivo dagli stereotipi di cui è ricco e lanciare delle campagne di comunicazione per sostenere le grandi cause come i diritti umani e la difesa dell’ambiente. Il tutto attraverso un design gratuito e libero dall’idea di profitto. Sul sito della campagna è possibile scaricare gratuitamente decine di poster, pronti per essere stampati e attaccati sui muri, in casa o nelle strade.

Le istruzioni per partecipare sono qui.

Da Radio Radicale le parole di Craxi. Per rileggere il craxismo dalle fonti

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Bettino? Foto di SmeerchA dieci anni dalla morte di Bettino Craxi (l’anniversario ricorrerà il prossimo 19 gennaio), Radio Radicale ha pubblicato uno speciale corredato da tutte le schede audio e video (oltre trecento) nelle quali l’ex leader del PSI prende la parola direttamente.

Un itinerario nel nostro archivio per conoscere direttamente, senza intermediari, la vicenda e le idee di una delle figure più discusse del ‘900 italiano. Dalla sua ascesa, alla sua attività come Capo del Governo, ai suoi rapporti con il Pci e le altri correnti socialiste e i Radicali, passando per la stagione di Mani pulite, al duro scontro sul cambio di nome e simbolo del PSI, alla fuga in Tunisia e le sue accuse al sistema politico negli ultimissimi giorni prima della morte. È qui che i microfoni di Radio Radicale lo raggiungono per due interviste uniche e di straordinaria importanza per il dibattito odierno sulla figura del leader socialista. Tutti i file resteranno disponibili gratuitamente, nell’ambito del servizio pubblico che Radio Radicale svolge anche su internet.

Gratuitamente e con licenza Creative Commons BY, i file messi a disposizione degli utenti. Rispetto ad apologie, tentativi di mistificazioni, intitolazioni di vie e letture più o meno corrette della storia del craxismo, poter pescare direttamente da quegli anni è un utile esercizio da coniugare insieme al senno del poi. E dire che, no, grazie: studiare la storia dell’esponente politico è un conto (doveroso, peraltro), celebrarlo come un eroe della patria un altro e se ne può fare a meno.

Reportage dall’Afghanistan: le fotografie di Piero Marsili Libelli

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Reportage dall'Afghanistan di Piero Marsili Libelli

Piero Marsili Libelli è un fotoreporter romano che ha viaggiato per oltre mezzo mondo documentando i fatti e le storie in cui imbatteva. Le sue immagini sono davvero notevoli e per averne un’idea si dia un’occhiata alle gallerie che ha pubblicato sul suo sito. E navighi anche all’interno del set di Flickr che raccoglie le fotografie realizzate in Afghanistan tra l’ottobre 2008 e il dicembre 2009.

Torture della CIA: in italiano la documentazione che le attesta

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memorandum del Dipartimento della giustizia UsaLavoro interessante e meritorio quello effettuato da Lsdi e Giornalismo e democrazia con la pubblicazione integrale (in italiano) dei memorandum sulle torture della CIA reso pubblico da Obama. Dall’introduzione di Raffaele Fiengo in merito all’accesso ai documenti pubblici:

La situazione italiana è pessima. Non solo sui grandi drammi, le stragi e il segreto di Stato. Da una parte la pubblica amministrazione è, quasi per natura, poco trasparente e non ottempera a questi obblighi nemmeno quando ci sono. Se faticosamente si stabilisce che gli uffici stampa pubblici debbono essere coperti da giornalisti neppure allora ciò si traduce immediatamente in un lavoro volto alla conoscenza da parte dei cittadini. La vocazione al ruolo di portavoce è assai forte.

Molti anni fa, dovevo fare per un settimanale una inchiesta sui treni sporchi. Chiesi invano di avere una copia dei capitolati di appalto con gli specifici obblighi delle imprese di pulizia. Un muro, anche se erano ovviamente strapubblici. Finii per rubarne una copia da un cassetto della Stazione Termini. Scoprii così che ogni treno doveva essere pulito da cima a fondo, compresa la lucidatura degli ottoni, prima di ogni partenza. Nella realtà, riscontrata con i miei occhi, le cose funzionavano così: un signore, all’uscita della stazione accanto ai binari, contava le vetture dei treni che passavano in partenza e tutti venivano dati per puliti e lucidati con relativo pagamento milionario. (Questa storia, ahimè, finì miseramente perché l’inchiesta di dodici pagine fu ridotta a tre in tipografia per intervento del proprietario-direttore su richiesta delle Ferrovie). Non si tratta di vicende solo del passato. Un mese fa su un vagone letto di prima classe in arrivo a Milano da Parigi sono state trovate molte zecche.

Il giornalismo italiano è più dedito alle opinioni che ai fatti. E non ha, salvo eccezioni, l’abitudine di lavorare sui documenti. Spesso supplisce, su questo terreno, con qualche magistrato amico, con funzionari e gole profonde e il tutto confluisce normalmente nell’informazione schierata. Le imprese editoriali non coltivano l’indipendenza. Nella migliore delle ipotesi cercano una equidistanza quantitativa. Non chiedono ai loro giornalisti di fornire gli elementi per il processo di formazione dell’opinione pubblica.

Anche per indicare una strada presentiamo questi testi. Sono informazioni materiali, scomode e fastidiose, imbarazzanti. Toccano un campo delicato, la sicurezza nazionale.

Per il download diretto dei documenti, tutti in formato pdf:

La traduzione dei memorandum è stata curata da Valentina Barbieri, Matteo Bosco Bortolaso, Barbara Di Fresco, Andrea Fama e Anna Martini.

Ciberspazio e diritto: rivista scientifica si amplia alle investigazioni digitali

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Rivista Scientifica Ciberspazio e DirittoAnnuncia il giurista Giovanni Ziccardi, mente da cui nasce la Legal Drama Society di cui si era già parlato e docente universitario, la nascita di una nuova sezione della Rivista Scientifica Ciberspazio e Diritto, pubblicata in collaborazione con l’editore modenese Mucchi:

Sono davvero lieto di informare che da quest’anno la Rivista Scientifica Ciberspazio e Diritto si occuperà anche sistematicamente, ogni tre mesi, delle questioni relative alla computer forensics e alle investigazioni digitali.

Per un’ulteriore (e più estesa) presentazione della rivista, si veda qui. Qui invece una bozza della nuova copertina.

Voli militari: una storia di disastri dell’aria

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Englisches Flugzeug, Beaurevoir 29.11.17Se si prende solo l’ultimo bimestre del 2009, i casi sono stati due. Il più recente ha riguardato un F16 statunitense che, lo scorso 9 dicembre, ha effettuato un atterraggio d’emergenza all’aeroporto di Fiumicino dopo essere partito dalla base militare di Aviano. Se a seguito di questo episodio non si è verificata alcuna conseguenza, il 23 novembre invece il bilancio di un incidente è stato di cinque vittime: questa volta siamo a Pisa e i morti sono l’equipaggio di un C-130 dell’aeronautica italiana schiantatosi sulla linea ferroviaria Pisa-Collesalvetti-Cecina.

Stiamo parlando di disastri dell’aria causati da mezzi militari. Se probabilmente il fatto più noto rimane l’abbattimento del DC9 dell’Itavia, scomparso dai radar che ne seguivano la rotta nei cieli sopra Ustica il 27 giugno 1980 trascinando con sé le ottantuno persone a bordo, ci sono diversi altri episodi. Per esempio, poco tempo fa, ha compiuto diciannove anni il disastro dell’istituto tecnico commerciale Salvemini di Casalecchio di Reno, in provincia di Bologna.
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