Xaaraan – Il blog di Antonella Beccaria

Non credo nelle otto del mattino. Però esistono. Le otto del mattino
sono l'incontrovertibile prova della presenza del male nel mondo
Gli ultimi giorni, Andrew Masterson

Archiviato per May, 2009

Giornali e democraziaSiamo nel 1979 e Beppe Lopez fonda un giornale, il Quotidiano di Brindisi, Lecce e Taranto. Un’avventura editoriale che si trasforma anche in altro:

punto di riferimento innovativo a livello nazionale e non solo sul piano meramente giornalistico. Nacque, si insediò e fu interrotto: come successe, in generale, al processo di democratizzazione e di socializzazione avviato e stroncato in quegli anni in Italia. Da quello spartiacque della vita nazionale nasce il processo di restaurazione e di omologazione di cui il degrado che vivono oggi la nostra democrazia e la nostra informazione è il frutto maturo.

Questo libro racconta dunque una vicenda-metafora, che intreccia protagonisti e questioni cruciali per capire il passato e il presente dell’informazione e della democrazia nel nostro Paese: la Repubblica, l’assassinio di Moro e la fine del compromesso storico, il craxismo, la degenerazione della”sinistra socialista” in “sinistra ferroviaria”, Carlo Caracciolo, Paese Sera, il caso-D’Urso, Tangentopoli, la fine della cosiddetta “Prima Repubblica”, le provvidenze per l’editoria, La Gazzetta del Mezzogiorno, Giuseppe Gorjux, Giuseppe Romanazzi, Francesco Gaetano Caltagirone, le grandi conglomerate editorial-finanziarie.

Questa è la presentazione del nuovo libro di Beppe Lopez, che del nodo informazione si era già occupato con La casta dei giornali (Stampa Alternativa, 2007) e che continua a farlo con Infodem. Si intitola Giornali e democrazia, viene pubblicato da Glocal Editrice e il suo sottotitolo già la racconta dei contenuti: analisi del degrado dell’informazione in Italia, partendo dallo spartiacque della fine degli anni Settanta e dalla vicenda-metafora del primo quotidiano locale moderno e popolare: il Quotidiano di Lecce.

Photographers in ConflictPhotographers in Conflict è una pubblicazione che nasce all’interno del festival internazionale di fotogiornalismo Visa pour l’Image in Perpignan (si tiene a Perpignan, nel sud della Francia) da un’idea che ha avuto una coppia di addetti ai lavori, Goran Galic e Gian-Reto Gredig:

Dopo Abu Ghraib e lo tsunami, un gruppo di trentadue fotografi è stato invitato dai due artisti in uno spartano studio verniciato di nero. Lo scopo: catturare il ritratto [di chi aveva seguito quelle e altre storie] e fare loro anche interviste video. Isolando i fotogiornalisti e piazzandoli di fronte alle loro macchine, Galic e Greding invertono la relazione di potere asimettrica tra fotografo e soggetto ed esplorano l’auto-percezione dei fotografi.

Per vedere i risultati di quanto realizzato, una dozzina di scatti è disponibile online così come alcuni dei video realizzati. La versione cartacea del progetto è stata pubblicata da Kodoji Press di cui altro bel libro – sempre fotografico – è Reality and fiction, opera della tedesca Katja Stuke.

(Via Ultimo)

Teaching CopyrightNon c’è bisogno di altre parole per presentare Teaching Copyright, iniziativa targata Electronic Frontier Foundation nata per spiegare a insegnanti e giovani cos’è il diritto d’autore (o, meglio, il copyright anglosassone) e come utilizzarlo per ampliare il proprio margine d’azione invece di farselo ridurre a suon di soperchierie:

La fuori c’è un sacco di disinformazione sui diritti e sulle responsabilità legali nell’era digitale. Questo è particolarmente sconcertante quando si tratta di informazioni condivise con i più giovani, bombardati a suon di messaggi provenienti da una miriade di fonti secondo cui l’utilizzo delle nuove tecnologie è un comportamento ad alto rischio. L’atto di scaricare musica è paragonato al furto di una bicicletta anche se sono molti i download legittimi. Realizzare video usando clip prese altrove viene stigmatizzato come probabilmente illegale, anche se molti di questi video sono messi a disposizione legalmente.

Questa malainformazione è dannosa perché scoraggia i ragazzini e gli adolescenti a seguire la loro naturale inclinazione a essere innovativi e curiosi. Gli innovatori, gli artisti e gli elettori di domani devono sapere che la legge sul diritto d’autore limita alcune attività, ma ne permette altre. E hanno bisogno di sapere che quali sono i percorsi virtuosi che li possono proteggere nella sfera digitale. In breve, i giovani non hanno bisogno di intimidazioni: ciò di cui hanno bisogno è di un’informazione solida e accurata.

Tematiche, queste, applicabili anche ad altri ambiti. Restando in quello trattato, è già nutrita la sezione delle risorse.

Festival sociale delle culture antifasciste

Dal 29 maggio al 2 giugno, a Bologna, si articolerà il primo Festival sociale delle culture antifasciste. Luogo: il parco delle Caserme Rosse. Qui il programma (scaricabile anche in formato pdf), che è fittissimo tra tavoli di discussione, dibattiti, manifestazioni, libri e fumetti, film e documentari, mostre fotografiche, musica, teatro, poesia e lezioni di memoria.

Per saperne di più si veda la pagina dedicata all’organizzazione e si ascoltino gli spot radiofonici realizzati per il festival.

Le rane di Alessandro Gilioli piovono su chi denuncia Oil, il documentario di Massimiliano Mazzotta girato in Sardegna tra la fine del 2007 e il 2008:

L’intervista di Piovono Rane a Massimiliano Mazzotta, regista del documovie “Oil” sugli impianti petroliferi dei Moratti a Sarroch, in Sardegna. Nel film si parla anche, in modo assai critico, dei subappalti e delle condizioni di sicurezza degli operai. I Moratti hanno fatto azione legale per chiedere il sequestro del documentario. Oggi a Sarroch sono morti asfissiati tre operai.

Per saperne di più: Censure italiane: il caso Moratti-Oil e il blog censurato.

Foto dalla prima guerra mondialeIl quotidiano inglese The Indipendent pubblica un’esclusiva che arriva dagli anni della prima guerra mondiale: quasi trecento fotografie scattate a Warloy-Baillon, in Francia, probabilmente da un amatore e ritrovate poco tempo fa. Nel lungo articolo che accompagna le immagini, si racconta che probabilmente quello fu l’ultimo scatto per la maggior parte di loro: a una quindicina di chilometri dal paese, che si trova nel dipartimento della Somme, c’era il fronte che vedeva i soldati di alcune nazioni della Triplice Intesa contrapporsi agli eserciti degli imperi centrali. Una linea di fuoco che nel giro di pochi mesi – dal luglio al novembre 1916 – causò un milione di morti tra i diversi schieramenti.

Le immagini sono state conservate da due abitanti della Somme: Bernard Gardin, sessantenne con la passione per la fotografia, e Dominique Zanardi, un ristoratore della zona. I quali, ritrovate per caso le lastre, le hanno fatte restaurare e ne hanno fatto una copia digitale. Ma non hanno molte delle risposte alle domande che quelle fotografie hanno sollecitato. Neanche dopo che sono state sottoposte all’analisi di storici specializzati in quel periodo. Per esempio non si sa come si chiamasse nessuno degli uomini ritratti, sono tutti sconosciuti, e altrettanto sconosciuti sono i civili che in alcuni casi compaiono accanto a loro: bambini, a volte, oppure donne dallo sguardo intimidito. E così un redattore del giornale britannico, Jack Riley, si è rivolto ai lettori e alla rete per chiedere aiuto nel ricostruire la storia delle fotografie e dei suoi personaggi.

Giulio CavalliSe ne parlava poco tempo fa delle promesse di querele che Giampiero Fiorani aveva riservato per uno spettacolo che parlava di lui a Giulio Cavalli (nel frattempo messo sotto scorta per le minacce della mafia). Da un po’ di tempo si può firmare anche una petizione promossa da Associazione culturale Adelante!, Associazione culturale Casa del Popolo, Circoscrizione dei Soci di Banca Etica della Provincia di Lodi, Laboratorio per la Città, Legambiente Lodi, Punto Informazioni Finanza Etica, Rete Lilliput-Nodo di Lodi a sostegno dell’attore-autore e del suo impegno per il teatro civile:

Alcune associazioni del Lodigiano, insieme alla Bottega dei Mestieri Teatrali, hanno deciso di dare ospitalità a Lodi allo spettacolo “Previsioni meteo: diluvio universale – the rise and fall of Gianpy” di Eugenio de Giorgi che, sulla base di fonti documentarie, racconta il caso “Antonveneta” e le vicende che hanno inquinato la scena politica ed economica degli ultimi anni. Questa decisione sembra aver scatenato le ire del principale protagonista di quelle vicende, Gianpiero Fiorani, che tramite suoi avvocati ha inviato all’attore Giulio Cavalli, direttore artistico del Teatro Nebiolo di Tavazzano con Villavesco e promotore dell’iniziativa, una lettera di diffida a rappresentare lo spettacolo basata su elementi a nostro parere inconsistenti.

È evidente che tale atto rappresenta un gesto di intimidazione che mira a impedire che i cittadini lodigiani possano liberamente assistere a uno spettacolo che vuole fare informazione, confrontandosi, discutendo ed eventualmente anche dissentendo su quanto rappresentato e riflettendo su una vicenda che ha toccato direttamente la città e sulla quale c’è stato fin troppo silenzio. Noi associazioni promotrici dell’evento ribadiamo la nostra solidarietà a Giulio Cavalli, dichiarandoci disponibili a sostenerlo in modo attivo in eventuali evoluzioni della vicenda.

[...] Riconfermiamo, quindi, la volontà a voler dare ospitalità allo spettacolo nella nostra città, ora più che mai, in data e luogo ancora da definirsi, dal momento che, proprio in seguito all’azione dei legali del sig. Fiorani, la disponibilità del cinema Moderno, inizialmente prevista per il 23 aprile 2009, è venuta meno. Abbiamo inoltrato in data odierna la richiesta ufficiale al Comune di Lodi per avere a disposizione uno spazio pubblico e siamo fiduciosi.

Alessandro Capriccioli dà i numeri. Quelli che non si capisce bene se siano per la vita o per la morte. O meglio si capisce: sono i numeri – partendo da qui – di alcuni reati che il fronte antiabortista ha compiuto negli Stati Uniti colpendo chi – donne, medici e strutture – l’aborto l’ha praticato:

Marzo 1993: il Dott. David Gunn viene ucciso da Michael Griffin a Pensacola, Florida.
Luglio 1994: il Dott. John Bayard Britton viene ucciso da Paul J. Hill a Pensacola, Florida.
Dicembre 1994: Shannon Lowney e Leanne Nichols vengono uccise da John Salvi a Brookline, Massachusetts.
Ottobre 1998: Il Dott. Barnett Slepian viene ucciso da James Kopp nella sua abitazione a Amherst, New York.
1976-2007: circa duecento tra incendi e attentati dinamitardi colpiscono ambulatori in ogni angolo degli Stati Uniti d’America.
1998-2002: circa 650 lettere all’antrace vengono inviate ad ambulatori degli U.S.A.
1991-1998: un centinaio di attacchi con acido butirrico vengono sferrati negli Stati Uniti e in Canada.

Foto di AuroraMentre si annuncia la prossima realizzazione di un film sulla strage di piazza Fontana (prodotto da Cattleya e sceneggiato da Stefano Rulli e Sandro Petraglia), il quotidiano L’Unità presenta l’articolo 12 dicembre 1969, le indagini, il racconto dei sopravvissuti e un dvd di Lucarelli. Qui, al di là del riprendere i contenuti proposti nella pubblicazione dello scrittore emiliano, si fa ampio riferimento a una storia su cui si sta lavorando in questo periodo: quella che ruota intorno al palazzo padovano di piazza dell’Insurrezione, dove viveva ai tempi Massimiliano Fachini, e alla morte del suo portinaio, Alberto Muraro, unico testimone a favore del commissario Pasquale Juliano, accusato ingiustamente di aver fabbricato le prove contro la cellula veneta e “reo” di aver intuito la preparazione di un “attentato imminente”, che qualche mese più tardi (siamo tra il giugno e il settembre 1969) si sarebbe consumato in piazza Fontana, a Milano.

Il portinaio Alberto Muraro, ex carabiniere, morto precipitando dalle scale che stava lavando, aveva rivelato ai giudici d’aver visto un ragazzo con una pistola e una bomba uscire dall’appartamento di Massimiliano Fachini, consigliere comunale missino, amico di Franco Freda e di Ventura. Muraro aveva ritrattato. Disse di essersi confuso e di non aver visto proprio nessuno. Per chiarire, si sarebbe dovuto presentare in tribunale il 15 settembre. A Fachini, a Freda e Ventura si era già arrivati, ancora grazie a una testimonianza, questa volta di un professore padovano, democristiano, Guido Lorenzon, che il 15 dicembre, assistendo in tv ai funerali per le vittime di piazza Fontana, s’era ricordato di alcune parole dell’amico Ventura. Ventura gli aveva confidato d’aver portato una bomba a Milano, in maggio, in un edificio pubblico. La bomba non era esplosa. Centomila lire buttate via. Tanto era costato l’ordigno.

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Patria 1978-2008Novecentotrentanove. Tante sono le pagine di un libro che sta riscuotendo una certa attenzione. Si tratta di Patria 1978-2008 (Il Saggiatore), il recentissimo volume firmato da Enrico Deaglio che parte dal caso Moro e arriva alle vicende degli immigrati di Castelvolturno, lo scorso settembre:

La nostra storia in cinquecento storie: anno per anno, i protagonisti, i fatti, le parole, le vittime e i vincitori, le resistenze, la musica e le idee che hanno costruito il nostro paese. Un libro per ricordare quanto è successo e per scoprire che – molto spesso – le cose non erano andate proprio così.

Uno spaccato interessante del volume lo offre Aprileonline. Inoltre accanto al libro è stato creato anche un sito omonimo dove si invitano i lettori a contribuire con il proprio pezzetto di storia legandolo a uno dei trent’anni contenuti nel libro: una barra rossa ad apertura della pagina consente la navigazione cronologica degli interventi. Dice per esempio Davide per l’anno 1992:

Domenica, 19 luglio. Rimango in casa, quattordicenne con alcuni amici a fumacchiare, mentre i nostri genitori vanno in campagna a fare un pic nic. Quando tornano sono pallidi e molto seri, ci chiedono se abbiamo acceso la tv o ascoltato il giornale radio. Perché? dico. È stato assassinato Borsellino. Non sapevo bene chi fosse, cosa poteva aver fatto per meritare una fine del genere; c’erano le vacanze estive e non avevo modo di parlarne a scuola, così cominciai a leggere i quotidiani, per saperne di più. E ancora oggi non ne so abbastanza.

Poi musica e immagini sono inviti a completare la lettura o la scrittura: nelle sezioni jukebox e video vengono radunate suggestioni che parte integrante di quel periodo storico lo sono.

E in coda una segnalazione ulteriore al secondo volume della “trilogia sporca d’Italia” di Simone Sarasso: Settanta che segue Confine di stato.

Giustino De VuonoDi Giustino De Vuono, uno dei componenti della banda che rapì e uccise insieme ad alcuni pentiti di niente nell’aprile 1975 Carlo Saronio, si è occupato il libro di Stefania Limiti L’anello della Repubblica, come si segnalava poco tempo fa. Ora, sull’ex legionario calabrese conosciuto nel mondo della malavità come lo “scotennato”, torna Alessandro Grandi su Peacereporter con l’articolo Caso Moro: una pista dal Paraguay (qui la seconda parte). In qui si scrive che:

Un’informativa diretta al capo del dipartimento d’investigazione della polizia della capitale paraguayana narra le vicende di un italiano trovato in Svizzera in possesso di documenti paraguayani falsi. Il soggetto in questione è Giustino de Vuono [...]. Come descritto dettagliatamente nel rapporto, sarebbe un “presunto integrante” delle Brigate Rosse oltre a essere indicato come uno degli assassini di Aldo Moro. C’è di più. De Vuono [...] è considerato un appartenente alla ‘ndrangheta. Da quanto si evince dal carteggio, stilato in data 4 luglio 1981, la presenza del De Vuono in Paraguay non è una novità: il documento analizza i suoi spostamenti e le sue azioni dal 1977 al 1980. Viaggi e passaggi da un paese all’altro del continente americano, sovente con documenti falsi.

Secondo la documentazione [...] ritrovata nel febbraio scorso all’interno del Centro de Documentacion y Archivio del Palazzo del Poder Judicial di Asuncion – dove è custodito il famigerato Archivio del Terrore della dittatura filonazista di Alfredo Stroessner in cui sono descritte minuziosamente tutte le vicende relative al Plan Condor – Giustino de Vuono sarebbe entrato in Paraguay in automobile, nel giugno del ‘77, con un documento d’identità falso a nome Antonio Chiodo. In quelle circostanze oltrepassò la frontiera che separa Brasile e Paraguay in località Puerto Stroessner (oggi Ciudad del Este, ndr), zona nota alle cronache odierne per via dei traffici illeciti che la animano giorno e notte.

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WWII Stalingrad 1942C’è da rimanere affascinati da alcune attività in cui si inciampa in rete durante qualche percorso imboccato partendo da tutt’altro argomento. Come WWII Stalingrad 1942, il diorama della battaglia di Stalingrado: il fronte di guerra ricostruito nei minimi dettagli e le immagine pubblicate su Flickr. L’autore si dichiara un appassionato di storia e della trilogia del Signore degli anelli (da cui scrive di aver tratto un altro diorama).

Gli aggiornamenti di questo set fotografico andranno così ad aggiungersi a uno precedente, quello di Dolls and Murder, già segnalato in precedenza.

Passa parolePassa parole, storie di migranti a Milano:

Sono particolarmente visibili nelle questioni politiche e vengono accuratemente utilizzati per manipolare la paura e implementare l’ansia collettiva, ma come individui sono invisibili, la loro identità è cancellata dall’indifferenza. Le parole che abbiamo qui raccolto vengono raccontate con la speranza che verranno passate ad altri, sono state estrapolate da lunghe interviste e conversazioni, rielaborate e pubblicate qui con il permesso e l‘approvazione di coloro che le hanno rilasciate. Le storie sono disponibili anche in pdf e le potete scaricare, stampare e distribuire per la città.

Inoltre i testi, oltre a essere infilati nei quotidiani gratuiti lasciati in metropolitana, sono rilasciati con licenza Creative Commons.

(Via Nazione Indiana)

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  • La primula neraSegnala Elio Cadoppi a proposito di Alceste Campanile che il prossimo 3 giugno, si aprirà il processo d’appello per il suo omicidio (un delitto per il quale è stata esclusa la premeditazione e dunque andato prescritto). Intanto, a proposito di colui che è stato condannato in primo grado, per Aliberti è uscito il libro La primula nera. Paolo Bellini, il protagonista occulto di trent’anni di misteri italiani, di cui si legge nella presentazione:

    Può un uomo solo entrare da protagonista in trent’anni di vicende criminali di un Paese, modificando il proprio ruolo e i propri referenti in modo da trovarsi sempre al posto giusto nel momento giusto? Paolo Bellini è stato questo: una varietà di maschere usate per inserirsi e uscire da molti fra i capitoli più ambigui della vita italiana. Conosciuto come la primula nera, il killer reggiano è riuscito a eludere a lungo l’attenzione del grande pubblico. È sfuggito alla cattura innumerevoli volte, e le cronache nazionali non sono mai riuscite a inquadrarlo sino in fondo. Fra il 1970 e il 1999, Bellini è stato esponente di Avanguardia nazionale e latitante sotto falso nome in Brasile, pilota di aerei e ladro di mobili d’arte, indagato per la strage alla stazione di Bologna e amico di giudici. Ha trattato con la mafia per conto dello Stato con un ruolo controverso, nei mesi in cui a Palermo morivano Falcone e Borsellino. Nel 1999 è stato arrestato, ammettendo più di dieci omicidi compiuti a sangue freddo, nel momento di massima violenza di una guerra di ‘ndrangheta, in corso fra l’Emilia Romagna e la Calabria. Scegliendo di pentirsi, Bellini ha confessato anche un delitto politico di oltre trent’anni fa: l’uccisione del militante di Lotta continua Alceste Campanile. Il libro racconta come un estremista di destra sia riuscito ad agire in libertà per un trentennio, sino a diventare un protagonista di quattro diversi cruciali momenti di crisi democratica del nostro Paese.

    Il libro porta la firma del giornalista reggiano Giovanni Vignali e prefazione, nota dell’autore e introduzione sono stati pubblicati su Antimafia Duemila.
    (more…)

    The PhotographerFotografia e fumetto, una accanto all’altro, per raccontare la guerra. Accade nel volume uscito in questi giorni per i tipi di First Second Books dal titolo The Photographer: Into war-torn Afghanistan with Doctors Without Borders. Realizzato con le illustrazioni di Emmanuel Guibert su ispirazione delle fotografie di Didier Lefèvre, il volume viene presentato con queste parole:

    Nel 1986 il fotoreporter francese accompagnò un gruppo di Medici Senza Frontiere (MSF) in un viaggio nell’Afghanistan della guerra contro l’Unione Sovietica. [Lefèvre] era al suo primo incarico e documentò con i suoi scatti il loro percorso da Peshawar, in Pakistan, attraverso la catena montuosa dell’Hindu Kush. La carovana si componeva di centoventi muli, venti cavalli e quaranta guardie armate. Un mulo cadde nel ghiaccio e venne salvato; uno stalliere fu più sfortunato e si perse durante una marcia notturna. Quando arrivarono a destinazione, nella valle di Yaftal, nell’Afghanistan settentrionale, MSF insediò qui un ospedale con un porticato antistante che serviva come moschea e pronto soccorso. Il primo paziente fu un ragazzino con un’ustione al piede causata dal forno per il pane con cui lavorava, una ferita comune in Afghanistan.

    Online è possibile trovare un estratto di sedici pagine del libro mentre qui il sito ufficiale del reportage (in francese) e qui invece l’evento realizzato con la collaborazione di Medici Senza Frontiere.

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