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Xaaraan – Il blog di Antonella Beccaria

Non credo nelle otto del mattino. Però esistono. Le otto del mattino
sono l'incontrovertibile prova della presenza del male nel mondo
Gli ultimi giorni, Andrew Masterson


Una montagna di John D'AgataJohn D’Agata racconta una realtà statunitense. Ma non è molto difficile estendere il concetto al di fuori di quel Paese e pensarlo altrove. Anche dietro l’angolo. Perché di questo si parla nel suo libro Una montagna – I nostri prossimi diecimila anni con le scorie nucleari (Isbn Edizioni):

Yucca Mountain è a 160 km da Las Vegas, la città dove si è appena trasferita la madre di John D’Agata. Da questo luogo simbolo dell’America comincia un’inchiesta spietata e poetica secondo lo stile del new-new journalism alla Foster Wallace, tra i paradossi della gestione dell’energia nucleare. Sostenuto da Reagan e Bush jr., frettolosamente accantonato da Obama, il progetto Yucca Mountain è la “grande opera” più folle mai concepita da un governo occidentale: trasportare via terra 77 mila tonnellate di scorie radioattive sparse negli Usa, e stivarle nel cuore di una montagna nel deserto del Nevada. Tempo dell’operazione: un secolo o giù di lì. A patto che si riesca a riempirlo senza incidenti, il deposito dovrebbe restare al sicuro da infiltrazioni e sconvolgimenti tellurici per 10mila anni. O forse 300mila, stando alle previsioni degli «esperti». Ma come dovrà essere scritto il cartello «pericolo di morte» perché venga compreso dai nipoti dei nostri pronipoti?

E a proposito di centrali di casa nostra, si dia un’occhiata al video di SkyTG24 Unita di crisi – Trino Vercellese (grazie a BestKevin per la segnalazione) e a quanto si scriveva poco tempo fa a proposito di Caorso.

(Via Booksblog)

Due pagine su Caorso: ritorno atomico firmate da Maurizio Chierici e pubblicate sul Fatto Quotidiano di oggi. Argomento: «Nella città della centrale si parla del nuovo possibile impianto, mentre restano da smaltire 8700 fusti di vecchie scorie». Sotto l’articolo di Maurizio, l’intervista “Le mani della ‘ndrina, poche analisi sull’inquinamento”, derivata da questo pezzo precedente.

Per scaricare la doppia pagina centrale, si può cliccare qui (pdf, 495KB).

Domani di Maurizio ChiericiPossono essere intese come due aspetti complementari. Sono le centrali nucleari, tra operazioni di smantellamento di impianti dismessi e nuovi insediamenti da individuare, e tonnellate di scorie (per quanto non solo radioattive), mandate in giro su navi poi affondate, interrate nei fondali marini, o semplicemente buttate al largo con i fusti che le contengono. E sono due tematiche che, a cicli mai troppo fitti, tornano sui giornali, ma che – come se fossero una pratica di smaltimento abusivo delle notizie stesse, oltre che dei rifiuti – vengono ributtate presto nel silenzio.

Analisi dei fatti alla mano, questi argomenti finiscono per nutrire una categoria di personaggi che per varie ragioni si sarebbe preferito evitare. Si tratta di politici quanto meno superficiali, famiglie riconducibili alla criminalità organizzata impegnate nello smantellamento di impianti nucleari, “controllori” con trascorsi affaristici discutibili e vecchi nomi legati ai traffici con i Paesi in via di sviluppo. A parlarne è un giornalista, Gianni Lannes, direttore della rivista Italia Terra Nostra, che da anni indaga su catastrofi ambientali negate o taciute. E che, bersaglio di ripetute intimidazioni, dal 22 dicembre scorso vive protetto da una scorta della polizia.

Qual è il nesso tra lo smantellamento delle centrali nucleari, almeno nel caso di Caorso, e la criminalità organizzata, soprattutto la ‘ndrangheta?

Il contratto di appalto per lo smantellamento della centrale di Caorso intercorso tra la Sogin (società dello Stato nata nel 1999 con il compito precipuo) e la società Ecoge srl, di proprietà dei Mamone con sede a Genova. Già in un rapporto della Direzione investigativa antimafia risalente all’anno 2002, segnalava appunto i Mamone come perfettamente organici alla ‘ndrangheta. Da allora questa ‘ndrina ne ha fatta di strada a suon di appalti discutibili nel ramo ambientale delle bonifiche. Tra l’altro vantano attualmente una serie di pendenze giudiziarie di un certo spessore in Liguria.
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