Non credo nelle otto del mattino. Però esistono. Le otto del mattino
sono l'incontrovertibile prova della presenza del male nel mondoGli ultimi giorni
, Andrew Masterson
2 Jun 2010
Partiamo con il ricorso al suicidio simulato. Per esempio si dovette attendere fino all’inizio del marzo 2003 per avere la conferma che Girolamo La Barbera non si era ammazzato da solo, ma che era stato assassinato. Lo ricordò nel corso delle indagini per il delitto Calvi il boss di cosa nostra Giovanni Brusca e ad accertarlo fu la DIA (Direzione investigativa antimafia) di Palermo, che, basandosi su dubbi che aleggiavano da oltre un decennio, trovò un avallo proprio nelle dichiarazioni del mafioso. Il quale fece anche i nomi dei presunti assassini: Domenico Raccuglia, Francesco Caffrì, ucciso anche lui nel 1996, e Michele Traina.
Anche nel caso della morte di La Barbera, l’intenzione era quella di far pensare che l’uomo, 69 anni, avesse di propria volontà fatto passare una corda intorno a una trave della sua stalla, ad Altofonte, in provincia di Palermo. Poi, tra i pochi bovini che ancora c’erano, si ipotizzò che fosse salito su una sedia, si fosse stretto il cappio intorno al collo e con un calcio fosse rimasto appeso.
Era il 10 giugno 1994 e il corpo dell’uomo, ritrovato intorno alle otto del mattino, non era soltanto quello di un qualsiasi anziano disperato. Suo figlio si chiamava Gioacchino. Nato nel 1959, era quel Gioacchino La Barbera affiliato alla cosca locale fin dall’inizio degli anni Ottanta e che prese il posto di Bernardo Brusca, padre di Giovanni, dopo il suo arresto, nel 1986. La storia giudiziaria di cosa nostra racconta che anche a lui si deve la stagione di terrore delle stragi del 1993 a Firenze, Milano e Roma. Ma, una volta arrestato, iniziò a collaborare con la giustizia autoaccusandosi dell’omicidio del giudice Giovanni Falcone a Capaci, oltre che del suo coinvolgimento dell’eliminazione di Salvo Lima.
Ad Altofonte, nel periodo in cui La Barbera figlio collaborava, il clima per Girolamo non era positivo. Dovunque andasse, al bar o a passeggio, nei campi o in chiesa, avvertiva gli sguardi di riprovazione che si riservano a chi ha tradito, ma anche ai parenti dei traditori. Girolamo, rimasto vedovo da tempo e messo all’indice pure dai familiari, era del tutto abbandonato a se stesso e la situazione non era mutata nemmeno dopo aver sconfessato Gioacchino. Così, mosso da vergogna propria e ostilità altrui, l’ipotesi del suicidio non sarebbe nemmeno stata così implausibile. E infatti gli inquirenti non la esclusero. Ma non esclusero neanche altro, come una vendetta trasversale. E poi, oltre alla spinosa situazione dei La Barbera, Altofonte era un paese che ne racchiudeva anche altri, di fatti strani concomitanti.
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15 May 2010
[L'intervista riportata sotto è divenuta celebre: la realizzò Maurizio Costanzo il 5 ottobre 1980, ai tempi in forza al Corriere della Sera, colloquiando con Licio Gelli, maestro di una famigerata loggia massonica, quella che ha segnato in modo quanto più negativo possibile la storia di questo paese. Alla data in cui uscì questo articolo - otto settimane dopo la strage alla stazione di Bologna - mancavano ancora cinque mesi alle perquisizioni a Castiglion Fibocchi e a Villa Wanda. Perquisizioni che portarono alla scoperta della lista degli iscritti, da cui si venne a sapere che intervistatore e intervistato erano "fratelli" di tessera. Da qui si può scaricare la scansione della pagina originale (formato jpg, 2,7MB).]
Il Corriere della Sera, domenica 5 ottobre 1980
Il fascino discreto del potere nascosto
Parla, per la prima volta, il signor P2
Licio Gelli, capo indiscusso della più segreta e potente loggia massonica, ha accettato di sottoporsi a un’intervista esponendo anche il suo punto di vista. L’organizzazione: «un Centro che accoglie e riunisce solo elementi dotati di intelligenza, cultura, saggezza e generosità per rendere migliore l’umanità». L’album di famiglia: da Giuseppe Balsamo (Cagliostro) a Giuseppe Garibaldi. «Una repubblica presidenziale sull’esempio di De Gaulle». Una frase di Aldo Moro. «Sì, ero all’insediamento di Carter per simpatia». In Italia otto servizi segreti: troppi. I politici: «lavorano nell’interesse del paese oppure solo nell’interesse dei partiti?». L’economia e la moglie di Adenauer. Un consiglio al prossimo presidente del Consiglio: «meno programmi, più fatti».
di Maurizio Costanzo
Nella galleria dei personaggi inavvicinabili è tra i più inavvicinabili: si chiama Licio Gelli, ha sessant’anni, è di Arezzo e non so cosa abbia scritto sulla carta d’identità alla voce professione: industriale? Diplomatico? Politico? In realtà il suo nome compare spesso come il capo indiscusso di una segreta e potente loggia massonica, la «P2», e rimbalza di continuo in questioni di non facile identificazione. Nel corso di questa intervista ha espresso, credo per la prima volta, opinioni, pareri, raccontato episodi. Ma non mi illudo: è solo una delle sue facce, le altre sono celate in qualche parte del mondo.
Quattro anno fa io l’avevo invitata a una puntata di «Bontà loro». Declinò l’invito. Per timidezza? Per mantenere mistero intorno alla sua persona?
Perché non ravvedevo nella mia persona requisiti tali per essere intervistato alla tv.
Come mai adesso ha accettato questo colloquio?
Per premiarla della costanza che ha avuto nell’inseguirmi per quattro anni. Così, dopo questa intervista, spero per altri quattro anni di stare tranquillo.
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Quando Gargoyle Books mi ha chiesto se volessi scrivere la prefazione del libro Mary Terror di Robert McCammon, in libreria dal prossimo 29 aprile, in pochi giorni ho divorato la traduzione italiana. McCammon è un autore di cui avevo già letto altri romanzi e che mi aveva entusiasmato. Ma mai come in questo romanzo. Che sostituisce ambientazioni squisitamente horror con uno scenario che chiama in causa anni Sessanta e Settanta statunitensi, contestazioni e terrorismo. Ecco di seguito le considerazioni scritte a premessa di un libro davvero straordinario.
La prima volta che questo romanzo venne pubblicato in Italia era il gennaio 1991. Arrivato due anni dopo la versione in lingua originale, a darlo alle stampe era stata la casa editrice Interno Giallo e oggi quell’edizione, non più presente nel circuito librario, rientra a pieno titolo della categoria del collezionismo. Fa bene dunque Gargoyle Books a inserire Mary Terror nel proprio catalogo. E lo fa per una serie di ragioni.
Innanzitutto perché dimostra come sia possibile scavalcare la letteratura di genere. O, per la precisione, dimostra quanto la letteratura di genere possa essere uno strumento più che adatto a raccontare la contemporaneità. Tanto che, a vent’anni circa dall’uscita di questo romanzo, esso contiene ancora tutti gli strumenti per guardarsi intorno e interpretare gli accadimenti di oggi.
Partiamo da una considerazione, una specie di bugiardino degli effetti collaterali: se un racconto deve essere una rasoiata, sappiate che questo romanzo lo è in pieno. Provocherà dolore fisico leggere le pagine che seguono. Susciterà paura e ansia. Metterà alla prova la resistenza del lettore, gli farà accusare fatica fisica, ma soprattutto lo farà riflettere su ciò che è stato e ciò che è oggi. Perché Mary Terror è prima di tutto un romanzo politico dai tratti impietosi che non risparmia nessuno dei suoi personaggi. È il ritratto dell’America post-contestazione, di ciò che è rimasto una volta conclusisi gli anni in cui si lottava per una rivoluzione che cambiasse il pianeta, dal singolo essere umano alla più tecnologizzata delle società occidentali. È un romanzo sugli effetti dell’estremismo come unica risposta ritenuta possibile.
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15 Apr 2010
La società americana (ma non solo, direi), le paure contemporanee scandite dall’alternarsi delle emergenze (più o meno pretestuose) presentate all’opinione pubblica, il consumismo come verbo, gli scontri politici freddi e caldi. Di tutto ciò parlano due lunghi articoli scritti dall’opinionista e critico culturale Mark Dery per la rivista elettronica True Slant. Ed entrambi prendono a simbolo e rappresentazione di questi concetti una figura utilizzata dal cinema e dalla letteratura: quella dello zombi. I pezzi si intitolano Dead Man Walking: What Do Zombies Mean? e Dead Man Walking: What Do Zombies Mean?, Part 2 e fanno un’ampia retrospettiva sia dei contesti socio-economici e politici in cui questa figura fantastica si cala che delle opere di fantasia diventate simbolo e metafora per l’interpretazione del reale. Vi si legge infatti:
Lo zombi è un ritornante polivante, una rappresentazione pregna di significati che ha dato forma, in modo alternato, ai ricordi repressi degli orrori della schiavità raccontando sia l’alienazione bianca che l’Altro più oscuro. Ma anche gli incubi della Guerra Fredda generati dai funghi atomici e dagli stermini di massa, le ricadute post-traumatiche dell’Aids e le estese ansie derivanti da minacce virali e bioingegneristiche (come accade in 28 Days Later e Left 4 Dead, sogni disturbati da un’epoca di influenza aviaria e H1N1, quando gli agenti patogeni superano le barriere delle specie e si diffondono, attraverso i viaggi aerei, diventando, da una notte all’altra, pandemie globali [...]).
Nei decenni postbellici, mentre estese aree suburbane e culture commerciali di metastatizzavano nella nazione, Hollywood lancia lo zombi presentandolo come il volto decadente dell’ambivalenza popolare scivolata verso uno scatenato consumismo. Implacabili macchine consumistiche, i morti di George Romero, quelli che strisciano nel centro commerciale di Dawn of the Dead (1978), rappresentano letteralmente la psicologia infantile della cultura del consumo, con la sua fissazione orale, la sua insistenza per la gratificazione istantanea e il suo autogratificante “compro-quindi-sono”. E danno anche una misura di quanto costosi siano i totem dello status [...]. L’oralità insaziabile ha portato a una ridefinizione commercial-capitalistica del cittadino che diventa consumatore, una specie con il “portafogli in bocca” [...].
Adesso che l’apocalisse economica ha lasciato milioni di persone senza lavoro [...], lo zombi [...] incarna le paure americane che sbandierano glorie ormai passate [...]. Gli zombi sono il male contenuto in un’economia moribonda che ci mette a confronto ovunque guardiamo con un paesaggio costellato da centri commerciali, “scatole fantasma” e “negozi zombi”, ridotti a liquidazioni per ridurre i magazzini all’osso, con l’ironica conseguenza che i loro emaciati stock e i loro clienti assenti accelereranno questa spirale mortale.
Questo e altro viene raccontato nei due articoli di Mark Dery facendo notare che il virus che dilaga in 28 Days Later si chiama “Rabbia. Il sonno della ragione del resto genera mostri”.
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Un maniaco isolato o il perno di una rete criminale? In Belgio la domanda sulla reale natura dei crimini commessi da Marc Dutroux, il mostro di Marcinelle, non è nuova. La giustizia, che ci mise otto anni a portare l’uomo davanti alla corte di Arlon (dal 1996, anno in cui venne arrestato, al 2004), ha optato per la prima ipotesi: secondo la sentenza, l’imputato, un elettricista disoccupato, e i suoi complici – la moglie, Michelle Martin, e un “aiutante”, Michel Lelièvre – agirono da soli approfittando della corruzione e della trasandatezza di indagini portate avanti con incompetenza della gendarmeria. Ma questa risposta non ha soddisfatto. Tanto che se fin dall’inizio si parlò di un’associazione ramificata (e sosteneva questa tesi anche la “marcia bianca” del 1996 contro gli errori investigativi commessi), oggi sembra aggiungersi un ulteriore tassello a uno scandalo che arrivò a lambire organi di polizia, le istituzioni e su fino alla casa reale.
Il tassello è la storia di un ex gendarme, Marc Toussaint, che racconta dall’interno i retroscena di un’indagine dai rivoli tutt’altro che nitidi. Lo fa in un libro pubblicato a fine febbraio dalla casa editrice Bernard Gilson che si intitola “Tous manipulés? Avant, pendant et après le cas Dutroux” e che è stato scritto con il giornalista Xavier Rossey. Toussaint, che non ha lavorato solo su un pezzo delle indagini sul mostro (venendo silurato professionalmente), ha un curriculum che comprende anche inchieste su criminalità organizzata e corruzione a cavallo tra gli anni Ottanta e Novanta.
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11 Dec 2009
Domani, nel quarantesimo anniversario della strage del 12 dicembre 1969, alle 16.37 inizia su GNUFunk Radio la terza puntata di Scala di grigio – Ritratti di storie (rilasciata con licenza Creative Commons BY-SA). Si intitola Un normale eroe in divisa: Pasquale Juliano e piazza Fontana. Qui la puntata su Archive.org.
Fonti audio e brani musicali
Credits
Un ringraziamento a MSound.org e GNUFunk Radio per il supporto tecnico nella realizzazione di questa trasmissione.
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Stasera, alle 21, seconda puntata di Scala di grigio – Ritratti di storie in ombra, sempre su GNUFunk Radio. Argomento: La banda della Uno bianca: una scia di terrore lunga sette anni. In replica ci sarà giovedì 26 novembre alle 21. La registrazione può essere inoltre ascoltata e scaricata da Archive.org.
Tag » archive.org, gnufunk radio, scala di grigio, uno bianca
18 Nov 2009
Doppio appuntamento su GNUFunk Radio. Mentre gli archivi delle trasmissioni sono in corso di spostamento anche su Archive.org (e per vedere che c’è, basta visitare questa pagina), giovedì sera alle 20.20 parte la prima puntata della rubrica di libri A parole, in breve. Rilasciato con licenza CC-BY-SA e in onda ogni settimana alla stessa ora, questo primo appuntamento si compone di questi elementi:
La rubrica di libri “A parole, in breve” (CC-BY-SA) parla di Nato: colpito e affondato di Gianni Lannes, uscito con la prefazione di Andrea Purgatori per le Edizioni La Meridiana (collana Passaggi. Clicca qui per sfogliarne un estratto). Dalla scheda di presentazione:Il 4 Novembre del 1994 nell’Adriatico orientale cinque uomini e il loro cane pescano come sempre. Il “Francesco Padre”, la loro barca, ora è un rantolo contorto e i loro corpi giacciono in fondo al mare. La vicenda rientra tra quelle su cui vige il segreto di Stato. Quella notte, in quelle acque, era in corso l’operazione della Nato “Sharp Guard”.
Il brano che ha accompagnato questa puntata si intitola Drunk Again, è contenuto nell’album Alien-American dei Tequila Mockingbird ed è rilasciato con una licenza Creative Commons BY-NC-ND.
Già da ora la registrazione è ascoltabile e scaricabile da Archive.org.
Venerdì sera alle 21 (e giovedì 26 novembre alle 16) invece torna Scala di grigio – Ritratti di storie in ombra e questa volta l’argomento sarà La banda della Uno bianca: una scia di terrore lunga sette anni (anche in questo caso presente su Archive.org):
Scala di grigio – Ritratti di storie in ombra è rilasciato con licenza Creative Commons BY-SA. Questa seconda puntata racconta la vicenda della banda della Uno bianca ed è dedicata alle vittime e ai sopravvissuti. Negli appuntamenti successivi, che avranno cadenza mensile, invece si parlerà di questi temi:
- Alceste Campanile: delitto politico a Reggio Emilia
- I delitti del DAMS: quando si parlò del serial killer all’università
- Ilaria Alpi: la Somalia, la guerra e i traffici dall’occidente
- Fausto e Iaio: una calibro 32 per due giovani del Leoncavallo
- La saponificatrice di Correggio: amiche fatte di sapone
La puntata precedente:
Fonti audio e brani musicali
- I due interventi di Alberto Capolungo, figlio di Pietro Capolungo, una delle vittime della banda, sono tratti da un’intervista realizzata da Antonella Beccaria e Riccardo Marchesini di Giostrafilm.
- Le dichiarazioni di Rosanna Zecchi, moglie di Primo Zecchi e presidentessa dell’associazione vittime, invece appartengono a una registrazione pubblicata in rete da Arcoiris TV.
- L’intervista telefonica a Carmelo Pecora è stata realizzata da Antonella Beccaria.
- Sigla di apertura: Thermals, Grayscale, licenza Creative Commons BY-SA.
- Il primo brano, Senza Sangue, è del gruppo Strade Blu ed è contenuto nell’album Que Viva. Sempre da qui è tratto il brano Buio utilizzato come sottofondo musicale nella prima parte della puntata. Licenza Creative Commons BY-SA.
- Il secondo brano, Il Doppiogiochista, è di Davide Tonello ed è contenuto nella registrazione Tre brani. Licenza Creative Commons BY-NC-ND.
- Il terzo brano, Guardo nel profondo, fa parte dell’omonimo album ed è degli Spin Project. Licenza Creative Commons BY-NC-SA.
- Sigla di chiusura: Choose to be di Allison Crowe, licenza Creative Commons BY-NC-SA.
- I brani che accompagnano il parlato sono opera degli Zero Project e sono contenuti negli album Nocturne e Autumn prelude, licenza Creative Commons BY-SA.
Credits
Un ringraziamento a MSound.org e GNUFunk Radio per il supporto tecnico nella realizzazione di questa trasmissione.
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3 Nov 2009
Forse la famiglia Clutter non dice di per sé molto, se ci si limita al nome. Se invece si cita A sangue freddo di Truman Capote, allora il riferimento diventa più chiaro. Questo libro, uscito per la prima volta nel 1966 con il titolo originale di In Cold Blood, racconta la storia di quella famiglia e dei loro assassini, Richard Eugene Hickock e Perry Edward Smith, partendo in anticipo sul delitto e arrivando a vari anni dopo, in attesa dell’esecuzione della sentenza capitale. Fu con questo libro che il genere del true crime, già nato ma ancora non così diffuso, arrivò ad affermarsi nel mondo letterario.
(Ri)parlarne ora trova ragione in un prossimo anniversario di cui scrive Marek Fuchs su In Cold Blog: il delitto della famiglia Clutter avvenne cinquant’anni fa, il 15 novembre 1959 per la precisione. E si chiede l’autore del post: «libri [come A sangue freddo] hanno un qualche valore salvifico?» Non ne sembra convinto, Fuchs, che sottolinea un fatto: nei cinque decenni trascorsi dal massacro del Kansas e nonostante gli sforzi di Capote di penetrare nella mente dei due assassini, non c’è stata alcuna diminuzione nel tasso degli omicidi né si è mai avuta notizia di qualcuno che ha tralasciato i suoi propositi criminali per aver letto quel testo. Ma prosegue:
Pochi libri [...] sono stati [come questo] un progetto di ingegneria sociale che ci riporta, come sempre con i libri, sugli aspetti personali. In termini abbastanza appropriati, è lì che inizia e finisce A sangue freddo: ai Clutter. C’erano una mamma, un papà, i loro figli [...], tutti intrappolati in una fattoria bianca quella terribile notte [...]. Dopo tutti questi anni, forse, anche i loro amici non ne conservano che vaghi ricordi. Ma c’è un luogo in cui l’immagine dei Clutter non si è dissipata, dove le loro lotte e i loro dolori non si sono persi, dove il calore, la grazia e le ambizioni di quella famiglia sono più vivi che mai. È quel libro, un libro ispirato dalla brutalità che pose fine alla loro esistenza.
Dunque, secondo Marek Fuchs, il true crime non ha alcuna funzione di redenzione, non tiene lontani dal crimine e alla violenza, non strappa ragazzi sbandati a un futuro da galera (e come potrebbe farlo, del resto).
A sangue freddo [invece] riporta in vita i Clutter [...], anche se solo sulla pagina e solo per fugaci momenti, mentre lo si sta leggendo. Certo, non è perfetto, ma è l’unica vita che hanno.
Personalmente ne sono convinta e per questo le storie di crimini reali sono quelle che provo a raccontare.
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Il 13 ottobre è il giorno in cui vengono ricordate le vittime delle banda della Uno Bianca. Oggi, alle 15.30, presso i giardini bolognesi di via Lenin-Populonia, ci sarà la cerimonia di commemorazione. In merito alla recente vicenda di Fabio Savi, lo sciopero della fame iniziato a fine agosto è stato interrotto qualche giorno fa, dopo il trasferimento dall’ospedale di Voghera a un nosocomio di Milano.
Nell’agosto 2006, a pochi giorni dall’indulto, un ergastolano, Roberto Savi, chiese la grazia. Aveva scontato meno di 12 anni per l’omicidio di 24 persone e il ferimento di 102. Poche settimane fa un altro ergastolano, Fabio Savi, fratello di Roberto, ha chiesto una cella singola, il trasferimento a Firenze per avvicinarsi alla moglie e la detenzione in un carcere non di massima sicurezza. Per raggiungere il suo scopo, inizia lo sciopero della fame ed è ricoverato in via prudenziale all’ospedale di Voghera, la città presso cui si trova l’istituto di pena nel quale è rinchiuso.
Per quanto meno clamorose rispetto alle pretese di Roberto Savi, anche quelle di Fabio hanno suscitato polemiche perché riportano l’attenzione su una delle più sanguinarie vicende criminali di questo Paese: quella della banda della Uno bianca. Per comprenderne si inizi dai numeri. C’è una banda composta da sei persone: Roberto, Fabio e Alberto Savi, Luca Vallicelli, Marino Occhipinti e Pietro Gugliotta, scarcerato per fine pena nell’agosto 2008. Cinque sono poliziotti e compiono 103 incursioni, ma tante le volte in cui i banditi tornano a casa a mani vuote.
Anni di errori e depistaggi
Oggi è certo che in quegli anni ci fu chi non seppe guardare nella direzione corretta: ci fu chi indagò su clan di catanesi, bande delle Regate e delle Coop o neonate organizzazioni criminali, come l’inesistente quinta mafia bolognese. Non mancarono nemmeno conflitti di competenza, difetti di coordinamento tra procure, personalismi e carrierismo.
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Tag » fabio savi, la voce delle voci, roberto savi, uno bianca
12 Oct 2009
GNUFunk Radio parte mercoledì sera trasmettendo la prima puntata di Scala di grigio – Ritratti di storie in ombra, trasmissione rilasciata con licenza Creative Commons (da qui si potrà scaricare l’mp3 completo) che inizia ricostruendo i fatti legati alla strage alla stazione di Bologna del 2 agosto 1980 e dedicata alla vittime.
Si tratta di un ciclo di otto puntate che avranno cadenza mensile e che, a seguire, affronteranno questi temi:
Ed ecco le doverose citazioni per il materiale utilizzato nella costruzione di questa prima puntata.
Fonti audio e brani musicali
Credits
Un ringraziamento a MSound.org e GNUFunk Radio per il supporto tecnico.
Tag » 2 agosto 1980, creative commons, gnufunk, gnufunk radio, scala di grigio, strage alla stazione di bologna
Qua è la un po’ di righe nere a mo’ di omissis ci sono, ma il senso generale del discorso illustrato nelle centosessanta pagine del documento in oggetto è chiaro. Si tratta del rapporto datato 7 maggio 2004 e diffuso nei giorni scorsi su detenzione e interrogatori in attività di controterrorismo (file pdf, 10,2 MB) redatto dalla Central Intelligence Agency per il periodo settembre 2001-ottobre 2003. Tirato fuori dal Washington Post e ripreso all’interno di articolo in cui parla l’ex presidente Dick Cheney dichiarando di essere “molto orgoglioso di ciò che abbiamo fatto negli ultimi otto anni in termini di difesa della sicurezza nazionale”, il documento accompagna alcune considerazioni che, dal fronte repubblicano, emergono nei confronti di indagini a carico di alcuni agenti con trascorsi alterni (”Uno schiaffo contro la CIA”). Se oggi, con il cambio di vertice alla Casa Bianca, determinate pratiche sarebbero state dismesse (con evidenti malumori nella vecchia guardia: “[Obama] dovrebbe piuttosto venire a chiederci qual è la formula che abbiamo adottato per proteggere il Paese per tutto questo tempo”), il testo reso pubblico costituisce un utile strumento per capire la piega che ha preso la lotta al terrorismo dopo gli attentati del 2001. L’appendice D, a partire da pagina 142, qualche idea la dà.
Tag » antiterrorismo, central intelligence agency, cia, dick cheney, terrorismo
Se la letteratura si assume il compito di raccontare un mondo più complesso della mera vicenda narrata in un libro, Ho freddo di Gianfranco Manfredi (Gargoyle Books, 2008) ne è una declinazione fulgida. Partendo da un genere – l’horror – la cui funzione sociale e politica è acclarata sia un veste romanzesca che cinematografica, questo libro è uno spaccato sulla storia del pensiero sia umanistico che scientifico, un affresco tanto attuale quanto documentario da rappresentare un esempio. Ecco dunque delineati i cardini di questo romanzo in un’intervista al suo autore.
Nel tuo libro si coniugano due temi paralleli, di solito affrontati separatamente: il mistero e il soprannaturale da un lato e la conoscenza e la sua pratica in termini pre-positivisti. Com’è nata l’idea di coniugare questi due filoni uno di fianco all’altro?
Affiancare ed alternare i due punti di vista (razionale e fantastico) è uno dei cardini espressivi della letteratura gotica classica. Lo stesso atteggiamento è poi passato alla letteratura romantica, basti pensare a Frankenstein che intreccia temi scientifici e soprannaturali. Persino in Sherlock Holmes le indagini rigorosamente razionali prendono sempre le mosse da eventi prodigiosi, come ad esempio l’apparizione del mostruoso e spettrale Mastino dei Baskerville. La letteratura contemporanea tende a distinguere nettamente questi due approcci, ma a mio avviso, se li si considera separatamente perdono gran parte del loro fascino che sta nel fatto di porci costantemente una domanda: è vero o è falso? E’ un’esperienza reale o un delirio? Il sottile disturbo che pervade la lettura nasce proprio da questa incertezza.
Ho freddo non è solo un romanzo: è un trattato di storia del pensiero e della scienza. Quali sono stati i tuoi percorsi per il reperimento della documentazione?
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Il testo che segue è stato scritto da Jean Paul Pougala, autore del libro uscito per Einaudi con il titolo In Fuga dalle tenebre, una denuncia sia delle condizioni sociali in Africa che di quelle di immigrato in Italia (lo scrittore di origine camerunense ha infine acquisito la cittadinanza l’estate scorsa). È una lettera aperta che, datata 2 aprile 2009, Pougala indirizza da Moncalieri al presidente del consiglio e che viene pubblicata il giorno successivo sul sito di Peacelink per affermare che “passano i giorni e l’odio del Suo governo verso gli stranieri dimostra di non avere limiti”. Non si può che riportarla integralmente.
Presidente Berlusconi,
Una settimana dopo l’insediamento del Suo governo, il ministro dell’Interno dichiarava ad una trasmissione televisiva, con una ingenuità sconcertante, che tutti potevano constatare che da quando il Suo governo era ritornato al potere, non c’erano più sbarchi dei migranti sulle coste meridionali del Paese. Egli contrapponeva il presunto lassismo del precedente governo della sinistra al nuovo pugno duro della destra al potere. Soltanto che non aveva consultato la meteorologia per accorgersi che in quei giorni il mare era mosso e impediva a quei morti di fame di mettersi in viaggio.
Qualcuno è veramente convinto che esista uno solo dei migranti che prima di mettersi in viaggio si preoccupa di una qualche legge restrittiva fatta in Italia o altrove? Lei pensa che il famoso “Libretto Rosso”, che bollava i migranti italiani in America negli anni 20 come “analfabeti” e li costringeva alla “quarantena”, li scoraggiasse veramente a sbarcare nel “nuovo mondo”?
Presidente, da che mondo è mondo, i poveri che vivacchiano qui è là alla ricerca di una vita felice non hanno mai goduto di alcuna libertà.
Hanno sempre subìto. Oggi i paesi poveri si vantano del fatto che i soldi loro mandati a casa dai loro emigrati nei paesi ricchi sono il doppio dei soldi dei vari prestiti che ricevono dal sistema finanziario internazionale, anche se nel paese di arrivo sono trattati peggio dei topi da schiacciare.
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Tag » immigrazione, In Fuga dalle tenebre, peacelink, silvio berlusconi
Dopo l’esperienza estiva di BoNoir con Riccardo Marchesini e GiostraFilm, si riparte tra poco con quella invernale (o quasi). Diverse le novità: il nome della manifestazione, che si chiamerà “Racconti nell’ombra – Viaggio negli enigmi bolognesi”, la location è la sala teatro “Biagi-D’Antona” di Castel Maggiore, alle porte di Bologna, e l’inserimento all’interno della stagione teatrale 2008-2009 intitolata Sguardi e diretta da Francesca Mazza. Qui (in formato pdf) il programma completo della stagione mentre per quanto riguarda gli appuntamenti con “Racconti nell’ombra” queste sono le date: