E rimasero impuniti: i benefattori di Solidarnosc e l’almeno annunciata glasnost vaticana

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E rimasero impunitiIntanto nuovi verbali d’interrogatorio sono stati compilati. Lo scorso giugno, per esempio, Massimo Ciancimino, il figlio del potente sindaco di Palermo Vito Ciancimino, è stato sentito da pubblico ministero Tescaroli per il contenuto dell’intervista rilasciata a Gianluigi Nuzzi in Vaticano Spa. Oggetto delle domande sono stati i rapporti tra suo padre e la banca vaticana nel corso degli anni Settanta e Ottanta.

«Le transazioni a favore di mio padre», ha detto il figlio del sindaco di Palermo a Nuzzi, «passavano tutte tramite i conti e le cassette dello IOR. Poi [i soldi venivano] trasferiti a Ginevra […]. Mio padre mi ripeteva che queste cassette erano impenetrabili perché era impossibile poter esercitare una rogatoria all’interno dello Stato del Vaticano […]. Allo IOR i movimenti finanziari verso Stati esteri erano molto più economici di altri canali, come i classici “spalloni”. Si poteva operare nella totale riservatezza, lasciando una minima offerta alla banca del papa».

Quanto ci sia di fondato nelle parole di Ciancimino junior deve essere ancora accertato, compresi dettagli non irrilevanti come il finanziamento alla corrente andreottiana della Democrazia Cristiana, le percentuali versate a titolo di donazio ne a ecclesiastici compiacenti, la complicità nei passaggi della tangente Enimont e la gestione di denaro per contro dell’«ingegner Loverde», alias Bernardo Provenzano.

Sempre Luca Tescaroli nell’autunno del 2008 era andato poi a parlare direttamente anche con un protagonista delle rivolte anticomuniste in Polonia, Lech Wałęsa. Lo aveva raggiunto a Gadansk e l’argomento comprendeva, oltre l’impiccagione del 18 giugno 1982, il ruolo della banca vaticana nel finanziamento dei movimenti ostili ai regimi del Patto di Varsavia. «Era soltanto solidarietà», disse l’ex sindacalista di Danzica al magistrato italiano. Il quale gli fece notare che, in termini numerici, si trattava di solidarietà per mille milioni di dollari e che c’era il fondato sospetto che il denaro provenisse da cosa nostra.

Lo aveva scritto lo stesso Calvi prima di morire e Tescaroli avrebbe voluto il nome di alcuni di questi «benefattori». «Non li conosco, […] la Chiesa in Polonia ci appoggiava e forse aveva qualche contatto con il banchiere Calvi. La Chiesa si identificava con la nostra lotta. I controlli di polizia non riguardavano i pacchi ecclesiastici e dunque suppongo che il finanziamento si svolgesse in quel modo».

Il 2010 ha portato anche ad altre novità. Mentre è emerso che solo il 22 per cento dei dirigenti d’azienda si sarebbe comportato come l’avvocato Giorgio Ambrosoli (ucciso l’11 luglio 1979 perché chiamato a liquidare la banca di Michele Sindona e indicato come un esempio da seguire dal governatore della Banca d’Italia, Mario Draghi), in casa IOR si è cercato di rimettere mano a diversi aspetti per renderli possibilmente più trasparenti. Vuoi per l’enciclica di Benedetto XVI Caritas in veritate o per i retroscena sui giochi finanziari del post Marcinkus raccontati in Vaticano Spa da Gianluigi Nuzzi, nell’autunno 2009 c’era stato un avvicendamento al vertice della banca della Santa Sede. Ad Angelo Caloia, nominato presidente nel 1989 al posto del vescovo americano e «responsabile» di non essersi accorto almeno fino a Mani Pulite del perseverare di una certa disinvoltura, è subentrato Ettore Gotti Tedeschi.

Il quale, nella sua biografia, vede incrociare nomi come quello di Gianmario Roveraro, il banchiere dell’Opus Dei scomparso da Parma il 5 luglio 2006 e ritrovato senza vita due settimane più tardi lungo l’autostrada A15, tra Solignano e Fornovo Val di Taro. Gotti Tedeschi e Roveraro fondarono nel 1987 la banca d’affari Akros e lavorarono al collocamento in borsa rispettivamente di Parmalat e Cirio. Nel 2005, il futuro presidente dello IOR venne anche indagato con altri settantuno banchieri per la bancarotta del colosso agroalimentare parmense uscendone con un proscioglimento due anni più tardi.

Nel frattempo, Gotti Tedeschi, che aveva iniziato la sua carriera alla McKinsey, aveva fatto parte del consiglio d’amministrazione della banca Sanpaolo IMI e della Cassa Depositi e Prestiti, oltre che consigliere del ministro delle finanze Giulio Tremonti. In Vaticano c’era entrato nel 2008, quando il segretario di Stato, il cardinale Tarcisio Bertone, lo aveva introdotto nel governatorato della Santa Sede e aveva collaborato alla stesura dell’enciclica del 2009 del pontefice Joseph Ratzinger. In essa non c’erano riferimenti diretti alla vicenda Marcinkus-Calvi, ma a qualcuno era sembrato chiaro il significato di passaggi in cui si diceva che «senza verità, senza fiducia e amore per il vero, non c’è coscienza e responsabilità sociale, e l’agire sociale cade in balia di privati interessi e di logiche di potere». E di lì era iniziata la specie di glasnost vaticana.

La quale, oltre all’avvicendamento alla presidenza dello banca vaticana, aveva previsto anche altre variazioni. Tra queste, la «sospensione» sine die dell’ufficio del Prelato dello IOR, potente carica che sovrintendeva alla gestione della banca collegando la commissione cardinalizia, massimo istituto di vigilanza, al consiglio di presidenza. Inoltre era stata decretata la relativa promozione del prelato – suonata più come una retrocessione -, monsignor Piero Pioppo, già segretario dell’ex cardinale di Stato Angelo Sodano, nominato nunzio apostolico in Camenun e Guinea Equatoriale. Ulteriore tappa dell’operazione trasparenza avviata sotto il torrione di Nicola V – dove viene gestito oggi un patrimonio pari a cinque miliardi di euro e conservata nei proprio caveau una tonnellata d’oro – l’ha raccontata Gian Guido Vecchi l’8 gennaio 2010 in un articolo comparso sul Corriere della Sera: nel corso di quest’anno, infatti, il Vaticano «si impegnerà a recepire “tutte le normative dell’Unione Europea sulla prevenzione del riciclaggio di denaro, della frode e della falsificazione”.

Con l’inizio dell’anno, infatti, è divenuta operativa la “convenzione monetaria” tra la Santa Sede e l’Unione Europea sottoscritta a Bruxelles il 17 dicembre scorso dall’arcivescovo André Dupuy, nunzio apostolico presso la UE, e dal commissario europeo uscente Joaquín Almunia. L’intesa sostituisce quella stipulata il 29 dicembre del 2000, con la quale si introduceva l’euro come moneta ufficiale della Città del Vaticano […]». In termini più semplici, l’intenzione sarebbe quella di dire addio al proprio status di offshore nel cuore di Roma.

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