“Contropotere”: un libro per raccontare “la notte della Repubblica e i giornalisti che hanno tentato di fare luce”

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ContropotereLa casa editrice Nutrimenti annuncia, tra le novit del prossimo novembre, un libro scritto da Massimiliano Griner, sceneggiatore e studioso, e Lilly Viccaro Theo, giornalista. Si intitola Contropotere – La notte della Repubblica e i giornalisti che hanno tentato di fare luce e questo il testo con cui si presenta:

Anni Settanta, in Italia si muovono forze insidiose per la democrazia. Ma sono anche anni in cui il giornalismo investigativo e d’inchiesta ha i suoi momenti pi alti. Sono i tempi di Marco Nozza, che segue implacabilmente gli sviluppi dell’inchiesta sulla strage di piazza Fontana. Di Camillo Arcuri, Giampaolo Pansa e Mauro De Mauro, che delle intenzioni golpiste di Junio Valerio Borghese hanno sentore ben prima dell’ora X. O di Pino Nicotri, che paga la sua curiosit di cronista finendo vittima del teorema ‘7 aprile’. Questo libro racconta queste e molte altre storie di un giornalismo che volle e seppe essere un quarto potere, e che in un’epoca come l’attuale, dominata dalla concentrazione delle propriet e dall’omologazione generale, impossibile non considerare come un esempio.

Il libro inserito nella collana di saggistica Igloo.

E c’ chi ancora specula su Emanuela Orlandi. L’incredibile “proposta” fatta a Pino Nicotri

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Un “affare” che si sentito declinare il giornalista Pino Nicotri. Raccontata sul suo blog nel post Il Lupo 007 deve avermi scambiato per Cappuccetto Rosso. Mi stata fatta a suo nome una bella proposta truffa: “Trovami 4 milioni di euro che facciamo liberare Emanuela Orlandi”. Cifra poi scesa, come in un suk di peracottari, ad appena 100 mila euro…:

“250 mila euro per leggere il suo memoriale. Altri 250 mila per portartene via una copia. E 3 milioni e mezzo di euro per far liberare Emanuela Orlandi. Cos tu diventi il giornalista pi famoso del mondo”. La proposta mi lascia a bocca aperta. A farmela non uno sconosciuto o un cialtrone, ma uno stimato professionista che conosco da 30 anni e che in passato ha avuto l’avventura di difendere in una causa civile un parente di un carabiniere di Bergamo che si chiama Luigi Gastrini. S, proprio il sedicente ex 007 dei nostri servizi segreti militari Sismi, asserito nome in codice Lupo, attuale proprietario di una fattoria in Brasile, che la sera del 16 giugno ha telefonato in diretta al programma Metropolis della tv privata capitolina RomaUno per dire che “Emanuela Orlandi viva e si trova in un manicomio a Londra”.

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La cronaca criminale di Pino Nicotri e la banda “a geometria variabile”

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Cronaca criminaleUn video per presentare il libro Cronaca criminale – La storia definitiva della banda della Magliana, scritto da Pino Nicotri:

Magistrati che se ne sono occupati affermano che la Banda della Magliana un’invenzione giornalistica e che non mai esistita una organizzazione unitaria della malavita romana oppure, al contrario, che era molto di pi di una banda, molto pi pericolosa, ed stata colpevolmente sottovalutata. Sta di fatto che la bandaccia, come veniva anche chiamata, protagonista di romanzi, film e sceneggiati televisivi di grande successo e suggestione, fino a diventare sinonimo di cupola onnicomprensiva della malavita capitolina dalla seconda met degli anni Settanta alla fine degli anni Ottanta e a far sospettare che esista ancora. Associata alla mafia e al terrorismo nero, ritenuta ricca di agganci e compiacenze nelle zone torbide dei servizi segreti, della finanza, della massoneria e della gerarchia vaticana, tanto da esserne la longa manus negli affari pi sporchi, le propaggini della Banda della Magliana sono state viste in quasi tutti i casi che hanno scandito la burrascosa storia italiana di quegli anni sanguinosi: l’omicidio del giornalista Mino Pecorelli, l’attentato al banchiere Roberto Rosone, l’uccisione di Roberto Calvi, i depistaggi del rapimento di Aldo Moro, la strage di Bologna, le scorribande della banca vaticana Ior e le losche manovre della Loggia P2 di Licio Gelli. I confini tra mito e realt si sono sempre pi assottigliati fino a diventare evanescenti e provocare, dopo venticinque anni, il surreale coinvolgimento della bandaccia nelle indagini sulla scomparsa di Emanuela Orlandi, con una serie di presunti scoop tanto clamorosi quanto finiti tutti come sempre in nulla. Ma come stanno in realt le cose? Esisteva la onnitentacolare Banda della Magliana? O fu una stagione infelice che vide l’Urbe ridotta a prostituta di bande borgatare e cricche affaristiche e corruttrici allattate dal potere? Capire l’arcipelago Magliana vuol dire addentrarsi in una tragedia collettiva fatta di avidit e ferocia, deliri di onnipotenza criminale e sottili disegni politici, un magma in cui tutto si fonde insieme e che, una volta raffreddato, ha lasciato sogni di pietra e morti senza gloria.

Nicotri: il 7 aprile, i teoremi e i pseudoracconti in tempi di affarismo

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Spettacolare post di Pino Nicotri sul blog Arruotalibera. Il testo si intitola 7 aprile 1979, la lezione ancora valida: troppo spesso il giornalismo servile, specie quando mancano gli editori puri e abbondano invece quelli affaristi e sostanzialmente suggerisce un’evoluzione – o una nuova et – della strategia della tensione attraverso l’uso dei media. Se in questo post il processo 7 aprile predominante non solo per questioni di anniversari (domani saranno trascorsi esattamente trent’anni), ma anche perch il giornalista ci venne tirato dentro con l’accusa di essere il telefonista delle Brigate Rosse (“confondendolo” per con Valerio Morucci), Nicotri fa anche altri esempi: quello raccontato in modo ottimo in questo libro (peraltro finito ieri: aiuta a ben comprendere quelle che sono state balle e omissioni spacciate in tutti questi anni sul caso di Emanuela Orlandi) ma anche ci che si legge ogni giorno sui giornali, emergenze varie comprese. O, aggiungerei, la non verifica della veridicit di determinati allarmi, per i quali ci si accontenta delle denunce penali e degli epiteti istituzionali (salvo poi, in caso di disastro ricredersi o far finta di nulla). Infine racconta anche un’epoca straordinaria in cui, se un giornalista veniva accusato di reati pur gravissimi, trovava la solidariet di (almeno) alcuni degli editori suoi committenti che scendevano in campo per primi. Ha ragione Nicotri, oggi sarebbe impensabile.

E in chiusura alcuni passaggi del post uscito su Arruotalibera

Ma veniamo ora al vero problema, che si ripete sempre: il caso 7 aprile fu in realt un sequestro e un processo di massa a mezzo stampa. A tenere gli imputati in galera era il baccano dei mass media, che avvaloravano man mano le balle pi colossali rifilate dagli inquirenti che non sapevano pi come tenere in piedi una montatura tanto mostruosa quanto vacua […]. Il giornalismo pessimo, per, non quello degno del nome […].

Appena quattro anni dopo il 7 aprile ’79, lo stesso uso vergognoso dei mass media dilagato alla grande con il caso della scomparsa della cittadina vaticana Emanuele Orlandi, che ancora oggi, a 25 anni di distanza, si insiste a dire sia stato un rapimento, quando invece perfino il giudice Severino Santiapichi, lo stesso che a Roma ha presieduto il collegio giudicante del caso 7 aprile e poi anche del caso Moro, ha dichiarato a pi riprese che si tratto di un “rapimento mediatico”: cio di balle rifilate ai mass media e da questi ingordamente avvalorate per nascondere i veri motivi della scomparsa della ragazza. Motivi che nulla hanno di politico, ma molto devono avere a che vedere con gli obbrobbri del Vaticano se dobbiamo giudicare dalla ostinata e documentatissima volont della “Santa Sede” di tacere e sabotare linchiesta dei magistrati italiani. Il culmine dell’uso violento e politicamente finalizzato dei mass media stato senza dubbio l’invasione dellIraq, avvenuta grazie alla campagna di stampa a base di panzane sulle “bombe atomiche” e altre armi di distruzione di massa […].

La strategia e luso del capro espiatorio vecchia pi del cucco, ma ha sempre funzionato. La gestione del potere costituito e di quello arrembante per perpetuarsi, per poter fare e giustificare le guerre, ha bisogno di costruire societ percorse dalla paura e dalle paure. Che portano immancabilmente alla costruzione del capro espiatorio di turno, per scoprire solo dopo che si trattava di un nemico fasullo.