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Xaaraan – Il blog di Antonella Beccaria

Non credo nelle otto del mattino. Però esistono. Le otto del mattino
sono l'incontrovertibile prova della presenza del male nel mondo
Gli ultimi giorni, Andrew Masterson


Cronaca criminaleUn video per presentare il libro Cronaca criminale – La storia definitiva della banda della Magliana, scritto da Pino Nicotri:

Magistrati che se ne sono occupati affermano che la Banda della Magliana «è un’invenzione giornalistica» e che «non è mai esistita una organizzazione unitaria della malavita romana» oppure, al contrario, che «era molto di più di una banda, molto più pericolosa, ed è stata colpevolmente sottovalutata». Sta di fatto che la «bandaccia», come veniva anche chiamata, è protagonista di romanzi, film e sceneggiati televisivi di grande successo e suggestione, fino a diventare sinonimo di «cupola» onnicomprensiva della malavita capitolina dalla seconda metà degli anni Settanta alla fine degli anni Ottanta e a far sospettare che esista ancora. Associata alla mafia e al terrorismo nero, ritenuta ricca di agganci e compiacenze nelle zone torbide dei servizi segreti, della finanza, della massoneria e della gerarchia vaticana, tanto da esserne la longa manus negli affari più sporchi, le propaggini della Banda della Magliana sono state «viste» in quasi tutti i casi che hanno scandito la burrascosa storia italiana di quegli anni sanguinosi: l’omicidio del giornalista Mino Pecorelli, l’attentato al banchiere Roberto Rosone, l’uccisione di Roberto Calvi, i depistaggi del rapimento di Aldo Moro, la strage di Bologna, le scorribande della banca vaticana Ior e le losche manovre della Loggia P2 di Licio Gelli. I confini tra mito e realtà si sono sempre più assottigliati fino a diventare evanescenti e provocare, dopo venticinque anni, il surreale coinvolgimento della «bandaccia» nelle indagini sulla scomparsa di Emanuela Orlandi, con una serie di presunti scoop tanto clamorosi quanto finiti tutti come sempre in nulla. Ma come stanno in realtà le cose? Esisteva la onnitentacolare Banda della Magliana? O fu una stagione infelice che vide l’Urbe ridotta a prostituta di bande borgatare e cricche affaristiche e corruttrici allattate dal potere? Capire l’arcipelago Magliana vuol dire addentrarsi in una tragedia collettiva fatta di avidità e ferocia, deliri di onnipotenza criminale e sottili disegni politici, un magma in cui tutto si fonde insieme e che, una volta raffreddato, ha lasciato sogni di pietra e morti senza gloria.

Tiziana Di Masi - Mafie in pentola

Tiziana Di Masi è una brava attrice che ha dedicato una parte della sua professione al teatro civile e della memoria. Il prossimo 9 ottobre debutterà a Forlimpopoli (Teatro Verdi, ore 15.30) con lo spettacolo Mafie in pentola – Libera Terra, il sapore di una sfida, che andrà in scena nell’ambito dell’annuale rassegna organizzata da Casa Artusi:

Cibo e lotta alle mafie, teatro gastronomico e l’impegno per il recupero della memoria storica: i miei due ambiti di lavoro decennale finalmente si coniugano e si intrecciano in un progetto che è nato così, da un’idea sorta una mattina di novembre..all’improvviso e casualmente, come nascono le migliori cose. Ancora una volta uso il cibo, come straordinaria metafora della vita e mezzo efficace per raccontare delle storie, storie di vita, lavoro, di sfide vinte e di battaglie ancora in corso [...].

Mafie in pentola nasce dalle esperienze e dai viaggi di Andrea Guolo e Tiziana Di Masi sui terreni confiscati alle mafie da nord a sud dove in questi ultimi mesi abbiamo raccolto interviste, documenti e materiale audio-video, con la preziosa disponibilità di tutti coloro che li lavorano che ci hanno accolto e aiutato a comprendere il significato più profondo del loro lavoro su quelle terre. Milioni di ettari di terreno tra Sicilia, Calabria, Campania, Puglia, hanno assistito a secoli di violenza, sfruttamento, illegalità, omicidi. E dalle grandi regioni del sud le mafie si sono estese fino al nord. Ora quelle stesse terre, liberate dalla mafia con lo strumento della confisca previsto dalla legge 109/1996, offrono al mercato alcuni gioielli enogastronomici del nostro Paese.

Qui [pdf, 203 KB] c’è una scheda di dettaglio del progetto mentre qui il comunicato stampa del 9 ottobre.

Attentato a Gianni Lannes

Mettetevi comodi prima di iniziare a leggere questa intervista. E fatelo per due ragioni: la prima, preliminare, perché l’intervista è lunga. La seconda perché, proprio per il dettaglio delle risposte, vi racconterà un pezzo di storia che sui giornali leggete di rado. Dovete andare a cercarvela, questa informazione, tra le rare incursioni sui quotidiani nazionali o nelle colonne della stampa quasi di nicchia.

Eppure Gianni Lannes, il giornalista che parla nelle righe che seguono, a qualcuno dà fastidio. Dà fastidio al punto che nei giorni scorsi ha subìto una nuova – e non di scarso rilievo – intimidazione. Come scrisse il giornalista Andrea Purgatori nella sceneggiatura del film Il muro di gomma, il racconto della sua indagine sull’abbattimento del DC9 dell’Itavia sui cieli di Ustica, «la notizia è finita a pagina 16, ma qualcuno l’ha letta». Non occorre conquistarsi le aperture delle prime pagine per dimostrare la propria professionalità. E non occorre conquistarsele nemmeno per vedersi minacciati di morte.

Insomma, prendetevi il tempo che vi serve per leggere quanto vi viene raccontato. Fatelo “a puntate”, nel caso non possiate farlo in un fiato, ma arrivate fino in fondo. Perché ci sono aspetti della vostra vita che non vi vengono raccontati. Eppure qualcuno paga per tutti scontando la “colpa” di ricostruirli, quei fatti. Paga anche per voi.

Un’auto incendiata a luglio, promesse di morte arrivata via mail e nei giorni scorsi l’esplosione della seconda vettura. Ma cosa stai scrivendo che dà così tanto fastidio?

Non ho bisogno e non mi interessa fare pubblicità, ma ho appena pubblicato un libro intitolato Nato: colpito e affondato relativo a una quasi sconosciuta Ustica bis – anche se ne avevo anticipato in sintesi i contenuti esplosivi il 4 novembre 2008 sul quotidiano La Stampa – relativa ai trattati segreti fra il nostro Paese e gli Usa, ma soprattutto l’Alleanza atlantica. Il 2 luglio mi sarei dovuto recare a Napoli per intervistare il professor Giulio Russo Krauss, docente all’Accademia navale di Livorno, all’università Federico II, nonché consulente giudiziario. Ma qualcuno ha pensato bene di disintegrare l’autovettura di mia moglie sotto la mia abitazione sconosciuta ai più.
(more…)

Gianni Lannes, il direttore di Terra Italia Nostra, già lo scorso 2 luglio si era visto bruciare l’auto per le inchieste giornalistiche che conduce. Poi era giunta una lettera minatoria che lo minacciava di morte e nella tarda serata di ieri è successo quanto ha scritto nella notte:

Ennesimo attentato incendiario di stampo mafioso ai danni di un’autovettura non assicurata del giornalista Gianni Lannes. Ignoti alle ore 23,40 circa del 5 novembre hanno fatto saltare in aria l’automobile del cronista impegnato nell’inchiesta delle navi dei veleni e recentemente nell’indagine sull’inceneritore che la Caviro vuole realizzare illegalmente a Carapelle in Puglia. Stamani Lannes si era recato e trattenuto in tribunale a Lucera (FG) per visionare la documentazione inerente ill mercantile giapponese ET SUYO MARU affondato nel basso Adriatico il 16 dicembre 1988 in circostanze nebulose. Nel pomeriggio era prevista la pubblicazione del libro d’inchiestsa NATO: COLPITO E AFFONDATO [...].

L’8 luglio era stata presentata un’interrogazione parlamentare dal deputato Leoluca Orlando al presidente del consiglio Berlusconi e al ministro dell’interno Maroni. A tutt’oggi non è pervenuta alcuna risposta governativa. Si teme per la vita e l’incolumità di Gianni Lannes e della sua famiglia che non godono ancora di una qualsivoglia protezione dello Stato.

Sull’argomento se n’era scritto già un po’ di tempo fa qui e dei fatti di ieri sera ne parla anche la rivista di Lannes.

  • 2 commenti
  • Scritto per storie nere
  • Paranoia: the 21st Century FearSi intitola Paranoia: the 21st Century Fear ed è il libro di Daniel Freeman e Jason Freeman, uno psicologio e uno scrittore, che partono scavando nelle notizie dei giornali per capire se e quanto fondate siano le paure che quotidianamente accompagnano la vita contemporanea. Pubblicato dalla casa editrice Oxford University Press a fine 2008 (e acquistabile su Amazon), del libro è possibile leggere un estratto (in formato pdf) che parte analizzando i motivi per cui i cittadini statunitensi e britannici (e i loro figli) hanno iniziato a uscire meno di casa. Il fatto che l’intrattenimento all’interno delle pareti domestiche oggi offra maggiori possibilità determinando (o contribuendo) a problemi fisici legati a un aumento del peso corporeo e patologie correlate, dicono i ricercatori, non è una spiegazione esauriente o, meglio, è un sintomo: un altro pezzo di spiegazione risiederebbe nei rischi che si pensa di correre uscendo fuori, rischi che non vengono percepiti come meno concreti dalla presenza di telecamere di sorveglianza o di altri sistemi di controllo del territorio. Si legge infatti nella presentazione del volume che:

    The world can be a dangerous place, for sure. But have we lost the knack of judging risk? Are we letting paranoia get the better of us? In this entertaining and thought-provoking book, based on the most up-to-date scientific research, Daniel and Jason Freeman highlight just how prominent paranoia is today. One in four of us have regular paranoid thoughts. The authors analyse the causes of paranoia, identifying the social and cultural factors that seem to be skewing the way we think and feel about the world around us. And they explain why paranoia may be on the rise and, crucially, what we can do to tackle it.

    Sul sito Paranoid thoughts che presenta in libro si vuole andare oltre offrendo ulteriori spunti di indagine e di dialogo con i lettori (via BoingBoing).

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