Non credo nelle otto del mattino. Però esistono. Le otto del mattino
sono l'incontrovertibile prova della presenza del male nel mondoGli ultimi giorni
, Andrew Masterson
13 Nov
Mettetevi comodi prima di iniziare a leggere questa intervista. E fatelo per due ragioni: la prima, preliminare, perché l’intervista è lunga. La seconda perché, proprio per il dettaglio delle risposte, vi racconterà un pezzo di storia che sui giornali leggete di rado. Dovete andare a cercarvela, questa informazione, tra le rare incursioni sui quotidiani nazionali o nelle colonne della stampa quasi di nicchia.
Eppure Gianni Lannes, il giornalista che parla nelle righe che seguono, a qualcuno dà fastidio. Dà fastidio al punto che nei giorni scorsi ha subìto una nuova – e non di scarso rilievo – intimidazione. Come scrisse il giornalista Andrea Purgatori nella sceneggiatura del film Il muro di gomma, il racconto della sua indagine sull’abbattimento del DC9 dell’Itavia sui cieli di Ustica, «la notizia è finita a pagina 16, ma qualcuno l’ha letta». Non occorre conquistarsi le aperture delle prime pagine per dimostrare la propria professionalità. E non occorre conquistarsele nemmeno per vedersi minacciati di morte.
Insomma, prendetevi il tempo che vi serve per leggere quanto vi viene raccontato. Fatelo “a puntate”, nel caso non possiate farlo in un fiato, ma arrivate fino in fondo. Perché ci sono aspetti della vostra vita che non vi vengono raccontati. Eppure qualcuno paga per tutti scontando la “colpa” di ricostruirli, quei fatti. Paga anche per voi.
Un’auto incendiata a luglio, promesse di morte arrivata via mail e nei giorni scorsi l’esplosione della seconda vettura. Ma cosa stai scrivendo che dà così tanto fastidio?
Non ho bisogno e non mi interessa fare pubblicità, ma ho appena pubblicato un libro intitolato Nato: colpito e affondato relativo a una quasi sconosciuta Ustica bis – anche se ne avevo anticipato in sintesi i contenuti esplosivi il 4 novembre 2008 sul quotidiano La Stampa – relativa ai trattati segreti fra il nostro Paese e gli Usa, ma soprattutto l’Alleanza atlantica. Il 2 luglio mi sarei dovuto recare a Napoli per intervistare il professor Giulio Russo Krauss, docente all’Accademia navale di Livorno, all’università Federico II, nonché consulente giudiziario. Ma qualcuno ha pensato bene di disintegrare l’autovettura di mia moglie sotto la mia abitazione sconosciuta ai più.
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6 Nov
Gianni Lannes, il direttore di Terra Italia Nostra, già lo scorso 2 luglio si era visto bruciare l’auto per le inchieste giornalistiche che conduce. Poi era giunta una lettera minatoria che lo minacciava di morte e nella tarda serata di ieri è successo quanto ha scritto nella notte:
Ennesimo attentato incendiario di stampo mafioso ai danni di un’autovettura non assicurata del giornalista Gianni Lannes. Ignoti alle ore 23,40 circa del 5 novembre hanno fatto saltare in aria l’automobile del cronista impegnato nell’inchiesta delle navi dei veleni e recentemente nell’indagine sull’inceneritore che la Caviro vuole realizzare illegalmente a Carapelle in Puglia. Stamani Lannes si era recato e trattenuto in tribunale a Lucera (FG) per visionare la documentazione inerente ill mercantile giapponese ET SUYO MARU affondato nel basso Adriatico il 16 dicembre 1988 in circostanze nebulose. Nel pomeriggio era prevista la pubblicazione del libro d’inchiestsa NATO: COLPITO E AFFONDATO [...].
L’8 luglio era stata presentata un’interrogazione parlamentare dal deputato Leoluca Orlando al presidente del consiglio Berlusconi e al ministro dell’interno Maroni. A tutt’oggi non è pervenuta alcuna risposta governativa. Si teme per la vita e l’incolumità di Gianni Lannes e della sua famiglia che non godono ancora di una qualsivoglia protezione dello Stato.
Sull’argomento se n’era scritto già un po’ di tempo fa qui e dei fatti di ieri sera ne parla anche la rivista di Lannes.
11 Jan
Si intitola Paranoia: the 21st Century Fear ed è il libro di Daniel Freeman e Jason Freeman, uno psicologio e uno scrittore, che partono scavando nelle notizie dei giornali per capire se e quanto fondate siano le paure che quotidianamente accompagnano la vita contemporanea. Pubblicato dalla casa editrice Oxford University Press a fine 2008 (e acquistabile su Amazon), del libro è possibile leggere un estratto (in formato pdf) che parte analizzando i motivi per cui i cittadini statunitensi e britannici (e i loro figli) hanno iniziato a uscire meno di casa. Il fatto che l’intrattenimento all’interno delle pareti domestiche oggi offra maggiori possibilità determinando (o contribuendo) a problemi fisici legati a un aumento del peso corporeo e patologie correlate, dicono i ricercatori, non è una spiegazione esauriente o, meglio, è un sintomo: un altro pezzo di spiegazione risiederebbe nei rischi che si pensa di correre uscendo fuori, rischi che non vengono percepiti come meno concreti dalla presenza di telecamere di sorveglianza o di altri sistemi di controllo del territorio. Si legge infatti nella presentazione del volume che:
The world can be a dangerous place, for sure. But have we lost the knack of judging risk? Are we letting paranoia get the better of us? In this entertaining and thought-provoking book, based on the most up-to-date scientific research, Daniel and Jason Freeman highlight just how prominent paranoia is today. One in four of us have regular paranoid thoughts. The authors analyse the causes of paranoia, identifying the social and cultural factors that seem to be skewing the way we think and feel about the world around us. And they explain why paranoia may be on the rise and, crucially, what we can do to tackle it.
Sul sito Paranoid thoughts che presenta in libro si vuole andare oltre offrendo ulteriori spunti di indagine e di dialogo con i lettori (via BoingBoing).