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Xaaraan – Il blog di Antonella Beccaria

Non credo nelle otto del mattino. Però esistono. Le otto del mattino
sono l'incontrovertibile prova della presenza del male nel mondo
Gli ultimi giorni, Andrew Masterson


Archiviato per ‘permesso d’autore’ Categoria

Presentazione del libro Permesso d’Autore a Martelive, a Roma. L’appuntamento è alle 21.30 all’Alpheus (via del Commercio 36) e la serata, oltre a quella dedicata alla letteratura, prevederà anche sessioni su musica, teatro, fotografia, pittura, cinema e fumetti. A parlare del libro, saranno presenti anche iQuindici.

L’altra faccia del copyright

Nuova intervista su Permesso d’Autore. Simone Aliprandi si sta affermando come uno degli autori e curatori di saggistica in ambito libero. Ha già al suo attivo una serie di recenti pubblicazioni e al momento sta lavorando a un nuovo libro. Nel dialogo che segue, si fa il punto su concetti, situazioni e percorsi verso la libertà di pensiero.

Copyleft è un termine che si incontra sempre più di frequente in diversi ambiti (informatica, letteratura, musica) e che assume connottati differenti a seconda del settore di adozione. Tu come lo intendi e che interpretazione ne dai?

Il termine copyleft è nato dell’ambito del movimento software libero ad opera dei primi informatici attivisti del progetto GNU che a scopo più che altro goliardico apponevano sui supporti contenente i loro applicativi la dicitura “copyleft, all rights reversed”, quasi a sbeffeggiare il classico “copyright – all rights reserved”. Si trattava infatti di un modello alternativo rispetto al modello rigido e standardizzato che il mondo della produzione intellettuale aveva conosciuto fino agli anni 80. Non certo un rifiuto incondizionato del diritto d’autore, quanto piuttosto un uso alternativo, differenziato e più elastico di questo importante strumento di tutela giuridica delle opere creative.

L’intervista completa: Simone Aliprandi: l’altra faccia del copyright

La carta tiene, la rete amplifica

Nuova intervista su Permesso d’Autore. Questa volta parla Saverio Fattori, un autore emiliano che rappresenta una delle più interessanti voci del panorama letterario attuale e appartiene alla schiera di scrittori che ha acconsentito ad apporre al proprio libro – nel suo caso Alienazioni Padane (Gaffi Editore) – la clausola copyleft. Durante quest’intervista racconta del significato di essere scrittore, di lasciare libera una storia e lancia qualche provocazione.
Che vuol dire essere uno scrittore esordiente in Italia? Quale è stato il tuo percorso prima di arrivare alla pubblicazione di “Alienazioni Padane”?

Essere uno scrittore in senso lato vuol dire esporre impudicamente il proprio ego. Senza che per altro nessuno ti abbia chiesto nulla. È un commovente bisogno di consenso, di condivisione, che ti mette in diretto contatto con quanto sia disprezzabile il genere umano e le sue forme di esibizionismo. Ti incazzi perché la faccia di gente ancora più mediocre di te campeggia vincente in piramidi di libri nelle librerie Feltrinelli. Stai male comunque. Sia quando leggi scrittori davvero grandi (penso a Houellebecq, De Lillo, Auster, Evangelisti…) che quando ti capitano tra le mani autori inutili. Alcuni (anche tra i grandi) si definiscono narratori di storie, umili manovali, artigiani dell’intrattenimento. Assicurano di non inquinare il lettore con contorsionismi attorno alla propria meschina individualità. Mentono.

L’intervista completa: Saverio Fattori: la carta tiene, la rete amplifica

Proseguono le interviste su Permesso d’Autore a chi sta dando un contributo alla cultura in rete e in particolare alla cultura libera. A rispondere, questa volta, è Valerio Di Stefano, livornese, 42 anni, sposato, insegnante di lingua e cultura spagnola e ispano-americana. Collabora con Zeusnews e dal 2001 gestisce la biblioteca telematica gratuita Classici Stranieri. Si è interessato a tematiche inerenti il diritto d’autore e l’uso delle applicazioni libere nella scuola pubblica.
Da dove deriva il nome Classici Stranieri e qual è l’origine del tuo progetto? Inoltre quanto di biografico – o derivante della tua esperienza personale – c’è nel progetto che stai portando avanti?
Classici Stranieri deriva il suo nome originario da un progetto di biblioteca digitale nato nel 2001 e ospitato inizialmente presso un’altra iniziativa (il dominio indipendente è stato attivato nel 2002). L’intento era quello di pubblicare una serie di e-book di classici della letteratura in lingua originale che potessero essere di interesse e di utilità per il lettore italiano. Successivamente il progetto – comunque destinato a un pubblico non necessariamente prestabilito dal punto di vista geografico – si è allargato con una serie di immissioni di opere in lingua italiana. Per un francese, per un tedesco o per un cinese Manzoni e Leopardi sono pur sempre dei “classici stranieri”, ma questo, almeno all’inizio, non lo avevo considerato nell’”economia” del nome a dominio. Questo allargamento ha reso possibile l’estensione ad altri campi di interesse, come la letteratura e la produzione editoriale distribuita con licenze libere, in particolare la Creative Commons, che mi sembra sia stata in assoluto la più rivoluzionaria delle licenze, visto che è riuscita a scuotere il torpore e la stasi dell’ostinata applicazione delle licenze GNU a testi o iniziative squisitamente settoriali. Recentemente ho cominciato la distribuzione di files musicali.

L’intervista completa: Scrivere: tra responsabilità, canali e scelte controcorrente

Pubblicata su Permesso d’Autore l’intervista a Marcello Cosenza, il musicista italiano che ha recentemente pubblicato il disco Back to Basics rilasciandolo con licenza Creative Commons Attribution-NonCommercial-NoDerivs. Quella che segue è una chiacchierata su musica, composizione e industria cinematografica. Il tutto interpretato da un artista.

Come hai iniziato la tua carriera e come ti sei avvinato alla musica?

All’inizio facevo il turnista ed ero molto giovane quando ho iniziato a vivere e a guadagnare suonando. Per questo si può dire che sono stato fortunato, ho conosciuto presto anche produttori, come Roberto Colombo, la cantante Antonella Ruggero e facevo il session man per Francesco di Giacomo del Banco di Mutuo Soccorso, per Miguel Bosè e per diversi altri artisti minori. Ad avvicinarmi alla musica, da bambino, sono stati i dischi che mio fratello Giacomo mi regalava e quando ho avuto la prima chitarra ho cominciato a suonare a orecchio diventando un autodidatta. A un certo punto ho avuto un altro colpo di fortuna: quello di conoscere il chitarrista blues Marco Fantoni che di regola non dava lezioni. Incredibilmente, invece, sono riuscito a strappargli otto ore di lezione che ho pagato in stecche di sigarette e da lui ho potuto apprendere alcune tecniche soprattutto per quanto riguarda l’utilizzo della chitarra elettrica. Per il resto è stato un continuo processo di apprendimento: ascolto i grandi musicisti, ma imparo anche dai principianti. C’è sempre qualcuno che ha qualcosa di utile da insegnare.

Testo completo dell’intervista

Pubblicato da Libera Cultura di Stampa Alternativa, esce con licenza Creative Commons il libro elettronico Permesso d’Autore, un viaggio tra gruppi informali, associazioni e aziende che fanno della propria professionalità strumenti per veicolare informazioni. Specificamente dedicato alla scena italiana, il libro si articola in capitoli-schede dedicati ad alcune di queste realtà sottolineando motivazioni di partenza, risultati raggiunti, consolidamento di network, strumenti software. E lo fa dando voce ai diretti protagonisti di questo genere di produzione culturale. Protagonisti accomunati dalla scelta delle licenze Creative Commons o della nota del copyleft letterario in modo che i contenuti siano quanto meno liberamente riproducibili.
A presentarsi, nelle pagine di Permesso d’Autore, sono Wu Ming, iQuindici, PeaceLink, il progetto F1rst, IlariaAlpi.it, Libera Cultura, Politica Online, Vita.it e l’Associazione Nazionale Infermieri di Area Critica. Inoltre un bookmark finale traccia una linea di partenza per chi voglia intraprendere un viaggio autonomo nel mondo della libertà di cultura che parla italiano. Il libro vuole inoltre aprire la strada per un cantiere in costruzione, attraverso il relativo sito permessodautore.it, dove altri produttori di cultura libera potranno proseguire ed estendere la linea tracciata dall’autrice.
Contemporaneamente, sempre su Libera Cultura, è uscito anche il libro elettronico Libero come il software – Usare Internet con gli strumenti liberi e/o open source per comunicare, lavorare, imparare di Nicola Furini. Rilasciato sempre sotto licenza Creative Commons, il testo – si legge nella scheda – è un «saggio su una una forma di consumo critico e responsabile nell’utilizzo del software. Usare software libero significa dunque rifiutare i monopoli e la sudditanza nei confronti delle grandi multinazionali, ma anche per promuovere l’alfabetizzazione informatica, per una più equa distribuzione delle risorse (in termini di sapere, informazione, competenze, strumenti), contro un accesso riservato alla tecnologia, non alla portata di tutti». Nicola Furini, l’autore, è un giornalista e si occupa di comunicazione sociale e di nuove tecnologie applicate al mondo dell’informazione. Fondatore di un’associazione che promuove la pratica del consumo critico, Graces.it, dirige la rivista telematica Criticamente e ha curato lo sviluppo di webzine di informazione indipendente Grillonews.it.
Antonella Beccaria, Permesso d’Autore: percorsi per la produzione di cultura libera, 2006
Il testo integrale viene diffuso in tre formati: HTML, SXW (OpenOffice.org) e PDF:

  • File PDF (1010KB)
  • File HTML (290KB)
  • File SXW (81KB)

Nicola Furini, Libero come il software – Usare Internet con gli strumenti liberi e/o open source per comunicare, lavorare, imparare, 2006
Il testo integrale viene diffuso in due formati: PDF e RTF:

  • File PDF (980KB)
  • File RTF (2MB)

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