E li si festeggia con la quarta edizione del Festival Internazionale della Letteratura Resistente, da domani a domenica a Pitigliano e a Elmo di Sorano, in provincia di Grosseto. Fitto il programma delle presentazioni, oltre a performance artistiche e a nuove proposte editoriali.
Storia delle narrazioni di invenzione
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Da Fronte della Comunicazione di Stampa Alternativa.
Efficace combinazione di pubblico dominio e informazioni liberamente disponibili. Su Vibrisse, contenitore telematico curato da Giulio Mozzi, è stata pubblicata l’edizione completa del Trattato sull’origine dei romanzi di Pierre-Daniel Huet, vescovo di Avanche. Apparsa per la prima volta nel 1670 come prefazione al romanzo Zayde di Madame Lafayette (alla quale l’autore si rivolge in forma epistolare con lo pseudonimo di Monsieur de Segrais), rappresenta «la prima vera storia delle narrazioni di invenzione», come si legge nell’introduzione dello stesso Mozzi. Il testo in italiano è stato reperito su una pubblicazione del XVIII secolo non meglio identificata e per redarre la sezione introduttiva con notazioni storiche e letterarie, le informazioni sono state trovate sull’edizione francofona di Wikipedia.
Per scaricare il testo dal sito Vibrisse:
Libri futuribili
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Da Fronte della Comunicazione di Stampa Alternativa.
Testi digitalizzati: sembra la tendenza del momento. Nelle ultime settimane, infatti, sono state molteplici le iniziative in questo senso. La più celebre è probabilmente il Progetto Biblioteche, noto a livello internazionale come Google Books Library Project, che ha avviato da qualche giorno il servizio di scaricamento dei classici in formato pdf, dopo aver stretto accordi con università straniere (soprattutto americane come Harvard, Michighan, Oxford, Stanford) e italiane (la Cattolica). Ma non è l’unica. La Jamia Millia Islamia University di New Delhi, per esempio, sta digitalizzando e rendendo liberamente consultabili volumi e manoscritti per un totale di oltre quattromila file che vanno dal XVI al XIX secolo.
Centundici colpi: i giorni immediatamente successivi
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Riprendendo il discorso sulla strage dei carabinieri di Bagnara di Romagna per aggiungere un nuovo tassello, innanzitutto va ripetuto che dal 22 novembre 1988, della vicenda si inizia a parlare sempre meno. Almeno per quanto riguarda il fatto in sé. Se ne riaccenna solamente un paio di giorni dopo quando a Lisbona, in Portogallo, un caporale del centro di addestramento della guardia repubblicana spara sui cadetti e ne uccide quattro.
Il 24 novembre di quell’anno, Antonio Saraiva Antunes, 28 anni, si apposta sulla terrazza della caserma Ajuda mentre è in corso un’ispezione ai cadetti da parte del tenente colonnello Jorge Duarte. Il caporale si mette a fare il tiro al bersaglio: centra sedici obiettivi, tre dei quali muoiono sul colpo. La sparatoria dura venti minuti poi Antunes fugge e su un prato vicino si suicida con la pistola d’ordinanza. Nella ricostruzione della personalità del militare, emerge un quadro positivo: un ottimo soldato che aveva fatto il paracadutista senza mai manifestare squilibri. A questo proposito il generale Lemos Couto parla di una qualche forma di «follia» che si è scatenata nella caserma vicino al palazzo presidenziale. Ma il Portogallo è lontano, guidato in quegli anni dall’economista di matrice socialista Aníbal António Cavaco Silva, in carica dal 1985 al 1995 per diventare nel 2006 presidente della repubblica iberica. A parte le ovvie concidenze che i giornali rilevano tra le due storie – le forze armate, la furia imprevedibile, le schede di servizio positive dei due militari -, tutto si chiude qui.
Emergenza stagionale
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Da Fronte della Comunicazione di Stampa Alternativa.
Emergenze, informazione, realtà dei fatti. Su questo tema si legge un interessante post sul blog collettivo Nazione Indiana, Dov’è l’emergenza, a firma di Stefano Savella, incentrato principalmente sulla questione immigrazione, sugli sbarchi e su recenti fatti di cronaca nera in cui l’attenzione – più che sul fatto in sé – è stata concentrata sui presunti autori. E mentre gli studi legali consigliano di togliere inchieste scottanti dai siti che denunciano il FUD della lotta al terrorismo, c’è chi dal summit della scienza mondiale tenutosi recentemente a Erice, in provincia di Trapani, annuncia che un’epidemia virale minaccerà la Terra. Ma saranno stati davvero a ritenerlo gli scienziati o chi ha riportato la notizia?
Semplici Disfunzioni Artistiche
StandardAll’edizione 2006 della manifestazione di Gabicce Monte Semplici Disfunzioni Artistiche, organizzata dall’associazione culturale di Morciano di Romagna Voce in Capitolo, questa sera si parlerà di software libero e licenze aperte. Oltre alla presentazione di Permesso d’Autore, ci sarà un intervento del Rimini LUG dedicato al trusted computing e ai rischi a esso collegati.
Centoundici colpi: la storia di Bagnara di Romagna
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Tempo addietro, mentre mi stavo occupando di una storia che sfiorava in qualche punto quella della Uno Bianca, mi sono per caso imbattuta in una vicenda che risale al novembre del 1988 e di cui stranamente si è persa quasi completamente memoria. Si tratta della strage dei carabinieri di Bagnara di Romagna, comune al di là del fiume Santerno di 1.800 persone in provincia di Ravenna. Guidato in quegli anni da una giunta composta da PCI e PSI, è nella cittadina vicina a questo piccolo centro di provincia – Forlì – che il 16 aprile 1988 viene assassinato dalla Brigate Rossa Roberto Ruffilli, consigliere per i problemi istituzionali dell’allora presidente del consiglio Ciriaco De Mita.
Ed è per questo che la strage dei carabinieri fa pensare in un primo momento al terrorismo. Tuttavia questa pista viene scartata quasi subito a favore di quella malavitosa, altrettanto velocemente abbandonata. Ma che accadde a Bagnara di Romagna il 16 novembre 1988? Alle 12.20 di quel giorno, alla stazione dei carabinieri di Lugo di Romagna giunge la telefonata di un civile: nella caserma di Bagnara qualcuno sta sparando. Dieci minuti dopo i militari del vicino comune sono sul posto e alle 12.40 giunge l’ambulanza mentre in zona si portano elicotteri, pattuglie e ufficiali che arrivano da Faenza, Ravenna e Bologna.
Orti grandi e orti piccoli
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In risposta al post di Gian Paolo Serino sul blog Satisfiction.
È mia convinzione che, sostanzialmente, dal 1998 in poi, iniziando con il DMCA e il Sony Bono Copyright Act negli States, il copyright si sia trasformato in un’ipertutela a tutto discapito dell’autore. Il concetto ambiguo che viene spacciato come fondamento giuridico, quello della “proprietà intellettuale”, inventato in sede di accordi TRIPS e non dal diritto internazionale, è diventato strumento per coltivare orti attorno a cui non si mette solo filo spinato, ma anche corrente elettrica: il messaggio che si vuole passare è in sostanza che chi tocca muore. Questo concetto, voluto da e per le major, gli oligopolisti, i grandi editori, viene adottato generalmente per grandi orti, che si annaffiano a livello globale. Ma viene utilizzato anche difendere orti più piccoli, come quello per il quale ti si chiede di cambiare nome al blog.
Giornalismo e professioni editoriali, «garantita massima visibilità»
StandardOgni tanto mi avventuro in un giretto per siti che pubblicano annunci di lavoro per giornalisti e professionisti nell’ambito editoriale. E il risultato è spesso desolante. Chi vuole scrivere – o scrive già – può leggere spesso la frase «la collaborazione si intende a titolo gratuito. Garantita massima visibilità». Quando va bene, poi, si assicura l’accesso alla pratica per l’iscrizione all’ordine dei giornalisti. Più in generale, tra i requisiti, c’è chi indica lo «spirito di sacrificio», «disponibilità propria di strumenti» come computer e software (spesso proprietario e dunque con notevoli costi di licenza) a fronte di compensi commisurati con l’esperienza (senza che mai si faccia riferimento a tariffari ufficiali o si indichi che vuol dire «comprovata esperienza»).
Del resto, se qualcuno avesse in mente di iniziare la professione del giornalista, a meno di non vantare santi in paradiso, è bene che rifletta seriamente sul suo avvenire. Nell’inchiesta Giornalisti ieri, oggi. E domani? realizzata da Ugo Degli Innocenti, vengono riportati numeri che sono davvero poco incoraggianti. La percentuale di disoccupati, freelance e precari, secondo l’Inpgi (l’Istituto nazionale di previdenza dei giornalisti), comprende al 31 dicembre del 2005 il 26 per cento degli operatori del settore. E sul blog Giornalisti Disoccupati si legge di come la disoccupazione tout court sia del 12,5 per cento.
Scontro di civiltà per un ascensore a piazza Vittorio
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Da Scrive.it. Scontro di civiltà per un ascensore a piazza Vittorio di Amara Lakhous (Edizioni e/o, Collana Assolo, € 12,00).
Un condominio in pieno Esquilino, un ascensore attorno al quale si annidano brame e frustrazioni degli abitanti dell’edificio. Che si dichiarano “non razzisti”, ma poi è una guerra tra settentrionali e meridionali, romani e napoletani, romanisti e laziali, italiani e immigrati, bengalesi e pakistani, maghrebrini e albanesi, peruviani e cinesi. Diffidenza, ignoranza ereditata e indotta e la figura di un personaggio, che sembra italiano e che è sempre gentile ma che viene accusato dell’omicidio del bullo di quartiere.
Ho imparato dal mio lavoro di commissario di polizia che la verità è come una moneta, ha due facce. La prima completa sempre la seconda.