Milanonera passa alla carta e arrivano i nuovi Bianciardini

Standard

I Bianciardini di Leo LonganesiMilanonera è nato un anno e mezzo fa circa come punto d’aggregazione virtuale per gli appassionati di noir e gialli. Ora la “creatura” ideata da Paolo Roversi stringe un’alleanza con la casa editrice Kowalski e diventa un free press gratuito che si chiamerà MilanoNera web press e che sarà presentato il mese prossimo alla Fiera del Libro di Torino. Nello stesso periodo, la rivista si troverà anche nelle librerie del circuito Feltrinelli.

Ma c’è anche un’altra novità. Tempo addietro si era parlato dei Bianciardini, trovata letteraria di Ettore Bianciardi, figlio di Luciano, e di Marcello Baraghini, direttore editoriale di Stampa Alternativa. Dopo i primi cinque (dal numero 0 al 4) firmati da Luciano Bianciardi, arrivano quelli nuovi (numeri 5-8) di Leo Longanesi. In proposito scrive Ettore:

Di lui abbiamo stampato due brevissimi scritti sulla borghesia, quella del suo tempo, ma tanto uguale a quella attuale, due feroci critiche alla borghesia da destra e poi due contributi grafici (Longanesi era anche grafico e pittore): la campagna pubblicitaria della Vespa Piaggio e una serie di suoi “santini” ovvero i volantini pubblicitari dei suoi nuovi libri.

Come fare per procurarseli è spiegato qui.

I ragazzi di malavita che si presero Roma e diventarono antistato

Standard

Ragazzi di malavita di Giovanni Bianconi«Angelo ammazza la morte telefoni a casa».

In origine erano poco più che teppisti di borgata, criminali di piccolo calibro cresciuti nelle periferie romane. Ma i confini della delinquenza di basso profilo vanno loro stretti e decidono di prendersela tutta, la capitale, a qualunque costo. E così, dal quartiere della Magliana, tra alleanze e vendette che finiscono per comprendere la zona di Testaccio e Trastervere, quella di Acilia e Ostia, il Tufello e l’Albertone, cresce e si consolida il nucleo di una delle bande che diventerà centrale nella storia non solo di Roma, ma della nazione. Con Ragazzi di malavita. Fatti e misfatti della banda della Magliana, il libro di Giovanni Bianconi pubblicato in edizioni successive da Baldini Castoldi Dalai fino all’ultima, quella del 2005, si ricostruisce un periodo intricatissimo che travalica i confini della criminalità organizzata. Del resto, non si è mai visto un potente diventare tale senza appoggi e protezioni: accade in politica, in economia, nel mondo dello spettacolo. E accade anche per coloro che nei fatti diventeranno i padroni della città eterna. Del resto, racconta Bianconi:

A New York, i mafiosi della famiglia Gambino riuscivano ad avere in anteprima le trascrizioni delle intercettazioni ambientali fatte dal FBI nelle loro abitazioni, e a organizzare le contromosse; a Roma, nel loro piccolo, quelli della banda della Magliana erano in grado di ottenere i documenti delle inchieste in corso e sapere in anticipo ciò che poliziotti e magistrati avevano in mano.

Continue reading

Mangano: se un mafioso diventa eroe

Standard

Lirio Abate e Peter Gomez - 8 settembre 2007, Palermo - Foto di Calogero GiuffridaLirio Abate è un giornalista palermitano che di mafia ne sa e ne scrive al punto che, a causa dei suoi reportage, vive sotto scorta e ha subito molto più che minacce e intimidazioni. Qui qualche informazione ulteriore. Con l’articolo Mangano: se un mafioso diventa eroe, pubblicato su Articolo 21, spiega ciò che i candidati alle politiche del prossimo fine settimana raccontano (come lo raccontano e che cosa tacciono) quando si parla di cosa nostra.

I politici parlano tanto e cercano di raccogliere voti anche negli angoli più sporchi della Sicilia. Sono pronti a tutto. A stringere accordi con la mafia, anche se pubblicamente devono scagliarsi contro Cosa nostra o le altre mafie. Insomma, a parole sono tutti bravi. Molti politici, della legalità, dell’etica e della giustizia però non vogliono saperne nulla, perché sono elementi che non portano voti. La mafia, invece, sì.

Quando Silvio Berlusconi è arrivato in Sicilia domenica 6 aprile, qualcuno gli ha suggerito che era opportuno – per una questione mediatica – che dal palco di Palermo e poi da quello di Catania, qualcosa contro la mafia era opportuno che la dicesse. Al cavaliere questa parola “mafia” non va proprio giù e da tempo non riesce a pronunciarla. Forse per questo ha pensato bene di dire che “tutti i voti al PdL saranno utilizzati contro la criminalità organizzata”, che è molto diversa da Cosa nostra. Alcune ore dopo, al termine del pranzo, interpellato dai giornalisti che si chiedevano come mai non avesse pronunciato la parola mafia, il cavaliere ha specificato: “Per quanto riguarda la Sicilia, i voti al Pdl saranno usati contro la mafia; nelle altre regioni contro ‘ndrangheta, Camorra e Sacra corona unita. Così mi sembra di essere molto chiaro”. Chiarissimo. Anche per i boss.
Continue reading

Viaggio nel silenzio: il blog accanto al libro di Vania Lucia Gaito

Standard

Viaggio nel silenzioL’autrice è Vania Lucia Gaito, che ha firmato il libro Viaggio nel silenzio, uscito recentemente per Chiarelettere. Le corrispondenze tra libro e il suo neonato blog però non si fermano solo al titolo dato che l’argomento trattato è lo stesso: pedofilia clericale e silenzio dell’establishment religioso. Nel post di presentazione, Gaito in proposito scrive:

Non ci sono sufficienti dati statistici, non è facile coinvolgere le vittime nel denunciare quanto subito. La vergogna, il senso di colpa, la perdita di autostima, rendono difficile metabolizzare l’esperienza drammatica di un abuso, soprattutto se subito in giovanissima età e soprattutto se subito ad opera di un ministro di Dio.E sebbene comunicare e raccontare sia l’unico modo per tentare di guarire le ferite, occorre molto tempo e molto aiuto per riuscire a recuperare quella parte di se stessi e della vita che l’abuso cancella. Questo spazio è un modo per continuare il viaggio che ho intrapreso, un modo per dare voce a quel silenzio, nella speranza che le Gerarchie Ecclesiastiche maturino un atteggiamento meno improntato alla difesa di sè stesse e maggiormente volto alla tutela e alla difesa delle vittime.

Viaggio nel silenzio è l’ultimo blog nato in casa Chiarelettere che ha preso la – interessante – abitudine di affiancare ad alcuni dei suoi titoli (o autori) uno spazio in rete per continuare a parlare di ciò che viene raccontato nel libro corrispondente (Voglio scendere del terzetto Travaglio-Corrias-Gomez è diventata una lettura costante).

Infine, una segnalazione legata sempre a un libro. Questa volta viene pubblicato dalla casa editrice genovese Edizioni Lo Vecchio e gli autori sono due, gli statunitensi Mark Demon e Ray Cipson. Il volume si intitola La guerra di Ponza. La vera cronaca di Ustica, è presentato come romanzo storico e, da ciò che si può leggere, parte da un punto di vista tecnico, essendo gli autori ingegneri aeronautici. Questa il testo che accompagna il libro:
Continue reading

Indulto ai Savi? Non si scherza col fuoco

Standard

Monumento alle vittime della banda della Uno biancaNei giorni scorsi si è tornati a parlare della banda della Uno bianca i cui capi, Fabio e Roberto Savi, malgrado la condanna all’ergastolo, potrebbero beneficiare dell’indulto. La storia viene ricostruita in questi articoli, pubblicati tutti tra il 4 e il 5 aprile scorsi dal quotidiano Corriere di Bologna:

Leggendo ciò che hanno pubblicato i giornali e parlandone con Riccardo Lenzi, abbiamo deciso di stendere un testo a quattro mani mettendo nero su bianco alcune considerazioni sulla vicenda. Ed ecco quanto abbiamo scritto, uscito oggi, sempre sul Corriere, nella pagina delle lettere.

Non ci è possibile dimenticare la risposta di Fabio Savi a chi gli chiese cosa ci fosse dietro la Uno bianca: “la targa e i fanali”, disse, con la consueta ed intollerabile arroganza.

Oggi, a pochi giorni dal ventesimo anniversario dell’eccidio alla Coop di Castelmaggiore (il 20 aprile 1988 la banda dei fratelli Savi uccise due giovani carabinieri: Umberto Erriu e Cataldo Stasi), veniamo a sapere che la Procura della Repubblica ha chiesto l’applicazione dell’indulto al capo di quella banda di criminali che per sette anni ha terrorizzato Bologna e l’Emilia-Romagna: Roberto Savi.

Alla preoccupazione per l’imminente scarcerazione di Pietro Gugliotta (anch’egli beneficiato dall’indulto approvato dal Parlamento il 29 luglio 2006) e per lo sconto di pena di cui ha già beneficiato Fabio Savi (il cui ergastolo è stato commutato in 27 anni di carcere), si aggiunge dunque la concreta possibilità che anche al più feroce e spietato tra questi ex poliziotti vengano concessi i benefici di legge.

Continue reading

“Flow”, solo per amore dell’acqua

Standard

Flow: For Love Of WaterFlow: For Love Of Water è un documentario diretto da Irena Salina che si concentra su una questione specifica: l’acqua e la relativa crisi idrica planetaria perché – si spiega nella presentazione – “la precaria relazione fra l’umanità e l’acqua non può essere ulteriormente ignorata”. E, accanto alla promozione del film, il sito che sostiene anche la petizione per aggiungere un articolo, il trentunesimo, alla Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo sostenendo che:

Tutti hanno il diritto all’acqua pulita e accessibile, sufficiente per la salute ed il benessere dell’individuo e della famiglia, e nessuno sarà privato di tale accesso o tale qualità d’acqua indipendentemente dalle proprie circonstanze economiche.

Tornando al film, se ne parla diffusamente su BoingBoing per tastiera di Cory Doctorow e le novità sulla pellicola possono essere seguite attraverso il relativo blog. Infine, chi volesse contribuire a promuovere “Flow”, può trovare una serie di video qui oppure può decidere di passare ad altre forme d’azione.

Uno bianca: indulto ai Savi, l’ira dei familiari

Standard

Dopo la notizia pubblicata dal “Corriere di Bologna” lo scorso 4 aprile a proposito dell’applicazione dell’indulto a Roberto (ipotetica) e Fabio Savi (una realtà), i capi della banda della Uno bianca, il giorno successivo lo stesso quotidiano ha pubblicato questa intervista realizzata da Enrica Sanna. A parlare è Rosanna Zecchi, presidente dell’associazione dei familiari delle vittime.

«Non c’è più giustizia. I nostri morti gridano vendetta». È lo sfogo amaro di Rosanna Zecchi, presidente dell’associazione delle vittime della Uno bianca, alla notizia dell’indulto concesso a Fabio Savi e alla decisione della Cassazione, che ha chiamato la Corte d’Assise di Bologna a pronunciarsi, per la seconda volta, sullo sconto di pena a suo fratello Roberto. La vedova di Primo Zecchi, assassinato il 6 ottobre 1990 mentre stava annotando il numero di targa della macchina dei rapinatori, ha lottato per anni affinché la giustizia facesse il suo corso per tutte le 24 vittime della banda. Adesso però la sua fiducia nelle istituzioni comincia a vacillare.

Signora Zecchi, Fabio Savi ha ottenuto l’indulto, avrà uno sconto di pena di tre anni, come si sente?

«Sono sconcertata. All’associazione siamo tutti sconcertati, sbalorditi, amareggiati. Agli assassini il condono non andava dato. Hanno fatto fuori 24 persone».

Con la liberazione anticipata per buona condotta, potrebbe anche uscire prima che passino altri dieci anni…

«I nostri morti gridano vendetta. Non ha importanza che in carcere una persona si comporti bene. Saranno anche i suoi diritti, ma i diritti dei nostri morti? Loro rimarranno sottoterra».
Continue reading

Uno bianca. I pm: atto dovuto, ma restano dentro

Standard

In questo articolo, invece, dopo le reazioni dei familiari delle vittime, il giornalista Alessandro Mantonavi ricostruisce dal punto di vista giudiziario ciò che sta accadendo in merito a indulto, ergastolo e Uno bianca.

La richiesta di applicazione dell’indulto per Roberto e Fabio Savi? «Un atto automatico, dovuto», spiega il Procuratore capo Enrico De Nicola. «In ossequio alla legge», aggiunge il sostituto Antonello Gustapane, che ha firmato gli atti per l’ufficio esecuzione penale della Procura.

I due fratelli della Uno bianca, il gelido poliziotto capobanda e il camionista fanatico delle armi che hanno confessato i 24 omicidi commessi tra l’87 e il ’94, entrambi condannati più volte all’ergastolo, sono finiti nel mare magnum dei circa tremila detenuti per i quali, «in automatico», la Procura ha chiesto e per lo più ottenuto l’applicazione del condono triennale approvato nel 2006.

Non sono gli unici ergastolani beneficiati a Bologna, il pm ha chiesto l’indulto almeno per altri due condannati alla pena perpetua: uno l’ha avuto e l’altro no. Stessa sorte per i Savi: la Corte d’assise di Bologna l’8 marzo 2007 ha detto «sì» a Fabio; meno di due mesi dopo lo stesso collegio, sempre presieduto dal giudice Sergio Cornia, ma con un altro magistrato estensore, ha detto «no» a Roberto.
Continue reading

A teatro “From Medea – Maternity Blues”

Standard

From Medea - Maternity BluesDal 9 aprile, fino al 29, alla Sala InterAction dell’Arena del Sole di Bologna andrà in scena From Medea – Maternity Blues scritto da Grazia Verasani per la regia di Riccardo Marchesini. Questa la storia:

Rina, Vincenza, Eloisa, Marga sono quattro donne legate da una colpa comune: l’infanticidio. Rinchiuse in un carcere psichiatrico giudiziario, trascorrono il loro tempo espiando una condanna che è soprattutto interiore: il senso di colpa per un gesto che ha vanificato le loro esistenze e la ha rese doppiamente assassine, perché quando uccidi tuo figlio, è te stessa che fai fuori in quel momento. Dalla convivenza forzata nascono amicizie, spezzate confessioni, un conforto mai del tutto consolatorio, che fa apparire queste donne delle “colpevoli innocenti”.

Per saperne di più, sul sito del teatro stabile bolognese si trovano la presentazione più dettagliata e alcune note di regia scritte da Riccardo.

Uno bianca: tra indulto, permessi e sconti di pena

Standard

L’articolo (non online) che segue, firmato da Alessandro Mantovani, è stato pubblicato oggi a pagina 5 del Corriere di Bologna e si intitola “Indulto a Roberto Savi, si apre la partita”. La storia carceraria a cui ci si riferisce è quella che segue la carriera criminale della banda della Uno bianca (24 morti e 102 feriti tra il 1987 e il 1994 per arraffare poco più di due miliardi di lire) e il capitolo “permessi premio e sconti di pena” – che finora si è tentato di aprire ma con scarso successo – è comunque uno di quelli che in futuro tornerà inevitabilmente. Certo è che se davvero l’indulto del 2006 – contestato e contestabile per molteplici motivi – dovesse avere effetto anche su persone condannate all’ergastolo per essere gli autori di una storia lunga e sanguinosa come quella della Uno bianca, allora il provvedimento non solo avrà fallito del tutto, come già si sapeva, ma avrà conseguenze ben più serie e preoccupanti di quanto previsto. Ecco di seguito l’articolo di Mantovani:

Il tono è sempre quello, deciso e un po’ sprezzante. Dal carcere di Opera, dov’è rinchiuso, Roberto Savi ha scritto alla Corte di cassazione per ricordare «di non aver mai chiesto applicazione di indulto» e di conseguenza di «rinunciare», senza alcuna specifica motivazione, al procedimento per lo sconto di tre anni previsto dalla legge 241 del 2006. L’ex poliziotto che guidò la banda della Uno bianca, condannato a tre ergastoli, vorrebbe solo il permesso premio per lasciare il carcere per qualche giorno o anche per qualche ora, un beneficio già negato dalla magistratura di sorveglianza e per il quale pende ricorso alla Suprema corte. «Non sono un alcolista, non ho mai fumato droghe – scrive l’ex agente delle Volanti della Questura di Bologna – Compimmo rapine per soldi, necessitati a causa di attività di mio fratello prossime al fallimento. Collaborai fin dai primi giorni del mio arresto, ammettendo ogni addebito». Finora non è bastato per il permesso, nemmeno per un’ora.
Continue reading