Non credo nelle otto del mattino. Però esistono. Le otto del mattino
sono l'incontrovertibile prova della presenza del male nel mondoGli ultimi giorni
, Andrew Masterson
Ci sono anniversari di cui si è persa memoria al di fuori degli ambiti strettamente privati. È il caso dei carabinieri di Bagnara di Romagna, trucidati il 16 novembre 1988, diciotto anni fa, all’interno della caserma presso cui prestavano servizio. Omicidio-suicidio, si disse, un episodio di follia per chiudere velocemente il caso, seppellire i morti e riprendere vita e attività di sempre. Questo malgrado la vicenda abbia lasciato dubbi e ancora oggi ci sia chi si pone domande.
Il progetto è piuttosto giovane, ma non per questo ha le idee poco chiare. Anzi. Si chiama o.Design, è costituito da una comunità di designer e progettisti e ha come obiettivo, oltre alla presentazione delle proprie realizzazioni, qualcosa di più ambizioso e di ancora poco noto in Italia: andare verso un design condiviso. Dunque, lo schieramento dei pensatori davvero liberi, composto da scrittori, musicisti, artisti, si arricchisce di un nuovo fronte.
Un progetto sul design in chiave libera. Come nasce: come è stata formulata l’idea e come si è evoluta prima di arrivare sul web? Da che considerazioni di base siete partiti?
Il progetto o.Design nasce dalla necessità di mettere in contatto vari soggetti che abbiano in comune l’interesse verso un metodo di progettazione collaborativo. Per un designer non affermato, è molto difficile mettersi in luce, essendo il campo del design appannaggio di pochi specialisti, restii a condividere il loro sapere.
L’idea di base è nata dall’osservazione di una tradizione radicata di auto-costruzione di manufatti, che oggi viene rivalutata da una certa parte del design e aggiornata alle tecniche attuali. L’osservazione dei modelli open source viene traslata al mondo del design attraverso la progettazione condivisa e i wiki. Questi principi di base sono stati già applicati a realtà variegate come il progetto Thinkcycle del MIT, in cui si progetta collettivamente attraverso forum, oggetti che successivamente vengono anche coperti da brevetto e prodotti industrialmente. Un altro esempio di questo tipo è Instructables al cui interno sono presenti tutorial realizzati dagli utenti, che successivamente sono sottoposti al giudizio degli altri.
Il testo completo dell’intervista è disponibile sui siti di Permesso d’Autore e di Creative Commons Italia.
Argomento affascinante, quello dei segreti e dei simboli dei Rosacroce tra il XVI e il XVII secolo, soprattutto se si ha la possibilità di consultare materiale dell’epoca. Il titolo originale della collezione è in tedesco, Geheime Figuren der Rosenkreuzer, e le tavole sono state scansite e pubblicate dalla University of Wisconsin Digital Library per essere archiviate all’interno della History of Science and Technology Collection (che contiene diverse altre collezioni di notevole interesse).
Delle tavole dei Rosacrose se ne parla anche su BibliOdyssey e su Boing Boing. In merito al diritto d’autore, si dice che:
Images, text, or other content downloaded from the collection may be freely used for non-profit educational and research purposes, or any other use falling within the purview of “Fair Use”.
Era stato annunciato e, quando si fa sul serio come in questo caso, viene il momento di passare dalle parole ai fatti: come annuncia Giulio Mozzi, sta per nascere vibrisselibri e il lieto evento è previsto per giovedì prossimo, 16 novembre, a Roma, quando l’iniziativa editoriale sarà presenta ufficialmente.
Inoltre, mercoledì l’Ora Blu sarà alle 18 alla bolognese libreria Mondadori di via D’Azeglio. La faranno scoccare Gianfranco Nerozzi e Andrea Cotti insieme a Maurizio Matrone.
Infine, su Carmilla Online, si parla di Bambini di Satana riprendendo l’intervista pubblicata da La Tela Nera.
Sarebbe in errore chi volesse tirare in ballo posizioni da editto bulgaro in tempi di centro-sinistra. E soprattutto di Internet. Eppure accade che la violazione di una licenza d’uso apposta a materiali liberamente disponibili e riutilizzabili in rete venga scambiata per una stroncatura politica.
Ecco i fatti. Un blogger, Daw, scarica dal sito di Radio Radicale i contributi audiovideo di un acceso e colorito scambio di opinioni tra Marco Pannella, Daniele Capezzone ed Emma Bonino alla vigilia del recente congresso che ha visto un avvicendamento alla segreteria del partito. Il materiale viene rimontato e ne diventa un filmato di satira, Casa Pannella: protagonisti ne sono i tre esponenti politici che vengono inseriti in un contesto di travagliato e irridente menage familiare. Fin qua nulla di male: piaccia o meno il risultato, è legittimo.
Il testo completo di È censura? No, è violazione del diritto d’autore
Arrestato un “ladro” di canzoni via Luca De Biase il quale riporta:
Joi Ito segnala che hanno arrestato l’ennesimo “furfante” che osava suonare con l’armonica in un bar delle canzoni soggette al copyright… Sic…
Mainichi Daily News
Elderly harmonica player arrested for performing copyrighted songs at bar
A 73-year-old bar manager who illegally performed copyrighted tunes by the Beatles and other artists on the harmonica was arrested Thursday on suspicion of violating the Copyright Law, police said. Arrested was Masami Toyoda, of Tokyo’s Nerima-ku. He has reportedly admitted to the allegations against him. Investigators accuse Toyoda of illegally performing 33 songs such as the Beatles’ songs “Here, There and Everywhere” and “Yesterday,” whose copyrights are managed by the Japanese Society for Rights of Authors, Composers and Publishers. He allegedly performed the songs on the harmonica with a female pianist at the bar he operated between August and September this year.
Nella prima metà degli Anni Ottanta, a Bologna, si verificarono quattro omicidi collegati in modo più o meno pindarico al DAMS. Per l’opinione pubblica e per i giornali, sarebbe stato in azione un serial killer che uccideva chi ruotava intorno alla facoltà universitaria emiliana. Ma era solo una suggestiva ipotesi, una fantasia, per una serie di crimini che nulla avevano a che vedere l’uno con l’altro.
Le vittime furono Angelo Fabbri, 26 anni, Liviana Rossi, 22 anni, e Francesca Alinovi, 35 anni. Infine la storia di Leonarda Polvani, forse quella maggiormente misteriosa tra i quattro crimini finiti sotto la posticcia etichetta dei delitti del DAMS [1].
Scomparsa sotto casa
È il 29 novembre 1983, sono le otto di sera. C’è una giovane donna che arriva a casa in auto, imbocca l’ingresso del garage e va a parcheggiare dietro la vettura del marito. È partita una mezz’ora prima dal centro di Bologna dove lavora come disegnatrice di preziosi per una gioielleria e ora è a Casalecchio di Reno, cintura del capoluogo emiliano. Una volta spento il motore, afferra la borsa, un sacchetto che contiene una confezione da sei di uova e una gavetta di metallo con cui si porta il pranzo al lavoro. Fa per avviarsi di sopra, verso l’appartamento nel quale vive con il marito. Ma a quel punto scompare. Sparisce lungo un percorso che sarà sì o no di cinque metri. Continua »
Arriva la free-press letteraria. L’iniziativa si chiama Scrittoria(r)mati, deriva da un’idea di Gian Paolo Serino e, oltre a essere distribuita su carta in diecimila copie in diversi punti che comprendono librerie, cinema, locali pubblici e università, sarà disponibile online anche sul sito WeBook.
Inoltre è stato pubblicato il programma della seconda edizione di Politicamente scorretto, manifestazione in cui la «Letteratura indaga i Gialli della Politica» ideata da Carlo Lucarelli e curata quest’anno da Luigi Bernardi, Paola Parenti e Loredana Taddei. Segreto di stato, la strage di Ustica e il noir napoletano e spagnolo gli argomenti cardine che saranno discussi dal 24 al 26 novembre a Casalecchio di Reno.

The 9/11 Report: A Graphic Adaptation è l’adattamento a fumetti del 9/11 Commission Report. Autori sono Sid Jacobson ed Ernie Colón che a conclusione del volume – disponibile online (su Amazon invece qui) – danno un giudizio sulle azioni del congresso e del presidente degli Stati Uniti. Ne esiste anche la traduzione (su IBS) in italiano senza che però ne sia stato pubblicato il corrispettivo in rete.
The Shakespeare Chronicles è una specie di noir scritto da Jamie Boyle, docente al Center for the Study of the Public Domain della Duke Law School ed esponente di Creative Commons. Lo storia è incentrata su un’indagine volta a scoprire chi è il vero “padre” delle opere del grande drammaturgo. Dice l’autore nella presentazione del libro:
A novel that is part literary mystery, part historical detective story, built around an obsessive search for the true author of Shakespeare’s works. Stanley Quandary is a professor of English and a very ordinary man. But then he starts to have the strangest, most realistic dreams, dreams that seem to solve one of the greatest mysteries of all time, to expose a conspiracy of silence that is over 400 years old. They even suggest a way to win back his estranged wife. Of course, he might be going insane…
Per chi volesse leggerlo, non c’è che l’imbarazzo nella scelta di formato, supporto e costo. Un capitolo la settimana sarà pubblicato gratuitamente sul sito di Boyle. Chi volesse invece acquistare l’ebook, può farlo a un dollaro e mezzo su Lulu.com nella pagina ad hoc mentre chi non rinuncia al volume ha a disposizione una doppia opzione: la versione paperback e quella rilegata. Il tutto rilasciato sotto Creative Commons, of course.
Su kaizenology, la newsletter periodica di kai zen : ensemble narrativo, si legge che si è arrivati alla fase di editing del loro prossimo romanzo, il cui titolo provvisorio è Al-Hàrith. Il libro uscirà nei primi mesi del 2007 pubblicato da Mondadori per la collana Strade Blu. Su trama e contenuti, ovviamente, non si può ancora dire nulla, ma un’ottima notizia già disponibile è che il libro sarà rilasciato con una licenza copyleft. Il primo per la casa editrice di Segrate.
Una sorpresa, inoltre, considerando l’editore, il quale – per tramite della direzione editoriale – aveva dichiarato la primavera scorsa a Specchio, il supplemento della Stampa, di non essere interessato a questi ambiti ai quali, si aggiungeva, non serve un editore dato che possono pubblicare autonomamente. A maggior ragione, complimenti a kai zen.
Erano gli Anni Cinquanta e le sorelle Helen e Betty Mitchell da Saint Louis (Missouri) un malaugurato pomeriggio entrarono nel bar sbagliato. Qui infatti – sostennero le due signorine Mitchell – incontrarono delle creature umanoidi e dall’esperienza che ne seguì trassero un libretto, We Met The Space People, pubblicato originariamente nel 1959 per la Saucerian Books, casa editrice del West Virginia specializzata in ufologia e altri argomenti abbastanza particolari tanto da essere diventata una specie di cult per gli appassionati del mistero.
Ora quello stesso libro è disponibile su Manybooks.net, sito piuttosto articolato che mette a disposizione per il download libri sui quali sono sono scaduti i diritti d’autore o che sono stati scritti per essere diffusi liberamente in rete (ce ne sono anche in italiano). Molteplici i formati disponibili.
Tavole tratte da atlanti anatomici che vanno dal XIV al XIX secolo. Sono pubblicazioni ormai passate sotto pubblico dominio di diversa origine riunite da Historical Anatomies on the Web, progetto nato per mettere a disposizione degli utenti scansioni di buona qualità tratte dalle proprie collezioni. Per la maggior parte, le immagini sono di origine europea, ma se ne trovano anche di asiatiche: Persian Anatomical Illustrations (Iran o Pakistan, pubblicata tra il 1680 e il 1750), Jushikei hakki (Shi si jing fa hui. Japanese & Chinese) (Giappone, 1716) e la più antica, Tashrih-i badan-i insan. [Anatomy of the Human Body] (Iran, 1390 circa).
Diversi gli atlanti italiani e ce n’è anche uno bolognese: Isagogae breues, perlucidae ac uberrimae in anatomiam humani corporis compilato da Jacopo Berengario da Carpi nel Cinquecento e illustrato da Ugo da Carpi.

Le comunicazioni tra utenti in rete passano anche attraverso gli acronimi. Per il fumettista Goopymart, sono Teh Internets: accrocchi di lettere immaginati, disegnati e rilasciati con licenza Creative Commons.
Dato che il pianeta non è più autosufficiente – deve aver pensato qualcuno – allora tutti i settori devono adeguarsi. Anche quello degli armamenti. E così ora l’Industria bellica britannica produce armi “ecologiche” (via Peace Reporter): proiettili privi di sostanze inquinanti e scarsa tossicità delle munizioni pesanti fanno parte di un programma volto alla sostenibilità ambientale.
A parte discorsi sul ricorso all’uranio impoverito e ad altre cancerogene componenti belliche di cui si può leggere e vedere anche qui (salvo poi sostenere economicamente la ricerca contro i tumori), che dicono questi magnati di situazioni come quelle documentate con la La strage nascosta o con Un’altra Falluja?
Il fosforo bianco e altre sostanze bandite dalla Chemical Weapons Convention, incenerendo la gente, inquinano o no? Infine, le mine antiuomo con cui gli eserciti disseminano i terreni saranno vendute in una nuova e innovativa versione in base alla quale, dopo la fine degli assedi, si sciolgono e sono assorbite dal terreno diventandone concime?