Un documentario di 90 minuti dedicato alla cultura, alla società e alla tecnologia in Iran. L’autore è il giornalista di origine somala Rageh Omaar, ex corrispondente della BBC dall’Irak, e il film Rageh Inside Iran, disponibile sia su GoogleVideo che a spezzoni su Youtube, va in onda anche su BBCFour.
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Credibilità dell’informazione: tre punti in discussione
StandardPartendo dal commento e poi dal post di Free Lance sulla questione Wikipedia, credibilità e informazione, penso che la discussione possa essere sezionata siano sostanzialmente in tre punti:
- la credibilità, l’affidabilità delle informazioni che si trovano in rete, che è il nodo dell’affaire Essjay (a mio avviso usato strumentalmente dai detrattori di Wikipedia): concordo che un attestato sia irrilevante o almeno insufficiente per conferire credibilità a un’informazione e al suo autore. La risoluzione – o la mediazione – per derimere la questione è complicata: c’è chi vorrebbe contare i link esterni all’informazione (parametro altrettanto insufficiente) e chi sta studiando altri sistemi semi-automatici per il conferimento di un giudizio di valore. Credo che comunque l’equilibrio individuato dall'”ecosistema Wikipedia” sia il miglior esempio attraverso la modifica collettiva e i successivi aggiustamenti dell’informazione Continue reading
Giallo Pasolini: ricostruzione di un’inchiesta
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Oggi Pierpaolo Pasolini avrebbe compiuto 85 anni e, in corrispondenza, esce il nuovo libro di Enzo Catania, Giallo Pasolini, attraverso il quale il giornalista cerca di fare il punto su ciò che accadde il 2 novembre 1975 all’idroscalo di Ostia. Poco meno di due anni, infatti, Pino Pelosi, l’ex ragazzo di vita che era stato condannato per l’omicidio dello scrittore friulano, ritrattò quanto aveva sostenuto per vent’anni affermando di essere estraneo a quel delitto. Malgrado queste dichiarazioni e agli appelli che ne seguirono, non si arrivò a nuove conclusioni giudiziarie e tutto sembrò finire lì. Ora questo recentissimo libro – si legge nell’articolo di presentazione di ADN Kronos – esce con lo scopo di rivedere l’intera vicenda:
In questa ricostruzione Catania fissa così due punti fermi. Il primo: le indagini privilegiarono una pista (quella dell’assassinio da parte del ragazzo che aveva avuto l’avventura di impattarsi nel “solito” omosessuale assai pretenzioso) trascurandone altre pure accennate dai giornali, anzi sbuffando davanti a ogni tentativo di allontanarsi dal ‘comodo’ filone principale che chiudeva il fascicolo.
Il secondo: si sa che tanto si è veloci nel completare una serie di perizie a 360 gradi, tante più probabilità si hanno di risolvere un caso. “Ebbene – incalza Catania – quando alle 6,45 di quella mattina del 2 novembre 1975 sul posto del delitto arrivò la polizia, intorno al cadavere di Pasolini c’era una piccola armata di sfaccendati e vacanzieri che commentava: ‘Era tutto calpestato e non transennato’, come raccontò poi Elio Pecora, giunto all’Idroscalo insieme ad Alberto Moravia”.
The Omicide Report: il web e la selettività delle notizie di nera
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La cronaca nera è un argomento che spesso viene messo in secondo piano: roba nazional-popolare o per macabri voyeur o sangue incartato di sensazionalismo e venduto un tanto al chilo. A volte, leggendo i quotidiani o guardando i telegiornali, queste considerazioni appaiono vere, soprattutto se non si va troppo per il sottile. Ma, quando per il sottile si decide di andarci (il che significa riportare i fatti o almeno riportare le tesi più verosimili senza troppi slanci letterari o interpretativi), diventano uno dei vari specchi, un filtro, per conoscere la realtà.
In argomento, lo scorso gennaio il Los Angeles Times ha aggiunto ai suoi blog uno completamente dedicato alla nera, The Omicide Report, mantenuto dalla giornalista Jill Leovy. La quale non si sofferma su dettagli più o meno raccapriccianti di determinati fatti, ma compila un asettico bollettino più o meno quotidiano delle morti violente nella contea californiana. Tra le fonti principali, il coroner e agenzie le cui segnalazioni però non finiscono sui giornali. Perché farlo? Nella spiegazione contenuta nelle pagine di FAQ, Leovy scrive: Continue reading
Manifestazione anti-CPT: immagini e parole
StandardIl fotoreportage di Davide sulla manifestazione contro i centri di detenzione temporanea per immigrati che ha avuto luogo a Bologna sabato scorso. A corredo, risulta efficace la lettura dell’articolo La vergogna dei CPT, i nuovi lager italiani scritto da Valerio Evangelisti per Carmilla Online.
Correttezza delle notizie: quegli strani accorpamenti
StandardDa Giornalismi Possibili. Alessandro Capriccioli pubblica su RadioRadicale.it il dossier La correttezza dell’informazione e gli strani “accorpamenti” del Corriere.it. O meglio l’incipit di un dossier per il quale chiede contributi ai navigatori. Partendo da ciò che è stato pubblicato sul sito del principale dei quotidiani italiani, inizia però già a rilevare una serie di accostamenti interessanti: per esempio la notizia della morte di Piergiorgio Welby viene seguita da quella relativa a un figlicidio, la presunta logorrea femminile allo spam o un agente di polizia licenziato perché fuori servizio indossava abiti da donna a uno stupro. Ora, saranno anche accoppiate casuali, coincidenze, ma sembra che qualche antenna si stia drizzando. Tanto che Capriccioli scrive:
Pur non volendo applicare alla lettera l’adagio di Agatha Christie secondo il quale «tre indizi fanno una prova», sarebbe opportuno verificare se tali accorpamenti possano essere considerati semplici sviste, oppure se essi costituiscano dei veri e propri tentativi di gettare una luce negativa su determinati argomenti.
[…]
L’obiettività dell’informazione non è data esclusivamente dal tenore letterale delle notizie da divulgare, ma risulta da un insieme di ulteriori elementi che concorrono a costruire la comunicazione, tra i quali particolarmente significativo è il contesto nel quale le notizie vengono presentate.
E conclude chiedendo a chi avvistasse fenomeni analoghi di segnalarli tramite i commenti al suo articolo o inviandogli una mail all’indirizzo alessandro punto capriccioli at gmail punto com.
Ci dichiariamo nipoti politici
StandardPsy Ops: no alla musica come tortura
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Nate forse in contesti non proprio scientifici, le Psy ops comprendono anche la musica per condizionare i prigionieri di guerra, come per esempio accaduto nella black prison di Kabul. In proposito, nei giorni scorsi è arrivata una presa di posizione da parte della Society for Ethnomusicology. Intitolata Position Statement on Torture, contiene tre punti che costituiscono il fulcro della pubblica esternazione:
calls for full disclosure of U.S. government-sanctioned and funded programs that design the means of delivering music as torture; condemns the use of music as an instrument of torture; and demands that the United States government and its agencies cease using music as an instrument of physical and psychological torture.
Per approfondire: Ethnomusicologists against music as torture di David Pescovitz e Capre di guerra di Jon Ronson.
Manuale per giornalisti freelance
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Da un link segnalato da Carlo, arrivo al post How to be a freelance journalist scritto da Matthew Stibbe sul blog Bad Language. Autorevolezza di un articolo è l’obiettivo indicato nell’applicazione di queste regole per non arrivare a confondere comunicati stampa con pezzi giornalistici. Tutto ruota intorno alle “live sources”, coloro che forniscono informazioni o le confermano, e ai “key research documents”, fonti primarie che possano avvalorare un fatto, un evento o anche una semplice opinione.
Il pezzo di Stibbe è fortemente orientato al rapporto tra un giornalista esterno e il redattore che deve lavorare sull’articolo prima che vada in pagina dovendo in alcuni casi intervenire su di esso. Ma i suggerimenti dell’autore si possono tranquillamente traslare sull’informazione in rete e sulle notizie che ogni giorno i blog pubblicano. Tanto che, se nella bibliografia viene indicato il libro The Pyramid Principle di Barbara Minto che spiega le metodologie base per approcciare un articolo giornalistico, viene compresa anche Writing for the Web, “research on how users read on the Web and how authors should write their Web pages”.
Ai blogger posti nelle sale stampa
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Media, blog e informazione: un sodalizio sempre più imprescindibile. Basti pensare alla notizia risalente alla settimana scorsa in cui per primi Steven C. Clemons e Bradford Plumer parlavano di una guerra “segreta e informale” alla Siria e all’Iran da parte degli Stati Uniti. Fonti ufficiali della Casa Bianca si sono visti costretti a rispondere con comunicati stampa in cui l’indiscrezione è bollata come leggenda metropolitana.
Be’, sia come sia, i blogger comunque continuano a confermarsi una fonte di informazione importante. Tanto da venire ormai coinvolti in contesti ufficiali. Lo si legge per esempio nel breve articolo Bloggers in the Courtroom a New Twist in Coverage: in una corte federale USA, due posti riservati alla stampa sono andati ad altrettanti esponenti della Media Bloggers Association.
