Somalia, caccia epidemica

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Immagine di Jehad NgaMentre è ripartita la caccia a stelle strisce, questa volta in Somalia, sul sito di Medici Senza Frontiere viene pubblicato l’articolo Somalis Trapped by War and Disaster. Argomento: le condizioni di vita quotidiane non riportate sulle cronache di guerra degli ultimi giorni:

Against this backdrop of political insecurity, Somalia was hit by torrential rains in November that flooded the Shebelle and Juba rivers, leaving tens of thousands of families homeless and destroying their subsistence crops. This occurred just six months after the Bay region, nestled between the two rivers, endured a drought that saw MSF admit more than 600 severely malnourished children to its hospital in Dinsor. MSF teams are trying to fill some of the huge gaps in medical care through primary care and surgical hospitals and clinics, as well as treatment programs for malnutrition, tuberculosis, and kala azar in several regions, including Bakool, Bay, Galguduud, Lower Juba, Mudug, Middle Shabelle, and Mogadishu.

Una nota a conclusione: l’immagine riportata a fianco, è stata scattata da Jehad Nga e ritrae un graffito tracciato su un muro di Mogadiscio: un tank con mitragliatore che si aggira per le strade della capitale somala.

I peggiori oltraggi alle libertà civili del 2006

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José PadillaThe Bill of Wrongs è il titolo che la giornalista Dahlia Lithwick dà al suo pezzo sui dieci peggiori oltraggi alle libertà civili del 2006. Pubblicato su Slate e riportato anche nella sezione Outlook del Washington Post, l’articolo comprende in decima posizione il tentativo di infliggere la pena di morte a Zacarias Moussaoui, accusato di aver preso parte agli attentati dell’11 settembre 2001.

Seguono poi i fatti di Guantanamo, la reintroduzione da parte del governo Bush del segreto di stato su documenti desegretati con le conseguenze che questo ha comportato, attività di controllo e spionaggio di privati cittadini e interventi quanto meno disinvolti nella cattura e nel trattamento di presunti terroristi, come accaduto a cittadini canadesi e tedeschi di origine mediorientale. Nelle prime tre posizioni compaiono gli abusi su José Padilla, altro presunto territorista di nazionalità americana, il Military Commissions Act del 2006 e ciò che l’autrice chiama hubris, dottrina del governo USA secondo cui “tutto è legale, necessario e segreto”.

“Di quale oltraggio mi sono dimenticata?” chiede la giornalista in chiusura. E, se di qualcosa si fosse effettivamente scordata, chiede anche che le sia segnalato via mail all’indirizzo Dahlia.Lithwick[at]hotmail.com.

Riforma dell’editoria: una consultazione pubblica

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Riforma dell’editoria? Che i cittadini dicano la loro attraverso una consultazione pubblica che è stata avviata nei giorni scorsi dal consiglio dei ministri. Per partecipare, c’è tempo fino al prossimo 20 gennaio e le risposte al questionario possono essere inviate per posta elettronica all’indirizzoscdie[at]palazzochigi.it. A questo proposito, l’associazione Articolo 21, che si batte per la difesa dell’omonimo articolo della Costituzione, chiede di essere tenuta informata.

Giaculatorie, regali(e) ed ecologia della creatività

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Alcune letture particolarmente interessanti:

Trame all’ombra di San Pietro

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Vaticano rosso sangueIn poco più di un centinaio di pagine (più una trentina di appendice) difficilmente si arriva a scandagliare un argomento in modo esaustivo. Ma si può fare altro, come gettare il seme della curiosità. O nutrirlo, visto che non si parla di casi sconosciuti ai lettori delle cronache papaline. È ciò che fanno i giornalisti e scrittori Vittorio Di Cesare e Sandro Provvisionato con il libro Vaticano rosso sangue (Editoriale Olimpia) in cui ripercorrono alcuni dei misteri che hanno caratterizzato il piccolo stato papale nel periodo che va dal 1916 al 1992.

Se si fosse prestato ascolto a Plinio che, nel 45 dopo Cristo, sconsigliava la frequentazione dell’appezzamento di terra al tempo poco più di un malsano acquitrino, la tomba di Pietro e il successivo insediamento cristiano sarebbero stati posizionati altrove. Ma la superstizione pagana non si concilia con la missione pastorale della chiesa e così, in un territorio di pochi metri quadrati sopravvissuto all’unificazione d’Italia e ultimo vessillo di un esteso potere temporale, i secoli hanno visto avvicendarsi trecento pontefici e trame che di spirituale spesso hanno ben poco. Continue reading

Sciopero delle firme? Meglio il silenzio sui politici

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Via Carlo Felice Della Pasqua, una segnalazione che è un suggerimento e anche un’alternativa allo sciopero delle firme dei giornalisti contro il mancato rinnovo del contratto nazionale:

Di cosa sto parlando? Di uno sciopero dei servizi parlamentari. Per una settimana silenzio completo su qualsiasi cosa riguardi quel chilometro quadrato in centro a Roma. Guardiamo all’esterno. Una settimana senza maxiemendamenti, senza Pecoraro Scanio, senza Bonaiuti. Per una settimana sostituiamo quel giochino con un altro, nelle prime pagine. Che ne so, la pallamano, che in fondo non è neanche male. Oppure cogliamo l’occasione per guardare cosa succede nel resto d’Italia e nel resto del mondo, magari capita che qualcuno si accorga che esiste un mondo fuori da Montecitorio.

Scommettiamo che poi il contratto dei giornalisti diventa un’emergenza nazionale?

TV senza frontiere: in prima lettura un testo peggiorativo

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Stephen Colbert Demands His Share Of YouTube CashGià tempo addietro si era parlato di TV senza frontiere, la direttiva in corso di revisione da parte del parlamento europeo in materia di raccolta pubblicitaria (qui le disposizioni vigenti e qui invece una spiegazione). Il pericolo sembrava scampato, ma – appunto – sembrava. Perché su Articolo 21 si legge l’articolo Direttiva europea “TV senza frontiere”. Primo round a favore dei monopoli privati in cui parla di un emendamento introdotto in prima lettura destinato ad ampliare quasi tutti i tetti pubblicitari e a introdurre il product placement all’interno di film e trasmissioni televisive. Inoltre bocciato un altro emendamento che vietava spot su alimenti insalubri durante gli spettacoli per minori per coprire – si motiva – i costi di produzione. Il testo votato, comunque, non è ancora definitivo ma lo attende nel 2007 un non breve iter di approvazione e restano da chiarire gli effetti che le nuove disposizioni potrebbero avere sui video in rete.

Il Cyber-Freedom Prize 2006 a Guillermo Fariñas Hernández

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Reporter senza Frontiere nei giorni scorsi ha assegnato il Cyber-Freedom Prize 2006 al giornalista cubano Guillermo Fariñas Hernández, a capo dell’agenzia di stampa Cubanacán Press, in sciopero della fame per mesi (dallo scorso febbraio fino ad agosto) affinché fosse concesso a tutti i cubani il diritto di accesso alla rete. Si legge sul sito di RSF:

“El coco” only ended his hunger strike on 31 August after a brush with death and the loss of 15 kilos. He is continuing his work at Cubanacán and has become one of the leading voices among Cuban opposition journalists. He also still keeps the foreign media up to date with human rights violations in his country and in particular passes on information about intimidation and harassment of independent reporters.

La notizia dell’inizio dello sciopero della fame di Guillermo Fariñas Hernández e della sua premiazione è rimbalzata abbondantemente nella blogosfera. Alcuni dei post italiani:

Nubi somale e venti di guerra antichi

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Nubi somale xsrc=Forse non tutti sanno che tra pochi giorni scade un ultimatum: quello che la Somalia delle Corti Islamiche ha lanciato all’Etiopia per il ritiro delle truppe entrate nel paese per presidiare il governo ad interim insediatosi a Baidoa. Mentre il paese è un’altra volta alle prese con emergenze sanitarie e con nuovi problemi climatici, si ritorna a un passo dal conflitto nel Corno d’Africa senza che i conflitti tra i signori della guerra si siano mai realmente sopiti.

Inserita nella lista delle dieci crisi umanitarie più ignorate dalle TV, la situazione somala ora potrebbe tornare più o meno velocemente a quella che era nei primi Anni Novanta con il ritorno dei Caschi Blu dell’Onu. Che fallirono ai tempi. E per un ragguaglio sulla situazione somala, utile è l’inchiesta Nubi Somale di Maurizio Torrealta ed Elisa Marincola. Ma perché lo stato della Somalia, a quindici anni dalla fine della dittatura di Siad Barre, è ancora oggi così instabile? Continue reading