Calato il sipario di RaiDue su AnnoZero e sulla puntata incentrata intorno al Crimen Sollecitationis, si apre quello di RaiUno con Bruno Vespa che dedica la puntata di Porta a Porta alle apparizioni mariane di Fatima. Tra gli ospiti Giulio Andreotti che racconta della spiritualità che la località e la sua storia gli ispirano. A corredo grandi parole di incensamento per l’istituzione chiesa mentre fino a pochi minuti prima alla stessa istituzione si chiedeva di rompere il silenzio sugli abusi contestati. Da Vespa però il silenzio su cui ci si concentra si limita al mistero sul quarto segreto ricevuto nella località portoghese.
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A undici anni da Cuore, arriva il sonno del cronista
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Il sonno del cronista è un blog nato una ventina abbondante di giorni fa e colleziona gli strafalcioni di cui non si accorgono i giornalisti e che finiscono per essere stampati. Dalla presentazione del sito:
Il “colpo di sonno” del cronista, sempre in agguato, ha effetti spesso esilaranti. Questo sito nasce dalla voglia di tanti cronisti della carta stampata di prendersi in giro, di ridere su uno dei mestieri più belli, ma anche più frenetici del mondo. Un’antologia del surreale, con errori tipici della notizia scritta sotto chiusura del turno, ma anche chicche del classico fogliettone surreale. I cronisti che vedranno i propri articoli sbeffeggiati, siamo sicuri sanno i primi cronisti a riderne.
Gli autori, autobattezzatisi con gli pseudonimi di John Beer (già Sette in condotta) e Cilindro Collinelli e che chiedono a tutti di inviare loro segnalazioni, si sono già visti citati da un lancio dell’Ansa e potrebbero far così rivivere i tempi d’oro di in cinquecento contro un albero e della rubrica “Cronaca Vera” di Cuore.
Qualche titolo? L’oca lo attacca e lui si frattura, Gare di sputo, negozianti infuriati o Latte bollito scoppia come una bomba. Creative Commons i contenuti.
Kate Webb, la veterana dei reportage di guerra
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Aveva raccontato la guerra in Vietnam e poi la Cambogia, le Filippine, l’Iraq del 1991 e ancora molti altri conflitti in Asia per trentacinque anni. Era Kate Webb. Da Women have war stories of their own:
Kate Webb, a 23-year-old copy editor in Australia, went to Saigon on a one-way ticket, with precious little cash and no job lined up. As a woman, the only work she could get at first was writing soft profiles of American soldiers for their hometown papers.
When Webb made it into the field, the men paid her lots of attention while things were quiet. They called her “high pockets” in honor of the way her fatigue shirt fit. But when the shooting started, it was a different story. One night in a hole during a mortar barrage, she overheard one soldier ask, “I wonder what happened to that lady reporter?”
“I’m down here,” she yelped.
Most women covering the war felt the real reason the military didn’t want them in combat had little to do with their vulnerability under fire. It was the distraction they might cause.
Alcuni articoli sulla giornalista australiana:
Strategie per parlare e progetti per amplificare
Standard- Observer UK, The BBC man, the Scientologist – and the YouTube rant
A Journalist at Panorama, the BBC’s flagship current affairs series, has been reprimanded for losing his temper and screaming with rage during the making of an investigation into the Church of Scientology.
- Wired, Terror-Hunters’ Human Scent Collectors
Terrorists: You can run. But with that body odor, you can’t hide. That’s the idea behind a new program from the Technical Support Working Group, or TSWG. The research arm of the government’s anti-terror fight is looking to for someone to build “a rugged, reliable, and compact system for canine handlers to collect human scent for future use to track a specified target.”
- Slashdot, US Military Launches YouTube Channel
The US military has launched its own channel on YouTube, in efforts to shift the media’s focus of Iraq from a negative to a more positive light, and to ‘counter the messages of anti-American sites.
- Fronte della Comunicazione, I Bianciardini: un sogno da un centesimo, almeno
Ci siamo chiesti, sin dalle prime ore delle vicende che ci hanno reso complici orgogliosi, come potevamo rendere un tributo non retorico e stantio a Bianciardi per quanto lui aveva scritto e fatto, e soprattutto per dare di nuovo corpo alla rabbia, all’anarchia, all’ironia e alla ribellione che hanno animato i suoi brevi anni di vita.
Inchiesta a fumetti sulla “fabbrica organica”
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Esce per le Edizioni Becco Giallo il libro a fumetti Porto Marghera, la legge non è uguale per tutti, scritto e disegnato da Claudio Calia (qui alcune tavole). Inquadrato in un percorso che l’autore percorre da tempo, quello del graphic journalism, racconta i fatti della fabbrica organica consumatisi a due passi da Venezia. La prefazione è a cura Gianfranco Bettin che scrive del libro:
Certe tavole di Calia è come se a disegnarle fosse stato il gatto nero […]: dev’essere uscito di casa e deve aver preso quelle tag dalle strade e dai muri e poi, con gli artigli, le deve avere reincise sulla carta insieme ai racconti e ai materiali raccolti da Calia stesso. Si può forse spiegare così il segno, insieme selvaggio e domestico, attraverso il quale l’autore si esprime. Domestico, cioè comprensibile e riconoscibile per tutti, comunicativo in parole e forme inequivocabili. Selvaggio, tuttavia, perché irriducibile all’universo ufficiale e tradizionale.
The war on journalism: 2006 anno nero
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“Il 2006 è stato l’anno più feroce e brutale della storia contemporanea dei media”. Inizia con queste parole The war on journalism, pubblicazione annuale dell’International Press Institute che dall’osservatorio che aggiorna costantemente ne aggiunge i ventidue già registrati nel 2007. La guerra in Iraq è il conflitto che ha fatto registrare quasi la metà delle perdite, quarantasei, e seguono poi l’Afghanistan, il Pakistan, le Filippines, il Messico e lo Sri Lanka. Ma l’Europa non ne esce indenne geograficamente né politicamente:
In Europe, where two journalists were killed, the murder of Novaya Gazeta journalist, Anna Politkovskaya, highlighted the dangers of reporting in Russia, and questioned the authorities’ desire to investigate such crimes. Since 1997, IPI has recorded the killing of 43 journalists in Russia. The often-violent controversy over the Danish cartoons depicting the prophet Mohammed saw journalists arrested and prosecuted; one journalist was murdered in Sudan reportedly for writing on the subject. The controversy led to renewed attempts to introduce a “defamation of religions” clause, which appeared in UN documents, including one on terrorism.
Intercettazioni: l’alibi della privacy
StandardDal blog di CommunicaGroup, l’articolo Al Cittadino non far Sapere di Marco Travaglio su quella che viene presentata come la legge contro la pubblicazione delle intercettazioni telefoniche nel sacrosanto diritto dalla privacy. Ma sotto gli intenti spacciati, c’è dell’altro e il giornalista lo spiega efficacemente.
Cari lettori, quando il Parlamento approva una legge all’unanimità, di solito bisogna preoccuparsi. Indulto docet. Questa volta è anche peggio. L’altroieri, in poche ore, con i voti della destra, del centro e della sinistra (447 sì e 7 astenuti, tra cui Giulietti, Carra, De Zulueta, Zaccaria e Caldarola), la Camera ha dato il via libera alla legge Mastella che di fatto cancella la cronaca giudiziaria. Nessuno si lasci ingannare dall’uso furbetto delle parole: non è una legge “in difesa della privacy” (che esiste da 15 anni) nè contro “la gogna delle intercettazioni”. Questa è una legge che, se passerà pure al Senato, impedirà ai giornalisti di raccontare – e ai cittadini di conoscere – le indagini della magistratura e in certi casi persino i processi di primo e secondo grado. Non è una legge contro i giornalisti. È una legge contro i cittadini.
Oltre il terrore: lo spauracchio della propaganda e le vere minacce
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Una prima versione era uscita nel giugno 2006 sotto forma di saggio, Global Responses to Global Threats: Sustainable Security for the 21st Century. In questi giorni ne è stata pubblicata un’edizione riveduta ed ampliata. È uno studio dell’Oxford Research Group che si intitola Beyond Terror – The Truth About The Real Threats To Our World (qui la scheda del volume edito da Random House):
Is international terrorism really the single greatest threat to world security?
Since the 9/11 attacks, many Western governments assume terrorism to be the greatest threat we face. In response, their dangerous policies attempt to maintain control and keep the status quo by using overwhelming military force. This important book shows why this approach has been such a failure, and how it distracts us from other, much greater, threats:
- Climate Change Climate change
- Competition over resources Competition over resources
- Marginalisation of the majority world Marginalisation of the majority world
- Global militarisation Global militarisation
Unless urgent, coordinated action is taken in the next 5-10 years on all these issues it will be almost impossible to avoid the earth becoming a highly unstable place by the middle years of this century. Beyond Terror offers an alternative path for politicians, journalists and concerned citizens alike.
Incuriosita dalle novità contenute, l’ho ordinato anche perché gli autori hanno già scritto materiale interessante su temi internazionali. Chris Abbott e John Sloboda hanno pubblicato su OpenDemocracy.org il saggio The “Blair doctrine” and after: five years of humanitarian intervention mentre il terzo autore, Paul Rogers, si è a lungo occupato di Medioriente, Africa e Stati Uniti. Attendo di ricevere il libro.
La “Guerra Fredda” prossima ventura
StandardSul sito di Nuovi Mondi Media viene pubblicato l’articolo La “Guerra Fredda” prossima ventura di Giulietto Chiesa. Che esordisce dicendo:
Qualcuno si ricorda ancora cos’erano i Pershing e i Cruise? Era poco più di vent’anni fa, e i missili di crociera erano appena stati inventati, ma ancora non volavano. Poi hanno cominciato a volare e colpire, ma non dove erano stati progettati per colpire, cioè in Unione Sovietica, bensì in Irak, in Afghanistan e, prima ancora, in quella ch’era allora la Jugoslavia.
Adesso la faccenda ricomincia. Solo che le basi di partenza non stanno più in Germania, ma si sono spostate verso est, in Polonia, insieme ai confini dell’Occidente. E i radar che dovrebbero parare il colpo di un eventuale attacco di un eventuale nemico, e guidare la risposta, saranno piazzati in uno stato che allora non c’era e che ora si chiama Repubblica Ceca. E i missili che dovrebbero abbattere, prima che arrivino a destinazione, sarebbero – pensate un attimo alle dimensioni della bufala – provenienti dall’Iran e dalla Corea del Nord.
Una cronaca che cerca di capire dove stanno effettivamente i presunti pericoli provenienti dal Medioriente, quanto costa difendersi da una minaccia al momento non suffragata da prove e chi controlla la “sicurezza” dell’Europa. Washington, la risposta che arriva da Bruxelles.
Lettera aperta a Sandro Baldoni
StandardVia Pino Scaccia, Lettera aperta a Sandro Baldoni:
Caro Sandro, ci siamo conosciuti (ricordi?) una sera a Francavilla insieme alla signora Russo, la mamma di Antonio ucciso perché aveva avuto il coraggio di denunciare gli orrori in Cecenia. Ho scoperto che tu sei molto diverso da Enzo ma che da allora, da quando Enzo riposa in Mesopotamia, sei entrato un po’ nella nostra famiglia: sì, di quei pazzi che ancora hanno la voglia di raccontare e di capire. Ti scrivo da Kabul. Ho pensato molto in questi giorni a Enzo, avevo un’angoscia grande dentro, perché il dramma di Daniele mi ricordava tanto quel saluto frettoloso a Kufa. Pure con Daniele ci eravamo salutati con l’idea di rivederci un paio di giorni dopo e invece ci siamo ritrovati in un incubo. Ma lui poi è tornato a casa. Enzo no: ancora non è tornato, neppure da morto. E io ancora non me lo perdono. Ho dato tutto me stesso in questi anni per sapere cosa è successo, forse l’ho capito, rivedo quasi ogni notte quel crocevia maledetto di Malmudyia dove all’andata ce la siamo cavata con un po’ di paura e invece il ritorno è stato fatale. Ho negli occhi sempre Enzo con la macchinetta fotografica che scattava a ripetizione in quel viottolo di Najaf (quante foto mi ha fatto: mai viste) e poi lui che ci porta in salvo con la bandiera. La gioia di stare con i miliziani perché voleva sapere tutto e il sogno di incontrare al Sadr. I cronisti sono sempre fregati dai sogni. Perché ci si è dimenticati improvvisamente di lui? Capisco che adesso non ci sono più italiani in Iraq ma la cosiddetta “intelligence” è ancora operativa. Capisco che sono cambiati i vertici della Croce Rossa, ma sarebbe pure logico pensare a un passaggio di consegne. Giusi e i figli di Enzo meritano almeno il conforto di una tomba su cui piangere. Cosa possiamo fare noi? Forse quello che stiamo facendo: non dimenticarlo, insistere, pressare su chi può fare un ulteriore tentativo. C’era stato, lo ricordiamo tutti, un riconoscimento di parti di ossa. Quindi, la zona dov’era stato sepolto dopo la barbarie, qualcuno la conosceva. Perché si è interrotto tutto? Perché dopo quella “prova” non si è andati avanti? E non si è recuperato il corpo? Non è difficile ripristinare i rapporti perché tutti sappiamo il nome del “contatto”. Sandro, credimi, non sei solo. L’appello di Articolo21
[Update] E qui la risposta di Sandro Baldoni.