Come socializzare il caro estinto

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Foto di 'kaoUn articolo contenuto nel bollettino quindicinale di LSDI racconta del gruzzolo nel cimitero: in altre parole, la tendenza di trasportare online i modelli per la vendita di spazi a pagamento da destinare ai necrologi. Di fatto, il fenomeno non è particolarmente nuovo, già in passato erano state segnalate iniziative elettroniche dedicate a cari estinti che prevedessero un tributo alla memoria dietro il versamento di un corrispettivo o meno (come Memory of). Di fatto, però, l’articolo, firmato da Nicolas Kayser-Bril di Observatoiredesmedias, aggiorna la prospettiva ponendola in termini più in linea con le tendenze maggiormente in voga e racconta:

Respectance, una start-up californiana, ha appena aperto persino un social-network per maccabei (quelli di ora, s’intende). Consente anche di realizzare una lista dei propri morti preferiti. Immaginate la potenza di milioni di annunci di un editore cartaceo accoppiata alle funzionalità di un sito come questo.

La palma dell’innovazione va al Miami Herald che, secondo Bob Norman, proporrà presto ai suoi lettori di postare un video in occasione del loro decesso. Il concetto è forte come la morte. Da vivi gli internauti si registrano un video che sarà diffuso il giorno dei loro funerali.

Voci e immagini dal 2 agosto 1980

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Ancora sulla stazione di Bologna, da L’Espresso, Le voci della strage di Gianluca Di Feo:

Stazione di Bologna. Due giovanissimi cameramen arrivano sul luogo dell’attentato e documentano l’inferno: polvere, sangue, disperazione, rabbia e stupore. Quaranta minuti choccanti che History Channel trasmetterà integralmente giovedì 2 agosto alle 10.25, nell’orario esatto dell’esplosione. L’espresso anticipa i minuti iniziali, con le prime registrazioni della sala operativa e il sonoro originale dei soccorritori.

Sul sito del settimanale, sono disponibili i primi sei minuti del filmato che andrà in onda integralmente domani alle 10.25 e in replica alle 19.05 e alle 22. Lo stesso filmato si trova anche sul sito di History Channel.

Un contrappasso politico l’internamento di Larissa Arap

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Aggiornamento del 21 agosto 2007 via Pino Scaccia: Finalmente libera Larisa: non è lei la matta.

Per rinnovare la patente era andata a ritirare un certificato psichiatrico dopo aver superato senza problemi qualche giorno prima una visita. Ma quando si è presentata nello studio del medico, a inizio luglio, le hanno chiesto di attendere. Poco dopo è arrivata la polizia, che l’ha prelevata e portata nell’ospedale psichiatrico di Murmansk, sul mar di Barens. Una specie di contrappasso per una giornalista russa, Larissa Arap, che a inizio giugno aveva realizzato un dossier proprio su questo centro in cui i pazienti sarebbero sottoposti non a percorsi terapeutici, ma a torture.

Un contrappasso politico, una ritorsione, denunciano l’ex campione di scacchi Garry Kasparov, divenuto strenuo oppositore dell’autoritarismo del presidente Vladimir Putin, e lo United Civil Front del quale Larissa Arap è militante. A leggere l’articolo scritto da Claudio Salvalaggio per l’Ansa, lo sciopero della fame iniziato dalla giornalista non ha fatto che peggiorare la sua situazione, che da trattamento sanitario obbligatorio si trasforma in internamento in un centro per malati psichiatrici cronici a 150 chilometri di distanza. Tutto questo tra il disinterassamento delle autorità sanitarie di competenza.

Un ritorno alla psichiatria politica, denunciano ancora i gruppi per i diritti civili. Scrive in proposito Salvataggio:

Iuri Sovienko, presidente dell’associazione psichiatri indipendenti russi, ha ricordato oggi che, da metà degli anni novanta, “la psichiatria è stata usata qualche volta per scopi contrari alla medicina”. L’ex dissidente Valeria Novodvorskaia, ora tra i critici più feroci del presidente russo Vladimir Putin, è stata ancora più esplicita: “La vendetta per mezzo della detenzione psichiatrica oggi è caratteristica delle regioni più remote della Russia”.

Dalla rete: giornalismo mobile, CC per l’eduzione e qualche stranezza

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  • White African, Mobile Phone Reporters in Africa:

    This is a huge, primarily because it means that the on-ground reporters don’t need an internet connection at all – only access to a cell phone tower.

  • Dadblog, The New Journalism, by some Old Journalists:

    “It doesn’t matter where the story goes in the paper… evidence published for all to see… everybody having their say…..the journalists are global.”

  • Creative Commons Blog, The education division of Creative Commons:

    Creative Commons is pleased to announce the launch of a new division focused on education: ccLearn […] . Our mission is to minimize barriers to sharing and reuse of educational materials — legal barriers, technical barriers, and social barriers.

  • Smithsonian Magazine, The Pirate Hunters:

    Though buccaneering is back with a vengeance, stepped-up law enforcement and high-tech tools are helping protect shipping on the high seas.

  • SFGate.com, Devil in the details for cabbie No. 666:

    the commission brought the weight of government to the question of whether to grant a request by a San Francisco cab driver seeking to retire Medallion No. 666 because of the number’s association with Satan.

Allam, il giornalismo e le copertine

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Secondo Magdi Allam le università italiane «pullulano» di docenti «collusi con un’ideologia di morte profondamente ostile ai valori e ai principi della civiltà occidentale e all’essenza stessa della nostra umanità». Così Radio Città Aperta lancia un «appello contro le liste di proscrizione» del giornalista. Vi si legge (via Information Guerrilla):

Ci pare davvero eccessivo che quanti, in sede di dibattito scientifico e civico, esprimono posizioni differenti da una pretesa unica «verità interpretativa» divengano automaticamente estranei a universali valori di civiltà o, addirittura, alieni dalla comune umanità. Una tale impostazione non solo è lontanissima dallo spirito e dai valori di una democrazia costituzionale – e molto più in linea con ideologie totalitarie – ma si pone anche a siderale distanza dal senso critico che sta alla base della ricerca storica e scientifica e dalla stessa, difficile ma essenziale, missione dell’informazione giornalistica in una società plurale. Tutto ciò rischia di contribuire, purtroppo, al preoccupante imbarbarimento dell’informazione in un paese come il nostro che già si trova a pagare un prezzo troppo alto alle varie forme di partigianeria che lo travagliano. Già abbiamo visto sentenze discutibili coinvolgere colleghi noti per la loro serietà ed equilibrio nell’affrontare il tema dell’islam, con addirittura condanne penali che prevedono la pena detentiva.

E prosegue, l’appello, parlando di giornalismo a rischio di «logica da tifo calcistico piuttosto che analitica e razionale» in particolare quando si sfiorano o si affrontano apertamente tematiche religiose.

Sulle quali interviene Nicola Mattina con un post che, partendo da alcune considerazioni su Piergiorgio Odifreddi e sul suo ultimo libro, Perché non possiamo essere cristiani (e meno che mai cattolici) (che a Nicola non ha in generale apprezzato per questioni di stile più che di sostanza), considera:

la chiesa cattolica propone un’etica inaccettabile sotto molti punti di vista e ne propone un’applicazione fin troppo flessibile che la fa diventare una copertina che si può tirare nelle direzioni che fanno più comodo.

Watergate: una vita all’ombra di una leggenda

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Woodward and Bernstein: Life in the Shadow of WatergateTutto iniziò con quello che fu ritenuto un tentativo di furto al Watergate Hotel e ne venne fuori uno scandalo politico, una leggenda per il giornalismo e due icone per i cronisti, Bob Woodward e Carl Bernstein. A quasi trentacinque anni di distanza, qualche mese fa la docente di giornalismo all’American University, Alicia C. Shepard, pubblica il libro Woodward and Bernstein: Life in the Shadow of Watergate, frutto di una ricerca durata un triennio e improntata a una rilettura dei fatti non sempre tenera verso la stampa dell’epoca e successiva:

Using a plethora of interviews with all the leading characters, as well as newly-unearthed archives, Shepard picks up where Woodward and Bernstein’s All the President’s Men leaves off, filling in the parts of the story that have been obscured by that title’s massive popularity-“many have misread their fascinating story as being the only story”-and providing welcome context through vivid cultural snapshots.

Già su una linea analoga si mosse Mark Feldstein del Journalism Oral History Project, che presentò tre anni fa una rivistazione del caso e, tra l’altro, scrisse:

So what really happened? In the end, perhaps truth lies somewhere between the self-congratulatory boosterism of journalists and the kiss-off of the academics.

Sul sito dedicato al libro di Alicia Shepard è disponibile in formato pdf il primo capitolo.

Dalla rete: giornalismo, conflitti e terapie

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  • Press Gazette, Journalist’s film to lift lid on Sudan conflict

    The first western journalist to report from the war-torn Sudanese region of Darfur is to produce a feature film based on his experiences in the region, after he became increasingly frustrated with the limits on news reporting which prevented him telling his story.

  • BoingBoing, Jasmina Tešanović: Milan Martic sentenced in Hague

    Milan Martic, the leader of Serbs in Croatia, got 35 years although he pleaded not guilty. Yesterday too, Mira Markovic, the fugitive wife of the late president Slobodan Milosevic, was formally accused of organized crime.

  • Editor’s Blog, Innocent Ore guilty? Don’t stigmatise the accused

    In some of these mistaken prosecutions, the accused were subject to widespread publicity in the press and will have forever-tarnished reputations.

  • Neatorama, 10 Mind-Boggling Psychiatric Treatments

    Think of it this way. After finding out what’s not going to happen to you, that couch is going to start looking a lot more comfortable.

Un blog dedicato solo alle rettifiche

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Sui giornali, a ragione, si dice spesso che non viene dedicato spazio – o ne viene destinato limitatamente – agli errata corrige che di solito finiscono tra le lettere dei lettori o in qualche box a pie’ di pagina. Così un giornalista freelance canadese, Craig Silverman, ha creato il blog Regret the Error:

Regret the Error reports on corrections, retractions, clarifications and trends regarding accuracy and honesty in the media.

Inoltre pubblica una lista dei principali organi di informazione nordamericani che non hanno uno spazio ad hoc per le correzioni e chiede ai chiede ai lettori di inviare segnalazioni di errori con i suggerimenti per la loro rettifica. Qualche esempio? Dalla notizia della volontaria che avrebbe detto che “criminali non si diventa, si nasce” quando invece aveva affermato che “criminali non si nasce, la società rende tali” alle fotografie che attribuiscono identità alle persone sbagliate.

Dibattiti politici USA: la CNN verso Creative Commons

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Barack Obama lo aveva chiesto e Lawrence Lessig aveva ripreso la posizione espressa dal candidato alle presidenziali americane: dibattiti politici rilasciati con licenze libere. Un’emittente-colosso ci ha sentito e così CNN plans to release upcoming debate footage under Creative Commons (qui l’annuncio ufficiale). La notizia non è freschissima (risale a un mese fa), ma è stata più recentemente aggiornata aggiungendo nuove adesioni alla proposta e mettendo d’accordo per una volta repubblicani e democratici che proprio in questi giorni stanno avviando una serie di confronti pubblici.