- Charlie Beckett, Networked journalism: for the people and with the people
The war is over. There is no new media vs old media anymore. The old battle between the professional and citizen journalist is also at an end – we are all on the same side. That was the message from the Networked Journalism Summit in New York last week.
The guru of networked journalism is US media blogger, entrepreneur and teacher Jeff Jarvis. He told the summit: “Journalism can and must expand even as the institutions that do journalism shrink. The future is ‘pro-am journalism’, doing things together.”
Networked journalism is where the people formerly known as the audience contribute to the whole editorial process. The public write blogs, take pictures, gather information and comment as part of newsgathering and publishing. The professional journalists become filters, connectors, facilitators and editors.
informazione
Washington, 1969: foto dalla manifestazione anti-Vietnam
Standard
Una manifestazione che risale al 1969 contro la guerra in Vietnam, di fronte alla Casa Bianca. Due milioni di persone che si radunano a Washington dando vita al corteo di protesta fino a quel momento più numeroso della storia statunitense. C’erano i pacifisti, gli studenti, le Pantere Nere, Coretta King, i musicisti. Su Slate viene pubblicata una galleria fotografica che testimonia quell’evento.
Antonio Russo, sette anni senza risposte sulla sua fine
Standard
Ciò che è accaduto ad Anna Politkovskaja è risaputo, vuoi per la vicinanza con il suo omicidio, avvenuto il 7 ottobre di un anno fa, o per il clamore suscitato a livello internazionale dal suo assassinio. In questi giorni, però, ricorre l’anniversario anche della morte di un altro giornalista, italiano questa volta, freddato probabilmente perché stava dando altrettanto fastidio con il suo lavoro sulla Cecenia. Si tratta di Antonio Russo, che scompare il 16 ottobre 2000 mentre stava per valicare una frontiera. Il suo alloggio venne trovato a soqquadro e il corpo del giornalista fu rinvenuto poche ore dopo nei pressi del confine con la Georgia, al Passo Gombori.
Pino Scaccia ricorda oggi sul suo blog il collega ucciso sottolineando che, come accade generalmente in questi casi, non tutto ciò che apparteneva al giornalista venne ritrovato: scomparvero infatti il telefono satellitare, la videocamera, il portatile e i nastri già registrati. Superfluo dire che esecutori e mandanti non sono a oggi stati individuati e che, per le modalità dell’omicidio, fu esclusa la rapina.
I reportage di Russo e una parte del suo materiale scampato alla razzia sono attualmente custoditi da Radio Radicale, per il quale era corrispondente, mentre un archivio di documenti su di lui è disponibile sul sito di Radical Party. Un’altra parte ancora infine è reperibile attraverso Reporter Senza Frontiere.
MediaLens: i numeri nascosti delle vittime in Iraq
StandardNei giorni della rivolta degli uomini scalzi, Information Guerrilla segnala che The Media Ignore Credible Poll Revealing 1.2 Million Violent Deaths In Iraq. Lo afferma MediaLens, organizzazione che lavora per andare a stanare le distorsioni della stampa, e aggiunge:
The point about the ORB [Opinion Research Business] study is that it provides strong supportive evidence for the findings of the earlier, far more detailed and rigorous 2006 Lancet study. The Lancet authors have been calling for exactly this kind of follow up study to help confirm or refute their findings. It seems clear that the Lancet figure of 655,000 deaths, although now a year out of date, was accurate.
For the media to ignore the ORB study is an authentic scandal. Doubtless the failure is in part rooted in simple ignorance of its significance. If so, this amounts to a form of criminal negligence in the face of vast war crimes. But, as discussed above, structural realities continue to apply – the media system is an integrated component of a system that benefits from the subordination of people and truth to profit and power.
Detto a chiare lettere: voglio scendere
Standard
La casa editrice Chiare Lettere, pur essendo nata da poco (il primo libro è uscito lo scorso 10 maggio), in questi mesi ha dato alle stampe una serie di libri interessanti e sta puntando molto sul dialogo con i lettori attraverso i blog: ne sono esempi l’osservatorio sull’informazione Tiro Libero e Italiopoli tenuto da Oliviero Beha. Ora, sulla scia delle ultime pubblicazioni, come Toghe rotte a cura di Bruno Tinti con prefazione di Marco Travaglio, e del dibattito emerso dopo il V-Day fuori e dentro la politica, rilancia con Voglio scendere, nuovo spazio in cui troveranno posto interventi, oltre che dello stesso Travaglio, anche Pino Corrias, Peter Gomez e Curzio Maltese:
Provate a immaginare le prime dieci cose da cui vorreste scendere all’istante per non farvi male, per esempio i tacchi della Brambilla, o i cactus di Berlusconi. Oppure provate a immaginare le dieci cose su cui vorreste salire almeno una volta per non sentirvi esclusi, per esempio l’aereo di Mastella, o la Beauty Farm di Fausto Bertinotti.
Noi non lo faremo per voi, ma lo faremo con voi. In forma di inchiostro, si capisce. Provando per quindici minuti al giorno, o dieci, o tre, a misurare l’esistente, dare un’occhiata all’ovvio, mettere in dubbio un alfabeto, smontare un conformismo, magari persino dare una notizia o semplificare una cosa complicata. Esplorare il contrario del contrario.
The War Comes Home: i racconti dei reduci sotto Creative Commons
Standard
Presentare il volto umano di un conflitto bellico. È lo scopo con cui nasce The War Comes Home per opera del giornalista Aaron Glantz (autore del libro How America Lost Iraq) e del network radiofonico KPFA. Storie di militari che hanno prestato servizio in l’Iraq, ma anche allargamento della discussione a tematiche come i veterani del Vietnam o la guerra di Afghanistan, collaborazioni con il Center for Media and Democracy, testimonianze in merito al recupero e alla riabilitazione dopo i conflitti. Il tutto sottendendo che:
More than 1.6 million Americans have served in the wars in Iraq and Afghanistan. As of August 1, 2007, 67,000 of them had been killed or wounded. In addition, more than 250,000 Iraq and Afghanistan war veterans had been treated at Veterans Administrations hospitals since their return home from combat.
Inoltre, si legge nel comunicato stampa Innovative Multimedia Project Brings the Iraq War Home:
“I was constantly being asked, tell me about freedom, about democracy, why am I being held here, I want answers,” recounts Abu Ghraib interrogator Casteel on Warcomeshome.org. “And the detainees were the ones wanting answers. But that was our job. We were supposed to be finding answers to our questions.”
Da sottolineare in chiusura che i file multimediali che contengono le testimonianze raccolte sono rilasciati con licenza Creative Commons.
NYT: rare le aree ad abbonamento e archivi in pubblico dominio
Standard- Richard Pérez-Peña, Times to Stop Charging for Parts of Its Web Site:
In addition to opening the entire site to all readers, The Times will also make available its archives from 1987 to the present without charge, as well as those from 1851 to 1922, which are in the public domain. There will be charges for some material from the period 1923 to 1986, and some will be free.
Agenda di Comunicazione: un tributo a Franco Carlini
Standard
Mi segnala Bernardo che Agenda di Comunicazione ha pubblicato un tributo a Franco Carlini, improvvisamente scomparso il 30 agosto scorso. Scrive Gianfranco Sansalone nell’introduzione:
In questa piccola pubblicazione, la redazione di Aba News e del Portale dei Comunicatori ha deciso di ricordarlo con le parole di chi, dopo i funerali dell’1 settembre, lo ha commemorato mischiando le parole alle risate, la gioia di averlo conosciuto al rimpianto di averlo perduto. Centinaia di persone […] si sono strette in questo strano clima. Eccole, così come le abbiamo sbobinate da un registratore da “battaglia”, qualche volta sintetizzate o riviste per esigenze tecniche, ma nella sostanza fedeli al pensiero di chi le ha pronunciate.
La pubblicazione può essere scaricata in formato pdf.
PeaceReporter esce dalla rete e diventa rivista mensile
Standard
PeaceReporter si estende alla carta e presenta la sua rivista mensile il cui primo editoriale, uscito a luglio e firmato dal direttore della testata giornalistica Maso Notarianni, dice:
Crediamo sia urgente che il mondo venga raccontato con reportage e testimonianze dirette, con la voce e la penna di chi lo vive, e non più solo di chi ne parla o ne scrive. Per capirne le sue sofferenze, ma anche le tante cose belle e costruttive, le tante “buone notizie” che troppo spesso non si raccontano. PeaceReporter è nato come sito Internet quattro anni fa. Allora soffiavano forti venti di guerra. Oggi quei soffi di vento sono diventati tempeste. Ma non ci si può arrendere all’ineluttabilità del corso della storia, perché essa è fatta dagli uomini e dalle loro scelte. E dunque noi, invece di arrenderci, raddoppiamo gli sforzi perché si diffonda una cultura di pace.
In rete è disponibile il primo numero in formato pdf mentre per leggere i successivi li si può trovare in libreria oppure ci si può abbonare.
Aggiornamento: Nasce il mensile di PeaceReporter. Presentazioni a Roma e Milano.
L’ultimo Diario prima di voltare pagina
Standard
Il testo che segue è tratto del settimanale Diario e si intitola Diario chiude e volta pagina. Fin troppo chiaro, dunque, l’intento di salutare i lettori dopo un’esperienza durata undici anni sotto la guida di Enrico Deaglio. Undici anni di inchieste vecchio stile e di speciali, primi tra tutti Gli imbroglioni su votazioni, voti e conti che non tornano, e sui fatti di Genova al G8 del 2001. Ecco dunque come la rivista saluta i suoi lettori.
Mercoledì 23 ottobre 1996, allegato al quotidiano L’Unità, usciva il primo numero di Diario della settimana, che si autodefiniva giornale dedicato alla «buona lettura», all’inchiesta e al reportage. Dopo un anno Diario se ne andò da solo nel perigliosissimo mare delle edicole. Questo giornale è durato 567 settimane, cercando di fornire nel corso di undici anni la buona lettura che aveva promesso e di non essere travolto dagli eventi. Alla buona lettura iniziale abbiamo aggiunto nel corso del tempo numeri speciali, libri, film.
Per quanto riguarda i «terribili eventi», l’ironia vuole che nascemmo in Italia con il governo Prodi e lì di nuovo siamo in solo apparente tedio e continuità. Ma quanta corrente è passata in mezzo! Berlusconi, Bush, l’11 settembre, bin Laden (la grande inchiesta su «Guantánamo e le procedure dell’indifferenza» che trovate in questo numero chiude le nostre pubblicazioni), Saddam Hussein, gli immigrati appesi alle reti per tonni e quelli che ce l’hanno fatta ad asciugarsi per venire prontamente a bagnare, molesti, il nostro parabrezza.