Dalla rete: le cifre irachene e le emittenti birmane

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  • Christian Elia, La guerra delle cifre
  • Il calcolo del numero delle vittime del conflitto iracheno, iniziato a marzo 2003 e tuttora in corso, sta diventando una battaglia nella battaglia. Secondo uno studio del governo iracheno, in collaborazione con l’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms), pubblicato oggi dal New England Journal of Medicine, sono 151mila i decessi per morte violenta in Iraq dal marzo 2003 al giugno 2006.

  • Gianluca Ursini, La pirateria difende la democrazia
  • Il regime birmano cerca di mettere la museruola alla circolazione delle informazioni nel proprio paese, con il proposito di oscurare le tv satellitari, che forniscono ai birmani le notizie che i media di stato non diffondono. Ma i militari non sono in grado di controllare tutti i proprietari di antenne satellitari del paese, come hanno spiegato a PeaceReporter alcuni esuli rifugiati in Europa.

Il fair use e la dichiarazione dei documentaristi

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  • Center For Social Media, Documentary Filmmakers’ Statement of Best Practices in Fair Use:

    Documentary filmmakers have created, through their professional associations, a clear, easy to understand statement of fair and reasonable approaches to fair use. Fair Use is the right, in some circumstances, to quote copyrighted material without asking permission or paying for it. It is a crucial feature of copyright law. In fact, it is what keeps copyright from being censorship. You can invoke fair use when the value to the public of what you are saying outweighs the cost to the private owner of the copyright.

  • Qui il link per scaricare l’intero documento in formato pdf.

Regret the Error: gli sbagli e le responsabilità dei media

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Regret the ErrorDel blog Regret the Error – dedicato a correzioni, ritrattazioni, richieste di chiarimenti su ciò che si scrive sui giornali – si era parlato qualche tempo fa come di particolarità non solo in rete, ma anche sulla carta stampata o in altre forme di giornalismo tradizionale. Il suo autore, Craig Silverman, però non si è fermato alla sola presenza online ed è andato oltre scrivendo il libro Regret the Error: How Media Mistakes Pollute the Press and Imperil Free Speech, pubblicato dalla canadese Union Square Press-Penguin Group, che si differenzia rispetto al blog:

While some of the errors can be laugh-out-loud funny, the book contains a sobering journey through the history of media mistakes (including the outrageous hoaxes that dominated newspapers during the circulation wars of the 19th-century) and a serious muckraking investigation of contemporary journalism’s lack of accountability to the public. It shines a spotlight on the media’s carelessness and the sometimes tragic and calamitous consequences of weak or non-existent fact checking.

La prefazione è stata scritta da Jeff Jarvis di BuzzMachine.com e sono disponibili a titolo di saggio solo un estratto del testo, Obiticide: death by media, la bibliografia e, ovviamente, le correzioni apportate all’edizione stampata.

Online documentario radiofonico sulla libertà di stampa

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Press For FreedomSi intitola Press For Freedom il documentario audio in quattro puntate che il giornalista e docente londinese Roy Greenslade ha realizzato per il canale radiofonico della BBC. Si parte con Government control e i casi di Anna Politkovskaya (uccisa a Mosca dopo aver indagato sulla violazione dei diritti umani in Cecenia), Ali Fedhil (iracheno, interviene a proposito dei condizionamenti politici nel suo paese) e Peta Thornycroft (corrispondente che rischia il carcere in Zimbabwe). La seconda parte affronta il tema Freedom of the internet concentrandosi su blog e informazione mainstream. Si passa quindi, in terza istanza, a Building democracy e il relativo ruolo delle radio per concludere, da ultimo, con Established democracies, il loro grado di stabilità e del relativo margine d’azione della stampa. Per ognuno di questi temi, è possibile scaricare la puntata in formato mp3.

Infine due segnalazioni: l’inizio di Loredana Lipperini che è tornata Ancora dalla parte delle bambine e Gli altri non siamo noi di Sorelle d’Italia.

1977: l’anno del terrorismo e delle nuove di forme di dialogo

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Manifestazione per Francesco Lo RussoQuesta sera, su RaiTre, è andato in onda per La Storia Siamo Noi uno speciale, il Dossier 1977, tra drammi e speranze. Terrorismo e nuove forme di comunicazione:

È un anno profondamente contraddittorio, il 1977, contrassegnato da un lato, sul piano ideologico-politico, dall’escalation della violenza terroristica col suo strascico di morte, dall’altro dal proliferare di iniziative costruttive, tra cui le cosidette Radio libere e l’esperimento dell’Estate Romana. Molti avvenimenti portano la data di quell’anno; si pensi solo all’arresto di Renato Vallanzasca, per tutti “il bel René”.

Un bel ritratto di quell’anno, che finiva tre decadi fa, durante il quale la fantasia che doveva soffocare il potere aveva trasformato i muri di accademie e città in opere d’arte e pezzi di letteratura, si approfondiva la presa di coscienza delle donne, si auspicava a un mondo differente provandoci davvero. La trasmissione si chiude con la frase, forse profetica, secondo cui “di tutto ciò che ha caratterizzato quest’anno, resterà solo il ricordo della violenza”. E probabilmente, più di altri messaggi, quello del terrorismo e dei suoi morti è l’immagine che più persistente ha attraversato i decenni.

Natale in Serbia attraverso il racconto di Jasmina Tešanović

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Image by OibibioChristmas in Serbia è il racconto che Jasmina Tešanović fa tra allargamento dell’Unione europea, fallimento dei negoziati sul Kosovo, espansionismo nazionalista della Russia a caccia di nuovi giacimenti di gas e estensioni delle basi Nato, come quella italiana di Vicenza. E scrive:

This holiday season, Serbia will observe the New World Order’s consumer rite of Christmas, then perform the pagan ritual of New Year, when people hit the streets, flinging firecrackers and firing weapons into the sky in a storm of resolutions, wishes and kisses before the Serbian Orthodox Christmas. The upcoming presidential elections in January 20th 2008 will show supposedly what small Serbia has decided for its own fate: to become European, Russian or American. In reality, Serbia stands decoratively armed as the banana republic of Ruritania, a frozen-conflict in love with melodramatic national notions from a historical pulp novel, with its own rules and edicts, which it flings into the teeth of a disbelieving world. The world does not comply with Serbia.

Dispacci dal fronte, undici storie mai raccontate

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Dispacci dal fronte - Storie mai raccontateDispacci dal fronte – Storie mai raccontate (collana Libertà di stampa, Ega Editore):

Undici reportage, undici modi di raccontare i fatti, ma anche undici differenti scuole gornalistiche a confronto, in un libro che rende omaggio al difficile mestiere dell’inviato di guerra. Alcune importanti firme del giornalismo italiano raccontano la guerra così come viene vissuta sul campo, senza aggettivi, senza la retorica della comunicazione mass-mediatica.

Undici inviati speciali: articoli inediti sui più recenti conflitti che hanno infiammato il mondo contemporaneo, un reportage fotografico che documenta la tragedia della guerra, di tutte le guerre. Ancora una volta Reporters sans frontières dimostra di stare dalla parte dell’informazione libera, della cronaca senza condizionamenti.

Dalla rete: giornalismo, fiducia e specializzazione

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  • John Pilge, The cyber guardians of honest journalism:

    What has changed in the way we see the world? For as long as I can remember, the relationship of journalists with power has been hidden behind a bogus objectivity and notions of an “apathetic public” that justify a mantra of “giving the public what they want”. What has changed is the public’s perception and knowledge. No longer trusting what they read and see and hear, people in western democracies are questioning as never before, particularly via the internet. Why, they ask, is the great majority of news sourced to authority and its vested interests? Why are many journalists the agents of power, not people?

  • Steve Boriss, Citizen Journalism is dead. Expert Journalism is the future:

    The model that will work — that will make news better, not worse — is one that combines the talents of topic experts throughout the web with those who have a knack for aggregating and editing their material to satisfy an audience. While Citizen Journalism has had no successes, this model has.

Witness Journal: fotoreportage aperto su web

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Witness JournalAttraverso il gruppo giornalisti e fotoreporter di Flickr, ho scoperto le fotografie di Witness Journal e l’omonima rivista, giunta al quinto numero e inserita all’interno del contenitore di FotoUp. Realizzata in tre lingue (oltre all’italiano, anche inglese e spagnolo), l’iniziativa – aperta a chiunque voglia proporre un servizio – prevede anche una forma di suddivisione degli introiti con gli autori, che mantengono la piena titolarità dei loro scatti concedendo all’editore un’esclusiva che non va oltre i trenta giorni.

Tornando, i reportage pubblicati comprendono la quotidianetà di profughi armeni e azzeri che vivono nella città di Rustavi (Alessandro Franzetti), lo Sziget Festival, festival musicale avvenuto lo scorso agosto a Budapest sotto i nubigrafi che si sono abbattuti sull’Europa orientale (Alessandro Scarano), Teknival, manifestazione per amanti della techno che – sempre in estate – ha radunato trentamila persone a Pinerolo (Giovanni Cassanese). O ancora si vede e legge dal Giappone con i lavori di Fabrizio Cleri, la Tokio di Gianfranco Spatola, la Montalto di Castro di Paolo Fusco, la Nocera Umbra di Dario Jacopo Laganà o la Istanbul di Antonio Stella. Infine chiude il numero un’intervista a Michael Nichols, fotografo del National Geographic.

Qui sono conservati i numeri arretrati per chi volesse navigare tra i reportage precedentemente pubblicati.

Dalla rete: giornalismo investigativo e due novità editoriali interessanti

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  • ProPublica, New non-profit investigative news organization to be led by Paul Steiger:

    A new, non-partisan, non-profit newsroom producing journalism in the public interest will launch here in January under the name ProPublica. Paul E. Steiger, former managing editor of The Wall Street Journal, will serve as president and editor in chief. ProPublica, when fully staffed in 2008, will include 24 fulltime reporters and editors, the largest staff in American journalism devoted solely to investigative reporting. ProPublica will be supported entirely by philanthropy and will provide the articles it produces, free of charge, both through its own Web site and to leading news organizations selected with an eye toward maximizing the impact of each article.

  • Barbara Lipkien Gershenbaum, Book of the Dead by Patricia Cornwell:

    When the story opens, Scarpetta and Wesley are “[i]nside the virtual-reality theater [with] twelve of Italy’s most powerful law enforcers and politicians, whose names, in the main, forensic pathologist Kay Scarpetta… and forensic psychologist Benton Wesley both… the only non-Italians” [in the room]. Both are… consultants for the International Investigative Response (IIR), a special branch of the European Network of Forensic Science Institutes (ENFSI). They are there because the Italian government is in a very delicate position.

  • Max Falkowitz, Exit Ghost of Philip Roth:

    After living as a hermit in a forest cabin for 11 years, Nathan Zuckerman, now 71, must head to New York for surgery. A shadow of his hungrily virile, robust self, he is now unable to control his urine flow. Driven to restore some of his once-mighty phallus’s dignity, he seeks out prostate surgery. He is worn and tired; these early descriptions of his life in the cabin and the surgery are at once suavely comic and tenderly sad, while still preserving the nobility of his solitude.