Non credo nelle otto del mattino. Però esistono. Le otto del mattino
sono l'incontrovertibile prova della presenza del male nel mondoGli ultimi giorni
, Andrew Masterson
31 Jul
È notizia di questi giorni il prossimo lancio del servizio CNN Exchange, sistema che permette agli utenti di inviare testi, immagini e contenuti audio e video. Peraltro, a completamente del servizio, prenderà clip presenti anche su siti come YouTube, per il broadcast fai da te.
With CNN Exchange, we’ve essentially created a one-stop shop for CNN.com users to share their contributions with other Internet users
dice Mitch Gelman, vicepresidente e direttore esecutivo di CNN. Dunque, l’obiettivo è la condivisione con altri utenti. Ma quali diritti si riserverà CNN.com sui contenuti inseriti? Non basta parlare di condivisione senza specificare nessun altro parametro.
24 Jul
In morte del compagno Valerio Marchi, 1955-2006. Speciale a cura di Wu Ming.
12 Jul
Incontri e contaminazioni di generi è il titolo degli eventi in programma per Io Leggo, mostra mercato della piccola e media editoria che si tiene a Roma da domani, 13 luglio, fino a domenica 16. E si parla anche di Copyright, copyleft e diritto alla cultura, dibattito curato da iQuindici.
Intanto, a pochi giorni dal quinto anniversario del G8 di Genova, esce l’inchiesta L’orrore in P.zza Alimonda, pubblicata da Pillola Rossa sul sito CarloGiuliani.org.
10 Jul
Si chiama «Estetica popolare e giornalismo: indagine sul pubblico e sulla storia di Cronaca Vera» ed è il titolo della tesi recentemente discussa da Gabriele Ferraresi. Carmilla On line ne riporta uno stralcio con annessa intervista all’autore. E dallo stralcio stesso sembra un lavoro interessante. Ecco l’incipit:
Cronaca Vera è un caso unico nell’editoria italiana; si tratta di un periodico popolare, settimanale, che si occupa principalmente di cronaca nera e casi umani nascosti negli angoli più reconditi della penisola. Si passa dal sanguinario delitto d’onore – rigorosamente commesso in Sicilia -, allo studioso – presunto tale – incaricato dalla Santa Sede di combattere il Maligno, rappresentato da Satana in persona, in Puglia. Sparsi tra le pagine, troviamo i fatti più disparati, dal barista bergamasco innamorato della sua Golf elaborata, all’aspirante attrice in cerca di fortuna invariabilmente discinta, all’incredibile storia dell’ultimo ippotrasportatore d’Italia.
Il testo completo: Estetica popolare e giornalismo: Cronaca Vera
23 Jun

18 Jun
30 Jan
Un elenco di filmati e interviste a giornalisti, politici, scrittori sulla situazione politica in Italia. Il progetto si chiama Viral Video e contiene interventi di Marco Travaglio, Peter Gomez, Gianni Barbacetto, Massimo Fini, Gianni Vattimo e diversi altri. Un buon training per la presentazione del libro Inciucio. I materiali originali prodotti dal progetto sono rilasciati secondo la clausola di copyleft: «Chiunque può copiare o diffondere i materiali del Viral video project gratuitamente a condizione che non ne venga fatto un uso commerciale o che vengano manipolati e/o trasmessi in modo non integrale».
2 Jan
Aveva fatto parte del collegio della difesa dei Bambini di Satana nel processo del 1997 quando, da innocenti, vennero accusati di un po’ tutto ciò che di più turpe può venire in mente. Ma era anche con la parte civile al processo per l’eccidio dei carabinieri al Pilastro, avvenuto il 4 gennaio 1991 per opera della banda della Uno Bianca. Roberto Bellogi è stato un avvocato che di battaglie ne aveva combattute parecchie, che si era esposto pubblicamente per le sue battaglie. E sul finire dell’anno se n’è andato dopo una breve ma grave malattia.
29 Dec
E anche quest’anno… Future Film Festival.
21 Dec
Operazione verità è il payoff della campagna elettorale di Forza Italia che, affidandosi al sorriso del presidente del consiglio Silvio Berlusconi, presenta, a botte di slogan populisti, quanto questo governo avrebbe fatto su pensioni, occupazione, lotta alla criminalità e così via. Tralasciando per un attimo le considerazioni relative al contratto con gli italiani e al (mancato) rispetto dei punti programmatici da parte della maggioranza, ricordiamo invece la campagna di comunicazione contro la pirateria multimediale che Palazzo Chigi ha avviato per combattere il fenomeno della duplicazione illegale di strumenti e contenuti telematici.
Che c’entra Operazione verità con la lotta alla pirateria? C’entra eccome perché i manifesti elettorali, scaricabili dal sito GovernoBerlusconi.it, sono stati realizzati con software crackato. Il software crackato, ci teniamo a rammentarlo, è software proprietario per il quale non è stata acquistata regolare licenza e le cui protezioni sono state forzate in modo che funzioni anche senza una legittima procedura di installazione e/o registrazione.
A darne notizia è il blog SocialDesignZine che, nell’intervento L’illecito programma di Berlusconi, spiega come sia stato possibile effettuare una semplice verifica sui file pdf scaricabili dal sito del capo del governo. Si legge infatti:
Ecco che sotto l’etichetta “creatore” appare il nome del programma QuarkXPress, con cui l’esecutivo della campagna è stato realizzato, seguito dalla lettera “[k]” che sta, notoriamente, ad indicare che il programma è stato abusivamente “crackato”.
Sì, avete capito bene. La campagna di Forza Italia che va sotto il titolo di Operazione verità, è stata realizzata con software illegalmente duplicato e quindi senza averne acquisita la regolare licenza d’uso!
Del resto, si sa che questo esecutivo verrà ricordato come quello che, in quanto a leggi ad personam, ha saputo dare una discreta prova di sé. Forse la ex-Cirielli serviva anche a condonare questo reatuccio e non avevano così torto gli americani a essere innervositi, se si ragiona con la loro ottica.
12 Nov
È dei giorni scorsi la notizia secondo cui nei paesi dell’Europa occidentale e del Patto di Varsavia sarebbero esistite carcere segrete della Cia. Ne è seguita qualche reazione (seppur, come per le armi al fosforo bianco su Fallujah, non si sia poi così tanto approfondito sui giornali) per lo più improntata alla sorpresa, alla richiesta di indagini accurate e così via in un balletto di dichiarazioni che, anche in questo caso, sembrano ricalcare un galateo politico predefinito. Eppure non è la prima volta che si parla di realtà del genere in Europa. Il riferimento deve fare un salto indietro di quindici anni quando, per una serie di rivelazioni, dichiarazioni ufficiali e dossier, si venne a sapere dell’esistenza delle strutture stay behind, organizzazioni di promanazione statunitense che, per il tramite della Nato, hanno attecchito in tutto il vecchio continente, compresi paesi neutrali come Austria, Svizzera, Svezia e Finlandia che avrebbero così violato anche i trattati di pace firmati alla fine della seconda guerra mondiale.
Questa struttura si è chiamata, sia in Italia che altrove, Gladio ed ha assunto denominazioni differenti alcuni stati: Absalon in Danimarca, ROC in Norvegia, SDRA8 di Belgio. E la possibilità che i suoi uomini – o uomini a loro collegati – siano responsabili di attività esplicitamente illegali è stata adombrata da personaggi di rilievo come Giuseppe De Lutiis, storico che ha studiato a lungo i servizi segreti, Libero Gualtieri, presidente della commissione stragi che ricevette per primo da Giulio Andreotti il dossier relativo a Gladio, Daniele Ganser, ricercatore del centro per gli studi sulla sicurezza dell’istituto federale svizzero di tecnologia di Zurigo, e dal giornalista Ugo Tassinari. Un esempio, seppure non esista una verità incontroverbile e provata, può essere l’attività criminale che la banda del Bradante portò avanti dal 1982 al 1985 in Belgio: 16 incursioni, 28 morti e 25 feriti provocati – si seppe – da agenti delle forze dell’ordine che si trasformavano fuori servizio in rapinatori disinteressati al bottino. Non si dimentichi che anche in Italia, tra il 1987 e il 1994, accadde qualcosa di analogo con la banda della Uno Bianca il cui curriculum criminale (o sarebbe meglio chiamarlo terroristico?) fu molto più nutrito: 103 azioni, 24 morti, 102 feriti. Come si diceva, prove non ce ne sono, solo collegamenti e intuizioni. Sta di fatto però che il parlamento belga, per bocca del presidente della commissione che indagò sui colpi del Brabante, disse che gli attacchi sarebbero «opera di governi stranieri e di servizi servizi segreti che lavoravano per gli stranieri, un terrorismo svolto a destabilizzare una società democratica». Del resto, da qualche parte si è già sentito il motto (e il moto) «destabilizzare per stabilizzare».
Sorpresa? Non si dovrebbe se si pensa che all’articolo 11 dei Basic principles and minimum standards of security è riportato che «le persone che sono senza dubbio a rischio per la sicurezza, come coloro che sono membri di organizzazioni sovversive, o coloro sulla cui lealtà e affidabilità vi sia un ragionevole dubbio, devono essere escluse o rimosse da posizioni nelle quali potrebbero rappresentare un pericolo per la sicurezza nazionale». Siamo all’inizio degli Anni Cinquanta e nel verbale del consiglio dei ministri dell’8 gennaio 1951 sta scritto che «è necessario allontanare i comunisti dai posti d’importanza e di responsabilità, mettendoli nei posti nei quali non possono nuocere». Una lettura interessante, a questo proposito, sono gli atti del convegno della Fondazione Istituto Gramsci “Doppia lealtà e doppio Stato nella storia della Repubblica”.
Questo è solo un piccolo assaggio di ricostruzioni secondo cui l’Europa occidentale tutta visse in uno stato di subalternità agli alleati d’oltre oceano. E se l’Italia non è stata la prima nazione a essere colonizzata dagli Stati Uniti, è stata sicuramente quella che ha più sofferto di una posizione subordinata a iniziare dalle frontiere orientali con la Jugoslavia dove organizzazioni paramilitari anticomuniste come l’Associazione Partigiani Italiani, Fratelli d’Italia, Stella Alpina e la Osoppo hanno subito progressive trasformazioni per convogliare, almeno in quest’ultimo caso, in un “organismo militare segreto”, l’Organizzazione O. Vennero anche la Rosa del Venti, Pace e Libertà, Difesa Civile, nata nel 1950 per «provvedere alla difesa passiva del territorio in caso di eventi bellici o connessi alla guerra» (Mario Scelba), e nel 1956 Gladio che risulta un perfezionamento di realtà pre-esistenti.
Un’ultima osservazione prima di chiudere questa entry rimandando a successivi interventi approfondimenti del caso. Dell’esistenza di Gladio si venne a sapere nell’agosto 1990 quando, in relazione a indagini su fatti di terrorismo in Italia (tra cui l’inchiesta sulla strage di Peteano condotta da Felice Casson e quella del giudice Giovanni Tamburino sulla Rosa dei Venti), Giulio Andreotti parlò esplicitamente per la prima volta di un servizio non ortodosso attivato dall’Alleanza Atlantica e voluto da CIA (USA) e MI-6 (Gran Bretagna) per combattere il comunismo a ovest della cortina di ferro. Della sua esistenza erano informati i primi ministri e i ministri degli interni e/o della difesa e coordinati da strutture sovranazionali. Armi, riceventi e trasmittenti ad ampio spettro, flussi economici hanno girato per il continente fino alla caduta del blocco sovietico. E mentre si attendeva un’invasione sovietica che non venne mai, gli uomini della rete Gladio lavorarono per reclutare neofascisti (anche in Italia e in Germania) per attuare attentati terroristici attribuiti poi a forze politiche avverse per screditarle e toglierle di mezzo.
Recentemente, nel corso di uno dei dibattiti tenuti all’interno della manifestazione Politicamente Scorretto, Libero Mancuso ha sostenuto che «le stragi in Italia sono state volute dallo Stato», cioè da chi avrebbe dovuto tutelare i cittadini e invece ne ha ammazzati (per parlare solo negli Anni di Piombo) oltre 400. È quello stesso stato che ha lavorato con un’entità più grande, che ha usato maggiore eleganza rispetto al Sudamerica per togliere di mezzo personaggi e intellettuali come Cesare Battisti e Adriano Sofri (per citare solo i più noti), che sapeva dell’esistenza delle carceri segrete in giro per il continente e che ha prestato un pezzo del suo territorio (la Sardegna) per fare un quartier generale stay behind dove sono stati addestrati molti del gladiatori.
3 Oct
Inizia domani il Ravenna Nightmare Film Festival, alla sua terza edizione, per concludersi il 9 ottobre.
23 Sep
A fare dello scetticismo una filosofia di vita, magari non ci si giurerebbe sul fatto che tutto tutto – anche i dettagli – sia autentico e che non subisca mai nessuna deriva narrativa. Ma Jon Ronson, scrittore e documentaristica inglese, ha scritto un libro che promette e mantiene con The Men Who Stare at Goats (il libro su Amazon.co.uk), inchiesta sulle tecniche di guerra (para)psicologica usate negli Stati Uniti da alcune elite belliche. Le storie raccontate in questo volume sembrano infatti uscite da una sceneggiatura ai confini della realtà. La collocazione del libro è quella di un’America post-11 settembre in cui le torture di Abu Graib possono essere spacciate per episodi tragicomici attraverso cui distendere le truppe e dove va trovato un nuovo approccio al combattimento per non risentire più delle conseguenze dell’orrore stile Vietnam. E così iniziano a farsi strada nelle alte gerarchie militari teorie estreme portate avanti da un pugno di gerarchi tra cui il tenente colonnello Jim Channon. Secondo il quale, sul campo di battaglia, sarebbe meglio ricorrere a mutanti, suoni discordanti e armi psico-elettriche contro il nemico. Roba da fantascienza da due soldi? Mica tanto a leggere le testimonianze che Ronson ha raccolto nel giro di qualche anno. La storia di questa unità, il First Earth Battalion, risalirebbe al 1979 quando venne messa insieme una squadra che doveva trovare il modo di rendere i soldati invisibili, farli passare attraverso i muri e uccidere senza muovere un dito. Alcune di queste tecniche – quelle meno insofferenti verso le leggi della fisica – sarebbero oggi utilizzate in Iraq dove i prigionieri vengono fatti impazzire a suon di avventure dei Flinstones o negli stessi Stati Uniti dove suicidi di massa, come quello di San Diego del marzo 1997, sarebbero stati indotti. Per alcuni versi, il libro riporta d’attualità argomenti non nuovi facendo ripensare all’unità Stargate, alle spie psichiche o a collaudate tecniche di vessazione psicologica utilizzate brillantemente in America Latina. Ma se un merito ce l’ha, questo lavoro, è quello di ritratte efficacemente una frangia di militari a stelle e strisce che non sembra essere così tanto ai margini.
23 Jun
Le realtà che ruotano attorno al server di Autistici possono risultare più o meno simpatiche. Le loro opinioni più o meno condivisibili. I loro modi più o meno accettabili. Ma non è questo il punto alla base della storia di un pezzo importante dell’hacking italiano che ha dato fiato, tanto quanto altre associazioni, a quella tendenza libertaria che trasporta dalla vita reale alla Rete istanze che, ancora prima che telematiche, si identificano con le libertà di qualsiasi cittadino: conoscere, condividere, comunicare, informare.
A un anno di distanza, si viene a sapere dal comunicato di Austistici Questa non è più una questione di privacy, anche se è una questione di privacy, che i certificati crittografici del server in oggetto sono stati compromessi nell’ambito di un’inchiesta relativa a un’utenza. Senza entrare nel merito dell’inchiesta, rimangono però altri interrogativi, più rilevanti, a cui dare risposta.
Perché non informare i responsabili del server di ciò che sta accadendo? Perché non consentire a chi risponde in prima persona di ciò che gira sulle sue macchine di accertare se illeciti sono stati commessi? Perché non permettere l’operazione davanti agli avvocati che rappresentano il movimento? Non si tratta di domande che intendono screditare gli accertamenti in corso, ma che vogliono sottolineare un semplice fatto, addirittura banale: anche laddove dovessero essere stati compiuti atti illegali, qualsiasi indagine risulterebbe rafforzata, più credibile, più dalla parte del cittadino – qualsiasi cittadino – se venisse svolta come i codici procedurali spiegano.
14 Jun
Efficace editoriale di Giuseppe Genna pubblicato su Carmilla On Line, «Il Paese di merda», in cui trae una serie di considerazioni (personalmente condivisibili) sull’esito del referendum sulla procreazione assistita.
«L’esito del referendum è un’ulteriore prova che, al di là delle convinzioni delle singole persone, noi viviamo in un Paese di merda. Questa è una nazione che non capisce un cazzo in massa, snobba i minimali della strumentazione democratica, se ne fotte di problemi fondamentali quali ricerca scientifica e statuti della vita. E’ un Paese il cui Sud persiste nel fare da zavorra elettorale di fronte ai momenti politicamente decisivi e il cui Nord è capitanato da idioti sfatti dal benessere crasso e da ragiunatt che chiedono il ritorno alla lira ma sognano la Cermhania. Questo è uno Stivale bucato, la portaerei nel Mediterraneo ormai in secca, una landa in cui si affittano le spiagge e, se non si affittano, è tutto un Riminiriccione identico alle spiagge affittate. E’ una provincia vaticana che pensa che spettrali e ossuti ominidi, con la zucchetta color porpora in testa, ancora abbiano ragioni civili da esprimere. E’ la melma dell’occidente e una disgrazia che l’oriente non si augura, quest’avanguardia del provincialismo e dello scazzo, che si sente invasa dalle scarpe cinesi ed è manipolata da lesbiche roche che nel tivvì spacciano spazzatura per realtà. Mi vergogno profondamente di viverci, in questa merda, a poche ore dall’esito dei referendum.»
Il testo completo dell’editoriale è disponibile all’indirizzo http://www.carmillaonline.com/archives/2005/06/001421.html#001421
Passando poi al tema radio: