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Xaaraan – Il blog di Antonella Beccaria

Non credo nelle otto del mattino. Però esistono. Le otto del mattino
sono l'incontrovertibile prova della presenza del male nel mondo
Gli ultimi giorni, Andrew Masterson


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Saluti e baci dal Cile

Nel 1973, Claudio aveva nove anni. Era sul bus che lo portava a scuola, una mattina come tante. I disordini, in Cile, erano già iniziati. Non erano i disordini di Santiago, ma anche a Vigna de Mar, cittadina a sud della capitale, gli studenti erano scesi in piazza e gli scontri con la polizia erano nel pieno. Un ragazzino non ne ha piena coscienza, li ascolta al telegiornale e sente un padre fascista parlarne senza cogliere il significato di quello che sta accadendo. Il significato, invece, inizia a coglierlo quando quel pulmino, invece di portarlo a scuola, fa scendere lui e gli altri bambini a metà strada. Di lì non si passa più. La polizia ha allestito posti di blocco in tutta la città e ai mezzi, anche a quelli pubblici, non è più consentito circolare. Per il gruppo di scolaretti che riprende a piedi la strada di casa è solo un giorno di vacanza inaspettato.
Calci ai sassi, passo rilassato. Nessuno comprende che si tratta della dittatura che si sta radicando, della guerra civile tra un governo dispotico e militare e gruppi di resistenti che si stanno organizzando contro un manipolo di militari che sta facendo assassinare un presidente socialista appena eletto. E appare strano a quei bambini quando, in una piazzetta che stanno attraversando, irrompongo mezzi blindati, ne scendono agenti in assetto antisommossa e trascinano fuori casa alcuni ragazzi, poco più che ventenni, fucilandoli sul posti. Claudio racconta che li hanno uccisi di fronte ai rarissimi passanti, davanti alla gente che osserva dalle finestre, davanti ad alcuni bambini in un giorno di vacanza inaspettato.
Nel 1982, Claudio è iscritto alla facoltà di ingegneria mineraria. Si è trasferito a Santiago per studiare e fa parte del partito comunista clandestino pur non essendo un comunista. È un democratico, ma la dittatura non dà scelta: da una parte o dall’altra. Si occupa degli approvvigionamenti alimentari per i compagni che combattono, ogni tanto ne sostituisce altri prendendosi carico dell’inventario dell’arsenale dei guerriglieri senza mai avere parte in operazioni militari vere e proprie. Fa quello che, grosso modo, facevano le staffette partigiane in Italia tra il 1943 e il 1945.
Lui e i suoi compagni aspettano tutti i giorni la polizia segreta di Pinochet. Ma non è preparato quando, una mattina di nove dopo l’assassinio dei ragazzi per strada, la polizia segreta aspetta lui davanti all’università. Lo prendono, lo bendano, lo picchiano e lui pensa che sia la fine, che verrà inghiottito dal nulla come altri compagni scomparsi senza che di loro si sapesse più niente. Qualcuno ha parlato, ha fatto anche il suo nome. E per otto giorni resta in una prigione dove non lo interrogano mai ma dove le prende sempre. Al buio, all’umidità, alla fame. Non può chiamare i suoi genitori, che non sanno dove si trova. L’ottavo giorno, sempre con una benda sugli occhi, lo prelevano e lo fanno salire su una camionetta. Lui crede che sia arrivata la resa dei conti con la dittatura, che lo uccideranno e faranno in modo che il suo corpo non sia mai trovato.
Non parla di quello che sente durante il viaggio. Il veicolo militare si ferma, lo fanno scendere e gli tolgono la benda. In quel momento si accorge che non lo fucileranno. Lo hanno portato al confine con l’Argentina, all’imbocco di un tunnel che divide i due paesi. Un soldato gli dice di attraversarlo e di non farsi più vedere in Cile, altrimenti gli accadrà quello che gli hanno risparmiato. Diventa un esule. Un esule che non ha il passaporto, a cui non è stato consegnato un foglio di via come ai personaggi non desiderati dei primi anni della dittatura. Sono troppi gli ostracizzati sbattuti fuori dal Cile, le brutture del regime di Pinochet hanno ormai fatto il giro del mondo e le Nazioni Unite iniziano a prestare troppa attenzione all’esodo dalla nazione sudamericana.
Claudio attraversa il tunnel, in Argentina trova il modo di chiamare sua madre per dirle che è vivo ma che non può rientrare nel paese. E inizia a camminare o a spostarsi con mezzi di fortuna verso nord. Senza il foglio di via non può dimostrare di essere un esule, non può chiedere lo status di rifugiato politico, è solo un clandestino a spasso per un continente. È questa la ragione per cui trascorre due mesi in un carcere di Panama che descrive come una delle esperienze più terribili che gli siano capitate, dopo il rapimento. È sempre per questo motivo che Cuba gli rifiuta l’ingresso sull’isola. Allora decide di imbarcarsi alla volta dell’Europa. I suoi nonni sono genovesi, verrà in Italia. E per pagarsi il viaggio fa il mozzo su una petroliera che, nei fatti, equivale a calarsi nelle cisterne vuote per pulirle mentre fa tappa sulle coste dell’Africa atlatica e Mediterranea.
Nel 1998, Claudio ritorna per la prima volta in Cile. La dittatura non c’è più. Si parla di processare l’ex dittatore. Si raccolgono le testimonianze delle violenze. Lui trascorre i primi trenta giorni tra Santiago e Vigna de Mar, tra la casa del fratello (i genitori lo hanno raggiunto in Italia alla fine degli anni Ottanta), un’amica dei tempi dell’università che sposa l’anno successivo e la ricerca dei compagni di clandestinità. Alcuni li ritrova, in molti hanno subito la stessa “condanna” all’esilio, qualcuno ora vive all’estero, per lo più negli Stati Uniti, e non ha nessuna intenzione di tornare nel paese. Di altri, invece non si sa più nulla. Si sono semplicemente volatilizzati.
Quando torna in Italia, Claudio è amareggiato. «Là ora si respira l’atmosfera che si doveva respirare qui con la Democrazia Cristiana degli anni Cinquanta. Non si parla più di noi che abbiamo combattuto, sui compagni morti o scomparsi non c’è una verità ufficiale. Per quale motivo ci siamo fatti perseguitare e massacrare a vent’anni? E’ servito a qualcosa quel sacrificio?»
Noi, che durante i suoi racconti avevamo appena qualche anno più di quando lui è stato catturato dalla polizia, pieni delle nostre idee di sinistra, delle nostre battaglie studentesche contro baronati e tasse all’improvviso schizzate verso l’alto, del nostro pacifismo, non accettiamo le sue parole. Cerchiamo di spiegargli che le ragioni si trovano nelle pagine di un libro che mi è stato regalato da un amico, un ex settantasettino che lo teneva nascosto durante gli anni di piombo, «Lettere dalla clandestinità del partito comunista cileno». Claudio risponde che non capiamo, che non abbiamo mai rischiato la vita per poter dire «non sono d’accordo». Ha ragione.
Lui ha deciso, nel 1999, che la sua esperienza italiana era finita. Nemmeno qui c’è stata quella rivoluzione, stavolta giudiziaria, che sette anni prima un gruppo di magistrati aveva iniziato contro la corruzione di stato. La destra, quella che trent’anni fa sprangava per strada ed era connivente con i servizi italiani, è stata “sdoganata” dopo essere stata relegata ai margini del parlamento all’inizio degli anni Sessanta durante il famigerato governo Tambroni. Al governo, anche se solo per sei mesi, c’è stato il più potente imprenditore italiano, un popolista che ora siede di nuovo a Palazzo Chigi e che ha usato il suo strapotere economico, mediatico, clientelare per convincere quasi due elettori su tre a votare per lui.
È lo stesso populista che durante i fatti di Genova stava dentro la zona rossa. Lo stesso che ora decanta le doti di chiarezza e determinazione del capo di stato americano malgrado la morte di un uomo dell’intelligence italiana non sia ancora proprio limpida. Lo stesso che ha sostenuto di non essere stato informato dell’irruzione in una scuola dove un mandato di perquisizione è stato la scusa per una ritorsione cieca ed efferata contro altri ragazzi poco più che ventenni. Lo stesso che comunque è così certo che in mezzo a quelle persone si nascondessero armi, teppisti, terroristi, eversori.
Claudio ora vive in Cile con sua moglie e una bambina. Non ho sue notizie da sei anni, da quando è partito tornando dove tutto è iniziato.

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  • Segnalano i blog Blogs4Biz e Marsilio Black Blog un fenomeno che sembra andare affermarsi: Freakonomics, sistema per cui la promozione di un libro passa dalla Rete e, in particolare, da segnalazioni e recensioni dei blogger che ricevono direttamente il volume. Il fenomeno viene descritto in omonimi libro e blog, oltre ad essere analizzato in diversi articoli. Per approfondire:

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  • Ilaria Alpi: +11 anni

    Da RaiNews. Ilaria Alpi. Taormina: abbiamo i sei nomi del commando. Il Sismi non collabora
    Il commando che il 20 marzo del 1994 uccise in Somalia la giornalista del Tg3 Ilaria Alpi ed il suo cameraman Miran Hrovatin “era composto da sei persone, più un mandante somalo”. In una conferenza stampa con altri membri della commissione di inchiesta sul caso Alpi ed i genitori della giornalista, il presidente della commissione Carlo Taormina ha spiegato che l’organo di inchiesta parlamentare “è in possesso dei nomi delle persone che componevano il commando”.
    Dal 18 al 24 aprile prossimi la commissione di inchiesta parlamentare si recherà a Nairobi per “ascoltare testimoni oculari che ci diranno – ha spiegato Taormina – se questi nomi sono attendibili come sospetti”. Taormina ha precisato: “Noi siamo in possesso di un punto di partenza investigativo tutto da cristallizzare. Nel momento in cui sarà cristallizzato, trasmetteremo tutto alla magistratura”.
    Secondo una ricostruzione resa possibile dopo la riesumazione del cadavere, Ilaria Alpi sarebbe stata uccisa da un unico colpo alla testa sparato da un kalashnikov. La circostanza dovrà essere confermata dall’esame dell’autovettura sulla quale viaggiavano Ilaria Alpi e il suo operatore Miran Hrovatin. Per trovare ulteriori risconti, inoltre, la commissione partirà per Nairobi, in Kenia, dove saranno ascoltati alcuni testimoni oculari. Si tratta di testi alcuni dei quali non sono mai stati ascoltati”. E stasera mentre su Rai Tre è attesa la prima televisiva del film sulla vicenda, l’azienda televisiva pubblica è stata diffidata dal mandarlo in onda dai legali di due delle persone coinvolte sulla vicenda.
    Si può ragionevolmente ritenere che il Sismi, la struttura più direttamente implicata nelle indagini sulla morte di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin, abbia mostrato gravissime lacune dal punto di vista dell’acquisizione dei dati per l’inchiesta”. In una conferenza stampa organizzata a San Macuto alla vigilia dell’undicesimo anniversario della morte della giornalista del Tg3 e del suo cameraman, il presidente della commissione parlamentare di inchiesta sul caso Alpi, Carlo Taormina ha lanciato il suo atto di accusa contro il Sismi, sostenuto dagli altri membri della stessa commissione.

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  • Una, cento, mille Ustica

    Quando uccisero Ilaria Alpi insieme al suo operatore, Miran Hrovatin, il 20 marzo 1994, nella concitazione del momento e dei giorni successivi non fu subito chiaro quanto fosse successo. Era (e lo è ancora troppo) la Somalia dei signori della guerra, dei Caschi Blu dell’Onu, del mercato nero e dei traffici più neri che si possano immaginare. Tra le cause a lungo si parlò di una rapina ai danni di europei, una vendetta ai danni degli italiani per le sevizie sulla popolazione locale, un mercanteggio tra cosche locali. Solo che gli orologi non erano scomparsi dai polsi delle vittime. A far fuoco non erano stati AK47, almeno non addosso ai giornalisti occidentali. Colpi ravvicinati, esplosi a bruciapelo, piccolo calibro. A testimoniare lo stile non di un commando che spara a mucchio su un fuoristrada, ma di sicari con obiettivi definiti.
    Tanto che il proiettile penetrato nel cranio di Ilaria Alpi non era fuoriuscito (a lungo si disse che il frammento metallico trovato nel suo collo era una scheggia della carrozzeria), tanto che la polvere da sparo attorno al foro di entrata e la tipologia delle bruciature a corollario della ferita permisero di accertare che la canna della pistola non poteva essere a più di una trentina di centimetri. Ci si mettano ancora i block notes scomparsi, l’ultimo viaggio da Mogadiscio a Bosaso sulle tracce di una nave la cui flotta fu donata dal governo italiano all’ex dittatore somalo e requisita da privati successivamente per farla approdare sulle coste di Libia, Paesi Baschi o Irlanda del Nord. Be’, già questi elementi sono più che sufficienti per far capire che la giornalista del TG3 e il suo operatore di ripresa non sono stati assaliti da qualche predone, non sono caduti in un’imboscata di generica matrice criminale. Eppure ci sono ancora così tanti misteri su questa vicenda, mancano ancora tante di quelle risposte chiare, suffragate da fatti e documenti, che ha ragione Italo Moretti, ex direttore della testata giornalistica Rai, quando definì quel duplice delitto «una piccola Ustica».
    A pochissima distanza da un evento, il cronista deve informare. Lo fa con ciò che ha: notizie frammentarie, indiscrezioni, testimonianze e fonti interpellate a caldo e dunque parziali e inquinate dall’emotività del momento. Cosa sia veramente accaduto in Iraq appena dopo la liberazione di Giuliana Sgrena, dunque, non è ancora dato saperlo. Almeno non nel dettaglio. Certo è che le dichiarazioni ufficiali e ufficiose si discostano le une dalle altre. Il valzer delle smentite e delle puntualizzazioni è già partito. Il copione del lutto sta andando in scena senza che si possa, come è ovvio che sia, discettare sulla morte di un funzionario nel pieno della sua attività mentre portava in salvo una giornalista, rapita anche lei mentre svolgeva il suo compito. Ma anche stavolta, come undici anni fa, si intuisce che i calcoli non torneranno e che eroismo e senso della patria – vero o presunto che sia quest’ultimo – serviranno da drappo funebre per un uomo e la sua verità. Per una volta, però, che gli affari di stato non abbiano la meglio su una vicenda torbida e che puzza ancora di polvere da sparo. Non un’altra Ustica.

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  • But who elected them?

    Comics 101

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  • Cybercultura: «Cybercultura.it vuole essere uno strumento per quanti vogliono avvicinarsi allo studio della Rete dalla prospettiva delle scienze umane e sociali».
    Libera cultura: «Il progetto Libera Cultura, Libera Conoscenza vuole offrire la possibilità di scaricare legalmente materiali creativi di vario tipo, con redistribuzione libera e gratuita».

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  • Il mistero di Gary Webb

    Da Carmilla Online e Reporter Associati.
    Gary Webb, giornalista investigativo vincitore di un premio Pulitzer, è stato trovato senza vita nella sua abitazione a Sacramento County, e il suo caso è stato subito definito un suicidio. Nel 1996 Gary Webb era stato l’autore di una serie di articoli pubblicati sul San Jose Mercury News intitolati “Dark Alliance” (La Scura Alleanza), rivelando che per anni, tonnellate di cocaina, poi vendute alle varie gangs di Los Angeles, avevano fornito degli ottimi profitti alla CIA
    Quarantanove anni, tante inchieste, due premi Pulitzer. Gary Webb apparteneva a quella categoria di giornalisti per i quali la notizia non è conveniente o sconveniente, ma semplicemente vera o falsa. Trovato morto a casa sua con due pallottole in corpo, aveva ripetutamente denunciato minacce ed incursioni notturne nel suo appartamento. L’informazione ufficiale, che risponde agli editori che a loro volta rispondono agli inserzionisti, che a loro volta finanziano i politici che quell’informazione controllano, non lo ha mai amato. Anzi, fatto raro in verità, lo ha osteggiato, combattuto e discreditato quando pubblicava le sue inchieste, ignorato quando ha ricevuto i due prestigiosi riconoscimenti. Gary Webb era quel che si dice un giornalista scomodo.
    Articolo completo

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  • Addio a Will Eisner

    Will Eisner
    Will Eisner passed away on January 3rd, 2005 at the age of 87 following quadruple bypass heart surgery.
    Dal sito della Editrice PuntoZero, la sua bibliografia.

    Parlando invece di un altro autore, Maurizio Matrone, e del suo ultimo romanzo, Il nome è Tarzan Soraya, non si può che restare affascinati dal personaggio di Tarzan, un novello Johnny Freak descritto con una delicatezza e una sensibilità davvero rare.

    Uniforme in naftalina, ora giochi

    Cercasi padrone per cani-poliziotto
    Sul sito della polizia i 4 zampe pensionati da adottare (ANSA) - ROMA, 13 NOV - Vanno in pensione e sono pronti a trovare un nuovo padrone e una nuova casa dove trascorrere serenamente il resto della vita. Sono i cani-poliziotto che, non piu' adatti alle loro mansioni, sono messi a riposo e, se non possono essere affidati al poliziotto con il quale hanno condiviso il lavoro, sono dati in adozione. Sul sito della Polizia di Stato (www.poliziadistato.it) ci sono gia' le foto di sei cani-poliziotto appena 'riformati' e in cerca di una nuova famiglia.

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  • Caos USA

    Da Watch USA 2004, blog curato da Reporter Associati.

    Aumenta l’evidenza di Brogli nel voto del 2 novembre
    Quando ho parlato con Jeff Fisher questa mattina (domenica 6 novembre 2004), il candidato democratico per la Camera dei Rappresentati del 16esimo Distretto della Florida ha affermato di voler attendere l’FBI per mostrare loro le informazioni in suo possesso. Fisher ha infatti le prove, stando a quello che dice, che non solo ci siano stati brogli nelle elezioni in Florida, ma di chi e come abbia organizzato questi brogli. E non è stato solo quest’anno, ha affermato, ma si tratta delle stesse persone che nel 2002 avevano truccato i risultati delle primarie Democratiche in quello Stato, in modo tale che Jeb Bush non se la sarebbe dovuta vedere contro Janet Reno, che rappresentava una vera minaccia per Jeb, ma contro Bill McBride, che è stato infatti facilmente sconfitto da Jeb nelle elezioni governatoriali di quello Stato.

    Articolo originale di Thom Hartmann (CommonDreams)
    http://www.commondreams.org/views04/1106-30.htm
    Tradotto da Daniele John Angrisani

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  • Test Kitchen

    Test Kitchen
    By Mahmoud Kahil

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  • Net to be (or not?)

    Libera nos a Becero

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  • Monsieur Cesare Battisti

    Da ViaLibre5, “Je n’ai pas tué”.

    Trouvant insupportables la plupart des commentaires de presse ayant fait suite à l’arrêt d’extradition prononcé par la Cour d’Appel de Paris le 30 juin 2004, Cesare Battisti réaffirme formellement qu’il n’a jamais tué et qu’il est innocent des crimes qui lui ont été attribués. C. Battisti rappelle qu’il est protégé par deux arrêts de non-extradition rendus par la Cour d’Appel de Paris en 1991 et par la parole de F. Mitterrand, respectée depuis dix-neuf ans par neuf gouvernements successifs, de droite comme de gauche. Révolté par la décision injuste du 30 juin qui envoie un innocent en prisonà vie sans aucun recours possible, il demande à bénéficier d’un procès équitable en Italie, en présence d’observateurs internationaux.

    Par ailleurs a été remis à l’AFP un argumentaire détaillé qui démontre :

    1. Que le procès contre C. Battisti en Italie, au cours duquel la torture fut pratiquée, ne fut pas régulier, et que Cesare Battisti fut condamné sans aucune preuve et sans témoin, sur la seule parole de ” repentis ” et de ” dissociés ” ;

    2. Que ce procès n’a jamais été approuvé par la Cour Européenne des Droits de l’Homme, contrairement à ce qui est souvent publié ;

    3. Que l’arrêt de non-extradition prononcé par la Cour d¹Appel de Paris en 1991 était définitif et revêtu de l’autorité de la chose jugée;

    4. Que la Cour a agi sur ordre du Ministre de la Justice, D. Perben; rien ne permettait légalement à la Cour de réexaminer cet arrêt en 2004, sauf artifices de procédure;

    5. Que la loi sur la contumace italienne, qui ne prévoit pas de nouveau procès pour un accusé jugé en son absence, a été acceptée par la Cour d’Appel de Paris alors qu’elle est expressément contraire à la loi française et au droit de tous les pays d’Europe;

    6. Que la réforme de la contumace italienne (1989 et 1999) ne l’a pas rendue ” parfaitement respectueuse des exigences des droits de l’homme “, comme l’a affirmé à tort J. Chirac deux jours après la décision d’extradition. La Cour Européenne des Droits de l¹Homme continue de condamner la contumace italienne et de refuser l’extradition vers l’Italie;

    7. Que la condamnation définitive de C. Battisti en Italie date bien de 1990 et non pas de 1993, comme la justice italienne tend à le faire croire. Elle est donc antérieure à la décision de non-extradition de 1991 et la Cour de Paris en était parfaitement informée à cette date;

    8. Que l’arrestation de C. Battisti le 10 février 2004 a été rendue possible par une fausse plainte de voisinage, aggravée par une fausse note des Renseignements Généraux;

    9. Que la cour d’Appel de Paris a commis une hérésie judiciaire en excluant Cesare Battisti du bénéfice de l’article 6.1 de la Convention Européenne des Droits de l’Homme, c’est-à-dire en le privant du droit au procès équitable, droit dont tout accusé a toujours bénéficié ;

    Pour conclure, la Cour d’Appel de Paris a, semble-t-il, agi sur ordre politique. Elle a accepté de juger un homme deux fois sur les mêmes faits et a sciemment violé le droit français et la jurisprudence européenne. Elle a en effet cautionné l’irrégularité du procès italien, accepté la contumace italienne; déjugé un arrêt antérieur définitif, exclu un homme du droit au procès équitable, et n’a pas respecté l’indépendance de la justice.

    Ancora Indymedia

    Internet: Ifj, no blocco Indymedia
    La Federazione dei giornalisti ha chiesto un’inchiesta
    (ANSA) – BRUXELLES, 9 OTT – La Federazione giornalistica internazionale (Ifj) chiede un’indagine sulla chiusura di 21 siti internet di Indymedia nel mondo. L’Ifj, che rappresenta 500.000 giornalisti di 100 Paesi,definisce il blocco dei siti “un’intollerabile e invasiva operazione internazionale di polizia contro una rete specializzata nel giornalismo indipendente. Il modo in cui si e’agito ha il sapore piu’dell’intimidazione contro una legittima inchiesta giornalistica che non della repressione di un crimine”.

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  • Dal comunicato pubblicato sul sito di Indymedia:

    Giovedì 7 Ottobre 2004, alle 18 circa, l’FBI si è presentata presso la sede statunitense e quella inglese di rackspace, l’azienda presso la quale risiedono i server che ospitano molti siti locali di indymedia, fra cui italy.indymedia.org.
    Gli agenti hanno richiesto il sequestro delle due macchine ed hanno preteso la consegna dei dischi, portandoseli quindi via.
    Attualmente non abbiamo informazioni ulteriori, nemmeno sui motivi che hanno portato a questa operazione.
    Siamo in attesa di tornare online con una macchina di riserva, avendo attualmente perso molto del materiale presente su indymedia.
    Per ulteriori informazioni non possiamo che invitarvi a chiedere al Federal Bureau of Investigation.

    Per maggiori informazioni:

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  • Wikileaks affair


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