Bill Millin, addio a colui che suonò la cornamusa durante lo sbarco in Normandia

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Peacereporter ricorda la storia dell’uomo che le aveva suonate ai nazisti: muore il cornamusiere del D-day:

Era l’uomo della cornamusa, quello che suonava imperterrito tra proiettili ed esplosioni. È morto a 88 anni Bill Millin, leggendario “piper Bill” che con il suo strumento accompagnò lo sbarco delle truppe britanniche in Normandia, durante le sanguinose ore del D-day. Millin, scozzese, era una leggenda tra i reduci e gli appassionati di Seconda guerra mondiale: mentre i suoi commilitoni tentavano di stabilire una testa di ponte sulla Sword Beach, lui suonava tra le cannonate e le pallottole, armato solo di un pugnale infilato nel calzino. Viveva da tempo in una casa di riposo, ed è morto in un ospedale di Torbay in Devon. Il 6 giugno del 1944 suonò la sua cornamusa circondato dalla battaglia, su ordine del comandante della 1st Commando Brigade, Lord Lovat.

Per chi volesse qualche informazione ulteriorei su Bill Millin, può dare una prima occhiata qui. Inoltre a lui è stato dedicato un blog in francese.

Addio a Oscar Marchisio, grande visionario della cultura italiana

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Oscar MarchisioDavvero una pessima notizia. La notte scorsa, infatti, è morto Oscar Marchisio, una delle persone più attive e piene di vita che conoscessi. Al momento le notizie sono frammentarie, se ne può leggere qualcosa qui. Oscar l’avevo incontrato poco tempo fa: si parlava di un nuovo libro, dopo questo (di cui aveva scritto la prefazione e ancora prima avuto l’idea volendolo fortemente), si stava impostando l’idea di riprendere un suo romanzo, Meta-stanza. Memorie dal futuro, per scrivere a quattro mani un seguito, voleva mettere in piedi una web radio per riempirla di contenuti liberi che spaziassero dalla politica alla geografia politica, e continuava con i suoi progetti di cooperazione con l’Africa mediterranea. La sua casa editrice, Socialmente, era piccola, ma una vera perla per i temi che affrontava e per come li affrontava. Insomma, un’autentica perdita, quella di Oscar Marchisio, e ancor prima che intellettuale è una perdita umana per l’energia, la passione e la lungimiranza che sapeva trasmettere.

Se n’è andato Beppe Cremagnani, autore di “G8/2001” e molto altro

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Del documentario G8/2001 – Fare un golpe e farla franca si era parlato varie volte da queste parti. E anche di uno dei suoi autori, Beppe Cremagnani, che, stroncato da un infarto, se n’è andato. Su Peacereporter il ricordo del giornalista e scrittore:

Nato a Milano nel 1951, Giuseppe Cremagnani, da tutti conosciuto come Beppe, si è laureato in Giurisprudenza all’Università Statale di Milano. Ben presto ha intrapreso la carriera di giornalista passando attraverso innumerovoli esperienze. Giornalista e autore televisivo, ha lavorato a la Repubblica e a l’Unità ed è stato autore di numerose trasmissione televisive: Milano, Italia; Il laureato; Inviato speciale; La nostra Storia; Ragazzi del 99; Vento del Nord; L’elmo di Scipio. E’ stato consulente della trasmissione «Che tempo che fa» e collaboratore con «Diario». Con la Luben Production, una delle sue ultime passioni, ha realizzato importanti film-documentari sulle cronache, tristi, delle vicende italiane degli ultimi anni: oltre a “G8/2001 fare un golpe e farla franca”, “Quando c’era Silvio”, “Uccidete la Democrazia”, “L’Ultima Crociata” e “Gli imbroglioni”.

Giovanni Parisi: il pugile che dalla palestra vogherese arrivò a Seul

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Giovanni Parisi. Foto di Giovanni ZardinoniNon seguo la boxe, ma gli incontri di Giovanni Parisi li vedevo quando ancora combatteva. Ormai aveva abbandonato i guantoni e l’apice della sua carriera lo raggiunse nel 1988, quando vinse la medaglia d’oro alle olimpiadi di Seul, ma l’avevo conosciuto che entrambi eravamo ragazzini. Frequentavo le scuole medie e quella che sarebbe diventata un’amica importante, Alida Stringa, ai tempi era la mia insegnante di italiano così come qualche anno prima lo era stata di Giovanni. L’aveva invitato in classe per raccontare una storia tanto classica quanto autentica: un ribelle, calabrese d’origine con una storia complessa alle spalle, uno difficile in aula, che il primo giorno di scuola, di fronte al richiamo della docente, prende e se ne va. Uscendo dalla finestra. Potenzialmente uno che sarebbe finito male. Ma che Alida aveva seguito, l’aveva spinto a sfogare la sua rabbia in una palestra, tirando pugni al sacco e ad altri pugili. E lo sport aveva compiuto la trasformazione fino alla medaglia d’oro in Corea, che dedicò alla madre. La quale aveva fatto un sacco di lavori umili per consentire ai figli di realizzarsi e che era scomparsa da poco quando salì sul gradino più alto del podio.

Giovanni ho continuato a vederlo negli anni successivi. A casa di Alida e sul campo, quando la squadra di atletica leggera di cui facevo parte si trovava per gli allenamenti al campo giovani, alla periferia di Voghera, e lui era lì, già iridato e celebrato dai giornali, a correre all’esterno della pista dei 400 metri insieme alla moglie e alla cagnetta che paziente trotterellava al loro fianco. Lui era un olimpionico quando noi partecipavamo a campionati provinciali e regionali. Per quanto i nostri sport fossero diversi, Giovanni costituiva un esempio ed era arrivato laddove noi sognavamo di giungere (da quello che mi risulta, nessuno ha anche solo sfiorato il traguardo, sicuramente non io). Rideva, quando lo avvertivamo che ci doveva guardare quando saremmo stati noi alle Olimpiadi così come noi avevamo guardato lui. Oggi, a quasi vent’anni di distanza da quegli allenamenti, Giovanni è morto. A 42 anni, in un incidente stradale. Qui un racconto che fece di sé.

Si interrompe la storia del Cox18, centro sociale a due passi dai Navigli

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Tra i primi a darne notizia, Giuseppe Genna ha segnalato il fattaccio su Carmilla il più velocemente possibile: Sgombero del Centro Sociale Conchetta a Milano. Purtroppo. Purtroppo non solo perché sono ormai decimati gli spazi autogestiti del genere (si vedano per esempio solo alcuni degli ultimi casi, il Laboratorio Crash! di Bologna o l’Horus di Roma), che già di per sé basterebbe, ma anche perché con il Cox18 si chiude un pezzo glorioso della cultura non solo lombarda che comprende Primo Moroni, i cui archivi erano ancora custoditi nel centro sociale a due passi da Darsena e Navigli. Ma che ha esaltato nel corso degli anni anche la cultura hacker di cui qui sono stati testimonial personaggi come Bruce Sterling con il suo Giro di vite contro gli hacker. Legge e disordine sulla frontiera elettronica o Richard Stallman quando ancora i discorsi sul software libero e la libertà di cultura erano argomenti ancora poco diffusi. Eppure la storia di questo piccolo ma grande centro sociale si interrompe in una riga pubblicata alle 8 di questa mattina:

Alla fine sono arrivati. Sono già davanti al portone per sgomberare il centro.

E un paio d’ore più tardi Alessandro Giglioli pubblica sul suo Piovono rane l’appello di Maysa Moroni, figlia di Primo:

In questo momento stanno sgomberando Cox 18 con la Calusca e l’archivio immenso di mio padre di cui stanno tentando il sequestro. L’archivio è proprietà privata mia e di mia madre. Chiunque tu conosca a Milano che sappia chi era mio padre digli di andare lì, avvocati giornalisti semplici persone.

Nel corso della giornata c’è stato qualcun altro che ha scritto di questa vicenda, come Caparossa, che lì dentro ci ha lasciato un pezzo di vita, e Sandrone Dazieri, che altrettanto ha fatto. Un post sull’accaduto è stato pubblicato anche dall’osservatorio sulla repressione che ha linkato le foto pubblicate da Repubblica Milano.

Per chi volesse firmare la petizione a favore del Cox18, il link è questo:
http://www.petitiononline.com/cox18/petition.html

Se ne va Sbancor, raccontò l'”incubo americano” e la guerra umanitaria

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Sbancor, su Carmilla (via Giap). Un addio. Qui alcuni dei suoi scritti.

Era – e per quel che ci riguarda rimane – collaboratore di Carmilla, autore di libri (“Diario di guerra”, 2000, e “American Nightmare”, 2003), mediattivista e militante anarchico, esperto di economia e finanza, persona appassionata. Suoi interventi sono apparsi, oltre che su questo sito, su Rekombinant, Indymedia e Giap.

Lagostena Bassi: “Io accusatore di un certo modo di processare”

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[youtube ojaACZr3yD8]

Via Sorelle d’Italia, Tina Lagostena Bassi:

Se la donna viene trasformata in un’imputata, si ottiene che non si facciano denunce per violenza carnale. Una donna ha diritto di essere quello che vuole, senza bisogno di difensore, e io non sono difensore della donna, io sono l’accusatore di un certo modo di fare i processi per violenza, ed è una cosa diversa… Tutto si cerca di sporcare.

Qui qualche precedente considerazione a proposito della legge contro la violenza sulle donne.

Agenda di Comunicazione: un tributo a Franco Carlini

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Tributo a Franco CarliniMi segnala Bernardo che Agenda di Comunicazione ha pubblicato un tributo a Franco Carlini, improvvisamente scomparso il 30 agosto scorso. Scrive Gianfranco Sansalone nell’introduzione:

In questa piccola pubblicazione, la redazione di Aba News e del Portale dei Comunicatori ha deciso di ricordarlo con le parole di chi, dopo i funerali dell’1 settembre, lo ha commemorato mischiando le parole alle risate, la gioia di averlo conosciuto al rimpianto di averlo perduto. Centinaia di persone […] si sono strette in questo strano clima. Eccole, così come le abbiamo sbobinate da un registratore da “battaglia”, qualche volta sintetizzate o riviste per esigenze tecniche, ma nella sostanza fedeli al pensiero di chi le ha pronunciate.

La pubblicazione può essere scaricata in formato pdf.