Zero e i falsi sugli attentati dell’11 settembre

Standard

Zero - Perché la versione ufficiale sull'11/9 è un falsoIn questi giorni di quasi vigilia dell’anniversario degli attentati del 2001 è uscito per le Edizioni Piemme il libro Zero – Perché la versione ufficiale sull’11/9 è un falso, curato da Giulietto Chiesa e Roberto Vignoli. Si tratta di un’opera antologica che vede la partecipazione di personaggi tutt’altro che nuovi all’argomento tra cui Gore Vidal, Franco Cardini, Lidia Ravera, Gianni Vattimo, Claudio Fracassi, Jurgen Helsasser, Thierry Meyssan e che intende tornare sui punti dubbi o palesemente falsi nelle ricostruzioni ufficiali. Di seguito, ecco l’introduzione firmata da Chiesa in apertura al libro.

La ragione principale che mi ha spinto a promuovere questo lavoro collettivo risiede nella mia profonda convinzione, che so essere condivisa da tutti coloro che vi hanno preso parte, che l’11 settembre è stato non solo un colossale inganno, perpetrato ai danni dell’intera umanità, ma che esso è stato ed è un’arma di tremenda potenza puntata contro la pace mondiale e i cui effetti – se non impediti – potrebbero mettere in causa la stessa sopravvivenza di milioni e perfino di miliardi di individui.

Come è stato detto autorevolmente, la verità sull’11 settembre non la conosceremo mai: non nei prossimi cento anni almeno. E questa realistica affermazione già implicitamente contiene l’ipotesi che la versione ufficiale non solo non ci ha detto la verità, ma è stata dettata da una ferrea ragion di stato, ben più tremenda del bilancio delle vittime di quel giorno, perché ha aperto la via a mostruose carneficine di innocenti. Che sono in corso mentre scrivo queste righe, e che possono dilagare se non ci sarà qualcuno capace di fermare la mano degli insensati che guidano il pianeta.

Noi siamo partiti dalla necessità della ricerca della verità, ben sapendo che essa non è celata in un posto solo. Meno che mai in qualche grotta afgana. Una ricerca che, per il solo fatto di esistere, si pone come barriera alla prosecuzione della guerra infinita che è cominciata l’11 settembre e che non accenna a terminare e, anzi, continuamente minaccia di estendersi e di incendiare il mondo.

Continue reading

Addio ad Hans Ruesch, il divulgatore dell’antivivisezione

Standard

Hans RueschSi è spento ieri in Svizzera Hans Ruesch, uno dei più lucidi divulgatori nel campo dell’antivivisezione e dell’informazione contro le big pharma. Il libro che lo rese un autore riconosciuto a livello internazionale era Imperatrice Nuda in cui denunciava l’antiscientificità di alcuni settori di ricerca, in particolare quella sugli animali. Il volume ebbe però vita breve qui da noi perché fu immediatamente ritirato dal commercio per pressioni sulla casa editrice, Rizzoli. All’inizio degli Anni Ottanta – e successivamente aggiornato a più riprese – usciva all’estero La figlia dell’imperatrice che proseguiva sulla linea intrapresa con il precedente lavoro. In Italia, però, è arrivato solo nel luglio 2006, edito da Stampa Alternativa. Il testo riportato di seguito è l’introduzione alla nuova edizione italiana. Qui invece si trova una lunga recensione pubblicata lo scorso novembre su Carmilla.

La figlia dell'imperatriceVenerdì 19 agosto 2005 il tribunale di Angelton, Texas, ha condannato la Merck & Co. a pagare 253 milioni di dollari di risarcimento alla vedova di Robert Evans, ucciso da un infarto procuratogli da un nuovo farmaco: il Vioxx. Era stato solo il primo caso di una lunga catena.

Tutta la stampa mondiale che ha riportato questa notizia ne ha però omesso un’altra non meno importante; anzi, più importante ancora, che però non è permesso divulgare: cioè che ogni farmaco, per ottenere dalle autorità competenti l’autorizzazione alla vendita, deve prima essersi dimostrato innocuo in prolungate prove su animali.

Sennonché le prove su animali non hanno il minimo valore ai fini della sicurezza dell’uomo. Orbene, come mai le autorità sanitarie, incaricate dai rispettivi governi di tutelare la salute dei cittadini, non sono al correne – o fanno finta di non esserlo – di questo fatto? Perché su tutte le informazioni riguardanti la medicina vige in tutto il mondo cosiddetto civile una pesante censura, imposta dallo strapotere dell’industria farmaceutica. Difatti, come ha dichiarato recentemente un importante funzionario dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), Jonathan Quick, le «multinazionali del farmaco sono la maggiore forza politica ed economica delle nostre società».

Continue reading

Help 2.0: una nuova ondata in rete

Standard

[youtube CCSkWr7zJYs]

Help 2.0Help 2.0 trae ispirazione dal lavoro che Morgan, con il suo Acme del pensiero, sta facendo in tema di sociale e intervento sul disagio. Diverse le campagne che finora ha avviato: tra queste, ricordiamo Benito, Gramos, il volontariato con i City Angel di Roma.

Ma ora una serie di iniziative è in fase di studio e pare quindi giunto il momento per compiere un passo ulteriore, come si vede dal video. A tal proposito, e a raccolta si stanno radunando i primi sostenitori: Samuele, Pibua, Balenebianche, Hermansji, Kinozen, Giulianissima, 365 albe 364 tramonti e Piggio. E nel giro di breve – a quanto si legge – verrà annunciato come poter partecipare a una rete che ponga al centro il sociale.

Come socializzare il caro estinto

Standard

Foto di 'kaoUn articolo contenuto nel bollettino quindicinale di LSDI racconta del gruzzolo nel cimitero: in altre parole, la tendenza di trasportare online i modelli per la vendita di spazi a pagamento da destinare ai necrologi. Di fatto, il fenomeno non è particolarmente nuovo, già in passato erano state segnalate iniziative elettroniche dedicate a cari estinti che prevedessero un tributo alla memoria dietro il versamento di un corrispettivo o meno (come Memory of). Di fatto, però, l’articolo, firmato da Nicolas Kayser-Bril di Observatoiredesmedias, aggiorna la prospettiva ponendola in termini più in linea con le tendenze maggiormente in voga e racconta:

Respectance, una start-up californiana, ha appena aperto persino un social-network per maccabei (quelli di ora, s’intende). Consente anche di realizzare una lista dei propri morti preferiti. Immaginate la potenza di milioni di annunci di un editore cartaceo accoppiata alle funzionalità di un sito come questo.

La palma dell’innovazione va al Miami Herald che, secondo Bob Norman, proporrà presto ai suoi lettori di postare un video in occasione del loro decesso. Il concetto è forte come la morte. Da vivi gli internauti si registrano un video che sarà diffuso il giorno dei loro funerali.

I loghi del terrore e un’antologia

Standard

Glorifying TerrorismDavid Friedman, Terrorist organization logos:

I did some research and rounded up as many logos as I could find from terrorist groups past and present. While I hate to give terrorists any more attention, I still think it’s interesting to see the various approaches they took in their logos, and wonder what considerations went into designing them. Does the logo successfully convey the organization’s message? Is it confusingly similar to another group’s logo? Does it exhibit excessive drop shadows, gradients, or use of whatever font is the Arabic equivalent of Papyrus?

Glorifying Terrorism (via BoingBoing.net):

Welcome to Rackstraw Press, created in response to the Terrorism Act of 2006 – the controversial ban on the glorification of terrorism in the UK. This Act is opposed by people from many political parties as an attack on free speech. Government protests that it will only be used if someone directly incites terrorism have been regarded as implausible by lawyers who point to the many other laws which currently cover this action.

Science fiction is a political genre. There are many science fiction writers who have already written novels and stories which could be considered in contravention of the law. In February 2007 Rackstraw Press published Glorifying Terrorism, an anthology of sf short stories written in protest of the Terrorism Act.

“This is a bad book. The people who have written it are bad folk. The editor is a bad person. If you buy it, you are bad too. There is only good and bad in the world.” – Ian MacDonald

Freedom of Expression (R): dileggio dei nemici della creatività

Standard

Freedom of Expression (R)Si può scaricare in formato pdf da Kembrew.com/books (qui invece si può reperire l’edizione cartacea) il libro Freedom of Expression (R), scritto da Kembrew McLeod su overzealous copyright bozos and other enemies of creativity e rilasciato con licenza Creative Commons. Non recentissimo (è uscito nel febbraio 2005), è una ironica e corposa carrellata che si snoda attraverso argomenti e personaggi differenti.

Un dileggio che di certo non manca di riferimenti giuridici su chi vorrebbe porre paletti in ambito scientifico – con particolare riguardo ai brevetti sulle sequenze genetiche – o artistico attraverso persecuzioni giudiziarie dei fruitori di musica “inseguiti da giganti che non hanno niente di meglio da fare”, dei “defacciatori” o di chi si ispira a opere preesistenti (i “criminali del copyright”). Un’ultima annotazione: in apertura del libro, McLeod pubblica l’immagine di un certificato con il quale attesta di essere il depositario dell’espressione “Freedom of Expression” (ecco perché la R nel titolo) e a cui dedica un paragrafo raccontando la storia della richiesta e l’iter per raggiungere il risultato. Un’ulteriore beffa.

Aggiornamento del 18 ottobre. E stasera verrà presentato a San Francisco il film tratto da questo libro. Via Creative Commons Blog.

Dalla rete: informazioni di governo

Standard
  • David E. Kaplan, Getting Your Government Files:

    It’s been 40 years since passage of the mother of all information access laws–the U.S. Freedom of Information Act. Given that March 11 marked the start of America’s third annual Sunshine Week–a national effort to cast light onto the growing recesses of government secrecy–U.S. News is again providing links so its readers can file requests for federal records under the FOIA and its sister statute, the Privacy Act. Although the government can be slow in getting back to you, the request process itself is pretty straightforward.

  • Kim Zetter, ES&S to be Rebuked, Fined and Possibly Banned in CA?:

    California announced today that it plans to hold an administrative hearing on September 20th to discuss the fate of Election Systems & Software for violating state election codes. ES&S, the top voting machine company in the country, is being accused of selling at least five CA counties a version of its AutoMark ballot marking system that hadn’t yet been tested or certified for use in the state or the country. ES&S apparently sold at least about 1,000 uncertified machines to San Francisco, Marin, Colusa, Solano and Merced counties. (The number of uncertified machines delivered to California was supplied by ES&S to the state; CA officials have yet to conduct their own inventory to determine if more machines are involved.)

L’accusa del sangue: i miti e l’assenza di riscontri

Standard

L'accusa del sangue di Furio JesiA proposito del libro che mi ha fatto conoscere Carlo, L’accusa del sangue. La macchina mitologica antisemita di Furio Jesi, pubblico una recensione del libro scritta e inviatami da Claudio Vercelli. Recensione che sarà a breve pubblicata sulla rivista L’indice dei libri del mese.

Furio Jesi, L’accusa del sangue. La macchina mitologica antisemita, con una introduzione di David Bidussa, ed. orig. Morcelliana, Brescia 1993, ristampa a cura di Bollati Boringhieri, Torino 2007, pp. XL + 62, euro 8,00 Isbn 9788833918006

Bene ha fatto la casa editrice Bollati Boringhieri a ristampare il prezioso, nonché oramai introvabile, volumetto su L’accusa del sangue. Originariamente il testo, un vero e proprio strumento di lettura sistematica, smontaggio analitico e rimontaggio critico di quella che è stata definita la “macchina mitologica antisemita”, era uscito per le pagine della rivista «Comunità». Si trattava del lontano 1973. Un giovanissimo Jesi consegnava così al lettore italiano un potente strumento di lavoro – poiché il saggio si presenta con questa natura aperta, programmaticamente laboratoriale – su un tema, quello del delitto rituale, capace di congiungere potere, identità collettive e comunicazione sociale. Una sorta di intreccio o, se si preferisce, di viluppo inestricabile, fondato sulla razionalizzazione del visibile attraverso il ricorso all’invisibile come chiave esplicativa della complessità sociale. Jesi ne indaga quindi la qualità mitopoietica, ovvero il suo essere agente di mito prima ancora che mito esso stesso, capace di riprodursi nel tempo non malgrado ma in virtù dell’assenza di riscontri. Una prova non tanto di controfattualità quanto di iperfattualità, basata, ovviamente, sulla traslazione della realtà in una dimensione di lucido onirismo. Fondamentale, per la comprensione del lavoro di Jesi, la corposa introduzione di David Bidussa che, di fatto, ha ripreso in mano la lezione dell’autore proseguendola in tempi a noi più prossimi. Ci sia infine permessa una considerazione affettuosa, ricordando l’opera di un uomo scomparso oramai più di venticinque anni fa, nel pieno della sua vivacissima produzione intellettuale e che, se fosse ancora in vita, ci avrebbe consegnato fior fiore di riflessioni.