Strani personaggi si aggirano per la rete
Giuliano Marrucci, oltre a portare le buone notizie di Report, si lancia nel mondo dei video su Internet. O, per meglio dire, ci lancia sua nonna, Mirana, per la quale crea un apposito sito, Nonna Mirana. È una raccolta di interviste all’anziana che, oltre a spezzare i surgelati sulla pavimentazione del cortile, da raccontare ne ha parecchio: dalla macchina da cucire di Marylin Monroe (Morin Monrò) alle zozzerie di Bill Clinton (Crinto) dalle quali non può esimersi perché “il mondo è pieno di amanti”. C’è poi la storia della Russia, della roulotte che la riporta a casa, della mafia che le impedisce di parlare e dell’assegnazione dell’Oscar che è sicuro, anche se al momento è finita tra le nomination insieme a Paul Newman (Paulo Neman).
Di personaggi bizzarri ne deve essere pieno anche il libro di Danilo “Maso” Masotti, Umarells - Sono tanti, sono in mezzo a noi, ci osservano… e noi osserviamo loro che uscirà venerdì prossimo ma è già corredato da relativo blog in cui si dimostra che essi sono. Pubblicato da Pendragon, il volume raccoglie il frutto di un lungo lavoro di Umarells Uotching e racconta di tutti quei personaggi che:
sono ovunque, basta solamente farci caso. Li possiamo trovare vicino ad un incrocio dove c’è appena stato un incidente stradale, oppure in un autobus strapieno a litigare con chi li ha leggermente spintonati, oppure in fila in posta, in banca, all’Ufficio del Catasto (dove non sono mai stato, ma sono sicuro che sia pieno di umarells), da Castorama. Cominciate un po’ a capire di cosa sto parlando?
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La banda del Brabante-Vallone
La banda del Brabante-Vallone, che tra il 1982 e il 1985 nella regione del Brabante in Belgio prende di mira i supermercati, risulterà essere una cellula terroristica legata a un’organizzazione locale di Stay Behind. A proposito di questa banda, scrive lo storico Giuseppe De Lutiis nella prefazione al libro Gli eserciti segreti della Nato di Daniele Ganser:
[In Belgio], tra il 1982 e il 1985, operò una misteriosa organizzazione, la cosiddetta “banda del Brabante”, alla quale furono attribuite ben sedici azioni terroristiche, che provocarono ventotto morti e venticinque feriti; questo gruppo ebbe un comportamento molto simile a quello della “banda della Uno Bianca” […]. Alla luce dei comportamenti dei due gruppi sembra lecito delineare un possibile parallelismo tra le due organizzazioni. Molto probabilmente non si riuscirà mai a stabilire se questo parallelismo è solo frutto di suggestione o vi siano altri motivi. È però degno di rilievo che il Parlamento belga abbia, a suo tempo, istituito una commissione parlamentare d’inchiesta e che il suo presidente […] abbia affermato che le stragi del Brabante sarebbero state «opera di governi stranieri e di servizi segreti che lavorano per gli stranieri, un terrorismo volto a destabilizzare una società democratica». Sarebbe di grande interesse storico e politico conoscere più in dettaglio come il presidente sia giunto a una conclusione così deflagrante.
Il virgolettato usato da De Lutiis si riferisce a quanto riporta un articolo uscito sull’Observer il 7 giugno 1992 e le domande che pongono lo storico e la rivista si aggiungono a quelle che, in tema Gladio ed eversione, il ministro della difesa belga, Guy Coëme, formulò in diretta televisiva: (Continua)
The war on journalism: 2006 anno nero
“Il 2006 è stato l’anno più feroce e brutale della storia contemporanea dei media”. Inizia con queste parole The war on journalism, pubblicazione annuale dell’International Press Institute che dall’osservatorio che aggiorna costantemente ne aggiunge i ventidue già registrati nel 2007. La guerra in Iraq è il conflitto che ha fatto registrare quasi la metà delle perdite, quarantasei, e seguono poi l’Afghanistan, il Pakistan, le Filippines, il Messico e lo Sri Lanka. Ma l’Europa non ne esce indenne geograficamente né politicamente:
In Europe, where two journalists were killed, the murder of Novaya Gazeta journalist, Anna Politkovskaya, highlighted the dangers of reporting in Russia, and questioned the authorities’ desire to investigate such crimes. Since 1997, IPI has recorded the killing of 43 journalists in Russia. The often-violent controversy over the Danish cartoons depicting the prophet Mohammed saw journalists arrested and prosecuted; one journalist was murdered in Sudan reportedly for writing on the subject. The controversy led to renewed attempts to introduce a “defamation of religions” clause, which appeared in UN documents, including one on terrorism.
The year in hate: in aumento l’avversione verso gli stranieri
Se Satana è il responsabile dell’immigrazione clandestina, come sostiene il repubblicano Don Larsen tanto da aver presentato una risoluzione che contrasti i diabolici progetti di invasione del suolo americano, non stupisce che il recentissimo rapporto The Year in Hate sottolinei un incremento nel 2006 della violenza a sfondo razzista negli Stati Uniti. Curato dal Southern Poverty Law Center, lo studio esordisce dicendo che:
Energized by the rancorous national debate on immigration and increasingly successful at penetrating mainstream political discourse, the number of hate groups in America continued to grow in 2006, rising 5% over the year before to 844 groups.
Nel 2000, erano 602 e i loro obiettivi sembrerebbero principalmente gli stranieri di origine latino-americana, “coinvolti”, secondo le loro teorie, in cospirazioni anti-statunitensi e le pressioni legislative volte a irrigidire la legge sull’immigrazione sarebbero percepite come una conferma. Inoltre:
Although the anti-immigration movement has endured several recent splits, it appears to be growing more radical overall, particularly since its supporters on the right wing of the Republican Party have grown increasingly isolated and weak as the GOP suffers from election losses and an unpopular war. That radicalization was reflected in a recent comment from Chris Simcox, a co-founder of the Minuteman Project who had been a relatively moderate voice in the nativist movement. “Be prepared and stock up on survival supplies, you may well need them,” Simcox warned movement colleagues in an E-mail early this year, as immigration legislation that could bring a guest worker program advanced. “I’m not advocating it, nor am I claiming I will participate, however, the fact remains, hundreds of thousands of Americans will consider this the final straw, violent civil disobedience will break out all over the country if this legislation gets passed.”
Da queste parti, invece, la situazione non appare troppo differente se, a fronte di un disegno di legge che riformi l’attuale Bossi-Fini, già si parla di mobilitare le piazze.
Il legittimo sospetto
Sulla vicenda di Rignano nello specifico si sa ancora poco per effettivamente schierarsi, se ce ne fosse bisogno, dalla parte degli innocentisti o dei colpevolisti. Fatto sta che, a dispetto di precedenti campagne di stampa su alcuni temi analoghi, da quello che si è detto in questi giorni rimane la sensazione che qualcosa non torni. Ne parlano in diversi e inizio a riunire un po’ di link:
- le inquietudini di Loredana Lipperini
- l’esperienza sulla viva pelle di Marco Rovelli
- le considerazioni di Marco Dimitri, anche lui accusato ingiustamente e assolto
- l’orrore… o no? su contaminazioni
- i sentori di Freddy Nietzsche
- il copione di effetti speciali sensazionali di Giulio Mozzi
- la domanda di Bioetica
Feldman: niente USA per l’LSD preso nel 1967
Da FdC. Per il mondo accademico è uno scienziato. mentre le autorità a stelle e strisce è solo un tossico. E se nel 1967 ha avuto a che fare con l’LSD, allora resta fuori. È ciò che si è sentito dire lo psicoterapeuta di Vancouver Andrew Feldmar al suo ingresso negli Stati Uniti e lo racconta un lungo articolo, LSD as Therapy? Write about It, Get Barred from US, pubblicato dalla rivista canadese The Tyee. Ciò che è accaduto, se il resoconto è corretto, ha del paradossale: il professionista, un sessantaseienne dall’aria rispettabile e dai capelli brizzolati, si avvicina alla polizia di frontiera statunitense, consegna in passaporto e il controllo comprende anche una rapida ricerca su Internet.
Ricerca che dà, tra i suoi risultati, un pezzo scritto da Feldmar nella primavera del 2001 per Janus Head (Journal of Interdisciplinary Studies in Literature, Continental Philosophy, Phenomenological Psychology, and the Arts). Argomento: due episodi in cui quarant’anni fa lo psicoterapeuta assunse acidi sotto la supervisione dei suoi superiori per ragioni di ricerca. Per gli agenti, ciò si tramuta in un’ammissione spontanea di assunzione di droga. Dunque niente ingresso e che torni a casa non prima di aver donato le proprie impronte digitali all’FBI. Non senza un amaro senso dell’umorismo, Feldman ha commentato che tutto ciò è “curioso, davvero curioso”.
Rumore di fondo: storie di semplici resistenti
[video]http://youtube.com/watch?v=J_mMY5hDwak[/video]
Realizzato dall’archivio audiovisivo Kinopravda.
Quel file che “censisce” i blog
Geox è il nome di un gruppo industriale che produce calzature e capi di abbigliamento ed è strano dunque che, come segnala Luca Conti via del.icio.us, venga rintracciato il file http://www.geox.biz/images/File2_datibi.txt che contiene un elenco di diverse decine di blog descritti con “titolo”;”url”;”categoria1″;”categoria2″;”categoria3″. Ora, i dati raccolti non contengono alcunché di riservato, ma una domanda spontaneamente porta a chiedersi che se ne fanno: verificano se c’è chi parla dell’azienda e come lo fa? Hanno un elenco di potenziali contatti a cui sottoporre informazioni commerciali? Sono alla ricerca di realtà da sponsorizzare?
Noir e nero
- Free reading from Elizabeth Hand’s noir novel “Generation Loss”
Elizabeth Hand, the talented sf writer (I loved her feminist apocalyptic novel Winterlong), has posted a killer reading from her new book, Generation Loss, in honor of International Pixel-Stained Technopeasant Day. Hand’s reading is totally kick-ass, the kind of thing I’d expect to hear commissioned by the BBC. The story is gritty, noir, dirty, and utterly engrossing.
- Black day to freedom
Beyond™ is a collaborative project between Professor Glenn Hardaker, Huddersfield University Business School, and Rob Chiu, The RoninBlack Day to Freedom” covers issues relating to refugees, displacement and asylum seekers.
- Skull in culture
Skulls do more than just protect the brain — they also stimulate the mind. Often symbols of mortality and power, they have been employed in human ceremony, ritual, and art for tens of thousands of years. From the ancient animal skulls in Paleolithic burial sites to the curlicued cattle skulls that float like spirits over Georgia O’Keefe’s canvas mountains, cultures around the world have turned to skulls to express ideas about both life and death.
- An accounting of Daily Gun Deaths
An average of 81 people die by gun every day in the US. The New York Times has a graphic showing the breakdown of those deaths by age, sex, race, and cause.
Intercettazioni: l’alibi della privacy
Dal blog di CommunicaGroup, l’articolo Al Cittadino non far Sapere di Marco Travaglio su quella che viene presentata come la legge contro la pubblicazione delle intercettazioni telefoniche nel sacrosanto diritto dalla privacy. Ma sotto gli intenti spacciati, c’è dell’altro e il giornalista lo spiega efficacemente.
Cari lettori, quando il Parlamento approva una legge all’unanimità, di solito bisogna preoccuparsi. Indulto docet. Questa volta è anche peggio. L’altroieri, in poche ore, con i voti della destra, del centro e della sinistra (447 sì e 7 astenuti, tra cui Giulietti, Carra, De Zulueta, Zaccaria e Caldarola), la Camera ha dato il via libera alla legge Mastella che di fatto cancella la cronaca giudiziaria. Nessuno si lasci ingannare dall’uso furbetto delle parole: non è una legge “in difesa della privacy” (che esiste da 15 anni) nè contro “la gogna delle intercettazioni”. Questa è una legge che, se passerà pure al Senato, impedirà ai giornalisti di raccontare - e ai cittadini di conoscere - le indagini della magistratura e in certi casi persino i processi di primo e secondo grado. Non è una legge contro i giornalisti. È una legge contro i cittadini.
Elezioni in Nigeria: osservatori controllano con SMS
Elezioni presidiate non dalle armi, ma da telefoni cellulari. Gli osservatori chiamati a supervisionare le tormentate operazioni di voto di ieri in Nigeria, infatti, fanno parte del Network of Mobile Election Monitors, progetto non-profit e non schierato politicamente ideato da HELP (Human Emancipation Lead Project) con il supporto tecnico di Kiwanja e di FrontlineSMS. E forse questo genere di controllo effettuato nei seggi fa oggi richiedere l’annullamento della consultazione per le presidenziali e le politiche a causa del sospetto di brogli e irregolarità.
Al di là dell’esito, per il quale occorrerà attendere ancora qualche giorno probabilmente, perché ricorrere ai cellulari? Innanzitutto per la penetrazione di questi dispositivi nel tessuto sociale nigeriano: si annoverano infatti 30 milioni di dispositivi su 60 milioni di votanti. Inoltre le infrastrutture, distribuite anche in aree rurali, sono uno dei mezzi di comunicazione più efficaci nella regione del delta del Niger. Senza contare poi che molti modelli, oltre a trasportare il testo, possono anche diffondere contenuti multimediali più complessi. È stata creata una pagina attraverso la quale scaricare il software e avere le informazioni tecniche per l’installazione e l’utilizzo del programma di monitoraggio. Non c’è tuttavia traccia del sorgente né di una policy di rilascio che eventualmente vanno richiesti ai responsabili del progetto.
Per saperne di più:
- il comunicato stampa di Mobile Monitors
- il post Monitoring the Nigerian elections by mobile phones pubblicato su SmartMobs
- l’articolo Texts monitor Nigerian elections della BBC
- l’articolo Nigeria: Election Monitoring in Nigeria di AllAfrica
- la rassegna stampa raccolta da FrontlineSMS
Amici e coinquilini da incubo
Horror Friends - Horror just ain’t what it used to be richiama sigla e atmosfera da sit-com del serial Friends, ma qui i personaggi sono Freddy Krueger, Jason Voorhees, Hannibal Lecter, Micheal Myers, Carrie e, special guest, OJ Simpson. La produzione è di Jordan Armand Crowder ed è possibile vedere anche i contenuti extra.
[video]http://youtube.com/watch?v=diSBTmDJ_do[/video]
Una storia di guarigione: primo Oscar sotto Creative Commons
Da BYM. Certe opere dovrebbero essere viste (o lette o sentite) quante più volte possibile. È per questo che è da accogliere più che positivamente la notizia del rilascio sotto Creative Commons del documentario A Story of Healing di Donna Dewey e Rock Obenchain. Girato nella zona del delta del Mekong, in Vietnam, il film racconta il lavoro di un’équipe di Interplast composta da cinque infermieri, quattro anestesisti e tre chirurghi plastici e dei loro centodieci pazienti. Il film, uscito la prima volta nel 1997 e già vincitore dell’Oscar, ora è diventato il primo documentario insignito della statuetta d’oro disponibile in rete.
Uno bianca: negato il permesso premio a Gugliotta
Niente permesso premio per Pietro Gugliotta, l’ex bandito della Uno bianca, nonostante si fosse pensato diversamente poco più di due settimane fa. Lo ha deciso il tribunale di sorveglianza che ha accolto il ricorso presentato alla procura della repubblica di Bologna contro la richiesta di cinque giorni fuori dal carcere per lavorare in una comunità della Caritas. Per il momento, il capitolo è chiuso. Almeno fino all’estate 2008, quando l’ex agente di polizia sarà scarcerato per aver finito di scontare la sua pena, passata da vent’anni a quattordici tra indulto e buona condotta.
Enough project: l’informazione anti-genocidio che passa dal vlog
Su Citizentube, il vlog-contenitore di taglio politico lanciato da Youtube, viene pubblicata una serie di video sulla situazione in Darfur e ne nasce un canale promosso e dedicato al Enough project, organizzazione che si batte contro i genocidi anche in Congo e in Uganda. Passare attraverso i video ha uno scopo preciso:
The Enough community on youtube, and elsewhere online, seeks to unite and strengthen efforts of grassroots activists and concerned advocates by giving up to date information from on the ground and offering practical pressure points to end the violence.












