Feldman: niente USA per l’LSD preso nel 1967

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Andrew FeldmarDa FdC. Per il mondo accademico è uno scienziato. mentre le autorità a stelle e strisce è solo un tossico. E se nel 1967 ha avuto a che fare con l’LSD, allora resta fuori. È ciò che si è sentito dire lo psicoterapeuta di Vancouver Andrew Feldmar al suo ingresso negli Stati Uniti e lo racconta un lungo articolo, LSD as Therapy? Write about It, Get Barred from US, pubblicato dalla rivista canadese The Tyee. Ciò che è accaduto, se il resoconto è corretto, ha del paradossale: il professionista, un sessantaseienne dall’aria rispettabile e dai capelli brizzolati, si avvicina alla polizia di frontiera statunitense, consegna in passaporto e il controllo comprende anche una rapida ricerca su Internet.

Ricerca che dà, tra i suoi risultati, un pezzo scritto da Feldmar nella primavera del 2001 per Janus Head (Journal of Interdisciplinary Studies in Literature, Continental Philosophy, Phenomenological Psychology, and the Arts). Argomento: due episodi in cui quarant’anni fa lo psicoterapeuta assunse acidi sotto la supervisione dei suoi superiori per ragioni di ricerca. Per gli agenti, ciò si tramuta in un’ammissione spontanea di assunzione di droga. Dunque niente ingresso e che torni a casa non prima di aver donato le proprie impronte digitali all’FBI. Non senza un amaro senso dell’umorismo, Feldman ha commentato che tutto ciò è “curioso, davvero curioso”.

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