Sette elementi da conoscere sulle licenze Creative Commons

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7 Things You Should Know About Creative Commons è uno recentissimo studio di EDUCAUSE Learning Initiative che spiega:

Creative Commons is an alternative to traditional copyright, devel¬oped by a nonprofit organization of the same name. By default, most original works are protected by copyright, which confers specific rights regarding use and distribution. Creative Commons allows copyright owners to release some of those rights while retaining others, with the goal of increasing access to and sharing of intellectual property.

The “7 Things You Should Know About…” series from the EDUCAUSE Learning Initiative (ELI) provides concise information on emerging learning practices and technologies. Each brief focuses on a single practice or technology and describes what it is, where it is going, and why it matters to teaching and learning. Use “7 Things You Should Know About…” briefs for a no-jargon, quick overview of a topic and share them with time-pressed colleagues.

In addition to the “7 Things You Should Know About…” briefs, you may find other ELI resources useful in addressing teaching, learning, and technology issues at your institution. To learn more, please visit the ELI Resources page.

La versione pdf e html dello studio.

The Omicide Report: il web e la selettività delle notizie di nera

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The Omicide ReportLa cronaca nera è un argomento che spesso viene messo in secondo piano: roba nazional-popolare o per macabri voyeur o sangue incartato di sensazionalismo e venduto un tanto al chilo. A volte, leggendo i quotidiani o guardando i telegiornali, queste considerazioni appaiono vere, soprattutto se non si va troppo per il sottile. Ma, quando per il sottile si decide di andarci (il che significa riportare i fatti o almeno riportare le tesi più verosimili senza troppi slanci letterari o interpretativi), diventano uno dei vari specchi, un filtro, per conoscere la realtà.

In argomento, lo scorso gennaio il Los Angeles Times ha aggiunto ai suoi blog uno completamente dedicato alla nera, The Omicide Report, mantenuto dalla giornalista Jill Leovy. La quale non si sofferma su dettagli più o meno raccapriccianti di determinati fatti, ma compila un asettico bollettino più o meno quotidiano delle morti violente nella contea californiana. Tra le fonti principali, il coroner e agenzie le cui segnalazioni però non finiscono sui giornali. Perché farlo? Nella spiegazione contenuta nelle pagine di FAQ, Leovy scrive: Continue reading

SaltExpò: accredito per blogger e giornalisti

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Non più solo giornalisti accreditati, ma anche blogger. Me lo segnala Massimo in riferimento alla conferenza stampa per SaltExpò, la fiera gastronomica dedicata al sale. La conferenza stampa si terrà a Roma presso Città del Gusto mentre la fiera vera e propria è in programma dal 3 al 6 maggio. Per i blogger e giornalisti che volessero accreditarsi, il riferimento è SaltExpò e in particolare Mita Gironda.

Tolto dalla circolazione Capitan America

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Captain America Dies on the PageVia Abc News, si legge nell’articolo Captain America Dies on the Page quanto già inizia a circolare in rete. Il mandante è indubbiamente la Marvel i cui dirigenti non hanno tenuto in alcuna considerazione lo stato di servizio della vittima, in attività dal 1941, e i risultati che poteva vantare, 210 milioni di copie vendute tra libri e fumetti in 75 nazioni (e lingue) differenti.

Il noventatreenne “padre” di Cap, Joe Simon, che lo ha assistito nella sua trasformazione da emaciato studente riformato a eroe nerboruto, commenta laconicamente che “avremmo veramente bisogno di lui adesso” ripensando ai personaggi di dubbia fama contro cui la sua creatura si era battura. Ma – avanzano fonti di stampa – non è detta l’ultima e definitiva parola: il celebre personaggio potrebbe tornare sotto un’altra forma e sembrerebbe in programma un film ispirato alla sua saga.

Blogger, giornalismo, copyright e America

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Qualche articolo in giro per la rete:

NetLeft verso l’assemblea costitutiva

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NetLeftDiritti e libertà nel terzo millennio. Per costruire la società delle reti è il titolo dell’assemblea costitutiva di Net Left, associazione che si ispira alla sinistra europea per la comunicazione e l’innovazione tecnologica. La data fissata è per il 10 marzo prossimo e, come scrive Arturo di Corinto nel presentare l’iniziativa:

abbiamo anche deciso che il giorno dell’assemblea […] *qualsiasi associazione* può presentarsi, prendere la parola e chiedere di aderire a una sua iniziativa o a una campagna dopo averla illustrata. Se l’assemblea aderisce votando a maggioranza, quella proposta diventa anche una proposta di Net_left che Net-Left si impegna a portare all’attenzione dei legislatori, dei politici e della società tutta con iniziative di comunicazione e con proposte di legge. Allora la domanda è: chi ci sta?

Per rispondere all’appello di Arturo, gli si può inviare una a.dicorinto [at] uniroma1.it.

“Arte & tecnologie” sotto Creative Commons

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Arte & tecnologie. Comunicazione estetica e tecnoscienzePier Luigi Capucci, docente di teoria e tecnica delle comunicazioni di massa all’università di Bologna, è l’autore del libro Arte & tecnologie. Comunicazione estetica e tecnoscienze, raccolta di nove saggi sul rapporto tra la rappresentazione della realtà attraverso l’ausilio di strumenti elettronici. Uscito una decina d’anni fa per una piccola casa editrice emiliana, il volume è diventato introvabile a causa della chiusura dell’editore nonostante continui ad essere citato come testo di riferimento per il suo ambito. Che fare, dunque? Capucci, oltre a chiedere commenti sul suo lavoro, ne ha modificato la licenza rilasciandolo ora con Creative Commons Attribuzione – Non commerciale – Condividi allo stesso modo – 2.5 Italia e rendendo disponibile lo scaricamento del pdf dal sito di Noema.

Sistemi per contribuire al pregiudizio

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Sistemi per contribuire al pregiudizioMentre qui da noi ci si sorbisce qualche uscita assurda, su KZJJ, emittente radiofonica dell’Arizona, vengono pubblicati i file audio di una conferenza piuttosto particolare, definita esplicitamente come “controversa”. Si tratta di Love Won Out, sponsorizzata dalla discussa associazione Focus on the Family, che presenta le “terapie” per “guarire” i gay all’omosessualità con tanto di “storie di successo”. Organizzata in collaborazione con la New Life Church, nata in seno al movimento carismatico (e recentemente toccata da uno scandaletto legato alle dimissioni di un pastore che intratteneva una relazione con una donna di malaffare), non fa in tempo ad iniziare che piovono le polemiche. Per esempio con l’American Psychological Association, secondo la quale questi approcci sono privi di qualsiasi fondamento scientifico. Dice a questo proposito Clinton Anderson:

We have the concern first of all that the therapies have never been adequately demonstrated to be safe or effective, and that the promotion of such therapies contributes to the climate of prejudice and discrimination in this country.

Ma un gruppo di fedeli (poco numerosi ma decisamente in grado di far rimbalzare le proprie storie) non è d’accordo: orgogliosi di essere degli “ex”, usano la religione e l’interpretazione che essa dà dell’omosessualità per arrivare alla sua condanna.

Uno Bianca: la prescrizione sull’ultimo procedimento

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Una legge cancella l’ultimo capitolo giudiziario relativo alla banda della Uno Bianca. La legge è 251/2005, “Modifiche al codice penale e alla legge 26 luglio 1975, n. 354, in materia di attenuanti generiche, di recidiva, di giudizio di comparazione delle circostanze di reato per i recidivi, di usura e di prescrizione”. Il capitolo giudiziario invece riguarda due depistaggi che portarono le indagini sui delitti dei fratelli Savi e dei loro complici verso la pista erronea della criminalità organizzata.

Il primo fatto accadde il 26 giugno 1989: una rapina alla Coop di via Gorki, a Bologna, durante la quale morì Adolfino Alessandri, 53 anni, freddato dai banditi in fuga perché gridava al ladro. Il secondo è l’eccidio del carabinieri del Pilastro nel quale morirono, il 4 gennaio 1991, tre militari poco più che ventenni: Otello Stefanini, Mauro Mitilini e Andrea Moneta. Per ognuno di questi fatti saltò fuori un supertestimone. Per la Coop di via Gorki una donna si autoaccusò di complicità e indirizzò le indagini verso il clan dei catanesi. Per il Pilastro, una minorenne indicò i fratelli William e Peter Santagata che avrebbero agito insieme a Massimiliano Motta e a Marco Medda e che sarebbero stati elementi della mai esistita quinta mafia bolognese.

Dopo il novembre 1994, quando la banda della Uno Bianca venne fermata, si seppe che invece erano stati i Savi. Le ragioni delle false testimonianze avrebbero dovuto essere chiarite nei giorni scorsi. E invece no, c’è la prescrizione dei reati e così le due donne non devono più fornire spiegazioni sulle versioni che sostennero in passato. Tutto finito. O almeno così si vorrebbe nel quasi totale silenzio degli organi di informazione. Del resto, è solo l’ennesimo interrogativo di una storia mai del tutto chiarita.