Ieri si diceva – anzi lo diceva lo scrittore Jonathan Lethem – che “if you don’t favor wiretapping in the U.S., you must be for the terrorists”. E – traslando un po’ l’asse – oggi si legge dall’Ansa un lancio dal titolo Avvenire critica “terrorismo spray” (il link credo che sarà valido solo per un paio di giorni) in cui si riprendono le parole del direttore del quotidiano cattolico, Paolo Viana. Il quale, in un editoriale dal titolo A preoccupare il brodo di coltura, dice in riferimento alle scritte comparse sui muri di Genova contro il presidente della CEI, monsignor Angelo Bagnasco:
La Chiesa è prepotente, loro sono democratici. È questo lo schema che spesso ricorre nei ragionamenti (parola impegnativa) che vengono mossi da certo estremismo politico […]. Purtroppo, non è la prima volta che si appalesa questo rancore sgrammaticato, e non è la prima volta che il messaggio fortemente etico della Chiesa attizza la reazione di chi sul disorientamento sociale ci campa. Se non di sentimento anti-cattolico, si può parlare certamente di un “fastidio” da parte di taluni milieu culturali e politici; un fastidio che rischia di essere emulato con iniziative criminali.
Il prelato, parlando di unioni civili e accostandole a comportamenti deliquenziali – sarebbe stato “equivocato”, sostiene L’Avvenire. Forse, sarà mica il primo a cui accade? Sta di fatto che, se la condanna alle scritte minatorie è ovviamente condivisibile, i toni di Viana sono del tutto esagerati, tesi a distogliere l’attenzione dal nodo iniziale della questione: la posizione della CEI sulla questione DICO. Scrive ancora infatti: Continue reading