Il giudizio universale e la questione femminile

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Giudizio UniversaleL’immagine di copertina è piuttosto esplicita. Il Giudizio Universale, mensile dedicato alle recensioni e diretto da Remo Bassetti, esce con uno speciale su “Volere/Violare” incentrato sulla “questione femminile” da diversi punti di vista. Gli articoli di cui si nutre il dossier sono stati scritti da Loredana Lipperini (Quote rosa nei consigli di amministrazione), Lella Costa (Cronaca e Storia raccontate solo dalle donne), Chiara Zocchi (Un nuovo vocabolario senza differenze di genere), Melissa P. (Cintura di castità e terapia psicologica per gli aggressori), Manuela Dviri (Matrimonio a termine, da rinnovare ogni dieci anni). Online non è disponibile molto del materiale pubblicato sulla rivista cartacea, a eccezione del pezzo La patente domestica di Alessandra Montrucchio, e di quello già sopra linkato di Melissa P. Per il resto, sarà una lettura interessante per le tradotte dei prossimi giorni.

Intanto, però, su tutt’altro argomento ma sempre sullo stesso sito, articolo divertente è quello di Francesca Bissatini, Mi hanno beccata:

Speciale governi animali. Secondo alcuni quello che sta per entrare a Palazzo Chigi è un esecutivo disumano. Secondo noi è meglio guardare altrove, andando a scoprire chi comanda nelle società non umane. I moderni pollai, ad esempio, sono caratterizzati da un bombardamento di notizie contrastanti proprio come le moderne società. Così le galline non capiscono più a chi tocca mangiare per prima.

MilanoNera: il primo numero è arrivato

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MilanoNera Web PressSe n’era accennato un po’ di tempo fa del progetto di passare da blog alla carta di Milano Nera. Ed è accaduto, Paolo Roversi ha mandato in rete e la rivista, che sarà distribuita gratuitamente in veste fisica, in sembianze virtuali può essere scaricata da qui (file pdf). Ecco come viene presentato il primo numero:

Un numero d’eccezione, da conservare, con interviste esclusive a Carlo Lucarelli, Massimo Carlotto, Joe Lansdale, Leonardo Padura Fuentes solo per citarne alcuni. Ospiterà rubriche fisse come Taxi Blues, tenuta dalla scrittrice taxista Raffaella Piccinni, anteprime di romanzi, ed una trentina, fra interventi e recensioni di libri, redatti da importanti scrittori come Giampaolo Simi, Nicoletta Vallorani, Paolo Bianchi, Paolo Grugni, Valeria Palumbo, Adele Marini, Daniele Biacchessi e molti altri ancora. Dal 15 maggio la rivista sarà disponibile in tutte le librerie italiane con una particolare presenza nelle librerie Feltrinelli. La rivista uscirà ogni due mesi con una tiratura base di trentamila copie, in concomitanza con i principali eventi letterari italiani (Salone del Libro, Festivaletteratura, Courmayeur Noir Festival, ecc).

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Parabola di un campione: quando lo sport distrugge

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Era mio figlio di Tonina Pantani e Enzo VicennatiDue libri per raccontare la storia di quella che a buona ragione può essere definita una leggenda del ciclismo italiano. Una leggenda che inizia a nutrirsi di un’ascesa folgorante, apparentemente inarrestabile, ma che, dopo il 5 giugno 1999, giorno in cui Marco Pantani viene escluso dal Giro d’Italia, si alimenta anche della caduta, irrefrenanile e sempre più rapida, di un uomo che aveva fatto sognare i tifosi. I libri, usciti a poche settimane di distanza, sono Gli ultimi giorni di Marco Pantani, scritto dal giornalista francese Philippe Brunel, ed Era mio figlio, realizzato da quattro mani dalla madre del ciclista, Tonina Pantani, e da Enzo Vicennati, caporedattore centrale della rivista Bicisport.

Non si sovrappongono, questi due volumi, nel raccontare la storia dello sportivo di Sala di Cesenatico, provincia di Ravenna, ma presentano aspetti complementari di una medesima vicenda. Che non è solo una sfortunata parabola conclusasi in un anonimo residence di Rimini il 14 febbraio 2004 con la morte del campione romagnolo. È anche un resoconto dal dietro le quinte dello star system sportivo: un ambiente fatto sì di grandi soddisfazioni, ma anche di invidie, di denaro abbondante e di trucchi sia da parte degli sportivi che di coloro che dovrebbero evitarli, questi trucchi.
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Anatomical Theatre: gli interstizi tra arte e medicina

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Anatomical TheatreCere, artefatti ma anche campioni originali conservati in modo tale da preservarli dalla distruzione. Sono modelli anatomici sani e patologici compresi nella mostra fotografica Anatomical Theatre che riunisce ciò che viene conservato in musei medici europei e statunitensi e che risale a un periodo compreso tra il sedicesimo e il ventesimo secolo. Autrice delle immagini è la fotografa newyorkese Joanna Ebenstein che mette insieme così gli scatti fatti nei suoi viaggi (qui l’elenco completo dei musei che comprende anche il Museo Delle Cere Anatomiche “Luigi Cattaneo” di Bologna). Così Ebenstein descrive il suo lavoro:

These artifacts were created to teach medical and surgical students in a time when cadavers were difficult or illegal to come by. These preserved objects—be they skeletal, actual human remains, or depictions of the body in various forms of media—were invaluable teaching aids—portable, durable and easy to understand […]. They reveal the artistic hand and aesthetic sense of their creators with a surprising and sometimes macabre beauty. And, once we acknowledge these as objects created by individuals making aesthetic choices, it is easy to take the next step and speculate on their nature as art objects.

Su Flickr sono state pubblicate le foto dell’installazione allestita a Birmingham, in Alabama, mentre sul sito del progetto fotografico è disponibile una galleria di immagini completata dal blog Morbid Anatomy.

Peareporter: “Somalia, la fine delle speranze”

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Immagine di Jehad NgaPunto della situazione somala dopo un fine settimana in cui le vittime degli scontri sono state un centinaio. Lo traccia Matteo Fagotto con l’articolo Somalia, la fine delle speranze. Una guerra senza fine che non si placa e all’interno della quale appaiono sfumate e opache le dinamiche che la stanno portando avanti.

“La situazione oggi in città è calma rispetto ai giorni scorsi” riferisce a PeaceReporter Bashiir Yusuf, residente a Mogadiscio, “Ma in generale la situazione peggiora in continuazione”. Più di cento morti in tre giorni di scontri, uno tra i bilanci più pesanti degli ultimi due anni di guerra. Dopo mesi di un conflitto a bassa intensità, i miliziani vicini alle Corti islamiche da una parte e gli eserciti somalo ed etiope dall’altra, sono tornati a darsi battaglia per le strade di Mogadiscio. Compromettendo, soprattutto, il lavoro diplomatico degli inviati Onu, che puntavano ai colloqui di pace del prossimo 10 maggio, in programma a Gibuti.
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Dalla rete: cronache dalla periferia La Storta e dintorni

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  • PeaceReporter, Immigrati in fuga dopo agguato di Roma:

    “Molti rumeni sono scomparsi dalle proprie case vicino a La Storta, presumibilmente per paura di attacchi”. È questa, secondo Isabella Clough-Marinaro, sociologa e docente all’American University di Roma, la prima conseguenza delle polemiche legate all’agguato contro una studentessa del Lesotho.

  • Morgan Palmas, Ammazziamo tutti i clandestini!:

    Noi parliamo di calci in culo ai clandestini come se fossero tutti uguali. Io prenderei a calci nel culo un mafioso e non tanti gentilissimi immigrati che ho conosciuto nel tempo facendo anche volontariato. Poi, sia chiaro, se qualcuno delinque, sia punito con le leggi che abbiamo nel nostro paese.

  • Flavia Amabile, Braccialetti per tutte:

    I conti non mi tornano e le parole nemmeno. Le parole, soprattutto. Perché ad un certo punto Francesco Rutelli ha lanciato sul piatto della campagna elettorale il braccialetto elettronico con un pulsante per chiedere aiuto. L’idea è di darlo a tutte le donne e in caso di aggressione sperare che serva.

  • Marco Travaglio, Ora d’aria:

    Stavolta però diventano merce elettorale e allora tg e giornali rinunciano a decidere autonomamente la gerarchia delle notizie, affidandola ai politici. E mettono lo stupro in copertina, facendo precipitare Roma, all’improvviso, in un film di Maurizio Merli o di Dario Argento.

Una spia comunista chiamata Marilyn Monroe

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Compagna MarilynDanilo Arona la chiama la “maledetta estate del 1962”. E ha i suoi buoni motivi per farlo. Perché, se si forzano un po’ i confini imposti dal calendario, si vede che di fatti neri ne sono accaduti parecchi proprio in quei mesi. Il 31 maggio, per esempio, nel carcere di Tel Aviv viene giustiziato Adolf Eichmann, il comandante maggiore delle unità d’assalto delle SS naziste, specialista in questioni ebraiche e protagonista della soluzione finale ordita dal Terzo Reich: era stato catturato due anni prima da uomini del Mossad a Buenos Aires ed estradato in Israele per essere processato. Inoltre, tra disastri aerei e ferroviari, pochi giorni dopo si assiste all’evasione di tre detenuti dal carcere di Alcatraz: sono Frank Morris, John Anglin e Clarence Anglin che – si dice – affogarono e i loro corpi mai più vennero ritrovati.

Qualche mese dopo (è l’11 ottobre e l’abbiamo dichiarata la violazione di solstizi ed equinozi) esplode la crisi dei missili di Cuba che rischia di trascinare il mondo verso la terza guerra mondiale e dodici giorni più tardi cade l’aereo su cui viaggiava Enrico Mattei, episodio che andrà a nutrire uno dei capitoli neri del recente passato italiano. E si potrebbe andare avanti ancora con l’elenco di eventi chiave risalenti a quel periodo. Eventi che non sempre però sono stati così sinistri: si pensi ai successi riscossi dai movimenti indipendentisti di Burundi e Algeria o alla “nascita” musicale dei Beatles e cinematografica di James Bond.
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Abu Ghraib: racconto dal carcere iracheno

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Luigi Milani, quando scrive, affronta tematiche di non facile gestione. Infatti, dopo Ci sono stati dei disordini, racconto ambientato nei giorni del G8 di Genova, su Thriller Magazine ha pubblicato Abu Ghraib, lunga narrarazione in un luogo diventato negli ultimi anni tristemente famoso. E, con un linguaggio crudo e asciutto, porta subito il lettore all’interno del carcere iracheno:

È l’inferno nel quale è precipitato Iussuf, insieme a decine di altri soldati iracheni catturati dalle truppe americane. Soldati inviati ufficialmente a rovesciare un regime dittatoriale, per portare la democrazia in un paese oppresso da una feroce dittatura, accusato di pericolose collusioni con i terroristi responsabili dell’attacco alle Torri Gemelle. E poco importa che quelle accuse si siano poi rivelate infondate e pretestuose. Il presidente non può arretrare da una decisione presa. Il suo paese è la culla della Libertà e non può certo sottrarsi al ruolo di guardiano della pace e delle libertà di tutti i popoli della terra. È in nome di una sua presunta superiorità morale che l’America si arroga il diritto di poter intervenire ovunque la libertà sia minacciata. O non sarà invece a causa di ben altri interessi, non tutti di adamantina virtù?

McMafia, il crimine globale e una considerazione post-elettorale

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McMafia di Misha GlennyUn paio di giorni fa, su BoingBoing Mark Frauenfelder segnalava il libro McMafia: A Journey Through the Global Criminal Underworld scritto dal giornalista Misha Glenny (Knopf, 2008). Un testo che si annuncia interessante dato che affronta tipologie di reati differenti (traffico di droga, contrabbando di sigarette, criminalità informatica, stoccaggio di scorie nucleari) dimostrando come esistano e quali siano le interconnessioni tra realtà così variegate. Globalizzazione, la chiamano, e anche in questo caso gli effetti dell’era postsovietica mi mescolano a eventi che si verificano nella Gran Bretagna, a Mumbai, nelle campagne colombiane o nelle periferie statunintensi. Per farsi un’idea più circostanziata del libro, qui è stato pubblicato un estratto.

Inoltre, anche se con un po’ di ritardo, segnalo l’intervento di Franco Bifo Berardi su Rekombinant a proposito di diritti, elezioni, politica e media. In particolare:

Lasciamo perdere l’idea di ricostruire la sinistra, perché la sinistra non ci serve. È un concetto vuoto, che si può riempire soltanto di passato. La società non ha bisogno di un nuovo apparato di mediazione politica. Non ci sarà mai più mediazione politica. Il capitale ha scatenato la guerra contro la società. Non possiamo far altro che adeguare ad essa i nostri strumenti e i nostri linguaggi. Non possiamo combattere quella guerra sul piano della violenza, per la semplice ragione che la perderemmo. La società deve costruire le strutture della sua autonomia culturale: dissolvere le illusioni che sottomettono l’intelligenza al lavoro al consumo e alla crescita, curare lo psichismo collettivo invaso dai veleni della paura e dell’odio, creare forme di vita autonoma autosufficiente, diffondere un’idea non acquisitiva della ricchezza. Non abbiamo altro compito. Ed è un compito gigantesco.

I ragazzi di malavita che si presero Roma e diventarono antistato

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Ragazzi di malavita di Giovanni Bianconi«Angelo ammazza la morte telefoni a casa».

In origine erano poco più che teppisti di borgata, criminali di piccolo calibro cresciuti nelle periferie romane. Ma i confini della delinquenza di basso profilo vanno loro stretti e decidono di prendersela tutta, la capitale, a qualunque costo. E così, dal quartiere della Magliana, tra alleanze e vendette che finiscono per comprendere la zona di Testaccio e Trastervere, quella di Acilia e Ostia, il Tufello e l’Albertone, cresce e si consolida il nucleo di una delle bande che diventerà centrale nella storia non solo di Roma, ma della nazione. Con Ragazzi di malavita. Fatti e misfatti della banda della Magliana, il libro di Giovanni Bianconi pubblicato in edizioni successive da Baldini Castoldi Dalai fino all’ultima, quella del 2005, si ricostruisce un periodo intricatissimo che travalica i confini della criminalità organizzata. Del resto, non si è mai visto un potente diventare tale senza appoggi e protezioni: accade in politica, in economia, nel mondo dello spettacolo. E accade anche per coloro che nei fatti diventeranno i padroni della città eterna. Del resto, racconta Bianconi:

A New York, i mafiosi della famiglia Gambino riuscivano ad avere in anteprima le trascrizioni delle intercettazioni ambientali fatte dal FBI nelle loro abitazioni, e a organizzare le contromosse; a Roma, nel loro piccolo, quelli della banda della Magliana erano in grado di ottenere i documenti delle inchieste in corso e sapere in anticipo ciò che poliziotti e magistrati avevano in mano.

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