Centoundici colpi: «Gli infedeli dell’Arma»

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Immagine di Pensiero rilasciata con licenza Creative Commons Attribuzione - Non commerciale - Non opere derivate 2.0I giornalisti che seguono la storia di Bagnara di Romagna (i cinque carabinieri morti il 16 novembre 1988 per colpi d’arma da fuoco all’interno della caserma presso cui prestano servizio), nel giro di pochi mesi, mettono in fila una serie di episodi che finisce per abbracciare una zona che da Bologna va alla costa romagnola. Un’efficace ricostruzione di ciò che accadde la fa Aldo Balzanelli di Repubblica in un articolo che esce il primo dicembre 1988 a pagina V della cronaca di Bologna. Lo ripropongo integralmente perché risulta particolarmente utile nel comprendere i fatti che si susseguono in quel periodo. Successivamente gli episodi qui citati saranno oggetto di uno specifico approfondimento in modo che tutti gli eventi possano essere meglio sviscerati.

«Gli infedeli dell’Arma» di Aldo Balzanelli – Repubblica – Cronaca di Bologna (1 dicembre 1988)

Alfonsine, 21 aprile 1987, un carabiniere di leva di 21 anni viene rapito ad Alfonsine. È di stanza a Bosco Mesola, nel ferrarese, ma quella sera è in licenza ed è uscito con la fidanzata. Dopo averla riaccompagnata a casa scompare nel nulla. La sua auto, una Golf rossa, verrà ritrovata a poche centinaia di metri dalla piazza principale del paese, regolarmente chiusa, senza segni di violenza.

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Centundici colpi: i giorni immediatamente successivi

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Immagine di Pensiero rilasciata con licenza Creative Commons Attribuzione - Non commerciale - Non opere derivate 2.0Riprendendo il discorso sulla strage dei carabinieri di Bagnara di Romagna per aggiungere un nuovo tassello, innanzitutto va ripetuto che dal 22 novembre 1988, della vicenda si inizia a parlare sempre meno. Almeno per quanto riguarda il fatto in sé. Se ne riaccenna solamente un paio di giorni dopo quando a Lisbona, in Portogallo, un caporale del centro di addestramento della guardia repubblicana spara sui cadetti e ne uccide quattro.

Il 24 novembre di quell’anno, Antonio Saraiva Antunes, 28 anni, si apposta sulla terrazza della caserma Ajuda mentre è in corso un’ispezione ai cadetti da parte del tenente colonnello Jorge Duarte. Il caporale si mette a fare il tiro al bersaglio: centra sedici obiettivi, tre dei quali muoiono sul colpo. La sparatoria dura venti minuti poi Antunes fugge e su un prato vicino si suicida con la pistola d’ordinanza. Nella ricostruzione della personalità del militare, emerge un quadro positivo: un ottimo soldato che aveva fatto il paracadutista senza mai manifestare squilibri. A questo proposito il generale Lemos Couto parla di una qualche forma di «follia» che si è scatenata nella caserma vicino al palazzo presidenziale. Ma il Portogallo è lontano, guidato in quegli anni dall’economista di matrice socialista Aníbal António Cavaco Silva, in carica dal 1985 al 1995 per diventare nel 2006 presidente della repubblica iberica. A parte le ovvie concidenze che i giornali rilevano tra le due storie – le forze armate, la furia imprevedibile, le schede di servizio positive dei due militari -, tutto si chiude qui.

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Centoundici colpi: la storia di Bagnara di Romagna

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Immagine di Pensiero rilasciata con licenza Creative Commons Attribuzione - Non commerciale - Non opere derivate 2.0Tempo addietro, mentre mi stavo occupando di una storia che sfiorava in qualche punto quella della Uno Bianca, mi sono per caso imbattuta in una vicenda che risale al novembre del 1988 e di cui stranamente si è persa quasi completamente memoria. Si tratta della strage dei carabinieri di Bagnara di Romagna, comune al di là del fiume Santerno di 1.800 persone in provincia di Ravenna. Guidato in quegli anni da una giunta composta da PCI e PSI, è nella cittadina vicina a questo piccolo centro di provincia – Forlì – che il 16 aprile 1988 viene assassinato dalla Brigate Rossa Roberto Ruffilli, consigliere per i problemi istituzionali dell’allora presidente del consiglio Ciriaco De Mita.

Ed è per questo che la strage dei carabinieri fa pensare in un primo momento al terrorismo. Tuttavia questa pista viene scartata quasi subito a favore di quella malavitosa, altrettanto velocemente abbandonata. Ma che accadde a Bagnara di Romagna il 16 novembre 1988? Alle 12.20 di quel giorno, alla stazione dei carabinieri di Lugo di Romagna giunge la telefonata di un civile: nella caserma di Bagnara qualcuno sta sparando. Dieci minuti dopo i militari del vicino comune sono sul posto e alle 12.40 giunge l’ambulanza mentre in zona si portano elicotteri, pattuglie e ufficiali che arrivano da Faenza, Ravenna e Bologna.

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In libreria e su Internet «Bambini di Satana»

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Bambini di SatanaEsce in libreria e su Internet il mio libro Bambini di Satana – Processo al diavolo. I reati mai commessi di Marco Dimitri. Distribuito con licenza Creative Commons Attribuzione-NonCommerciale-Condividi allo stesso modo, è il racconto di ciò che accadde a Bologna tra il 1996 e il 1997 quando Marco Dimitri, presidente dell’associazione Bambini di Satana, venne arrestato con i presunti complici perché accusato, tra l’altro, di stupro, pedofilia e associazione a delinquere.
Quattrocento giorni di galera, una campagna stampa infamante e feroce, i capi di imputazione che crescono di giorno in giorno. E ancora gli avvocati della difesa che lavorano senza sosta e il contributo di Luther Blissett che, con la sua strategia dell’omeopatia mediatica, avvia una propria campagna d’informazione con benefici effetti sull’atteggiamento dei media. Infine l’epilogo, sorprendente per molti: tutti gli imputati vengono assolti con formula piena. Il giudizio viene confermato in Appello e nel 2004 arriva il risarcimento per il periodo di ingiusta detenzione. Nulla di tutto ciò che era stato detto corrispondeva a verità e lo si dimostra in tribunale.
Infine, un ultimo capitolo dedicato a Internet e ai contenuti diffusi diffusi liberamente per via telematica. Un altro libro, Lasciate che i bimbi. Pedofilia: un pretesto per la caccia alle streghe, uscito nel 1997 e firmato da Luther Blisset, ha subito conseguenze giudiziarie per aver raccontato ciò che non solo successe a Bologna in quegli anni, ma anche all’estero, e il fatto di essere disponibile in rete fu bollato di «licenza per uccidere» da chi non gradì la ricostruzione effettuata dal guerrigliero mediatico.
Tutto questo si racconta in Bambini di Satana, che può essere reperito qui:

Le presentazioni:

In Asia, dalle parti del Tibet, li chiamerebbero Tulpa

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Delle Cronache di Bassavilla di Danilo Arona si è già più volte parlato su questo blog (e anche altrove). Sulla sessantesima Cronaca, Le strade della paura, non manca mai l’immancabile presenza di Melissa (cercata anche ieri notte sull’autostrada A13, in direzione Bologna. Danilo, all’altezza della stazione di servizio di San Pelagio, un camion ha sbandicchiato senza però conseguenze per nessuno. Almeno di visibile), ma anche di piedi scalzi, cavalcavia, sassi, cani e boschi.
Vengono chiamati coincidenze, certi fatti. E magari è così. Non c’è altra spiegazione, ci si affretterebbe a dire. A leggere Danilo Arona – e ne ha scritte – si inizia però a guardare a determinati episodi in modo differente. Facendosi anche solo una domanda. Per questo, non si può che dirgli grazie, dovunque stiano di casa coincidenze e misteri e qualunque sia la strada per arrivarci.

Chi ha visto i satanisti?

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Sembrava una storia chiusa, almeno fino a quando non ci sarà un rinvio a giudizio e una sentenza. Sul luogo in cui è stata uccisa Patrizia S., decapitata e abbandonata all’altezza di una stazione di servizio a Tor Bella Monica, periferia di Roma, ci doveva per forza essere anche lui, il marito, sul quale fin dall’inizio si sono addensati i sospetti degli inquirenti malgrado l’uomo lui abbia sempre negato qualsiasi coinvolgimento. E abbia anzi rimbalzato le accuse verso altri – e apparentemente ben più oscuri – lidi: prima sui Bambini di Satana, poi sulle Bestie di Satana e infine su un fantomatico mago nero. Gli investigatori hanno storto il naso di fronte alla “pista satanista” e per una volta la stampa – chi più e chi meno – non si è gettata a pesce morto sulla cupa ipotesi. Il rinvenimento di tracce di DNA del marito di Patrizia S. poi sembra aver indirizzato una volta per tutte le indagini.
Tutto finito? Macché. A riprorre diabolici risvolti ci ha pensato lunedì scorso la trasmissione televisiva di RaiTre Chi l’ha visto. Che, con tre settimane di ritardo, torna a parlare dell’omicidio di Roma mettendolo in relazione al «mondo delle sette». I Bambini di Satana, che con Patrizia S. ci avevano avuto a che fare (la donna, ricordiamolo, era stata brevemente iscritta all’associazione nel 1993, ne era stata allontanata per aver fornito dati falsi, aveva disertato l’aula nel processo del 1997 a Marco Dimitri e agli altri imputati, assolti nel giugno di quell’anno, e aveva denunciato nel 1999 il satanista per minacce e un giro d’usura risultati poi inventati), hanno pubblicato una Lettera aperta a “Chi l’ha Visto?” in cui si afferma che «spesso la corsa al sensazionalismo supera anche i reati più crudeli […]. Quando si ha in mano il potere informativo, l’informazione su territorio deve essere pulita, supportata dai fatti e non […] da isterismo».
Del resto, la vicenda giudiziaria dei Bambini di Satana è stata scandita dall’isterismo mediatico negli anni in cui sono stati sotto processo diventando per l’opinione pubblica – e ancora prima per chi la “informava” – responsabili di un po’ tutto: dai graffiti sui muri del centro di Bologna alle Madonnine di gesso che facevano sbandare i carabinieri in automobile passando per i fatti più turpi che l’immaginazione possa concepire. E mentre Fox Crime annuncia un documentario esclusivo sulle Bestie di Satana per il prossimo 2 giugno, altra vicenda che dovrebbe far riflettere è quella raccontata nel libro di Mara Leveritt Devil’s Knot: The True Story of the West Memphis Three, storia di tre bambini che in Arkansas, nel 1993, sono stati assassinati e la responsabilità è stata addossata ad altrettanti ragazzini in odor di satanismo per aver avuto, tra l’altro, qualche poster dei Metallica e i romanzi di Stephen King.

Processo al diavolo

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Esce il prossimo 20 giugno per i tipi di Stampa Alternativa Bambini di Satana – Processo al diavolo. I reati mai commessi di Marco Dimitri. Il libro, rilasciato con licenza Creative Commons (prefazione di Carlo Lucarelli), racconta dell’inchiesta e del processo che tra il 1996 e il 1997 vede indiziati «tre esponenti di un gruppo satanista per stupro, pedofilia e associazione a delinquere. Ne nasce un caso che esplode in tutta Italia, salvo concludersi con l’assoluzione degli imputati. La vicenda dei Bambini di Satana non solo racconta di un errore, ma riprende il difficile argomento della violenza sui minori come strumento per favorire il controllo sociale, narra di come le voci dissidenti siano state tacciate di estremismo e istigazione alla violenza e spiega come l’utilizzo di Internet e del “no copyright” siano diventati una “licenza per uccidere”. Un mosaico di avvenimenti che va dalla fine degli anni Ottanta all’inizio dell’attuale decennio in cui i protagonisti sono – oltre agli accusati e agli accusatori – le istituzioni, la Chiesa, la stampa e un pugno di intellettuali svincolati dalla cultura ufficiale».

Bambini di Satana: cronaca, fatti, verità e libri

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Bambini di Satana - Stampa AlternativaUn’area di servizio dalle parti di Tor Bella Monaca, il corpo di una donna che sembra svenuta. E invece è morta, decapitata. Accade davvero, qualche giorno fa, e gli inquirenti, stabilita l’identità della vittima, orientano i loro sospetti sul marito. Anzi ex marito. Potrebbe essere una storia di inaccettabile violenza coniugale sfociata in omicidio. Una di quelle che nelle ultime settimane sembrano essersi infittite. Invece l’uomo, fermato e interrogato, nega ogni addebito e rivela: sono stati loro, i satanisti. I riscontri raccolti dagli investigatori però non suffragano la versione dell’indiziato. Tra questi, il suo telefono e le celle che ha attraversato non combacerebbero con quanto dichiara e lo collocherebbero invece sulla zona del delitto.

Allora perché uscirsene con un’affermazione del genere? Se il tentativo di allontanare da sé i sospetti appare il motivo principale, vittima e presunto omicida qualche trascorso satanista ce l’hanno avuto. E all’inizio degli Anni Novanta si sono avvicinati ai Bambini di Satana. Il libro che prende il nome dall’associazione fondata a Bologna nel 1982 da Marco Dimitri, in uscita il prossimo 20 giugno per Stampa Alternativa, racconta anche la storia di Patrizia S., la donna assassinata alla periferia della capitale, che torna a incrociare quella del gruppo emiliano alla fine dello scorso decennio, quando Dimitri e le altre persone finite sotto processo nel 1996 per una serie di reati sono già stati assolti con formula piena e di lì a poco arriverà l’assoluzione anche in Appello.

Nel passaggio che parla anche della donna, si spiega che

sempre nello stesso anno [il 1999, N.d.A.] le forze dell’ordine tornano a bussare alla porta di Dimitri. Stavolta le indagini partono da tale Patrizia S. che nel 1993 si associa ai Bambini di Satana per esserne espulsa poco tempo dopo. Avrebbe infatti ai tempi mentito sul suo nome e avrebbe nascosto di essere la moglie di un uomo che si era rivolto a Dimitri in precedenza chiedendo i suoi servizi di cartomante. Chiamata a deporre per i fatti nel 1996, non si presenta in tribunale e tre anni dopo salta fuori che il satanista l’avrebbe minacciata telefonicamente. “Ho scritto il tuo nome su un proiettile” le avrebbe detto Dimitri e la donna fornisce il numero che l’uomo componeva per intimidirla. Numero che si rivelerà inesistente. La donna salta a pie’ pari anche le deposizioni per la nuova inchiesta anche se continua ad accusare l’amante, un altro ex dei BdS, il fondatore della setta romana degli Eletti di Satana. Il quale, insieme a Dimitri e a Efrem Del Gatto, avrebbe sottratto alla donna novecento milioni di lire, il frutto degli introiti di un albergo che lei possedeva. Scattano perquisizioni nella sede dei Bambini di Satana e in diverse altre città tra cui Milano, Torino, Viareggio, Udine, Lucca e Treviso mentre vengono formulate le accuse di truffa, usura, raggiro informatico, abusi sessuali e associazione per delinquere. Insomma, ci risiamo. Peccato che, per esempio, Efrem del Gatto non avesse potuto commettere nessun crimine nel 1999 perché morto tre anni prima e che, anche in questo caso, non si trovi alcun riscontro. Le accuse decadono e l’inchiesta viene archiviata perché non si ravvisa alcuna ipotesi di reato.

È questa la vicenda che collega la donna ritrovata nella piazzola di un distributore ai Bambini di Satana. Chi sia stato effettivamente a ucciderla sette anni dopo i fatti qui raccontati lo diranno le indagini e il processo. Ma di certo non è stato Dimitri. La cui storia è scandita da inchieste cicliche e che non dimostreranno mai niente. Al contrario: le accuse di volta in volta verranno smontate dai fatti. Sta di fatto comunque che la cronaca nera è tornata a lambire i satanisti bolognesi, i giornali sono tornati a cercarli. Perché – anche di fronte all’inconsistenza di ipotesi più o meno fantasiose – scrive Carlo Lucarelli nella prefazione del libro in riferimento ai fatti del 1996:

Vedi che ci sono, sembravano dire i particolari che di volta in volta emergevano sui giornali, vedi che abbiamo ragione a pensare male, vedi che queste cose da film esistono davvero?
E invece no, non era vero.
Non a Bologna, non per i Bambini di Satana e per non Marco Dimitri.