Ancora echi di gotica piemontesità

Standard

le cronache di bassavillaLe otto del mattino sono un’ora maledetta, ma anche le cinque non scherzano: entrambe segnano un limite tra due momenti, uno dei quali è il lato oscuto del giorno che finisce e strappa l’immaginazione alla realtà. Delle cinque (e venti minuti, per la precisione), poi, si è già parlato più volte e un’altra ci sta tutta. Perché le Cronache di Bassavilla non si fermano (siamo all’infuocato file 77) e gli elementi si moltiplicano in un mosaico di gotica piemontesità con tentacoli per ogni dove.

Vecchie storie radiofoniche dell’orrore

Standard

giustiziaCento storie dell’orrore risalenti all’epoca d’oro del radiodramma. Sono disponibili in formato mp3 (e in lingua inglese) sul sito The Monster Club nella sezione The old time horror radio. Tra i radiodrammi, compaiono gli adattamenti di classici come “Il fantasma dell’opera”, “Il fantasma di Canterbury”, “Frankenstein”, “La stanza”. Non manca il problema del diritto d’autore, in merito al quale si legge a pie’ di pagina che:

We do not claim copyright to any of the shows on this site. It is believed that all shows are in the public domain. We will be happy to remove any recording from our site that is shown to violate a copyright.

Sempre in tema di storie nere, una segnalazione da Crime Library su «menti e metodi criminali»: la storia di case maledette che danno origine anche a fenomeni meno esoterici e più commerciali.

Cattivo giornalismo sempre sugli stessi temi

Standard

Certo che quando c’è di mezzo qualche elemento di oscura comprensione, la fantasia dei cronisti si scatena. È il caso di un articolo pubblicato un po’ di tempo fa dal Giornale di Sardegna e ripreso su web dal sito Villacidro.biz, Blitz contro i Bambini di Satana. I carabinieri: «Banda sgominata». Maddai, viene da pensare, ci risiamo? Pare proprio di sì perché quest’indagine non ha niente a che vedere con l’associazione bolognese che le sue infondate traversie giudiziarie se le è già vissute. In questo caso, più che di malagiustizia, come verificatosi recentemente anche a Chieti, però viene da pensare a pessimo giornalismo: di fronte a un’indagine per vandalismi, ci sarà chi ha pensato a satanisti e il sillogismo con satanisti noti è stato il passo successivo. Chissà se sarà consentito l’esercizio del diritto di rettifica?

Centoundici colpi: risposte mancanti a distanza di 18 anni

Standard

Immagine di Pensiero rilasciata con licenza Creative Commons Attribuzione - Non commerciale - Non opere derivate 2.0«Sarei molto contento se questa vicenda volgesse al termine, con le risposte, che Noi tutti abbiamo tanto a cuore, per quale motivo o per Chi, sono morte tutte queste persone». È un commento che Marco Conte, sul blog Fronte della Comunicazione, ha lasciato al post 111 colpi in Romagna, una storia quasi dimenticata. Ed è un lettore particolare perché è il nipote di Luigi Chianese, il comandante della stazione dei carabinieri di Bagnara di Romagna ucciso insieme ai colleghi all’interno della loro caserma il 16 novembre 1988. Dunque, malgrado ciò che hanno risposto le istituzioni in merito a questo gravissimo episodio, sta di fatto che quelle risposte non hanno soddisfatto almeno alcuni dei parenti dei carabinieri trucidati. Parenti che, a quasi diciotti anni esatti di distanza da quei fatti, attendono ancora che venga fornita loro una spiegazione plausibile.

Tornando poi alla ricostruzione dei fatti, a parlare dei carabinieri di Bagnara di Romagna ci sarà nel 1995 (durante la XII legislatura) anche la commissione parlamentare d’inchiesta sul terrorismo in Italia e sulle cause della mancata individuazione dei responsabili delle stragi. Presieduta dal senatore Giovanni Pellegrino, non è specificamente convocata per ciò che accadde nella caserma romagnola il 16 novembre 1988, ma segue gli arresti dei fratelli Savi e degli altri componenti della Uno Bianca. Continue reading

Mostri sulla carta

Standard

giustizia

Con la speranza che per una volta successive evenienze su questa realtà criminale non comportino una futura stupefacente restrizione, per il caso concreto, di tali categorie (Motivazione della sentenza assolutoria n. 210 del 1997 al processo che vide imputati i Bambini di Satana)

Nove anni dopo: «Il caso non può considerarsi chiuso fino a che non emergeranno tutte le responsabilità del vergognoso linciaggio mediatico cui sono stati sottoposti gli imputati». Le parole sono del giornalista di Chieti Andrea Di Tizio, portavoce del Club Riformatori Liberali Enzo Tortora e la vicenda a cui si riferisce ricorda molto da vicino quella dei Bambini di Satana. Perché, analogamente al caso su cui si è pronunciato ieri il tribunale della città abruzzese, ci sono quattro persone che nel 2002 finiscono in galera per presunti reati gravissimi a danno di minorenni.

I quali – in base alle accuse – sarebbero stati adescati davanti alle scuole, sequestrati, narcotizzati e sottoposti a violenze utilizzando tra feticci vari anche cadaveri. Il tutto, ovviamente, in odor di satanismo e dunque, come accaduto a Bologna tra il 1996 e il 1997, con presunzione di colpevolezza da parte di una campagna stampa infamante. Nessuno di loro, però, aveva mai commesso ciò di cui era stato accusato. Continue reading

Centoundici colpi: violenza frutto di «espressioni isolate»?

Standard

Immagine di Pensiero rilasciata con licenza Creative Commons Attribuzione - Non commerciale - Non opere derivate 2.0Torniamo alla situazione che alla fine del 1988 inizia ad articolarsi intorno la strage di Bagnara di Romagna. In dicembre, Domenico Macauda, il carabiniere che depista le indagini sulla morte dei due colleghi a Castelmaggiore il 20 aprile precedente (si veda Gli infedeli dell’Arma), viene condannato a otto anni e quattro mesi in primo grado non prima di aver indicato come mandante del depistaggio un pregiudicato evaso tre anni prima dal carcere di San Giovanni in Monte e in quel momento detenuto in Germania per rapina.

Il motivo della dichiarazione non è chiaro e sulle vicende che in quei giorni tempestano i carabinieri interviene Roberto Jucci, allora comandante generale dell’arma dei carabinieri, secondo il quale la scia di violenza sarebbe determinata da «espressioni isolate» di pochi militari deviati. Contemporaneamente Aldo Ricciuti, il procuratore di Ravenna titolare dell’inchiesta su Bagnara di Romagna, dichiara che «seguiamo tutte le piste, ma indagini nella nebbia» e non aggiunge nulla a quanto già non si sappia la conferenza stampa che viene convocata dai vertici locali dei carabinieri. Lo scontento tra i familiari delle vittime di Bagnara si approfondisce. Continue reading

A un anno dalla scomparsa di Federico Aldrovandi

Standard

Federico AldrovandiOggi ricorre il primo anniversario della morte di Federico Aldrovandi, il diciottenne di Ferrara sulla cui fine sin da subito si sono addensate nubi piuttosto fosche. Alle notizie in base alle quali il ragazzo sarebbe deceduto a causa di ragioni sempre differenti (un malore, sostanze stupefacenti assunte durante una notte brava con gli amici o nel tentativo di contenerlo da atti di autolesionismo mentre dava in escandescenza) la madre non ha mai creduto. E dopo essersi rivolta ai giornali tradizionali, ha pensato a poche settimane dalla scomparsa del figlio di raccontare su Internet, tramite un blog, ciò di cui era convinta: a uccidere Federico sarebbe stato il pestaggio subito dopo l’intervento di una pattuglia della polizia. Tra perizie, udienze, incontri con i giornalisti e testi sul blog, seppur tra i molteplici tentativi di fermare la donna e dissuaderla dal proseguire sulla strada intrapresa, oggi qualcosa di vero si sa sulla sorte del ragazzo.

Per approfondimenti:

Milano film festival e Parole nel tempo

Standard

Un paio di appuntamenti a cui prenderò parte tra domani e dopo. Il primo è un dibattito il 22 settembre su percorsi culturali e Creative Commons all’interno del Borsa Democratica del Cinema, in programma da ieri a domenica a Milano nell’ambito del Milano Film Festival. All’incontro parteciperanno Maurizio Borghi (Creative Commons), Rodrigo Vergara (Arcoiris tv), Marco Trotta (PeaceLink), Andrea Curiazi (Iberamericana), I Licaoni (Kiss Me Lorena) e, come moderatore, Giacomo Cosenza (Sinapsi).

Sabato, invece, sarà la volta di Parole nel Tempo, mostra della piccola editoria che si terrà fino a domenica presso il Castello di Belgioioso. Sarà un confronto con un altro scrittore, Rinaldo Bernardi, autore di Satana in Ticino (LiberoDiScrivere, 2006). Dal canto mio, parlerò di Bambini di Satana (Stampa Alternativa, 2006).