“L’Italia chiamò”: quattro storie di uranio impoverito

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Malgrado l’inconsistenza di ciò che ha formulato nel marzo scorso la commissione parlamentare d’inchiesta sull’uranio impoverito non arrivando a concludere niente che potesse far capire come mai tanti militari inviati all’estero si sono ammalati, c’è chi non resta in silenzio. Tra questi ci sono Matteo Scanni, Leonardo Brogioni, Angelo Miotto, i tre autori di un documentario che si intitola L’Italia chiamò. La sinossi del film racconta che:

Quattro militari italiani che hanno partecipato alle missioni di pace in Bosnia, Kosovo e Iraq cercano un difficile ritorno alla vita dopo essersi ammalati di tumore dormendo nelle caserme bombardate con proiettili all’uranio impoverito. Luca, Emerico, Angelo, Salvatore: quattro storie di solitudine e dignità, intrecciate in un destino che accomuna 2500 soldati colpiti dalla Sindrome dei Balcani, un male che ha già ucciso 164 giovani partiti per servire la divisa. Diario intimo di una generazione che rischia l’estinzione.

Il documentario sarà presentato il prossimo 8 settembre a Bologna (qui la locandina) e interveranno gli autori che dicono:

Sono migliaia. Contaminati, malati, alcuni già morti. Giovani militari, in divisa. Chi per passione, chi per necessità economica, mandati a combattere senza le necessarie precauzioni, anche se ministri e generali conoscevano i rischi. Il nemico invisibile è la radiazione, la polvere sprigionata dai proiettili all’uranio impoverito, caduti a pioggia su Bosnia, Kosovo, Irak. O esplosi nei poligoni di tiro italiani.

“Freaks” sotto pubblico dominio disponibile su Archive.org

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FreaksFreaks (qui la scheda su IMDB) è uno splendido film del 1932 e sicuramente è anche una pellicola strana: di fronte alle macchine da presa di Tod Browning, il regista, hanno infatti recitato veri “freak”, persone con deformità fisiche, che raccontano in una modalità mista a metà tra il grottesco, l’horror e il dramma, la vita in un circo, una vera e propria corte dei miracoli, svelando ciò che accade quando il pubblico se ne va tornando alla propria normalità e gli artisti invece restano con la propria diversità.

Ora il film è diventato di pubblico dominio e da qualche giorno è disponibile su Archive.org: può infatti essere visto online, in streaming oppure essere scaricato in formato mpeg4. Per cui volesse approfondire le modalità di rilascio, qui il testo pubblicato sul sito di Creative Commons.

“Steal This Film II”: nutrire le fila della liberazione creativa

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Steal This Film IIPunto di partenza e di arrivo sono chiari:

Questi sono tempi davvero strani. Mentre si continua a veicolare così tanta attenzione verso i media mainstream, le “battaglie” tra vecchi e nuovi metodi di distribuzione, tra pirati e istituzioni del copyright, a molti di noi sembra che ci siano sconfitti e vincitori. Sappiamo chi sono i vincitori. Perché allora si fanno affermazioni differenti? Perché le ondate repressive continuano: cause legali vengono ancora mosse contro innocenti; gli arresti si basano su pretesti inconsistenti per terrorizzare e confondere; si promulgano rigide leggi contro il filesharing attuando una progressiva erosione della privacy e rinforzando uno stato di sorveglianza. Tutto ciò viene concepito per distruggere o ritardare cambiamenti inesorabili di ciò che significa creare e scambiare opere dell’ingegno. Se “Steal This Film II” dimostra a tutti l’utilità di portare nuove persone dalla parte di coloro che sono pronti ad andare “oltre la proprietà intellettuale” e concepire creativamente il futuro della distribuzione, della produzione e della creatività, allora abbiamo raggiunto il nostro principale scopo.

Non c’è molto altro da aggiungere nel presentare Steal This Film II (letteralmente “rubate questo film”) se non che è rilasciato con licenza Creative Commons, è sottotitolato in diciannove lingue (italiano compreso) e che si può scaricare in diversi formati. Inoltre si può anche supportare.

Iron Sky: fantapolitica libera e sostenuta dagli spettatori

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Iron SkyI materiali sono rilasciati con licenza Creative Commons e riguardano il film (in lavorazione) Iron Sky prodotto dai finlandesi Energia Productions, Blind Spot Pictures and Cinet e ambientato tra la fine della seconda guerra mondiale e il prossimo futuro:

Towards the end of World War II the staff of SS officer Hans Kammler made a significant breakthrough in anti-gravity. From a secret base built in the Antarctic, the first Nazi spaceships were launched in late ’45 to found the military base Schwarze Sonne (Black Sun) on the dark side of the Moon. This base was to build a powerful invasion fleet and return to take over the Earth once the time was right. Now it’s 2018, the Nazi invasion is on its way and the world is goose-stepping towards its doom.

Sul sito che presenta il film sono stati pubblicati alcuni video e una sezione è dedicata ai War Bonds, disponibili a partire da agosto:

War bonds have historically been an instrument for goverments to fund wars, and we recon getting a movie about space nazis done is going to be war. Our “bonds” are numbered sets of Iron Sky promotional material, including a DVD packed with behind-the-scenes footage, together with an official certificate of your bragging rights for having supported Iron Sky.

Nel frattempo, le novità sulla lavorazione possono essere seguite attraverso un blog (via Creative Commons).

Le “capre di guerra” vanno al grande schermo

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The Men Who Stare at Goats by Jon RonsonDi Capre di guerra, il libro dello scrittore britannico Jon Ronson uscito con il titolo originale di The Men Who Stare At Goats, si era parlato un po’ di tempo fa: guerra psicologica e tecniche di guerra (e guerrilla) che vanno bel oltre proiettili, bombardamenti e torture “tradizionali”. Perché, se è solo una leggenda che un “supersoldato” sia riuscito a provocare un arresto cardiaco a una capra con la forza del pensiero, l’affinamento di strumenti psicologici per meglio annichilire nemici e presunti terroriristi è realtà. E dal libro di Ronson ora arriva un film, scrive Variety, che aggiunge:

Script was penned by Brit Peter Straughan (“How to Lose Friends and Alienate People“). The project has been around for some time, but international buyers only just received the script this week as the Cannes fest and market got started. Script topped the 2007 Brit List of best unproduced screenplays. Financing and producing mix, which is still in flux, is expected to include Winchester, BBC Films and Mandate Pictures.

Ancora in tema di film, una nota per Gomorra, la pellicola di Matteo Garrone tratta dall’omonimo libro di Roberto Saviano: un grande esempio di ritratto di una realtà, che non concede spazio ad alcuna forma di romanticismo criminale, ritrae con brutalità una forma consolidata di para-stato e racconta il quotidiano di una terra. E se il libro del giovane autore partenopeo dovrebbe essere fatto leggere nelle scuole, anche questo film dovrebbe essere proiettato ai ragazzi, prima di tutto. Infine, a fronte di chi sostiene che Saviano non avrebbe innescato alcun movimento di piazza contro la criminalità in Campania mentre Garrone si limiterebbe a mostrare i lati peggiori dell’Italia, gli andrebbe fatto notare che forse quei “movimenti di massa” possono assumere forme differenti da quelle che ci si aspetterebbe: per esempio file di gente che per decine di metri si assiepano di fronte a un cinema è indice che c’è chi vuole conoscere e a propria volta raccontare.

Scenes from the Morgue: come si promuovevano vecchi film pulp

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Scenes from the MorgueBlog dedicato al cinema da una prospettiva piuttosto particolare. È Scenes from the Morgue: Retro-Pulp Movie Ads e così si presunta il “tenutario”, Mr. Beerman:

While trolling around the Morgue of a small Metropolitan Newspaper, our boy efforts to unearth a few hidden artifacts from the days of Matinee Double-Features and Dusk to Dawn Drive-In All Night Trash-O-Ramas on the genre films he loves.

Avviato poche settimane fa, il blog presenta qualche post particolarmente interessante. Come questo, Stirring up some old childhood trauma…:

As a child of the ’70s, and being the little chicken-[expletive deleted] that I was back then, I had the fear of [your deity here] put into me by just the previews and advertisements for certain films that skewed toward spooky. Remember the ads for “Magic”, where Fats the ventriloquist dummy is blathering on and on about how much fun magic can be — when your dead, or the dulcet tones of Percy Rodriques scaring us out of the water not once, but twice, with the trailers for “Jaws” and “Jaws 2”? And then there’s John Frankenheimer’s “Prophecy”, whose combination of radio, TV and print ads (like the one over there on your right) gave me a bad case of the drizzles and plenty of sleepless nights back in the day.

Dalla rete: il video di “The Shock Doctrine”

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  • Naomi Klein, The Shock Doctrine Short Film:
  • [youtube Ka3Pb_StJn4]

    A Film by Alfonso Cuarón and Naomi Klein, directed by Jonás Cuarón.

    “When I finished The Shock Doctrine, I sent it to Alfonso Cuarón because I adore his films and felt that the future he created for Children of Men was very close to the present I was seeing in disaster zones. I was hoping he would send me a quote for the book jacket and instead he pulled together this amazing team of artists — including Jonás Cuarón who directed and edited — to make The Shock Doctrine short film. It was one of those blessed projects where everything felt fated.”

Qui ulteriori informazioni sul libro da cui il film deriva.

Aggiornamento del 10 settembre. Due articoli che parlano del film e anche del libro, in uscita per Rizzoli:

Aggiornamento del 23 settembre 2007: Bernardo racconta del Poco spazio per The Shock Doctrine in Usa.

Bianciardi: un film a cui manca un pezzo

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Luciano BianciardiEttore, che ha iniziato ormai da un po’ a mettere mano alla produzione letteraria di suo padre, Luciano Bianciardi, ha scoperto dai giornali che alla Mostra del Cinema di Venezia viene presentato un film-documentario incentrato sulla vita dello scrittore. Così, attraverso il suo blog, ha scritto tre lettere indirizzate a Massimo Coppola, Alberto Piccinini, che hanno curato regia e sceneggiatura, e a sua sorella Luciana, parte attiva nel film, non tanto per rivendicare la sua figura di figlio primogenito, ma per dimostrare amarezza per quell’apporto che avrebbe potuto dare alla ricostruzione della vita di Bianciardi e che invece è venuto a mancare. Dice in merito Ettore:

Non che mi ritenga particolarmente importante o che pensi di avere eccezionali verità da raccontare, ma dovrà convenire con me che, nel narrare la vita “agra” di quel personaggio, avrebbe avuto una certa importanza – storica, mi intenda – ascoltare chi bambino fu per mano di sua madre a salutare il padre che partiva col treno per Milano quel giorno di Luglio del 1954, oppure sempre bambino andò a cercare il padre che non tornava a casa a Brera, nel ristorante delle sorelle Pirovini, alla redazione di Feltrinelli (era ancora in via Fatebenefratelli). Oppure ascoltare la stessa persona, ormai ventenne, che visse, non senza emozione e tormento, il ritorno del padre a Grosseto, negli ultimi due anni della sua povera vita.

A latere di tutto ciò, attraverso il lavoro di recupero e riproposizione a cui si accennava all’inizio (lavoro che ha portato alla pubblicazione a gennaio di Il fuorigioco mi sta antipatico, nelle scorse settimane alla collana dei Bianciardini e il prossimo ottobre all’uscita in libreria di un nuovo volume che raccoglie gli scritti di Bianciardi sul Risorgimento), Ettore da tempo aveva pubblicato i filmati sul padre contenuti nel film proposto a Venezia, che sono liberamente scaricabili dal suo sito.