Xaaraan - Il blog di Antonella Beccaria

Non credo nelle otto del mattino. Però esistono. Le otto del mattino sono l'incontrovertibile prova della presenza del male nel mondo.
Gli ultimi giorni, Andrew Masterson


I diari di George Orwell riproposti attraverso un blog

Scritto per Letteratura, Politica da Antonella il 31-07-2008

Orwell DiariesI diari dell’autore del romanzo 1984 pubblicati su web sotto forma di blog. L’iniziativa si chiama Orwell Diaries, è opera dell’Orwell Prize e qui si possono trovare maggiori informazioni. Tra cui:

From 9th August 2008, you will be able to gather your own impression of Orwell’s face from reading his most strongly individual piece of writing: his diaries. The Orwell Prize is delighted to announce that, to mark the 70th anniversary of the diaries, each diary entry will be published on this blog exactly seventy years after it was written, allowing you to follow Orwell’s recuperation in Morocco, his return to the UK, and his opinions on the descent of Europe into war in real time. The diaries end in 1942, three years into the conflict.

Ne viene fuori - prosegue la presentazione - un lato poco noto dello scrittore dedito alla natura, ma emergono anche le riflessioni politiche che poi lo hanno portato a scrivere i suoi celebri romanzi (via BB).

Distruzione mutua assicurata

Scritto per Scatti da Antonella il 30-07-2008

Nel contesto dell’imminente distruzione del mondo, l’ipocrisia, le incomprensioni, la lascivia, la paranoia, l’ambizione, gli eufemismi, il patriottismo, l’eroismo ed anche la ragionevolezza possono evocare un’orribile risata.

Da Dr. Strangelove or: How I Learned to Stop Worrying and Love the Bomb, proiezione del 26 luglio 2008 in piazza Maggiore, BolognaEstate08.

(Per maggiori informazioni sul titolo dato all’immagine: distruzione mutua assicurata)

Incubi nucleari: reportage sugli effetti a vent’anni da Chernobyl

Scritto per Giornalismo, Storie nere da Antonella il 29-07-2008

Nuclear Nightmares: Twenty Years Since ChernobylReportage a doppia firma: quella del fotografo Robert Knoth e della giornalista Antoinette De Jong. Si intitola Nuclear Nightmares: Twenty Years Since Chernobyl, è diventato anche un libro pubblicato con il sostegno di Greenpeace e dell’Unicef Olanda e documenta, a partire dalla primavera 1999, gli effetti delle radiazioni dopo l’esplosione del 1986 in Bielorussia, in Kazakistan, in Ucraina, sugli Urali e in Siberia. Da qui si può partire per vedere la galleria di immagini sopra le quali sono riportate lunghe didascalie che le spiegano. Inoltre qui si possono leggere alcune opinioni dei lettori. Per ulteriori informazioni su quanto fotografato e descritto dai due giornalisti si veda, tra i link riportati in coda alla pubblicazione, Half Life - Living with the effects of nuclear waste di Greenpeace.

Due canali web TV “trasmettono” sotto Creative Commons

Scritto per Dalla rete, Libertà di cultura da Antonella il 28-07-2008
  • Parker Higgins, New Channels: Free Culture TV and Yes, We’re Open:

    Today I’m unveiling two brand new channels to the Miro guide. Without further ado, I present Free Culture TV and Yes, We’re Open! Free Movies, Music Videos and TV. The goal of these channels is to showcase interesting and entertaining material from all over the internet that’s been released under open licenses. Free Culture TV is more specialized, and will contain programming from the Free Culture movement: documentaries, lectures, or short films that address the struggle against a permissions-based society. Yes, We’re Open! will have all kinds of entertainment, from feature length movies to documentaries, shorts, music videos, and anything else you can imagine, all openly licensed.

La marcia più lunga: a Washington per sostenere ambiente e nativi

Scritto per Dalla rete, Giornalismo da Antonella il 26-07-2008

Bernardo Parrella, dopo la parentesi italiana di inizio luglio, è tornato negli Stati Uniti e ha ripreso il suo lavoro per Global Voices. E non solo come coordinatore del team di traduttori, ma anche come autore. Nei giorni scorsi, infatti, sul sito in inglese è uscito il suo reportage USA: Longest Walk 2 for Native Americans rights, marcia che, in un coast to coast pacifista, è arrivata a Washington dopo essere partita in febbraio da San Francisco per portare un manifesto di trenta pagine in cui chiedere al Congresso provvedimenti relativi a cambiamenti climatici, sostenibilità ambientale, protezione dei siti sacri e azioni per l’autodeterminazione e la salute dei nativi americani. E aggiunge Bernardo:

Despite the lack of coverage in the mainstream media (in the US and elsewhere), the event was a successful community effort and revealed an effective use of citizen media. In fact, its main website provides plenty of information, including hundreds of photos and dozens of videos [...]. Particularly touching the Voices from the Walk section, with so many posts providing a vivid, first-hand description of daily matters, personal struggles and achievements, along with participants’ interviews, political statements and much more.

Ancora Ciudad Juarez: prova di forza fra stato e bande criminali

Scritto per Storie nere da Antonella il 25-07-2008

Ancora Ciudad Juarez, la città messicana del femminicidio che di fatto in materia non sembra limitarsi a un solo genere. Riporta infatti PeaceReporter:

Non si ferma la violenza nel nord del Messico, ai confini con gli Usa. Fonti di polizia di Ciudad Juarez fanno sapere che cinque persone, fra loro Salvador Barreno, direttore di un carcere della città, sarebbero state uccise in quella che sembra sempre più una prova di forza fra lo Stato centrale messicano e le bande criminali legate ai narcotrafficanti. Tra febbraio e marzo il presidente Felipe Calderon aveva inviato nella zona 2.500 nuovi agenti di polizia nella sparanza di porre un freno alle violenze e agli omicidi.

Ciò che sta avvenendo a contorno (o, meglio, a complemento) dei crimini consumati in quella regione del centro americana sempre più terra di nessuno viene raccontato bene in due libri giù segnalati: La città che uccide le donne di Marc Fernandez e Jean-Christophe Rampal e Ginocidio - La violenza contro le donne nell’era globale di Daniela Danna.

Dervisci militanti: tessuti in movimento sulle note del liscio

Scritto per Scatti da Antonella il 25-07-2008

Sì, l’immagine è assolutamente imperfetta: scattata al buio senza flash e non sono riuscita a trovare una quadratura accettabile. Ma il movimento descritto dalle gonne delle signore che ballano da sole il liscio alla Festa di Liberazione di Bologna è irresistibile. Almeno per me.

Dervisci militanti, inserito originariamente da _shalom.

Così morì Pasolini: lunga ricostruzione su Micromega

Scritto per Politica, Storie nere da Antonella il 24-07-2008

Così morì Pasolini, lunga retrospettiva di Gianni Borgna e Carlo Lucarelli pubblicata su Micromega, prova a ipotizzare un percorso, un filo logico, che aiuti a comprendere la morte del poeta e scrittore contestualizzandolo all’interno di ricostruzioni contraddittorie, accuse nebulose, eventi storici solo apparentemente slegati, violenza politica e libri a rischio. E si legge:

La nostra è un’ipotesi. Se ne possono fare anche altre. Quel che è certo è che solo così si può spiegare logicamente e razionalmente quel che accadde quella maledetta notte all’Idroscalo. Solo così si può cominciare a dare un volto, se non un nome, agli «ignoti» di cui parlò la sentenza di primo grado.
Se si trattò di un delitto politico in senso lato, di un delitto «semplicemente politico», questi ignoti potrebbero anche essere delle persone che magari volevano soltanto rapinare Pasolini, o «punirlo» per la sua omosessualità e anche, forse, per la sua fede politica. Ma Pasolini, che era forte e coraggioso, si difese e allora il pestaggio degenerò in un massacro. È possibile, ma non del tutto convincente. Non è convincente, in particolare, tutta quella ferocia spinta fino alle estreme conseguenze nei confronti di un uomo che a quei ragazzi poteva persino essere molto utile. Se, invece, si trattò di un delitto politico in senso stretto, di un delitto «complessamente politico», allora è più probabile che i killer fossero dei veri professionisti, che rispondevano a un preciso mandato.

(Via Lipperatura.)

Matt Ficner: il progetto dei pupazzi rock che mettono i brividi

Scritto per Dalla rete, Stranezze da Antonella il 23-07-2008

[youtube I9FlvJX8PLU]

Matt Ficner è un artista canadese che declina il suo talento in modo eterogeneo: dalla musica alla scrittura, dal design alla scultura fino alla fotografia. E poi gli viene un’idea che, una volta concretizzata, si chiama Dusty Zombies: a Creepy Puppet Project. Quasi più uno sfogo dopo un periodo di superlavoro, ma anche una dimostrazione delle sue qualità creative e delle sue abilità tecniche. E così capita che una canzone degli Scorpions diventi un video in cui a esibirsi sono i non morti che non solo sfoderano proprietà canore, ma suonano facendo di deterioramento fisico virtù. Grottesco e geniale (via BoingBoing).

“Riaprire il fuoco” non diffama gli editori a pagamento

Scritto per Blog, Libertà di cultura da Antonella il 22-07-2008

Ettore Bianciardi, per aver avviato sul blog Riaprire il fuoco insieme a Marcello Baraghini una campagna contro gli editori a pagamento, si era beccato una querela (si veda qua la promessa di rappresaglie legali che aveva preceduto la citazione dell’inverno scorso). La “colpa” che si imputava a Ettore era questa: l’aver fatto notare che se si fa editoria a pagamento occorre dichiararlo subito, fin da quando si promuovono le proprie iniziative, e non dopo, quando ci si trova di fronte a un potenziale autore. Insomma, fatto sta che Ettore si deve cercare un avvocato, investire tempo e soldi per collaborare alla costruzione della propria difesa e presentarsi davanti al giudice. Che però non solo dà torto al querelante, ma dimostra che nelle affermazioni dell’autore bolognese non c’e’ proprio nulla di male. Infatti:

Il Filo, per deontologia professionale, dovrebbe precisare nei propri costosi annunci, che la eventuale (anzi certa) pubblicazione avverrà solo dietro pagamento da parte dell’autore. Non sono solo io a dirlo, da mesi ormai, ma lo conferma, con recente sentenza anche il Tribunale Civile di Bologna. Al Tribunale di Bologna si era rivolta la casa editrice Il Filo, nel gennaio scorso, chiedendo di intimare al sottoscritto la cancellazione dal proprio blog (questo che state leggendo) di tutti gli scritti aventi come oggetto l’attività della casa editrice stessa. La giustificazione di un provvedimento così severo (si può dire cinese?) stava nel fatto che tali scritti erano palesemente falsi e fortemente lesivi dell’immagine e degli interessi de Il Filo. Il Tribunale di Bologna ha respinto il ricorso de Il Filo, sostenendo che la stessa Casa Editrice non è riuscita a dimostrare falsa alcuna delle affermazioni che si trovano su questo blog.

Ettore ha messo a disposizione su web anche l’ordinanza in formato pdf.

Balcani: i mandati degli scorpioni e il racconto della dissidente

Scritto per Guerra, Storie nere da Antonella il 22-07-2008

Con l’arresto di Radovan Karadzic, Crimeblog dà spazio a Jasmina Tesanovic, scrittrice e attivista serba, e al suo libro Processo agli scorpioni, cronaca del procedimento contro i responsabili materiali del massacro di Srebrenica di cui si parlava pochi giorni fa (peraltro l’autrice raccontava ben prima degli organi di stampa “ufficiali” che Karadzic continuana a vivere a Belgrado indisturbato). E nel post di Crimeblog si legge:

Quale fu la particolarità del processo agli scorpioni? Che per la prima volta esistevano delle prove video di un massacro con torture. Sì, perché: “Il primo giugno del 2005 avvenne qualcosa che scosse finalmente le coscienze intorpidite: una testimonianza inequivocabile di come si fossero svolte le cose dieci anni prima a Srebrenica. Un filmato di pochi minuti mostrava l’esecuzione a freddo, dopo maltrattamenti e torture, di sei prigionieri musulmani, per lo più minorenni, da parte delle truppe paramilitari serbe chiamate ‘Skorpion’”. Dalla prefazione di Luca Restello.

Il libro della scrittrice serba è davvero un ottimo strumento per capire cosa fu non solo quel tragico episodio, ma qual era il clima più generale, a iniziare dal disinteresse delle forze internazionali schierate in quegli anni nel Balcani.

The Believer 2: alcuni contributi dalla cultura americana

Scritto per Traduzioni da Antonella il 18-07-2008

E ancora per ISBN esce un libro che contiene anche una traduzione che ho curato. Il libro si intitola The Believer 2 - Altri contributi interessanti dalla cultura americana, gli autori sono molteplici e il saggio che ho tradotto è “Artilingua: l’arte di costruire nuovi linguaggi” di Annalee Newitz, già “conosciuta” con Fingiamo di essere morti. Queste le tematiche che affronta il volume:

The Believer è un mensile letterario americano fondato da Heidi Julavits, Vendela Vida e Dave Eggers nel 2003. Il titolo di lavorazione era The Optimist. Nel suo manifesto si dichiara: «La lunghezza non è un problema. Ci concentreremo su autori e opere che ci piacciono. Daremo a persone e a libri il beneficio del dubbio». Nelle pagine del Believer si alternano brevi saggi, interviste, recensioni varie (di bambini, luci, attrezzi, motel, e a volte anche di libri), in cui si parla, tra l’altro, del primo gruppo della storia veramente rock, di una fiera delle action figures, di come non diventare troppo famosi, di giochi di società e di insurrezioni. The Believer continua a raccogliere il meglio delle intelligenze d’America. Inoltre è sempre più ricco di illustrazioni fichissime. Di questo meglio Isbn ha scelto il meglio del meglio, in tre volumi. Questo è il secondo.

Guardian: il G8 e la sospensione della legge

Scritto per Storie nere da Antonella il 17-07-2008

Nick Davies, giornalista del britannico Guardian, scrive un lungo resoconto a proposito dei fatti del G8 del 2001. L’articolo si intitola The bloody battle of Genoa (ed è corredato da un’intervista audio a una vittima dei pestaggi, Jon Dennis, che si fece anche un paio di giorni di coma) e tra tutto quello che è uscito in questi giorni sui fatti di sette anni fa, tra sentenza di Bolzaneto e richieste di condanna per la Diaz, dare un’occhiata a ciò che all’estero si dice su quei fatti è utile. Fuori da ogni ironia, sarebbe auspicabile che ci fossero risposte alle domande che Leonardo pone nel post Passa la Storia, fai ciao con la manina, ma rimane il fatto che le dichiarazioni di chi le prese senza neanche sapere perché rimangono la fonte principale a cui attingere (almeno fino a ora). E in proposito ecco quanto si conclude oltre Manica:

Fifty-two days after the attack on the Diaz school, 19 men used planes full of passengers as flying bombs and shifted the bedrock of assumptions on which western democracies had based their business. Since then, politicians who would never describe themselves as fascists have allowed the mass tapping of telephones and monitoring of emails, detention without trial, systematic torture, the calibrated drowning of detainees, unlimited house arrest and the targeted killing of suspects, while the procedure of extradition has been replaced by “extraordinary rendition”. This isn’t fascism with jack-booted dictators with foam on their lips. It’s the pragmatism of nicely turned-out politicians. But the result looks very similar. Genoa tells us that when the state feels threatened, the rule of law can be suspended. Anywhere.

Scrittori e gli echi della rete: Gaiman e gli altri

Scritto per Libertà di cultura, Libri da Antonella il 16-07-2008

Roberto Laghi su Booksblog riprende l’articolo di Gaia Bottà a proposito del fatto che Regalare libri fa vendere libri. E racconta l’esperienza di Neil Gaiman raccontando che:

[Gaiman] ha fatto un esperimento di cui ha reso disponibili i risultati: dopo aver fatto scegliere ai suoi lettori quale, tra i suoi libri, pubblicare online, ha riscontrato che le sue vendite in libreria sono aumentate da quando è stato possibile sfogliare e leggere il testo (si tratta di American Gods) su Internet. Non solo una politica di marketing che offre assaggi dei libri, ma spesso un vero e proprio nuovo modo di concepire il mercato librario, il rapporto con i lettori e, soprattutto, la circolazione della conoscenza e delle opere intellettuali. E non c’è bisogno di andare all’estero per vedere come questo approccio paghi, basta dare un’occhiata a quello che i Wu Ming fanno da anni in Italia.

E non si tratta degli unici casi: si vedano le esperienze dello scrittore d’origine canadese Cory Doctorow (qui la sua biografia), di Charles Stross, degli autori italiani contenuti nella Biblioteca Copyleft de iQuindici o di blog come Singloids.com. Solo per citarne alcuni.

Diritto d’autore, SIAE e le sperimentazioni in corso

Scritto per Diritto d'autore, Libertà di cultura da Antonella il 15-07-2008

L'alternativa del copyleftDal materiale preparato per un corso recentemente concluso e rispondendo ad alcune domande in merito a diritto d’autore, SIAE e Creative Commons, riassumo alcuni punti che affrontano queste tematiche e che sono stati spesso oggetto di domande. La legge sul diritto d’autore dice che il diritto d’autore (morale e patrimoniale) si applica a qualsiasi opera dell’intelletto senza che per il suo riconoscimento sia dovuta qualsiasi altra azione: la registrazione SIAE (così come qualsiasi altra registrazione) non è infatti obbligatoria per il riconoscimento di diritti morali e patrimoniali sull’opera. Infatti l’articolo 2576 del codice civile dice che:

Il titolo originario dell’acquisto del diritto di autore è costituito dalla creazione dell’opera, quale particolare espressione del lavoro intellettuale.

Inoltre, la LDA 633/1941 all’art. 105 aggiunge che:

Gli autori e i produttori delle opere e dei prodotti protetti ai sensi di questa legge o i loro aventi causa devono depositare presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri un esemplare o copia dell’opera o del prodotto, nei termini e nelle forme stabilite dal regolamento.

Ma la stessa legga, all’articolo successivo (106), dispone che:

L’omissione del deposito non pregiudica l’acquisto e l’esercizio del diritto di autore sulle opere protette.

Inoltre, per chi volesse procedere al deposito dell’opera, non ha solo l’opzione SIAE. I sistemi (di tipo probatorio: dunque provano solo l’esistenza dell’opera compiendo un’azione di presunzione circa la paternità della stessa) sono i seguenti:
(Continua)

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