Non credo nelle otto del mattino. Però esistono. Le otto del mattino
sono l'incontrovertibile prova della presenza del male nel mondoGli ultimi giorni
, Andrew Masterson
14 Jul
Pochissimi giorni fa è uscito per i tipi di Chiarelettere un libro dal titolo particolare, I cinesi non muoiono mai, scritto dai giornalisti Raffaele Oriani e Riccardo Staglianò. Già si capisce qual è il focus dell’inchiesta che va Torino a Matera senza tralasciare la provincia – gli immigrati che arrivano dal paese asiatico – e nella scheda di presentazione si aggiunge:
Rappresentano il 5 per cento del totale degli immigrati regolari. Poca cosa. Eppure li vediamo ovunque nelle nostre città. Aprono negozi, bar, ristoranti, interi quartieri sono diventati piccole Chinatown. Un’impresa straniera su sette è cinese. La prima generazione di immigrati oggi ha i figli che frequentano l’università. Ma allora li guardavamo con curiosità, ora con paura. L’Italia è cambiata. Sono accusati di tutto: prostituzione, riciclaggio di denaro sporco, traffico di rifiuti, sfruttamento di bambini. Ma siamo sicuri che sia veramente così? Vale la pena conoscerli da vicino e raccontarli. Dietro una quantità industriale di luoghi comuni (“i cinesi non muoiono mai”, “nei ristoranti servono carne di cane” eccetera), le storie e le testimonianze raccolte in questo libro rivelano un popolo ottimista, che vede un futuro davanti a sé e ha voglia di costruirselo.
13 Jul
Bollettino n. 1 della campagna Informazione Pulita, lanciata da Carlo Gubitosa e presentata a metà della scorsa primavera. E un passagio risulta particolarmente interessante (oltre alla richiesta di supporto per estendere la portata della campagna):
Alcune riflessioni su uno dei tre punti della campagna: la proposta di far decidere ai cittadini come destinare la quota delle proprie tasse destinata alle imprese editoriali. Beppe Lopez nel libro “La casta dei giornalisti” ha calcolato che il “malloppo” che si dividono le imprese editoriali e i giornali di partiti e movimenti politici e’ di almeno 700 milioni di euro. Basta fare due calcoli per capire che questa cifra corrisponde a più di 10 euro a persona, oltre 50 euro a famiglia. Probabilmente frammentare questi soldi non avra’ una effiacia diretta, e magari io sarei il solo a destinare la mia quota ad “Azione Nonviolenta”, che non cambierebbe di molto il suo peso nel panorama mediatico.
Quello che conta però non è chi vogliamo “appesantire”, ma chi vogliamo “alleggerire”: anche se 50 euro non cambieranno niente per la redazione di “Azione Nonviolenta”, sarò ben contento se i miei soldi andranno tutti a loro anziché essere utilizzati dai soliti noti, tra cui Confindustria, che predica il libero mercato privato sul “Sole 24 ore” utilizzando l’assistenzialismo pubblico prigioniero. Evidentemente fa ancora troppa paura un mercato editoriale davvero libero, in cui i sussidi vengono frammentati e indirizzati dai singoli cittadini in base alla qualità dei prodotti in cui si riconoscono culturalmente.
E giusto per poter dare almeno per solo un po’ di visibilità a un’iniziativa editoriale che, tra diverse altre, – Carlo ha ragione – merita, si veda il sito di Azione Nonviolenta e la scheda relativa su Wikipedia.
11 Jul
Se ne parlava giusto qualche giorno fa, anche se se ne parlava più del processo collegato che del fatto in sé. Che è questo:
Esattamente 13 anni fa si consumava, sotto gli occhi della comunità internazionale, il più grande crimine avvenuto in Europa dopo la Seconda guerra mondiale, il massacro di Srebrenica, definito genocidio dal Tribunale penale internazionale per la ex Jugoslavia. Meno di un mese fa si è aperto all’Aja il processo intentato da alcuni sopravvissuti contro lo Stato olandese, i cui soldati facevano parte del contingente ONU, per non aver protetto i civili a Srebrenica nel luglio del ’95. Nei giorni scorsi il Tribunale civile olandese si è dichiarato incompetente per il processo contro i membri dell’ONU, in quanto protetti da immunità. Il libro “Le Nazioni Unite al palo della vergogna di Srebrenica”, pubblicato a Tuzla nel 2007, ancora inedito in Italia, raccoglie 104 testimonianze sul ruolo dell’ONU nel genocidio contro la popolazione della “zona protetta di Srebrenica”. Osservatorio sui Balcani ha tradotto e pubblicato una di queste testimonianze.
(Via Osservatorio Balcani e False Percezioni)
10 Jul
Tutte le volte che leggo un post del Miserabile Scrittore ne rimango avvinta per una serie di ragioni: è esplicito, sarcastico, strafottente, ma soprattutto gode di un’invidiabile lucidità nell’interpretare correttamente tra le righe di articoli, libri o lanci di agenzia e nelle retinature (o nei pixel) delle immagini. Per averne un esempio si dia un’occhiata al post Gli americani? Che si sparino… E anche noi in cui riesce a derivare un mosaico coerente da una serie di tasselli apparentemente poco azzeccati l’uno con l’altro: un settimanale che in copertina presenta come se fosse una notizia reale una predisposizione (presunta, da loro) a delinquere di certi bambini appartenenti a etnie specifiche, la circolazione delle armi, i suoi effetti e le sue ripercussioni su sindromi post-belliche e patologie sociali quasi di massa. Il tutto collegato da un’unica linea:
Ci sarebbe da spiegare, da dispiegare. Premesse che sembrano distanti tra loro (copertina di Panorama, l’uso delle armi liberalizzate in USA, il soldato Dwyer, i milanesi depressi e consumatori di psicofarmaci à go go) sono in realtà legate da un filo rosso, che meriterebbe un saggio. Qui vale la pena di lasciare ai vostri commenti. Quanto a me, se devo riassumere ciò che vedo, posso dire questo: il sogno occidentale sta realizzandosi, si tratta del desiderio di uscire dall’umano, di connettere la violenza arcaica a una violenza rettile, di superare la soglia dell’umanità per come è stata conosciuta nella sua storia di meraviglie e nefandezze, per giungere a una forma condizionata e insenziente, disforica e dispercettiva, oberata da protesi mentali e fisiche. Questa è la Macchina Occidentale, lanciata contro il muro del tempo, all’impatto manca poco, e noi tutti ci siamo a bordo. Tirate le vostre conclusioni, vedete un po’ voi se vale la pena di aprire lo sportello e lanciarsi da quest’auto in corsa.
9 Jul
Come utilizzare una licenza Creative Commons e guadagnare dalla libera circolazione della propria opera?: il dettagliato post è stato pubblicato da Sportello Liberius – Sportello di consulenza legale sul diritto d’autore e questi sono gli obiettivi di partenza:
Certo, la decisione di non riservarsi alcuni diritti, oltre l’etica di una volontà di condivisione libera della conoscenza, assolve anche ad una funzione di promozione del proprio lavoro. Ma il fine dell’autore, a parte casi particolari, sarà sempre e comunque quello di farsi conoscere per ottenere, ad esempio, un contratto discografico e quindi dei guadagni. L’esito è scontato. La prassi contrattuale, specchio delle dinamiche monopolistiche del mercato dei contenuti, porrà un limite alla diffusione dell’informazione attraverso un accordo che prevede un’esclusiva nell’utilizzazione, naturalmente non gratuita. Purtroppo la scelta è obbligata per chi, come artista emergente, vuole vivere con la propria arte. Con le nuove forme di diffusione delle opere offerte dalla rete, l’autore/artista ha la possibilità di trovare altri percorsi per ottenere un proprio ritorno economico e consentire alla collettività di fruire liberamente delle opere.
7 Jul
In tempi di rinascente xenofobia e lotta alla diversità, questo è un libro che spinge a riflettere sulla realtà. Si tratta del romanzo “La via oscura” di Robert R. McCammon, pubblicato a fine inverno da Gargoyle Books, che si inquadra all’interno della letteratura horror d’oltreoceano, ma i temi che affronta sono più che mai concreti: differenze etniche, estremismo religioso, telepredicazione, confronto con stili e credenze minoritari sono i cardini attorno a cui ruota la narrazione.
Se c’è chi credesse poi che le pagine di questo libro contengano descrizioni fastidiose o raccapriccianti perché appartiene al più estremo dei generi del mistero, si dovrà ricredere: da un lato, infatti, McCammon dosa con sapienza l’orrore che inserisce; dall’altro le cronache dei giornali degli ultimi mesi hanno fornito esempi di ben più becera natura che non hanno nemmeno l’attenuante della fantasia di uno scrittore. Insomma, come accade per Joe R. Lansdale con “La notte del drive-in”, anche qui si ritrova una lettura della quotidianità, un ritratto efficace di una società che sembra non conoscere differenze, almeno a livello geografico, quando si tratta di odio.
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7 Jul
Sulla vicenda è stato girato un documentario, “Uccidere un usignolo – Video-inchiesta sulla morte di Riccardo Rasman” (prima e seconda parte). È disponibile anche una petizione del comitato triestino che si è costituito per far luce su questa vicenda.
Si apre un processo che sembra volgere all’archiviazione, se non fosse per un ripensamento del PM, che di recente ha riaperto il caso. La mobilitazione e la denuncia, malgrado alcune interrogazioni parlamentari e varie controinchieste sul web, sono scarse, e per lo più a livello locale. Eppure è l’ennesimo sintomo di una malattia generalizzata. Come a Genova nel 2001, come nel caso di Federico Aldrovandi, esponenti delle forze dell’ordine si sentono legittimati, dall’uniforme che indossano e dalla quasi certezza dell’impunità (qualcuno ricorderà le centinaia di vittime innocenti della Legge Reale), a scatenare istinti ferini su chi non si può difendere.
Sul corpo di Riccardo diverse ferite, molto sangue nella camera, le perizie dei legali di parte dicono: “per causare le lesioni riscontrate gli agenti hanno usato mezzi di offesa naturale in maniera indiscriminata anche verso parti del corpo potenzialmente molto delicate, ma anche oggetti contundenti come potevano essere il manico dell’ascia rinvenuta nell’alloggio o il piede di porco usato dai vigili del fuoco per forzare la porta d’ingresso. Gli stessi agenti hanno ammesso di averlo utilizzato contro il braccio destro di Riccardo”. Manette ai polsi e filo di ferro alle caviglie, ma anche i segni di un “imbavagliamento con blocco totale o parziale della bocca, effettuato con un cordino o con qualcosa di simile. Questo imbavagliamento avrebbe causato una ulteriore restrizione, soprattutto della respirazione”.
La sera del 27 ottobre 2006 l’intervento delle pattuglie avvenne dopo la segnalazione di “spari” provenienti dalla casa di Riccardo, erano petardi per festeggiare il nuovo lavoro da netturbino. Arrivano gli agenti che gli intimano di aprire la porta, lui si rifiuta per paura rannicchiandosi sul letto. Gli urla contro. Loro sfondano la porta e nessuno li ferma.
6 Jul
È in errore chi sostiene che sulla strage di piazza Fontana, avvenuta a Milano il 12 dicembre 1969, non si conosce la verità e non sarà mai possibile conoscerla. Almeno in parte. Perché dopo quasi quarant’anni, dieci processi e malgrado le assoluzioni, quanto meno una parte di quella verità la si può comprendere ed essa viene ricostruita in questo libro, “Foto di gruppo da Piazza Fontana”, in cui Mario Consani, giornalista milanese, mette insieme atti giudiziari e li incrocia a dichiarazioni e interviste per dimostrare che una serie di frammenti chiari esiste. Frammenti che peraltro non sono marginali né scarsi. E, proprio come se fosse un album fotografico, Consani articola il suo racconto creando capitoli che sembrano immagini e passa in rassegna tratti biografici di eversori, politici, magistrati, imputati, sospetti innocenti, agenti dei servizi segreti e delle forze dell’ordine per ricostruire un periodo storico che con l’attentato alla Banca Nazionale dell’Agricoltura ha inaugurato la strategia della tensione. Altro pregio del libro è la sintesi: non si perdendosi in complicati intrecci giudiziari, paragrafi brevi per riportare il succedersi degli eventi guadagnandone in efficacia.
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4 Jul
Il Demauro riporta questi significati del termine apostasia:
Ecco, questo è uno dei reati da ascrivere all’ambito elettronico in discussione presso il parlamento iraniano, che sta discutendo un progetto di legge che prevede la riforma (in termini repressivi) del codice penale per comprendere reati legati al blogging e all’espressione in rete. Ne parla un post pubblicato su ReadWriteWeb in cui si legge che:
The French Press Agency reported on the bill yesterday and according to The Committee to Protect Bloggers, the BBC’s The World radio show will offer a more in depth report in the coming days. Blogging is wildly popular in Iran, where a new generation of young people frequently challenge the old, hyper-conservative religious government. The Committe to Protect Bloggers says that Iran is “among the worst offenders in terms of harassing, arresting and imprisoning bloggers, as well as students.” You can see the group’s extensive coverage of Iranian cyber-censorship and harrasment of bloggers here. The Iranian government has blocked access to Facebook, Yahoo! and Flickr, among other sites.
3 Jul
Del progetto CrossingTV si parlava un po’ di tempo fa. Ora è il caso di tornarci per segnalare la recente pubblicazione a puntate del documentario-inchiesta Chi è¨ il razzista? realizzato durante i Mondiali Antirazzisti svoltisi lo scorso anno a Casalecchio di Reno (l’edizione di quest’anno si terrà sempre nella cittadina in provincia di Bologna nei prossimi giorni, dal 9 al 13 luglio). Da segnalare anche che questo video, come tutti i contenuti della web TV, sono rilasciati con licenza Creative Commons.
1 Jul
La fiction è arte, il suo contrario è costruzione. Interessante articolo sul NYT del giornalista e scrittore Bryan Burrough a proposito di due approcci alla scrittura. Il pezzo si intitola Death in Wyoming, parte come una specie di recensione al libro The Legend of Colton H. Bryant di Alexandra Fuller e ne approfitta per fare il punto sulle modalità da adottare quando si racconta una storia di fantasia e quando invece se ne racconta un’altra realmente accaduta. Come nel caso del libro che Burrough recensisce: storia di un nativo americano che fa l’operaio nel settore petrolifero e che muore poco più che ventenne a causa della negligenza dell’azienda per cui lavora, la Patterson–UTI Energy. E a proposito della nonfiction, il giornalista scrive:
The nonfiction author, however, must build his house by tramping into the woods of society day after day, rooting through the underbrush for just the right wood; then he must fell the trees, haul them back to his site and assemble his dwelling log by log, nail by nail, all the while keeping in mind that if one plank is out of place, someone will howl.