iQuindici: cinque anni di letture e le difficoltà degli esordienti

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iQuindiciiQuindici, popolo della “repubblica democratica dei lettori” nata in seno alla Wu Ming Foundation, compie cinque anni e nel dodicesimo numero del periodico telematico Inciquid, si apre ricordando che:

Abbiamo dato un minimo di due pareri di lettura a circa 700 manoscritti, che non sono pochi, ma ce ne restano ancora circa 400, molti dei quali in attesa da un paio d’anni. Se da un lato siamo felici di avere ottenuto una così larga fiducia dai nostri lettori/scrittori, siamo però ovviamente dispiaciuti che sia stato impossibile leggere tutto in tempi più rapidi… Purtroppo (e per fortuna), intorno a maggio-giugno 2004, abbiamo avuto un’impennata di invii dovuta a una serie di articoli usciti su stampa e web “di peso” (Venerdì di Repubblica, Panorama, Repubblica online etc.) che ci hanno dato un’improvvisa notorietà. A questo si è aggiunta la lenta ma continua conoscenza di noi che i lettori/scrittori hanno avuto dai romanzi che abbiamo portato a pubblicazione. È tutto molto bello, ovviamente, anche se lo sarà ancora di più quando avremo smaltito l’arretrato e potremo quindi tornare ai nostri tempi di risposta iniziali, che erano di uno-due mesi. Il nostro obbiettivo è raggiungere il pareggio di letture entro 12 mesi. Ce la stiamo mettendo tutta! È diventato sempre più difficile poi portare a pubblicazione i romanzi promossi su INCIQUID. Dopo un periodo in cui l’editoria pareva essere più ricettiva a nuove proposte, sembra ora che il mercato sia decisamente più cauto, quasi fermo, e persino romanzi che noi sappiamo essere veramente buoni non riescono a trovare carta. È un vero peccato, non solo per gli autori, o per noi, ma per l’editoria italiana, che in questo modo perde grandi occasioni, mentre i frequentatori di librerie si continuano a lamentare che le nuove proposte letterarie che si trovano in giro non sono granché.

La scuola dell’integrazione cinquant’anni dopo

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The Integration of Little Rock Central
Cinquant’anni sono trascorsi da quando l’allora quindicenne Elizabeth Eckford, insieme ad altri otto ragazzi di colore, varcò per la prima volta la soglia della Little Rock Central High School, fino a quel momento frequentata solo da studenti bianchi. I giovani, soprannominati Little Rock Nine, assestarono così una batosta alla segregazione razziale che imponeva rigide divisioni fin dai banchi di scuola e quel gesto non fu indolore: una storica fotografia ritrae una coetanea che urla contro Elizabeth tutto il suo disprezzo all’inizio dell’anno scolastico.

In questi giorni, l’edizione inglese di Vanity Fair pubblica l’articolo Through a Lens, Darkly scritto da David Margolick che è tornato a vedere che accadde nei mesi successivi e che ne è stato dopo dei nove e della ragazza che urlava. Fino a oggi. Il tutto accompagnato da una galleria fotografica: The Integration of Little Rock Central.

Quella volta che Paperino bruciò sul tempo l’inventore

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The 'Donald Duck as prior art' case
Ecco come un papero disegnato ruppe le uova nel paniere di Karl Krøyer, che inventò un sistema per recuperare imbarcazioni inabissatesi. La storia viene raccontata su Ius Mentis con l’articolo The “Donald Duck as prior art” case:

In 1949 the Donald Duck story The Sunken Yacht (by Carl Barks) shows Donald and the nephews raising a ship by filling it with ping pong balls shoved through a tube, as can be seen below in the images cited from that story.

Since ping pong balls are buoyant bodies, and they were fed to the yacht through a tube, the Donald Duck episode discloses the same technique as that which is claimed in the patents. Consequently, the Duck story has to be considered novelty-destroying prior art: given the story, any Patent Office would have rejected Krøyer’s patent application.

MediaLens: i numeri nascosti delle vittime in Iraq

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Nei giorni della rivolta degli uomini scalzi, Information Guerrilla segnala che The Media Ignore Credible Poll Revealing 1.2 Million Violent Deaths In Iraq. Lo afferma MediaLens, organizzazione che lavora per andare a stanare le distorsioni della stampa, e aggiunge:

The point about the ORB [Opinion Research Business] study is that it provides strong supportive evidence for the findings of the earlier, far more detailed and rigorous 2006 Lancet study. The Lancet authors have been calling for exactly this kind of follow up study to help confirm or refute their findings. It seems clear that the Lancet figure of 655,000 deaths, although now a year out of date, was accurate.

For the media to ignore the ORB study is an authentic scandal. Doubtless the failure is in part rooted in simple ignorance of its significance. If so, this amounts to a form of criminal negligence in the face of vast war crimes. But, as discussed above, structural realities continue to apply – the media system is an integrated component of a system that benefits from the subordination of people and truth to profit and power.

Cultura Convergente: popolo, massa e altre sfumature

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Cultura Convergente di Henry JenkinsUn estratto della prefazione di Wu Ming al libro Cultura Convergente di Henry Jenkins:

La sfumatura di significato, invece, consiste in questo: cultura di massa indica come viene trasmessa questa cultura, vale a dire attraverso i mass media; cultura popolare pone l’accento su chi la recepisce e se ne appropria. Di solito, quando si parla del posto che la tale canzone o il tale film ha nella vita delle persone (“La senti? E’ la nostra canzone!”), o di come il tale libro o il tale fumetto ha influenzato la sua epoca, si usa l’espressione “popular culture”.

Il problema è che il dibattito italiano sulla cultura pop novanta volte su cento riguarda la spazzatura che ci propina la televisione, come se il “popular” fosse per forza quello, mentre esistono distinzioni qualitative ed evoluzioni storiche, altrimenti dovremmo pensare che Sandokan, Star Trek, Lost, il TG4 e La pupa e il secchione sono tutti allo stesso livello, o che Springsteen, i REM, Frank Zappa e Shakira vanno tutti nello stesso calderone, o che non esistono distinzioni tra i libri di Stephen King e quelli delle barzellette su Totti, dato che entrambi li ritrovi in classifica.

Ci sono due schieramenti l’un contro l’altro armati – e dalle cui schermaglie dovremmo tenerci distanti: da un lato, quelli che usano il “popolare” come giustificazione per produrre e spacciare fetenzie; dall’altra, quelli che disprezzano qualunque cosa non venga consumata da un’élite.

Sono due posizioni speculari, l’una sopravvive grazie all’altra. Le accomuna l’idea che a fruire della cultura pop siano le masse mute dell’Auditel, dei sondaggi di mercato, del botteghino.

Gramos: un ulteriore passo avanti

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Morgan interviene di nuovo sulla questione di Gramos procedendo nel tirare le prime fila sulle donazioni arrivate e “ripartite” in favore del bambino kosovaro. E lo fa con documenti alla mano (o, meglio, scansioni di documenti):

Nel frattempo trovate qui la lettera che Miriam ha inviato al medico dell’ospedale Bambino Gesù e qui la fotocopia dell’assegno trasferito a chi si occupa di Gramos.

Tradotto in altri termini, Gramos potrà contare su un anno della dieta ipoproteica di cui ha bisogno e su un paio di mesi di farmaco. A proposito del farmaco, poi, è ancora possibile firmare la petizione di cui si parlava la settimana scorsa, quella rivolta all’azienda produttrice, Orphan Europe, per sensibilizzarla sulla situazione del piccolo ricoverato a Roma. Infine, nelle prossime settimane via – sempre – Morgan (e gli altri che sostengono l’iniziativa, Sabrina, Pibua, Simone, Hermansji, Samuele, Piggio, Kinozen, Giulianissima) le novità sugli ulteriori passi avanti.

Dalla rete: quei libri di memorie recenti

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  • Teo Lorini, “Cosa cambia” di Roberto Ferrucci
  • 20 luglio 2001. “Giornata di scontri a Genova. C’è stato anche un morto…”. Chi non ricorda dove si trovava, cosa stava facendo nell’istante in cui ha sentito per la prima volta la notizia? Poi le immagini nei tg, su internet. L’emergere dei dettagli: un ragazzo, 23 anni, una pallottola nel cranio. La foto, scioccante, della pistola che si sporge dal finestrino della camionetta e punta dritta al volto.

  • BooksBlog.it, Fugitive days: memorie dai Weather Underground
  • Memorie dai Weather Underground, di Bill Ayers […], che è stato recentemente tradotto e pubblicato in Italia da Cox 18 Books. Fugitive Days è una memoria, che racconta del gruppo clandestino dei Weather Underground, che agì negli Stati Uniti a cavallo tra gli anni ‘60 e ‘70, in parallelo al movimento studentesco e a quello per i diritti dei neri. Anni di fermento politico e sociale, anni di contestazione: erano anche gli anni della guerra in Vietnam.

Una campagna pubblicitaria e le immagini usate in modo disinvolto

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Tre segnalazioni su un unico tema: una compagnia telefonica australiana realizza una campagna pubblicitaria, le immagini utilizzate (senza che fosse stata avanzata alcuna richiesta) ritraggono una ragazzina e la foto era stata pubblicata su Flickr all’interno di una galleria realizzata da uno studente, Justin Wong, e rilasciata con licenza Creative Commons.

  • Martin Stabe, AP: Virgin [Mobile Australia] sued by Texas girl:

    Creative Commons Corp was also named in the suit over the Australian mobile firm’s use of a Flickr picture in an advertisement.

  • Brenton Cleeland, Virgin Mobile advertising campaign using Flickr photos:

    A little over a month ago I took a photo of a billboard I saw in Adelaide, Australia (which is part of a national advertising campaign). The reason I took the photo was because the image was credited to a Flickr user, and I thought I would take a photo so (s)he could see the photo in action. I was presuming all along that Virgin Mobile would have at least let the user know the photo was being used in this way.

  • The Australian, Virgin sued by Texas girl:

    People who post photos on Flickr are asked how they want to license their attribution. The youth counsellor chose a sharing licence from Creative Commons that allows others to reuse work such as photos without violating copyright laws, if they credit the photographer and say where the photo was taken. His Flickr page appears at the bottom of the ad.

Aggiornamento del 25 settembre: alcune considerazioni di Bernardo sul merito della questione.

Aggiornamento del 28 settembre: sul sito di CreativeCommons.org viene pubblicato Lawsuit Against Virgin Mobile and Creative Commons – FAQ

Tre metri sotto terra: sepolcrale sarcasmo anti bestseller

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Tre metri sotto terraSi intitola Tre metri sotto terra il libro appena pubblicato da Coniglio Editore e da Jost Multimedia. Scritto da Massimiliano Nuzzolo e illustrato da Giorgio Finamore, si presenta chiaramente come una parodia fin dalla grafica della copertina del successo mocciano. Una parodia giocata su toni molto più cupi, oltre che graffianti. Si legge infatti nella presentazione del libro, che viene definito come un “viaggio sepolcrale”:

Una sorta di Spoon River riveduta e corretta, solo che gli epitaffi di Nuzzolo non prevedono padri affettuosi, mogli devote e figli esemplari, bensì sono fatti di humour nero, di sarcasmo, di spirito grottesco. I 193 epitaffi formano una grande mappa in cui addentrarsi […], sono tasselli di un grande mosaico, di un affresco cimiteriale in cui si muore per pentole a pressione che esplodono, salvavita che non funzionano o su sedie elettriche, incidenti assurdi e incredibili, in una dimensione quasi nonsense, che ironizza sulla morte con intelligenza.

Detto a chiare lettere: voglio scendere

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Voglio scendere - Chiare LettereLa casa editrice Chiare Lettere, pur essendo nata da poco (il primo libro è uscito lo scorso 10 maggio), in questi mesi ha dato alle stampe una serie di libri interessanti e sta puntando molto sul dialogo con i lettori attraverso i blog: ne sono esempi l’osservatorio sull’informazione Tiro Libero e Italiopoli tenuto da Oliviero Beha. Ora, sulla scia delle ultime pubblicazioni, come Toghe rotte a cura di Bruno Tinti con prefazione di Marco Travaglio, e del dibattito emerso dopo il V-Day fuori e dentro la politica, rilancia con Voglio scendere, nuovo spazio in cui troveranno posto interventi, oltre che dello stesso Travaglio, anche Pino Corrias, Peter Gomez e Curzio Maltese:

Provate a immaginare le prime dieci cose da cui vorreste scendere all’istante per non farvi male, per esempio i tacchi della Brambilla, o i cactus di Berlusconi. Oppure provate a immaginare le dieci cose su cui vorreste salire almeno una volta per non sentirvi esclusi, per esempio l’aereo di Mastella, o la Beauty Farm di Fausto Bertinotti.

Noi non lo faremo per voi, ma lo faremo con voi. In forma di inchiostro, si capisce. Provando per quindici minuti al giorno, o dieci, o tre, a misurare l’esistente, dare un’occhiata all’ovvio, mettere in dubbio un alfabeto, smontare un conformismo, magari persino dare una notizia o semplificare una cosa complicata. Esplorare il contrario del contrario.