The War Comes Home: i racconti dei reduci sotto Creative Commons

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The War Comes HomePresentare il volto umano di un conflitto bellico. È lo scopo con cui nasce The War Comes Home per opera del giornalista Aaron Glantz (autore del libro How America Lost Iraq) e del network radiofonico KPFA. Storie di militari che hanno prestato servizio in l’Iraq, ma anche allargamento della discussione a tematiche come i veterani del Vietnam o la guerra di Afghanistan, collaborazioni con il Center for Media and Democracy, testimonianze in merito al recupero e alla riabilitazione dopo i conflitti. Il tutto sottendendo che:

More than 1.6 million Americans have served in the wars in Iraq and Afghanistan. As of August 1, 2007, 67,000 of them had been killed or wounded. In addition, more than 250,000 Iraq and Afghanistan war veterans had been treated at Veterans Administrations hospitals since their return home from combat.

Inoltre, si legge nel comunicato stampa Innovative Multimedia Project Brings the Iraq War Home:

“I was constantly being asked, tell me about freedom, about democracy, why am I being held here, I want answers,” recounts Abu Ghraib interrogator Casteel on Warcomeshome.org. “And the detainees were the ones wanting answers. But that was our job. We were supposed to be finding answers to our questions.”

Da sottolineare in chiusura che i file multimediali che contengono le testimonianze raccolte sono rilasciati con licenza Creative Commons.

Gramos: una petizione alla casa farmaceutica

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Alle attività che Morgan sta organizzando per Gramos, dopo quanto già raccontato, si aggiunge un nuovo punto: una petizione per rivolgersi direttamente alla Orphan Europe, l’azienda farmaceutica che produce il mediciale di cui il bambino ha bisogno. E nel cui testo si legge:

Gramos è un ragazzino kosovaro di dodici anni. Alla sfortuna di essere nato in un Paese ridotto in ginocchio dalla guerra, si è sommata, per lui, la diagnosi di una grave malattia rara: la tirosinemia. I costi altissimi dei farmaci prodotti dalla vostra azienda Orphan Europe, che Gramos deve affrontare ogni mese, sono quanto di più inimmaginabile rispetto al tenore di vita medio nel Kosovo.

La sua famiglia non può, né, probabilmente, potrà mai sostenere tale spesa. Finora Gramos è sopravvissuto ed ha ricevuto cure, ma grazie all’impegno di un’associazione italiana, SOS Infanzia nel Mondo, che è riuscita a portarlo all’ospedale Bambino Gesù di Roma perché fosse diagnosticata la sua malattia.

La sua futura sopravvivenza, ora, dipende strettamente dalla possibilità per lui di curarsi con i vostri farmaci. Vi chiediamo di dare una Vostra testimonianza forte e concreta! Siamo convinti che la Vostra azienda farmaceutica non persegua unicamente la logica del business, ma che Vostro intento primario sia quello di salvare le vite umane. Per questo chiediamo a Voi di tenere conto della situazione di eccezionale drammaticità in cui versano questo bambino e la sua famiglia, e di fornire loro gratuitamente i farmaci di cui Gramos ha bisogno per vivere.

Per chi volesse firmare, il link è qui.

Macchie di silenzio dentro una storia nascosta

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Macchie di SilenzioLa designer Alice Avallone e il giornalista Giovanni Fasanella lanciano un’iniziativa che si articola su due fronti: da un lato si rivolge agli scrittori nati tra il 1970 e il 1980 e dall’altro si concentra sugli anni di piombo e il terrorismo in Italia. Nasce (anzi si evolve) così, all’interno del blog La storia nascosta, il progetto Macchie di Silenzio:

L’idea […] era quella di coinvolgere il web, per far sì che non si dimenticassero gli anni del terrorismo in Italia, e soprattutto far arrivare le testimonianze delle vittime a più persone possibili […]. Nell’agosto 2007 Alice Avallone […] ha iniziato ad indagare più a fondo su come i giovani come lei hanno ricevuto la memoria degli anni del terrorismo in Italia. La sua ricerca sta spaziando dai progetti fotografici ai racconti, dalla grafica alle poesie, dal cinema alla musica, dai saggi all’arte digitale.

Qui si può scaricare un file pdf (940 KB) che racconta i primi cinque mesi di questa esperienza.

Dalla rete: porcate, sicurezza e post-indulto

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  • Pino Nicotri, Anziché del Porco Day, i vari Calderoli farebbero meglio a parlarci delle molte truffe ai danni della Sanità lombarda:

    Nella puntata del 25 luglio vi ho raccontato le prodezze di medici mascalzoni – e relativi accoliti – che lucrano disonestamente perfino sul fenomeno in crescita della anoressia e bulimia, e che la “banda dei medici” onesti, con la quale nel mio piccolo collaboro privatamente e in silenzio, ha iniziato a far vedere i sorci verdi a qualcuno di questi laidi profittatori informando per filo e per segno la magistratura. Grazie al lavoro della “banda” è nato anche il libro “Milano da morire” pubblicato pochi mesi or sono da un collega del Corriere della Sera, dove si racconta del magna magna truffaldino in auge nel sistema sanitario meneghino, in particolare in non poche cliniche e affini a sbafo della Regione Lombardia.

  • Gaspare De Caro e Roberto De Caro, La sventurata rispose. La Sinistra e l’Ordine pubblico (1):

    In un paese civilmente arretrato come l’Italia – un caso imbarazzante per l’Unione Europea sotto molteplici aspetti, non ultimo quello di un galoppante, pervasivo analfabetismo di ritorno che interessa capillarmente tutti gli strati della società con incidenza notevole sulla capacità collettiva di capire ciò che sta succedendo – prevedibilmente le giornate di Genova dovevano eccitare sentimenti scomposti e inadeguati nei confronti di un movimento di protesta nato altrove e per questo sottovalutato, secondo una prospettiva italocentrica che da noi non fa difetto a nessuno, ma della quale il resto del pianeta stenta a condividere la necessità.

  • Sandro Ruotolo, Pene certe e barra al centro:

    Le carceri sono di nuovo piene. Erano 60 mila prima dell’indulto. Sono quasi 45 mila oggi e, in un domani assai vicino, si riproporrà la questione del sovraffollamento. O si costruiscono nuovi istituti penitenziari o si depenalizzano alcuni reati. Ci può essere anche una terza soluzione che comprenda le precedenti due.

Purché non sia qualcosa di qualunque

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Murales en el Darío Salas I - Foto di JI StarkSulla questione V-Day ne lo letto parecchio in questi giorni e ripropongo qui un commento a un post di Lele sull’argomento. Qualche riflessione partendo comunque dal fatto che Lele, così come altri, ha ragione nel sostenere che Grillo non vive la rete, ma la usa (il che di per sé non è una grave accusa, a mio avviso). Ad ogni modo, a Bologna non c’ero sabato scorso, ho visto alcuni video che sono circolati in rete. E una cosa mi ha colpito: sentire termini come “Creative Commons, copyleft, software libero e open source” usati correttamente (mica frequente) e contestualizzati altrettanto correttamente all’interno di discorsi su propulsione della creatività, sostegno alla crescita dell’economia dell’immateriale e risparmio sulle licenze sul software a titolo di reinvestimento in loco. Ecco, questo non è un discorso qualunque (né qualunquista). E non lo è nemmeno citare nome per nome per esempio i parlamentari con sentenze passate in giudicato: lo sarebbe dire “sono tutti ladri” senza distinzione (cosa che peraltro, se non ricordo male, Grillo faceva appena prima di iniziare a fare la lista della spesa a Craxi alla fine degli Anni Ottanta).

Di certo, questi punti non renderebbero minore il biasimo per eventuali notizie distorte – se così sono state davvero – dal comico genovese a proposito dei residui di metalli pesanti su alimenti a causa delle emissioni degli inceneritori. O eventuali altri usi strumentali di informazioni specifiche che possono essere stati fatti [1]. Probabilmente chi la rete la vive, può avere qualche strumento in più per raccapezzarsi meglio. Detto questo, mi fanno specie poi prese di posizione come “non devono esistere i partiti”, che ricorda molto il Ventennio. O come il latrato contro il blog di Mastella che sarà pure un blog poverino e gestito male e senza troppa cognizione di causa, ma mi sembra gratuito come attacco. O ancora lo turpiloquio infiammante e la scontata parodia di Prodi e di Sircana quando Grillo racconta del loro incontro a Palazzo Chigi.

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Dalla rete: booktrailer, libri e fenomeni

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  • Giulio Mozzi, Tutta la verità sui booktrailer, ecc.:

    I booktrailer, più o meno come ogni oggetto vivente o inanimato al mondo, possono essere classificati: ci sono booktrailer rispettosi, traducenti, sguaiati… Eccetera.

  • Booksblog.it, Cyberpunk: l’antologia di Raf Valvola è ora tascabile:

    Ribadisce l’importanza di un genere che ci ha dato la visione di un futuro, di una realtà possibile – descritta spesso a tinte apocalittiche […] – che giorno dopo giorno si avvicina sempre di più a quello che oggi stiamo vivendo.

  • John Pilger, The old Iran-Contra death squad gang is desperate to discredit Chavez:

    The similarities in the campaign against the phenomenal rise of popular democratic movements today are striking. Aimed principally at Venezuela, especially Chávez, the virulence of the attacks suggests that something exciting is taking place; and it is.

Agenda di Comunicazione: un tributo a Franco Carlini

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Tributo a Franco CarliniMi segnala Bernardo che Agenda di Comunicazione ha pubblicato un tributo a Franco Carlini, improvvisamente scomparso il 30 agosto scorso. Scrive Gianfranco Sansalone nell’introduzione:

In questa piccola pubblicazione, la redazione di Aba News e del Portale dei Comunicatori ha deciso di ricordarlo con le parole di chi, dopo i funerali dell’1 settembre, lo ha commemorato mischiando le parole alle risate, la gioia di averlo conosciuto al rimpianto di averlo perduto. Centinaia di persone […] si sono strette in questo strano clima. Eccole, così come le abbiamo sbobinate da un registratore da “battaglia”, qualche volta sintetizzate o riviste per esigenze tecniche, ma nella sostanza fedeli al pensiero di chi le ha pronunciate.

La pubblicazione può essere scaricata in formato pdf.

Storia di una scimmietta e di un piccione

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A Pigeon finally does something goodMi capita spesso di visitare Cute Overload, un blog dedicato agli animali: molte fotografie per raccontare le loro storie e documentare la loro vita a contatto con l’uomo (la maggior parte dei post) e in natura. A volte le immagini sono divertenti, altre toccanti e altre ancora strane. Ma questa, finita sotto il titolo A Pigeon finally does something good!, è davvero la storia migliore:

According to reports, this abandoned baby monkey, “close to death, is revived by the love of a bird. Taken to an animal hospital, he was weaned back to physical health but still showed little appetite for life. It was not until a fellow patient, a white pigeon, took him under her wing and showed him love and affection that he perked up.

Concorso letterario per raccontare la prostituzione

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E a proposito di concorsi letterari, via Bolognina.biz, ne arriva uno interessante promosso dalla Gingko Edizioni di Bologna e e dall’associazione Fiori di Strada. Interessante perché tratta una tematica delicata, quella della prostituzione, che si vorrebbe relegare all’interno di ambiti chiusi più per decoro che per reale contrasto allo sfruttamento. Dunque:

Il progetto “Qui tutto va a puttane!” ha scopi letterari e di beneficenza. Consiste nell’invio da parte degli scrittori italiani o stranieri, di ogni età, di un proprio contributo letterario sul tema della prostituzione, e nella raccolta, valutazione e selezione da parte della casa editrice dei migliori contributi capaci di raccontare questo mondo dando voce ai frequentatori o chi esercita. Il progetto, che ha una durata limitata (vd. Regolamento), si concluderà con la pubblicazione di un libro (antologia di racconti) che verrà promosso, distribuito e venduto on line e nelle librerie con una prima tiratura di 1000 copie, e i cui proventi di vendita saranno devoluti totalmente in beneficenza all’associazione Onlus di Bologna “Fiori di strada” che opera per liberare dalla strada prostitute vittime di violenza e di sfruttamento e donne e bambini dalla moderna tratta di esseri umani.

Per dettagli sulla partecipazione, qui c’è il regolamento. E per chi volesse intanto leggere un buon libro che racconta il fenomeno, Vanna Ugolini ha recentemente pubblicato Tania e le altre – Storia di una schiava bambina, nel quale, oltre a raccontare la fine di una giovane albanese inchiodata in Umbria dai suoi aguzzini, spiega piuttosto articolatamente il meccanismo che trascina sul marciapiede le ragazze provenienti dell’Europa orientale.