Distruzione mutua assicurata

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Nel contesto dell’imminente distruzione del mondo, l’ipocrisia, le incomprensioni, la lascivia, la paranoia, l’ambizione, gli eufemismi, il patriottismo, l’eroismo ed anche la ragionevolezza possono evocare un’orribile risata.

Da Dr. Strangelove or: How I Learned to Stop Worrying and Love the Bomb, proiezione del 26 luglio 2008 in piazza Maggiore, BolognaEstate08.

(Per maggiori informazioni sul titolo dato all’immagine: distruzione mutua assicurata)

Incubi nucleari: reportage sugli effetti a vent’anni da Chernobyl

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Nuclear Nightmares: Twenty Years Since ChernobylReportage a doppia firma: quella del fotografo Robert Knoth e della giornalista Antoinette De Jong. Si intitola Nuclear Nightmares: Twenty Years Since Chernobyl, è diventato anche un libro pubblicato con il sostegno di Greenpeace e dell’Unicef Olanda e documenta, a partire dalla primavera 1999, gli effetti delle radiazioni dopo l’esplosione del 1986 in Bielorussia, in Kazakistan, in Ucraina, sugli Urali e in Siberia. Da qui si può partire per vedere la galleria di immagini sopra le quali sono riportate lunghe didascalie che le spiegano. Inoltre qui si possono leggere alcune opinioni dei lettori. Per ulteriori informazioni su quanto fotografato e descritto dai due giornalisti si veda, tra i link riportati in coda alla pubblicazione, Half Life – Living with the effects of nuclear waste di Greenpeace.

Due canali web TV “trasmettono” sotto Creative Commons

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  • Parker Higgins, New Channels: Free Culture TV and Yes, We’re Open:

    Today I’m unveiling two brand new channels to the Miro guide. Without further ado, I present Free Culture TV and Yes, We’re Open! Free Movies, Music Videos and TV. The goal of these channels is to showcase interesting and entertaining material from all over the internet that’s been released under open licenses. Free Culture TV is more specialized, and will contain programming from the Free Culture movement: documentaries, lectures, or short films that address the struggle against a permissions-based society. Yes, We’re Open! will have all kinds of entertainment, from feature length movies to documentaries, shorts, music videos, and anything else you can imagine, all openly licensed.

La marcia più lunga: a Washington per sostenere ambiente e nativi

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Bernardo Parrella, dopo la parentesi italiana di inizio luglio, è tornato negli Stati Uniti e ha ripreso il suo lavoro per Global Voices. E non solo come coordinatore del team di traduttori, ma anche come autore. Nei giorni scorsi, infatti, sul sito in inglese è uscito il suo reportage USA: Longest Walk 2 for Native Americans rights, marcia che, in un coast to coast pacifista, è arrivata a Washington dopo essere partita in febbraio da San Francisco per portare un manifesto di trenta pagine in cui chiedere al Congresso provvedimenti relativi a cambiamenti climatici, sostenibilità ambientale, protezione dei siti sacri e azioni per l’autodeterminazione e la salute dei nativi americani. E aggiunge Bernardo:

Despite the lack of coverage in the mainstream media (in the US and elsewhere), the event was a successful community effort and revealed an effective use of citizen media. In fact, its main website provides plenty of information, including hundreds of photos and dozens of videos […]. Particularly touching the Voices from the Walk section, with so many posts providing a vivid, first-hand description of daily matters, personal struggles and achievements, along with participants’ interviews, political statements and much more.

Ancora Ciudad Juarez: prova di forza fra stato e bande criminali

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Ancora Ciudad Juarez, la città messicana del femminicidio che di fatto in materia non sembra limitarsi a un solo genere. Riporta infatti PeaceReporter:

Non si ferma la violenza nel nord del Messico, ai confini con gli Usa. Fonti di polizia di Ciudad Juarez fanno sapere che cinque persone, fra loro Salvador Barreno, direttore di un carcere della città, sarebbero state uccise in quella che sembra sempre più una prova di forza fra lo Stato centrale messicano e le bande criminali legate ai narcotrafficanti. Tra febbraio e marzo il presidente Felipe Calderon aveva inviato nella zona 2.500 nuovi agenti di polizia nella sparanza di porre un freno alle violenze e agli omicidi.

Ciò che sta avvenendo a contorno (o, meglio, a complemento) dei crimini consumati in quella regione del centro americana sempre più terra di nessuno viene raccontato bene in due libri giù segnalati: La città che uccide le donne di Marc Fernandez e Jean-Christophe Rampal e Ginocidio – La violenza contro le donne nell’era globale di Daniela Danna.

Così morì Pasolini: lunga ricostruzione su Micromega

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Così morì Pasolini, lunga retrospettiva di Gianni Borgna e Carlo Lucarelli pubblicata su Micromega, prova a ipotizzare un percorso, un filo logico, che aiuti a comprendere la morte del poeta e scrittore contestualizzandolo all’interno di ricostruzioni contraddittorie, accuse nebulose, eventi storici solo apparentemente slegati, violenza politica e libri a rischio. E si legge:

La nostra è un’ipotesi. Se ne possono fare anche altre. Quel che è certo è che solo così si può spiegare logicamente e razionalmente quel che accadde quella maledetta notte all’Idroscalo. Solo così si può cominciare a dare un volto, se non un nome, agli «ignoti» di cui parlò la sentenza di primo grado.
Se si trattò di un delitto politico in senso lato, di un delitto «semplicemente politico», questi ignoti potrebbero anche essere delle persone che magari volevano soltanto rapinare Pasolini, o «punirlo» per la sua omosessualità e anche, forse, per la sua fede politica. Ma Pasolini, che era forte e coraggioso, si difese e allora il pestaggio degenerò in un massacro. È possibile, ma non del tutto convincente. Non è convincente, in particolare, tutta quella ferocia spinta fino alle estreme conseguenze nei confronti di un uomo che a quei ragazzi poteva persino essere molto utile. Se, invece, si trattò di un delitto politico in senso stretto, di un delitto «complessamente politico», allora è più probabile che i killer fossero dei veri professionisti, che rispondevano a un preciso mandato.

(Via Lipperatura.)

Matt Ficner: il progetto dei pupazzi rock che mettono i brividi

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[youtube I9FlvJX8PLU]

Matt Ficner è un artista canadese che declina il suo talento in modo eterogeneo: dalla musica alla scrittura, dal design alla scultura fino alla fotografia. E poi gli viene un’idea che, una volta concretizzata, si chiama Dusty Zombies: a Creepy Puppet Project. Quasi più uno sfogo dopo un periodo di superlavoro, ma anche una dimostrazione delle sue qualità creative e delle sue abilità tecniche. E così capita che una canzone degli Scorpions diventi un video in cui a esibirsi sono i non morti che non solo sfoderano proprietà canore, ma suonano facendo di deterioramento fisico virtù. Grottesco e geniale (via BoingBoing).

“Riaprire il fuoco” non diffama gli editori a pagamento

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Ettore Bianciardi, per aver avviato sul blog Riaprire il fuoco insieme a Marcello Baraghini una campagna contro gli editori a pagamento, si era beccato una querela (si veda qua la promessa di rappresaglie legali che aveva preceduto la citazione dell’inverno scorso). La “colpa” che si imputava a Ettore era questa: l’aver fatto notare che se si fa editoria a pagamento occorre dichiararlo subito, fin da quando si promuovono le proprie iniziative, e non dopo, quando ci si trova di fronte a un potenziale autore. Insomma, fatto sta che Ettore si deve cercare un avvocato, investire tempo e soldi per collaborare alla costruzione della propria difesa e presentarsi davanti al giudice. Che però non solo dà torto al querelante, ma dimostra che nelle affermazioni dell’autore bolognese non c’e’ proprio nulla di male. Infatti:

Il Filo, per deontologia professionale, dovrebbe precisare nei propri costosi annunci, che la eventuale (anzi certa) pubblicazione avverrà solo dietro pagamento da parte dell’autore. Non sono solo io a dirlo, da mesi ormai, ma lo conferma, con recente sentenza anche il Tribunale Civile di Bologna. Al Tribunale di Bologna si era rivolta la casa editrice Il Filo, nel gennaio scorso, chiedendo di intimare al sottoscritto la cancellazione dal proprio blog (questo che state leggendo) di tutti gli scritti aventi come oggetto l’attività della casa editrice stessa. La giustificazione di un provvedimento così severo (si può dire cinese?) stava nel fatto che tali scritti erano palesemente falsi e fortemente lesivi dell’immagine e degli interessi de Il Filo. Il Tribunale di Bologna ha respinto il ricorso de Il Filo, sostenendo che la stessa Casa Editrice non è riuscita a dimostrare falsa alcuna delle affermazioni che si trovano su questo blog.

Ettore ha messo a disposizione su web anche l’ordinanza in formato pdf.

Balcani: i mandati degli scorpioni e il racconto della dissidente

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Con l’arresto di Radovan Karadzic, Crimeblog dà spazio a Jasmina Tesanovic, scrittrice e attivista serba, e al suo libro Processo agli scorpioni, cronaca del procedimento contro i responsabili materiali del massacro di Srebrenica di cui si parlava pochi giorni fa (peraltro l’autrice raccontava ben prima degli organi di stampa “ufficiali” che Karadzic continuana a vivere a Belgrado indisturbato). E nel post di Crimeblog si legge:

Quale fu la particolarità del processo agli scorpioni? Che per la prima volta esistevano delle prove video di un massacro con torture. Sì, perché: “Il primo giugno del 2005 avvenne qualcosa che scosse finalmente le coscienze intorpidite: una testimonianza inequivocabile di come si fossero svolte le cose dieci anni prima a Srebrenica. Un filmato di pochi minuti mostrava l’esecuzione a freddo, dopo maltrattamenti e torture, di sei prigionieri musulmani, per lo più minorenni, da parte delle truppe paramilitari serbe chiamate ‘Skorpion'”. Dalla prefazione di Luca Restello.

Il libro della scrittrice serba è davvero un ottimo strumento per capire cosa fu non solo quel tragico episodio, ma qual era il clima più generale, a iniziare dal disinteresse delle forze internazionali schierate in quegli anni nel Balcani.