Ancora su Ciudad Juarez e le denunce internazionali

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Inba 04 - Foto di PunkcheroSe ne parlava poco tempo fa, in occasione della presenza in Italia Marisela Ortiz, fondatrice dell’associazione Nuestras Hijas De Regreso a Casa, per la marcia della pace Perugia-Assisi. Ieri sera PeaceReporter, sempre sullo stesso argomento, ha pubblicato che parte da Roma denuncia sulle violenze subite dalle donne di Ciudad Juarez:

L’avvocatessa messicana Luz Esthela Castro, del centro per i diritti umani delle donne, a Roma per il secondo incontro internazionale delle donne in lotta organizzato dall’associazione delle madri di Plaza de Mayo, è tornata a denunciare la violenza che infesta la città di Ciudad Juarez, crocevia dei traffici di droga e esseri umani verso gli Stati Uniti. Secondo la Castro, il governo messicano non avrebbe la “volontà politica” di risolvere il problema della sicurezza delle donne nella città, preferendo limitarsi a “mascherare la realtà”, che emerge però in tutto il suo orrore: 500 cadaveri di donne rapite, stuprate e abbandonate nel deserto ritrovati dal 1993, e un numero imprecisato di scomparse. Una vicenda che, sostiene sempre la Castro, sarebbe lo specchio del “profondo machismo” della società messicana, in cui sette donne su dieci hanno subito qualche forma di violenza, fisica o psicologica, nel corso della vita.

Uno bianca e trame nere. Cronaca di un periodo di terrore

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Uno bianca e trame nere - Cronaca di un periodo di terroreIn libreria sarà disponibile nel corso del mese di novembre. Contestualmente verrà messo online il pdf completo, essendo rilasciato con licenza Creative Commons. È Uno bianca e trame nere – Cronaca di un periodo di terrore, che inizia a essere presente sul sito del mio editore, Stampa Alternativa, tra le anteprime. La storia, come dice già il titolo, riguarda una vicenda che, iniziata nell’ottobre 1987, si conclude nel novembre 1994 lasciando dietro di sé 24 morti e 102 feriti. Una strage che, a differenza di quelle registrate in precedenza, è diluita nell’arco di sette anni e che, a fronte di motivazioni ufficiali attribuite esclusivamente al lucro, mantiene ancora oggi aspetti non chiari e comunque in diversi casi non spiegabili con ragioni pecuniarie.

La prefazione è stata scritta da Andrea Purgatori, che a lungo lavorò su Ustica ma che indagò in veste di giornalista anche su molte altre vicende rientrate poi tra i misteri italiani. Il testo che segue, invece, è l’introduzione che ho scritto ad apertura del libro per lavorare al quale ho utilizzato alcuni post qui pubblicati nei mesi scorsi.

Quando i conti non tornano mai

Iniziamo dalla fine. Di Uno bianca a lungo non si è più parlato. O quasi. E invece ora, nel giro di pochi mesi, si infittiscono le notizie relative alla banda che dall’ottobre del 1987, vent’anni fa esatti, imperversò tra Bologna e le Marche fino al novembre 1994. Alla fine del marzo 2007, la Procura della Repubblica di Bologna aveva presentato ricorso contro la decisione del tribunale di sorveglianza che aveva concesso cinque giorni di permesso a Pietro Gugliotta, uno dei criminali condannati in questa vicenda, per consentirgli di lavorare presso una comunità religiosa. La motivazione: una relazione della divisione anticrimine della questura di Bologna circa possibili relazioni tra l’ex bandito e la criminalità organizzata.
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Antonio Russo, sette anni senza risposte sulla sua fine

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Antonio RussoCiò che è accaduto ad Anna Politkovskaja è risaputo, vuoi per la vicinanza con il suo omicidio, avvenuto il 7 ottobre di un anno fa, o per il clamore suscitato a livello internazionale dal suo assassinio. In questi giorni, però, ricorre l’anniversario anche della morte di un altro giornalista, italiano questa volta, freddato probabilmente perché stava dando altrettanto fastidio con il suo lavoro sulla Cecenia. Si tratta di Antonio Russo, che scompare il 16 ottobre 2000 mentre stava per valicare una frontiera. Il suo alloggio venne trovato a soqquadro e il corpo del giornalista fu rinvenuto poche ore dopo nei pressi del confine con la Georgia, al Passo Gombori.

Pino Scaccia ricorda oggi sul suo blog il collega ucciso sottolineando che, come accade generalmente in questi casi, non tutto ciò che apparteneva al giornalista venne ritrovato: scomparvero infatti il telefono satellitare, la videocamera, il portatile e i nastri già registrati. Superfluo dire che esecutori e mandanti non sono a oggi stati individuati e che, per le modalità dell’omicidio, fu esclusa la rapina.

I reportage di Russo e una parte del suo materiale scampato alla razzia sono attualmente custoditi da Radio Radicale, per il quale era corrispondente, mentre un archivio di documenti su di lui è disponibile sul sito di Radical Party. Un’altra parte ancora infine è reperibile attraverso Reporter Senza Frontiere.

12 dicembre 1969: il giorno dell’innocenza perduta

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Piazza Fontana - 12 dicembre 1969: il giorno dell'innocenza perdutaIl libro Piazza Fontana – 12 dicembre 1969: il giorno dell’innocenza perduta di Giorgio Boatti esce per la seconda volta, come nuova edizione, nel 1999. Editore: Einaudi. Ma non era una novità editoriale: sei anni prima era stato pubblicato da Feltrinelli, ma l’autore, malgrado la certosina ricostruzione basata su deposizioni, atti, rassegne stampa e verbali, se la vide brutta quando Massimiliano Fachini lo querelò. Boatti ne uscì senza alcuna conseguenza giudiziaria anni dopo perché non venne ravvisato alcun elemento che danneggiasse il neofascista appartenuto alla cellula eversiva padovana sospettata di essere coinvolta nell’attentato alla Banca Nazionale dell’Agricoltura.

Da sottolineare che lo scrittore, quando il libro di Feltrinelli finì nei guai, venne lasciato da solo ad affrontare la furia di Ventura: si diede di fumo il suo editore e così molte delle persone su cui Boatti poteva contare. A eccezione dell’ex commissario Pasquale Iuliano, che nel 1969 era a capo della squadra mobile della questura di Padova e che mesi prima dell’esplosione milanese aveva avviato indagini contro gli eversori veneti. Personaggio quasi dimenticato in questa vicenda, Iuliano ebbe però la carriera distrutta a causa della sua indagine: accusato di aver costruito le bombe ritrovare in possesso dei neofascisti, fu prima trasferito e frattanto gli piombò addosso la sua dose di guai giudiziari. Guai che durarono dieci anni: tanti ce ne vollero infatti per proscioglierlo dai sospetti e riabilitarne la figura. Iuliano, però, aveva intanto lasciato la polizia ed era tornato nella sua città natale, Matera, mettendosi a fare l’avvocato.
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Dalla rete: i dardi tratti verso obiettivi diversi

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  • Loredana Lipperini, Et simini eius:

    Disse, esattamente, Lessing: “È doloroso, alla mia età, vedere tutte queste ragazze superficiali e ignoranti far finta di essere orgogliose della loro femminilità”. Da una delle autrici in questione arrivò la risposta: “Con i miei libri ho solo cercato di dare voce alle donne della mia generazione, non alle vecchie”. Era Helen Fielding, la creatrice di Bridget Jones.

  • Marcello Baraghini, “La seconda morte di Daniele Boccardi”, prima e seconda parte:

    Aggiungo che mi batterò fino alla fine della mia attività pubblica affinché agli eredi venga negata la possibilità di disporre, in modo esclusivo e discrezionale, delle opere di loro parenti. Le opere, specialmente quelle straordinarie, come quelle di Daniele, appartengono all’Umanità.

  • Morgan Palmas, Giudicare se si conosce, utopia in Italia?

    Ho letto con calma i commenti seguiti alla pubblicazione di un breve articolo della giornalista Flavia Amabile su Ornella, la signora senzatetto della quale ho scritto più volte. Osservo senza stupore come molte persone giudichino a spada tratta fatti che non conoscono […]. Giù dritti con dardi e biasimi.

Dalla rete: lo spostamento da un mondo a un altro

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  • Beppe Sebaste, Fantasmi, after life, cinema e letteratura

    Arte, cinema, letteratura, la nonna, il canto XI dell’Eneide, la madre che non puoi abbracciare, il Don Chisciotte di Orson Welles, cui Giorgio Agamben ha dedicato una pagina importante del suo Elogio della profanazione. Ma cosa lega più precisamente il fantasma all’after life, ed entrambi alla nostra epoca? Boris Groys pensa che la platonica metanoia (anticipazione dell’immortalità dell’anima nella postura dei veri filosofi) sia oggi possibile come anticipazione dell’immortalità dei corpi (l’evidenza che la vita del corpo, in una decomposizione virtualmente infinita, continua). Sostiene che la storia dell’arte moderna e contemporanea sia dalla parte del cadavere (le opere come cadaveri degli oggetti, di cui esibiscono la materialità pura). Di fatto, se la cultura di massa prospera sulla figura di vampiri, zombi, cloni e macchine viventi, per Foucault esistono luoghi – cimiteri, musei, biblioteche, discariche di rifiuti – in cui, per “eterotopia”, umani e cose sono spostati in uno spazio altro, separato, come quello dei non-morti. O come gli oggetti di un archivio, un tempo vivi e funzionali. E già Kafka suggeriva di sovrapporre macchine per fantasmi, telefoni, telegrafi, poste, ai mezzi di trasporto, treni, navi e aerei.

Melissa Parker e l’incendio perfetto: l’altrove Bassavilla

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Melissa Parker e l'incendio perfettoSi parla di nuovo di Danilo Arona, perché, atteso, esce finalmente un libro che si ricollega alle Cronache di Bassavilla raccontate nelle loro cento sfacettature anche su Carmilla. Si intitola, questo nuovo volume, Melissa Parker e l’incendio perfetto, è pubblicato dalla Dino Audino Editore e sarà in libreria a partire dal 18 ottobre. Questa è la sua presentazione:

La storia comincia in Inghilterra, su una spettrale collina nel Kent, dove il 29 dicembre 1965 una ragazza viene travolta da un’auto nella nebbia e muore bruciata. Si chiamava Melissa Parker. Una morte orribile e ingiusta che avviene poco dopo le 5 del mattino. Quando Melissa muore, Debra Shepherd ha poco meno di due anni e vive con i genitori a poca distanza dalla collina maledetta. I suoi incubi sino all’adolescenza saranno popolati dalla terribile immagine di una ragazza che muore carbonizzata. Poi, nel 1982, Debra arriva in Italia e trova lavoro come baby sitter presso una villa in Sardegna. E le fiamme cominciano a divampare. Debra viene arrestata, i giornali la chiamano “la baby sitter piromane”. Uno psichiatra la interroga e dalla bocca della giovane scaturisce un’orribile voce cavernosa che dice di chiamarsi Melissa. Un mistero lungo più di quarant’anni, la cui soluzione ristagna fra le nebbie di una città del nord Italia, un luogo sinistro e spettrale che risponde al nome di Bassavilla.

Ciudad Juarez, la città del femminicidio

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Inba 04 - Foto di PunkcheroSe esistono luoghi in cui il male alberga in modo viscerale, uno di questi è Ciudad Juarez, cittadina più simile a una terra di nessuno al confine tra Messico e Stati Uniti dove da anni si sta consumando uno dei più gravi massacri di donne – ribattezzato come il femminicidio – senza che se ne conoscano in modo chiaro i motivi, gli autori e le coperture. Per farsi un’idea della situazione, può essere utile la lettura dell’articolo pubblicato nel 2003 da Le Monde Diplomatique, In Messico trecento delitti perfetti.

Sull’argomento è tornato sabato scorso Il Manifesto con un’intervista di Alessandro Braga a Marisela Ortiz, fondatrice dell’associazione Nuestras Hijas De Regreso a Casa.

I capelli neri, raccolti dietro la testa in una coda di cavallo. Lo sguardo fiero, dice decisa: «Ho paura, mi sento abbandonata dalla mia comunità, ma sento l’appoggio di tanta gente in giro per il mondo. Per questo continuerò, fino alla fine». E fino alla fine significa finché non si saprà la verità su quanto è accaduto a centinaia di donne a Ciudad Juarez, una cittadina al confine tra Messico e Stati Uniti, dove dal 1993 sono state rapite, violentate, torturate e uccise oltre mille donne. A parlare è Marisela Ortiz, insegnante, psicologa e una delle fondatrici di Nuestras Hijas de regreso a casa, un’associazione che si batte per i diritti civili e perché venga a galla la verità riguardo ai fatti di Ciudad Juarez. Domani parteciperà alla Perugia-Assisi.

Perché sei in Italia?

Sono qui per denunciare i crimini impuniti che avvengono dal 1993 nella mia città, Ciudad Juarez, e organizzare un movimento di solidarietà per chi si batte da anni perché si sappia la verità.

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Dalla rete: inchieste in tempi diversi

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  • Andrea Cinquegrani, La chiave dell’inchiesta De Magistris

    Come è successo per l’inizio di Tangentopoli con la mazzetta di Chiesa per il Pio Albergo Trivulzio, anche gli inquirenti di Catanzaro sono partiti da una vicenda, per poi arrivare a una grossa rete di affari. Ora, a quanto pare, sarebbero arrivati a quello più grosso.

    Via Information Guerrilla

  • Andrea Santini, Strage di Brescia, Rauti in giudizio

    La pista nera, nella strage di Piazza della Loggia a Brescia, porta un altro tassello all’inchiesta. E nuovi nomi, dopo quelli di Delfo Zorzi, Carlo Maria Maggi e Maurizio Tramonte. Un tassello annunciato, che adesso sfocia nella richiesta del pm bresciano di rinviare a giudizio, assieme ai tre, e sempre con l’accusa di concorso in strage, altri tre personaggi di spicco: il fondatore di Ordine nuovo Pino Rauti, l’ex generale dei carabinieri Francesco Delfino e uno dei suoi “infiltrati”, Giovanni Maifredi, autista del ministro dell’Interno dell’epoca, Paolo Emilio Taviani, ma soprattutto uomo dei servizi segreti inserito da Delfino in Ordine nuovo.

  • Stella Spinelli, Ordine di arresto per la famiglia Pinochet

    L’intera famiglia del dittattore Augusto Pinochet, morto il 10 dicembre dello scorso anno, è stata raggiunta da un ordine di arresto. L’accusa è di peculato, reato per il quale era sotto processo anche il vecchio generale, autore del golpe militare dell’11 settembre 1973, che portò alla morte del presidente democraticamente eletto Salvador Allende. Durante la dittatura, più di 3.000 persone furono uccise dalle forze di sicurezza

Graffiti: nella fregola di pulire, via quello dedicato a Carlo Giuliani

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No Justice No Peace 2007 - Foto di zibe_tsoVia mail giunge un appello per una petizione. Fenomeno, questo, che si sta facendo sempre più frequente. Ma nel caso specifico, credo che abbia una certa importanza. Per due ragioni. La prima è perché la via alla “legalità”, come accade a Bologna o a Milano, che passa attraverso la pulitura dei muri delle città non è che una campagna pretestuosa. Almeno condotta con le modalità attuali. La seconda – e più bruciante – è che uno dei graffiti che si vuole cancellare è quello realizzato per ricordare nel capoluogo lombardo Carlo Giuliani.

Nel testo della sottoscrizione, che si intitola Petizione per salvare il graffito dedicato a Carlo Giuliani sito a Milano, Italia e che è stata lanciata da Urban Vision Crew, si legge infatti:

Il 29 Settembre 2007 il vicesindaco di Milano Riccardo De Corato ha dichiarato che questo graffito deve essere eliminato, dopo aver provveduto già nei giorni precedenti alla cancellazione di numerosi altri graffiti tra i quali due storici graffiti dedicati a Dax-Davide Cesare e Mumia Abu Jamal. È inaccettabile che con tanta leggerezza si pensi di poter eliminare un pezzo di memoria storica, è vergognoso che il Comune di Milano attraverso la campagna antigraffiti, utilizzata per ristabilire un finto ordine e decoro, vada invece ad attaccare quello che è stato e tutt’ora è un prezioso patrimonio artistico e di memoria per l’intera città e per molte persone in tutto il mondo.

Per quanto riguarda la street art, è vero che non tutto ciò che si trova sui muri è artistico, ma i capolavori esistono e per rendersene conto basta farsi un giro su Wooster Collective.