Dai supereroi a spaventevoli filastrocche popolari

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Stan Lee Tribute ArtworkUn tributo a Stan Lee, uno dei padri della “corrente supereroistica” del fumetto (Fantastici Quattro, L’incredibile Hulk o X-Men, per citarne alcuni). L’esposizione, organizzata dalla Gallery 1988, è stata contemporaneamente riversata anche su un blog, Stan Lee Tribute Artwork, dove sono pubblicate le opere degli artisti che al tributo partecipano.

Inoltre, altro argomento interessante: popolari filastrocche sull’infanzia che, più che raccontare una storia, atterriscono. Ne parla Sher D Fly, che di argomenti del genere ha già avuto modo di trattare. In questo articolo vengono affrontate dieci brevi storie della tradizione anglosassone e se ne dà interpretazione esordendo con queste parole:

In most cultures, nursery rhymes feature children’s verses and songs that are verbally passed down from one generation to another. But how many of us realize that many of the most popular English nursery rhymes for our kids are often extremely violent in nature, filled with tales of death and suffering, and often contain quite disturbing and tragic endings?

Ancora dalla parte delle bambine: la strada dell’inferiorità

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Ancora dalla parte delle bambine di Loredana LipperiniAncora dalla parte delle bambine, il libro che Loredana Lipperini ha scritto raccogliendo il testimone di Elena Gianini Belotti, autrice nel 1973 di Dalla parte della bambine, non va a caccia di omicidi. Ma al suo interno si rintracciano elementi che aiutano a comprendere come sia possibile che la vita di una donna finisca per mano di un familiare. Partiamo dai numeri:

tra il 2000 e il 2005 si sono contati in Italia 495 omicidi tra coppie e quasi nove volte su dieci sono stati gli uomini a uccidere […]. Nel febbraio 2007, vengono pubblicati i risultati dell’indagine Istat sulla violenza contro le donne in Italia: 6.743.000, il 31% delle donne tra i 16 e i 10 anni ha subito violenza fisica o sessuale nel corso della propria vita. Responsabile di aggressione fisica o stupro è nel 70% dei casi il marito o il compagno. Controprova. Nel rapporto Eures-Ansa, “L’omicidio volontario in Italia”, i numeri ci dicono che un omicidio su quattro avviene tra le mura domestiche. Il 70% delle vittime sono donne, soprattutto casalinghe, uccise quasi unicamente per ragioni passionali o in seguito a liti e difficoltà coniugali.

Il problema non è etnico o religioso. Non c’entrano il livello reddittuale o quello scolastico. Né la latitudine. In un mondo in cui l’universo femminile è rosa fin dalla nascita, in cui Paris Hilton istruisce sulla bellezza del nulla e le Winx allungano le distanze sui prodotti della Mattel a suon di magia e grazia, emerge dalle riflessioni di Loredana Lipperini un percorso culturale che torna – più che in passato – ad attribuire al genere un ruolo definito nelle dimaniche sociali. Ruolo che non è scevro dalla propagazione di strategici sensi di colpa per chi lo viola e anche, paradossalmente, per chi lo rispetta.
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Festina lente, il G8 e le “promozioni indecenti”

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Riporto dal blog Festina lente il post di Roberto Laghi che parte da Peacelink per arrivare a Genova G8: promozioni indecenti. Utile per capire come evolvono determinate situazioni:

Dopo la nomina di De Gennaro a commissario straordinario per l’emergenza rifiuti a Napoli, è bene ricordare qualche altra nomina avvenuta in questi ultimi anni. Perché la memoria è un ingranaggio collettivo.

Aggiornamento al 30 Dicembre 2007

Fabio Ciccimarra, vice questore aggiunto (già commissario capo di Napoli) è stato promosso a capo della squadra mobile della Questura di Cosenza. Fabio Ciccimarra è imputato (insieme ad altri indagati delle Forze dell’Ordine con varie contestazioni tra le quali sequestro di persona, violenza e lesioni) per le violenze alla caserma Raniero di Napoli, marzo 2001. Imputato anche nel processo Diaz (Genova, luglio 2001).

Gianni De Gennaro, promosso Capo di gabinetto del Ministero dell’Interno, già capo della polizia italiana durante i fatti di Napoli e di Genova nel 2001, indagato per istigazione e induzione a falsa testimonianza in procedimento correlato a quello per i fatti della Diaz.

Gilberto Caldarozzi, imputato nel processo Diaz, promosso Direttore del servizio centrale operativo della Polizia di Stato ed in seguito dirigente superiore “per meriti straordinari” in seguito all’arresto di Bernardo Provenzano.

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Il lungo intrigo: fatti nascosti ed effetti palesi di sessant’anni di storia

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Il lungo intrigo di Alfio CarusoCerti patti non c’era bisogno di metterli per iscritto, camminavano assieme all’aria.

Alfio Caruso usa nel libro Il lungo intrigo. Dal 1943 a oggi: per una storia segreta d’Italia un artificio: la finzione narrativa. Costruisce episodi forse mai accaduti, intesse dialoghi, immagina incontri. Ognuno di essi vede di volta in volta sulla scena qualche mammasantissima di cosa nostra. Oppure agenti dei servizi. O giornalisti o ancora ufficiali delle forze dell’ordine. E se è vero che i singoli fatti probabilmente sono frutto di fantasia o libere rielaborazioni di momenti reali, è altrettanto vero che ciascuno di essi descrive (e ne ribadisce l’esistenza) avvenimenti assolutamenti concreti, nodi chiave nel passaggio da una nazione che dall’armistizio ai giorni nostri è inciampata (ma spesso ha inciampato consapevolmente) in fatti che hanno deviato il suo percorso politico “democratico”.

La mafia è una presenza costante del libro. A iniziare dalle sue prime pagine, quelle in cui narra del 1943 e degli accordi per cambiare fronte passando dall’asse nazifascista a quello alleato. E la “clausola segreta”, quella di cui Aldo Moro negherà l’esistenza anni dopo perché troppo infamante sarebbe stato ammettere l’impunità o un occhio di riguardo verso uomini d’onore che appoggiavano lo sbarco in Sicilia, è il primo mistero. Seguito da Portella della Ginestra, il caso Mattei, i flussi di denaro da est e da ovest per mantenere saldi gli assetti del fronte più caldo della guerra fredda. E ancora la morte del commissario Cataldo Tandoj ad Agrigento, le esecuzioni di marmaglia in divisa per dare una lezione alle gerarchie, Dalla Chiesa che diventa un “uomo solo”, Mauro De Mauro e la scomoda figura di Enrico Mattei, i tintinnii di sciabole nelle notti da golpe, le stragi, le bugie su via Fani, gli appoggi e le strumentalizzazioni del terrorismo di destra e di sinistra, la stagione delle autobombe a Palermo, i divini traffici finanziari, il Banco Ambrosiano e i suoi caffè avvelenati serviti all’interno di un supercarcere.
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Uno bianca: “Non si può rinascere su segreti di Stato duri a morire”

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Il cippo a memoria dei carabinieri uccisi al Pilastro il 4 gennaio 1991 dalla banda della Uno biancaVenerdì scorso ricorreva il diciassettesimo anniversario dell’eccidio del Pilastro, avvenuto il 4 gennaio 1991: tre giovanissimi carabinieri uccisi dalla banda della Uno bianca in un agguato che ha sì dei responsabili condannati all’ergastolo ma sui cui motivi permangono lati oscuti. La morte di Andrea Moneta, Mauro Mitilini e Otello Stefanini sembra un’esecuzione, anche se i Savi dissero di aver reagito a un tentativo di identificazione mentre erano su un’auto rubata per poi correggere e non rendere mai chiare le ragioni del triplice omicidio.

Oggi il quotidiano Il Bologna pubblica una lettera di Ludovico Mitilini, fratello di una delle vittime, in cui invoca chiarezza e verità su quell’agguato, chiede che si riprenda la ricerca di eventuali complici e fiancheggiatori dei banditi che, più che rapinatori – come hanno sempre sostenuto di essere – hanno agito come terroristi. La lettera peraltro arriva a commento della prossima scarcerazione dell’unico componente del commando non condannato al carcere a vita, Pietro Gugliotta, che tornerà libero nell’agosto 2008 riaccendendo le polemiche sugli interrogativi (e sono molti) che accompagnano ancora questa vicenda. Ecco il testo della lettera inviata al giornale emiliano:

Sette anni di inferno per l’Emilia Romagna, decine di omicidi senza un apparente motivo. Rapine con bottini insignificanti e raid di fuoco per terrorizzare benzinai, zingari, extracomunitari, carabinieri, impiegati di banca e semplici testimoni. Ma quello della strage del Pilastro resta un eccidio pianificato nei minimi dettagli. Organi inquirenti che, inizialmente, si spingono su piste sbagliate e devianti, ben 55 innocenti condannati per reati commessi da altri. Ci sarebbe molto da dire sulla banda della Uno bianca… Quest’anno, però, la famiglia Mitilini avrà una persona in meno a soffrire nel ricordo di quell’atroce 4 gennaio 1991, purtroppo la mamma di Mauro Militini si è spenta il 16 aprile scorso dopo una lunga ed incurabile malattia, un male che l’ha accompagnata già dopo i primi anni, comparso a poca distanza dalla perdita del figlio.

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Neicampi.org e le notizie che non fanno notizia

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Le Notizie che non fanno notizia di cui parla Loredana Lipperini sul suo Lipperatura:

“Vivevano sulle rive del fiume Aniene, periferia est di Roma. Da dieci anni. Settantadue baracche costruite a mano, in mezzo ai rifiuti,e che nel corso degli anni si erano trasformate in casette dignitose, a cui il Comune aveva addirittura assegnato un numero civico, a cui erano stati fatti regolari allacci di luce e acqua. Con tanto di bollette da pagare. Poi arriva il 31 ottobre, l’omicidio di Giovanna Reggiani a Tor di Quinto, l’emergenza sicurezza. E pure le conseguenze. Il 10 dicembre la baraccopoli sulle rive dell’Aniene viene sgomberata. Le ruspe buttano giù tutto. La destra esulta, il centrosinistra sente di aver raggiunto un obiettivo, dando la giusta riposta ai cittadini del quartiere che da tempo si lamentano dei vicini di casa indesiderati”.

Il resto lo trovate su neicampi, dove si ritrovano i promotori dell’appello “Il triangolo nero“.

A mano armata: Fioravanti, i Nar e i morti che si potevano evitare

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A mano armata di Giovanni Bianconi«Ma non vede quel che succede nel nostro Paese? I nodi vengono sempre al pettine.»
«Quando c’è il pettine», disse malinconicamente Rogas.

Leonardo Sciascia, Il contesto

Questo libro non è una novità editoriale, anche se è stato riproposto più volte (l’ultima quest’anno in versione tascabile). A mano armata – Vita violenta di Giusva Fioravanti (Baldini e Castoldi Dalai) è uscito per la prima volte nel 1992 e il suo autore, il giornalista Giovanni Bianconi, ha tracciato forse uno dei più efficaci ritratti di un periodo, quello a cavallo tra gli anni settanta e gli ottanta con estensioni al precedente boom economico e alla successiva stagione dei processi all’eversione neofascista. Se Giuseppe Valerio Fioranvanti, il bambino prodigio del piccolo schermo che recita nello sceneggiato “La famiglia Benvenuti” per poi diventare leader nero dell’eversione made in Italy, è la figura che accompagna tutta la narrazione, il focus dell’autore si amplia e comprende alcuni dei personaggi, allora giovanissimi, che dal Movimento sociale italiano e dalle sue organizzazioni giovanili saltano la frontiera dell’azione politica e passano al terrorismo.

Carabinieri, poliziotti, rossi, traditori, camerati troppi furbi finiscono sotto il piombo dell’organizzazione che si battezzerà Nar, Nuclei armati rivoluzionari. Che, officiato il battesimo dell’omicidio un po’ come si prova una nuova droga con annessa delusione per un eccitamento che non arriva così potente come immaginato, decide che tutti possono essere nemici. E al pari tutti possono essere alleati. Anche i “compagni”, gli antagonisti per antonomasia, perché quando la guerra è aperta e lo Stato rappresenta in ogni sua forma l’obiettivo da colpire e da abbattere, anche alleanze apparentemente inconciliabili diventano possibili. E se, tra improbabili cessati il fuoco e rappresaglie per un anniversario deriso da una radio libera, queste posizioni possono apparire i deliri di ventenni esaltati, andando ad ampliare ancora il raggio di osservazione, queste alleanze assumono maggiore concretezza e una luce più sinistra. Come accade per esempio con l’omicidio di due militanti del Fronte della Gioventù, Franco Bigonzetti, diciannovenne studente di medicina, e di Francesco Ciavatta, liceale che di anni ne aveva diciotto, di cui scrive Bianconi:
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Dall’Iraq con furore. Testimonianza di un ex marine

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  • Rosa Miriam Elizalde, “Ero un assassino psicopatico”. La testimonianza di un ex Marine statunitense di ritorno dall’Iraq:

    Jimmy Massey ha scritto tre anni fa con l’aiuto della giornalista Natasha Saulnier. “Kill! Kill! Kill!” è stato presentato al Salone del libro di Caracas. È la testimonianza più violenta che sia stata mai scritta da un ex membro del corpo dei Marine arrivato in Iraq nel 2003 con le truppe d’invasione. Ha deciso di raccontare tante volte quante ce ne sarà bisogno come ha potuto essere per dodici anni un Marine spietato e perché questa guerra lo ha cambiato.

Da artista e divulgatore scientifico a sospettato di terrorismo

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Strange Culture - La storia di Steve KurtzSu Raccontane un’altra della casa editrice Elèuthera si spiega la situazione in cui si è inciampato CAE – Critical Art Ensemble, un gruppo statunitense che sostiene la libertà di espressione e conduce un percorso artistico coniugandolo parallelamente a tematiche scientifiche. E forse proprio per quello strano confine, non sempre di facile comprensione per coloro che sono venuti a conoscenza delle sue attività, c’è chi ha pensato che all’interno del collettivo si portassero avanti attività strane, magari anche pericolose. Così è scattata ormai un po’ di tempo fa l’accusa di bioterrorismo e il fondatore del CAE, Steve Kurtz, docente di arte a Buffalo presso la New York State University, si ritrova con il concreto rischio di trascorrere una ventina d’anni in galera. Ora, con il post CAE sotto accusa – novità sul caso Kurtz, si viene a sapere che:

Benché la maggior parte degli osservatori abbia dato per scontato che la pletorica task force messa in campo si sarebbe ben presto resa conto che la sua indagine preliminare era del tutto infondata, gli apparti federali hanno deciso al contrario di andare avanti con le proprie accuse nei confronti di Steve Kurtz e Robert Ferrell. E questo malgrado le conclusioni delle autorità sanitarie dello Stato di New York e malgrado il fatto che gli stessi esami dell’FBI, sul campo e in laboratorio, non abbiano potuto comprovare nulla di nocivo per le persone o per l’ambiente (d’altronde sarebbe impossibile fabbricare una qualche sorta di germe letale o pericoloso a partire da quelli sequestrati). La pubblica accusa continua così a sprecare ingenti somme di denaro pubblico in questa persecuzione oltraggiosa in realtà mossa da evidenti ragioni politiche.

Sul caso di Steve Kurtz è stato realizzato anche un film, Strange Culture (qui la scheda relativa mentre qui le foto su Flickr), diretto da Lynn Hershman Leeson. Qui, infine, maggiori informazioni in italiano.

Nasce “Cronaca Nera” su Thriller Magazine

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Nasce su Thriller Magazine la rubrica Cronaca Nera. Ecco il testo di presentazione (e un ringraziamento a Mauro Smocovich per l’opportunità):

Con questa rubrica, si vuole aprire un angolo dedicato non alla fiction letteraria, ma alla ricostruzione della realtà attraverso le pagine dei libri. Questa la linea di fondo che unirà recensioni ad articoli che vogliono indagare i gialli quotidiani abbracciando non solo i fatti di sangue che hanno (e continuano ancora oggi) scandito la realtà di tutti i giorni, ma anche quei fatti che rimangono oscuri, poco indagati o che presentano, malgrado processi e sentenze, aspetti non ancora comprensibili. La rubrica si comporrà in questo modo:

  • recensioni di libri: non necessariamente novità editoriali. Il punto che collegherà i testi recensiti riguarda l’argomento, che deve essere una vicenda reale. All’interno di questo ambito, entreranno vicende biografiche narrate con i canoni del romanzo, inchieste giornalistiche, ricostruzioni di fenomeni e periodi
  • approfondimenti: articoli su fatti di cronaca nera, attualità e politica. Se tendenzialmente non verranno affrontati i clamori della stampa (a meno di testi che vogliano approfondire tematiche come il clamore a mezzo stampa degli omicidi “estivi” o retrospettive sul modello di quella effettuata da Pino Corrias in Vicini da morire), verranno inseriti testi che riguardano la storia recente italiana (dagli anni di piombo in avanti), casi giudiziari (da quelli storici agli attuali per esempio sul G8 di Genova) e ricostruzioni su delitti “dimenticati”

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