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Xaaraan – Il blog di Antonella Beccaria

Non credo nelle otto del mattino. Però esistono. Le otto del mattino
sono l'incontrovertibile prova della presenza del male nel mondo
Gli ultimi giorni, Andrew Masterson


Archiviato per ‘mala informazione’ Categoria

I giornalisti Lorenzo Guadagnucci, Beatrice Montini e Zenone Sovilla hanno lanciato ieri l’appello I media rispettino il popolo rom. A rilanciarlo è Pino Nicotri che ne parla sul suo blog. Ecco di seguito il testo dell’appello.

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Negli ultimi giorni abbiamo assistito a una forte campagna politica e d’informazione riguardante il tema dell’immigrazione. Siamo rimasti molto impressionati per i toni e i contenuti di molti servizi giornalistici, riguardanti specialmente il popolo rom. Troppo spesso nei titoli, negli articoli, nei servizi i rom in quanto tali – come popolo – sono stati indicati come pericolosi, violenti, legati alla criminalita’, fonte di problemi per la nostra società.

Purtroppo l’enfasi e le distorsioni di questo ultimo periodo sono solo l’epilogo di un processo che va avanti da anni, con il mondo dell’informazione e la politica inclini a offrire un caprio espiatorio al malessere italiano. Singoli episodi di cronaca nera sono stati enfatizzati e attribuiti a un intero popolo; vecchi e assurdi stereotipi sono stati riproposti senza alcuno spirito critico e senza un’analisi reale dei fatti. Il popolo rom è storicamente soggetto, in tutta Europa, a discriminazione ed emarginazione, e il nostro paese e’ stato piu’ volte criticato dagli organismi internazionali per la sua incapacità di tutelare la minoranza rom e di garantire a tutti i diritti civili sanciti dalla Costituzione italiana, dalla Convenzione Europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali e dalla Dichiarazione Universale dei Diritti Umani.
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  • RaiNews, Articolo 21: solidarietà ai docenti inseriti nel “blog della vergogna”:

    “Non solo siamo solidali con tutti i docenti inseriti nel blog della vergogna, ma invitiamo anche tutti gli altri siti e tutti gli altri blog a trovare i modi più opportuni, per sospendere la loro attività ordinaria e segnalare l’opposizione della intera rete a questa barbarie”. Lo afferma in una nota Giuseppe Giulietti, portavoce dell’associazione Articolo 21. “Guai a ridurre questa vicenda ad una semplice goliardata – continua Giulietti – già troppe volte ci è successo di chiudere occhi ed orecchie e di riaprirli troppo tardi. Il blog della vergogna e dell’antisemitismo è stato oscurato, ma adesso è necessario che tutti i media pubblici e privati promuovano un’azione coordinata e persino congiunta”.

    Qui l’articolo che parla della lista di proscrizione contro i 162 docenti di religione ebraica.

  • Paolo Barnard, Censura legale:

    Ecco come funziona la vera “scomparsa dei fatti”, quella che voi non conoscete, oggi diffusissima, quella dove per mettere a tacere si usano, invece degli ‘editti bulgari’, i tribunali in una collusione di fatto con i comportamenti di coloro di cui ti fidavi; comportamenti tecnicamente ineccepibili, ma moralmente assai meno. Questa è censura contro la tenacia e il coraggio dei pochi giornalisti ancora disposti a dire il vero, operata da parte di chiunque venga colto nel malaffare, attuata da costoro per mezzo delle minacce legali e di fatto permessa dal comportamento degli editori..
    Gli editori devono difendere i loro giornalisti che rischiano per il pubblico interesse, e devono impegnarsi a togliere le clausole di manleva dai contratti che, lo ribadisco, siamo obbligati a firmare per poter lavorare. Infatti oggi in Italia sono gli avvocati dei gaglioffi, e gli uffici affari legali dei media, che di fatto decidono quello che voi verrete a sapere, giocando sulla giusta paura di tanti giornalisti che rischiano di rovinare le proprie famiglie se raccontano la verità.

    L’elenco dei servizi curati da Paolo Barnard.

Le Notizie che non fanno notizia di cui parla Loredana Lipperini sul suo Lipperatura:

“Vivevano sulle rive del fiume Aniene, periferia est di Roma. Da dieci anni. Settantadue baracche costruite a mano, in mezzo ai rifiuti,e che nel corso degli anni si erano trasformate in casette dignitose, a cui il Comune aveva addirittura assegnato un numero civico, a cui erano stati fatti regolari allacci di luce e acqua. Con tanto di bollette da pagare. Poi arriva il 31 ottobre, l’omicidio di Giovanna Reggiani a Tor di Quinto, l’emergenza sicurezza. E pure le conseguenze. Il 10 dicembre la baraccopoli sulle rive dell’Aniene viene sgomberata. Le ruspe buttano giù tutto. La destra esulta, il centrosinistra sente di aver raggiunto un obiettivo, dando la giusta riposta ai cittadini del quartiere che da tempo si lamentano dei vicini di casa indesiderati”.

Il resto lo trovate su neicampi, dove si ritrovano i promotori dell’appello “Il triangolo nero“.

A cura di Oliviero Toscani. Ospite della trasmissione condotta da Emilio Targia e da Nicolas Ballario insieme a Oliviero Toscani è Daniele Luttazzi dopo la sospensione della sua trasmissione su La7 in seguito alle offese a Giuliano Ferrara.

Via Information Guerrilla.

Ettore Bianciardi e Marcello Baraghini stanno mettendo insieme sul blog Riaprire il Fuoco un dossier sugli editori a pagamento. Partiti da un annuncio pubblicitario comparso sulla prima pagina dell’edizione cartacea di Repubblica, i due hanno coinvolto direttamente gli autori chiedendo a loro di portare testimonianze in proposito. E c’è già chi dimostra di non apprezzare e lancia contro la strana coppia minacce di querela. Ecco i risultati:

E con il tempo è assai probabile, conoscendo i due, che i post in argomento aumenteranno.

  • Bernardo Parrella, La disinformazione (e le veline) di Repubblica.it:

    Elementi per supportare tale assunto? Nessuno. Citazioni o posizioni degli indagati in quest’azione dell’IFPI? Zero. Qualche battuta sulla complessità dei problemi, dalle imposizioni SIAE ai prezzi esorbitanti dei CD (in Italia ben più che altrove)? Macché. E basta forse quest’azione tutta italiana per sostenere che «l’offensiva delle case discografiche torna ai livelli del “processo Napster”»? Certamente no. Ma la ciliegina è l’aggancio tra tali supposte offensive anti-pirateria e il nuovo servizio Amazon. Intuizione stupenda! Sarà sicuramente così, no?

    Aggiornamento del 3 ottobre: sempre sul blog di Bernardo, in merito a questo argomento viene pubblicata una Lettera aperta a Pier Luigi Pisa (Repubblica.it) di Carlo Gubitosa dell’Associazione Peacelink.

  • Girolamo Grammatico, Le mosche volanti:

    Il 30 settembre del 1977 i fascisti, in un perverso connubbio con la polizia, attaccano un gruppo di ragazzi di sinistra uccidendo Walter Rossi. L’inchiesta sul suo omicidio è stata chiusa anni fa, dopo più di 2 decenni di inutile istruttoria, senza trovare l’assassino o i colpevoli [...]. Noi di TN lo ricordiamo con questo racconto dedicato al giorno della sua morte.

Nei giorni della rivolta degli uomini scalzi, Information Guerrilla segnala che The Media Ignore Credible Poll Revealing 1.2 Million Violent Deaths In Iraq. Lo afferma MediaLens, organizzazione che lavora per andare a stanare le distorsioni della stampa, e aggiunge:

The point about the ORB [Opinion Research Business] study is that it provides strong supportive evidence for the findings of the earlier, far more detailed and rigorous 2006 Lancet study. The Lancet authors have been calling for exactly this kind of follow up study to help confirm or refute their findings. It seems clear that the Lancet figure of 655,000 deaths, although now a year out of date, was accurate.

For the media to ignore the ORB study is an authentic scandal. Doubtless the failure is in part rooted in simple ignorance of its significance. If so, this amounts to a form of criminal negligence in the face of vast war crimes. But, as discussed above, structural realities continue to apply – the media system is an integrated component of a system that benefits from the subordination of people and truth to profit and power.

Murales en el Darío Salas I - Foto di JI StarkSulla questione V-Day ne lo letto parecchio in questi giorni e ripropongo qui un commento a un post di Lele sull’argomento. Qualche riflessione partendo comunque dal fatto che Lele, così come altri, ha ragione nel sostenere che Grillo non vive la rete, ma la usa (il che di per sé non è una grave accusa, a mio avviso). Ad ogni modo, a Bologna non c’ero sabato scorso, ho visto alcuni video che sono circolati in rete. E una cosa mi ha colpito: sentire termini come “Creative Commons, copyleft, software libero e open source” usati correttamente (mica frequente) e contestualizzati altrettanto correttamente all’interno di discorsi su propulsione della creatività, sostegno alla crescita dell’economia dell’immateriale e risparmio sulle licenze sul software a titolo di reinvestimento in loco. Ecco, questo non è un discorso qualunque (né qualunquista). E non lo è nemmeno citare nome per nome per esempio i parlamentari con sentenze passate in giudicato: lo sarebbe dire “sono tutti ladri” senza distinzione (cosa che peraltro, se non ricordo male, Grillo faceva appena prima di iniziare a fare la lista della spesa a Craxi alla fine degli Anni Ottanta).

Di certo, questi punti non renderebbero minore il biasimo per eventuali notizie distorte – se così sono state davvero – dal comico genovese a proposito dei residui di metalli pesanti su alimenti a causa delle emissioni degli inceneritori. O eventuali altri usi strumentali di informazioni specifiche che possono essere stati fatti [1]. Probabilmente chi la rete la vive, può avere qualche strumento in più per raccapezzarsi meglio. Detto questo, mi fanno specie poi prese di posizione come “non devono esistere i partiti”, che ricorda molto il Ventennio. O come il latrato contro il blog di Mastella che sarà pure un blog poverino e gestito male e senza troppa cognizione di causa, ma mi sembra gratuito come attacco. O ancora lo turpiloquio infiammante e la scontata parodia di Prodi e di Sircana quando Grillo racconta del loro incontro a Palazzo Chigi.

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11/9 - La cospirazione impossibileIn parallelo all’uscita di Zero – Perché la versione ufficiale sull’11/9 è un falso, il libro curato da Giulietto Chiesa e da Roberto Vignoli incentrato sulle incongruenze della versione ufficiale circa gli attentati del 2001 negli Stati Uniti di cui si parlava qualche giorno fa, la stessa casa editrice, Piemme, ha dato alle stampe un volume simile e contrario.

Si tratta di 11/9 – La cospirazione impossibile, curato questa volta da Massimo Polidoro (di cui sto iniziando a leggere Etica criminale – Fatti della banda Vallanzasca) e che annovera interventi di nomi autorevoli quanto quelli contenuti nel libro di Chiesa. Tra questi, Piergiorgio Odifreddi, Umberto Eco, James Randi e Paolo Attivissimo. Ne scrive Massimo sul suo blog:

L’argomento è certo molto delicato e il nostro lavoro è stato guidato unicamente dal desiderio di capire e di verificare alcune teorie e ipotesi di cui tanti parlano, ma sulle quali pochi sembrano capire quanto ci sia di vero. Probabilmente, chi crede in cospirazioni e complotti penserà che anche noi ne facciamo parte, ma chi ci conosce sa che non abbiamo fatto altro che del nostro meglio per cercare di scoprire come stanno davvero le cose. Anche se alcuni interrogativi restano in piedi, crediamo di essere riusciti nel nostro intento.

Dunque, due libri sullo stesso argomento, due linee diametralmente opposte, autori qualificati che affrontano singoli dettagli di una vicenda molto complessa. Sarà interessante mettere a confronto i testi e cercare di capire le opposte motivazioni alle teorie di fondo di ciascuno.

  • Pino Nicotri, Ecco come e perché la Chiesa incassa ogni anno una intera manovra finanziaria dello Stato italiano. Per poi remargli contro:

    La legge infatti grazie all’articolo 37 è truffaldina: assegna alla maggioranza della minoranza che devolve l’8 per mille il potere di stabilire di fatto a chi dare il resto del ricco gruzzolo che il contribuente non indica a chi versare. E poiché la maggioranza (nel 2006 il 35,24%) di questa minoranza assegna l’obolo alla Chiesa, questa diventa l’asso piglia tutto.

  • Cory Doctorow, Science Fiction Writers of America abuses the DMCA:

    The Science Fiction and Fantasy Writers of America has used the Digital Millennium Copyright Act to fraudulently remove numerous non-infringing works from Scribd, a site that allows the general public to share text files with one another in much the same way that Flickr allows its users to share pictures.

  • Chris Gaylord, Digital detectives discern Photoshop fakery:

    As image-manipulation software becomes easier to use and harder to detect, the problem of tampering has spread far beyond such celebrity “corrections.” While fudged paparazzi moments do little more than embarrass editors, there are far more important – and sometimes illegal – fakes to catch.

    Qui un video correlato.

Zero - Perché la versione ufficiale sull'11/9 è un falsoIn questi giorni di quasi vigilia dell’anniversario degli attentati del 2001 è uscito per le Edizioni Piemme il libro Zero – Perché la versione ufficiale sull’11/9 è un falso, curato da Giulietto Chiesa e Roberto Vignoli. Si tratta di un’opera antologica che vede la partecipazione di personaggi tutt’altro che nuovi all’argomento tra cui Gore Vidal, Franco Cardini, Lidia Ravera, Gianni Vattimo, Claudio Fracassi, Jurgen Helsasser, Thierry Meyssan e che intende tornare sui punti dubbi o palesemente falsi nelle ricostruzioni ufficiali. Di seguito, ecco l’introduzione firmata da Chiesa in apertura al libro.

La ragione principale che mi ha spinto a promuovere questo lavoro collettivo risiede nella mia profonda convinzione, che so essere condivisa da tutti coloro che vi hanno preso parte, che l’11 settembre è stato non solo un colossale inganno, perpetrato ai danni dell’intera umanità, ma che esso è stato ed è un’arma di tremenda potenza puntata contro la pace mondiale e i cui effetti – se non impediti – potrebbero mettere in causa la stessa sopravvivenza di milioni e perfino di miliardi di individui.

Come è stato detto autorevolmente, la verità sull’11 settembre non la conosceremo mai: non nei prossimi cento anni almeno. E questa realistica affermazione già implicitamente contiene l’ipotesi che la versione ufficiale non solo non ci ha detto la verità, ma è stata dettata da una ferrea ragion di stato, ben più tremenda del bilancio delle vittime di quel giorno, perché ha aperto la via a mostruose carneficine di innocenti. Che sono in corso mentre scrivo queste righe, e che possono dilagare se non ci sarà qualcuno capace di fermare la mano degli insensati che guidano il pianeta.

Noi siamo partiti dalla necessità della ricerca della verità, ben sapendo che essa non è celata in un posto solo. Meno che mai in qualche grotta afgana. Una ricerca che, per il solo fatto di esistere, si pone come barriera alla prosecuzione della guerra infinita che è cominciata l’11 settembre e che non accenna a terminare e, anzi, continuamente minaccia di estendersi e di incendiare il mondo.

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Hans RueschSi è spento ieri in Svizzera Hans Ruesch, uno dei più lucidi divulgatori nel campo dell’antivivisezione e dell’informazione contro le big pharma. Il libro che lo rese un autore riconosciuto a livello internazionale era Imperatrice Nuda in cui denunciava l’antiscientificità di alcuni settori di ricerca, in particolare quella sugli animali. Il volume ebbe però vita breve qui da noi perché fu immediatamente ritirato dal commercio per pressioni sulla casa editrice, Rizzoli. All’inizio degli Anni Ottanta – e successivamente aggiornato a più riprese – usciva all’estero La figlia dell’imperatrice che proseguiva sulla linea intrapresa con il precedente lavoro. In Italia, però, è arrivato solo nel luglio 2006, edito da Stampa Alternativa. Il testo riportato di seguito è l’introduzione alla nuova edizione italiana. Qui invece si trova una lunga recensione pubblicata lo scorso novembre su Carmilla.

La figlia dell'imperatriceVenerdì 19 agosto 2005 il tribunale di Angelton, Texas, ha condannato la Merck & Co. a pagare 253 milioni di dollari di risarcimento alla vedova di Robert Evans, ucciso da un infarto procuratogli da un nuovo farmaco: il Vioxx. Era stato solo il primo caso di una lunga catena.

Tutta la stampa mondiale che ha riportato questa notizia ne ha però omesso un’altra non meno importante; anzi, più importante ancora, che però non è permesso divulgare: cioè che ogni farmaco, per ottenere dalle autorità competenti l’autorizzazione alla vendita, deve prima essersi dimostrato innocuo in prolungate prove su animali.

Sennonché le prove su animali non hanno il minimo valore ai fini della sicurezza dell’uomo. Orbene, come mai le autorità sanitarie, incaricate dai rispettivi governi di tutelare la salute dei cittadini, non sono al correne – o fanno finta di non esserlo – di questo fatto? Perché su tutte le informazioni riguardanti la medicina vige in tutto il mondo cosiddetto civile una pesante censura, imposta dallo strapotere dell’industria farmaceutica. Difatti, come ha dichiarato recentemente un importante funzionario dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), Jonathan Quick, le «multinazionali del farmaco sono la maggiore forza politica ed economica delle nostre società».

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L'accusa del sangue di Furio JesiA proposito del libro che mi ha fatto conoscere Carlo, L’accusa del sangue. La macchina mitologica antisemita di Furio Jesi, pubblico una recensione del libro scritta e inviatami da Claudio Vercelli. Recensione che sarà a breve pubblicata sulla rivista L’indice dei libri del mese.

Furio Jesi, L’accusa del sangue. La macchina mitologica antisemita, con una introduzione di David Bidussa, ed. orig. Morcelliana, Brescia 1993, ristampa a cura di Bollati Boringhieri, Torino 2007, pp. XL + 62, euro 8,00 Isbn 9788833918006

Bene ha fatto la casa editrice Bollati Boringhieri a ristampare il prezioso, nonché oramai introvabile, volumetto su L’accusa del sangue. Originariamente il testo, un vero e proprio strumento di lettura sistematica, smontaggio analitico e rimontaggio critico di quella che è stata definita la “macchina mitologica antisemita”, era uscito per le pagine della rivista «Comunità». Si trattava del lontano 1973. Un giovanissimo Jesi consegnava così al lettore italiano un potente strumento di lavoro – poiché il saggio si presenta con questa natura aperta, programmaticamente laboratoriale – su un tema, quello del delitto rituale, capace di congiungere potere, identità collettive e comunicazione sociale. Una sorta di intreccio o, se si preferisce, di viluppo inestricabile, fondato sulla razionalizzazione del visibile attraverso il ricorso all’invisibile come chiave esplicativa della complessità sociale. Jesi ne indaga quindi la qualità mitopoietica, ovvero il suo essere agente di mito prima ancora che mito esso stesso, capace di riprodursi nel tempo non malgrado ma in virtù dell’assenza di riscontri. Una prova non tanto di controfattualità quanto di iperfattualità, basata, ovviamente, sulla traslazione della realtà in una dimensione di lucido onirismo. Fondamentale, per la comprensione del lavoro di Jesi, la corposa introduzione di David Bidussa che, di fatto, ha ripreso in mano la lezione dell’autore proseguendola in tempi a noi più prossimi. Ci sia infine permessa una considerazione affettuosa, ricordando l’opera di un uomo scomparso oramai più di venticinque anni fa, nel pieno della sua vivacissima produzione intellettuale e che, se fosse ancora in vita, ci avrebbe consegnato fior fiore di riflessioni.

Il suo anno di nascita è il 1967 e non il 1966, come scrive l’Enciclopedia Britannica. E Jimmy Wales lo ha notificato ai curatori, i quali tuttavia rifiutano di modificare la data del suo compleanno fino a quando non invierà copia di documenti che confermano ciò che sostiene. Ma figuriamoci, ha risposto il fondatore di Wikipedia, sul quale scrive Mike Rogoway nell’articolo Wikipedia & its founder disagree on his birth date:

Since Wikipedia is often criticized for the perceived unreliability of its user-written entries, it’s obviously ironic that the online encyclopedia would incorrectly report it’s own founder’s birthday. (Wales, who has been criticized for editing his own Wikipedia bio and has since sworn off that practice, may have felt uncomfortable correcting even that fact about himself.)

Un rischio per le operazioni militari statunitensi sarebbero i siti ufficiali delle forze armate e non i blog di singoli soldati. Lo scrive Wired riprendendo un dossier targato Electronic Frontier Foundation che comprende un periodo compreso tra il gennaio 2006 e lo stesso mese del 2007. Tanto che:

The audits, performed by the Army Web Risk Assessment Cell [...], found at least 1,813 violations of operational security policy on 878 official military websites. In contrast, the 10-man, Manassas, Virginia, unit discovered 28 breaches, at most, on 594 individual blogs during the same period.

Un risultato, questo, attribuibile a un fatto specifico: dopo gli interventi istituzionali per scoraggiare i milblog, gli autori si limiterebbero a esprimere dubbi, sensazioni, stati emotivi e non riporterebbero informazioni relative ad operazioni.

Wikileaks affair


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