Riapre il fuoco sugli editori a pagamento

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Ettore Bianciardi e Marcello Baraghini stanno mettendo insieme sul blog Riaprire il Fuoco un dossier sugli editori a pagamento. Partiti da un annuncio pubblicitario comparso sulla prima pagina dell’edizione cartacea di Repubblica, i due hanno coinvolto direttamente gli autori chiedendo a loro di portare testimonianze in proposito. E c’è già chi dimostra di non apprezzare e lancia contro la strana coppia minacce di querela. Ecco i risultati:

E con il tempo è assai probabile, conoscendo i due, che i post in argomento aumenteranno.

5 thoughts on “Riapre il fuoco sugli editori a pagamento

  1. Barbara X

    Secondo il mio modesto parere è un continuare a girare attorno a un argomento che non merita tutta questa attenzione e che denota la povertà di idee dei due in questione: la letteratura in Italia ha ben altri problemi. Non si può continuare a triturare le palle dei frequentatori dei blog sempre con lo stesso argomento. Una volta che si è portato alla luce il (mis)fatto (tra l’altro è la scoperta dell’acqua calda), bisognerebbe avere il buon gusto di prendere a parlare d’altro: non se ne può più.

  2. Allora siamo tutti senza dignità visto che l’editoria la paghiamo tutti con le nostre tasse.
    Oppure non vogliamo parlare dei contributi che ricevono TUTTI i quotidiani, riviste e pubblicazioni varie? Anche se sono fatti in casa con un paio di computer e poco di più, e stampati inutilmente visto che nessuno li compra.
    Sono d’accordo sul commento, ma secondo me stampare un libro a pagamento è poi il male minore.
    In fondo nessuno obbliga nessuno, mentre i finanziamenti all’editoria “seria” dobbiamo darli per legge…

    Io direi di trovare cause migliori, la dignità qui non c’entra niente.

    Francesco

  3. Sul blog Riaprireilfuoco, “il blog di chi non vuole stare nel coro” secondo la loro stessa definizione, è stato pubblicato un post sull’editoria a pagamento, nel quale si cita una tabella proveniente da un libro di una scrittrice in erba, un libro dal titolo scrittori da spennare. In questa tabella, contenente i nomi delle case editrici contattate dall’autrice e i relativi prezzi che le sono stati richiesti per la pubblicazione, c’è anche il nome de Il Rovescio editore, la casa editrice che ho contribuito a fondare e che porto avanti giorno per giorno, con molta fatica.
    L’assunto del post, e del libro, è che gli scrittori esordienti vengono spennati dalle case editrici cosiddette a pagamento. Mi sento di dover fare qualche precisazione in merito al post in questione, ma soprattutto allo stato dell’editoria nel nostro paese, cosa che non viene neanche presa in considerazione dall’autrice del libro o dai redattori del blog.
    Innanzitutto, è già fuorviante mettere in uno stesso elenco case editrici che chiedono migliaia di euro e case editrici che non ne chiedono neanche mille, per lo stesso libro. Secondo, bisognerebbe anche divulgare le caratteristiche delle pubblicazioni proposte dalle diverse case editrici. Per esempio, Il Rovescio pubblica tutti i libri del proprio catalogo su carta riciclata e riciclabile al 100%, appone il numero isbn al libro, inserisce il libro in una collana individuabile anche graficamente, impone prezzi bassi al libro in modo da facilitarne l’acquisto ai lettori, fa editing, copertine studiate e personalizzate e collabora attivamente con l’autore. Inoltre, una volta pubblicato il libro, cerca di distribuirlo, fa presentazioni e rimedia recensioni, su carta stampata e Internet.
    Sorvolando sulla poca professionalità dell’autrice e del suo editore, i quali non hanno neanche inviato una semplice mail riguardo all’uscita del libro e ai suoi contenuti, sarebbe stato gradito e corretto, passiamo invece brevemente ad illustrare la situazione editoriale del nostro paese, assolutamente imprescindibile per comprendere le difficoltà dei piccoli editori e degli scrittori emergenti, che sono molto simili.
    Partiamo dal fatto che le case editrici grandi e blasonate hanno smesso di fare le case editrici, essendo ormai uno dei covi preferiti dai manager rampanti di Pubblitalia. Un esempio su tutti, Mondadori. Da Mondadori si entra per raccomandazione, oppure se sei una persona in qualche modo in vista e ti commissionano un libro, di solito da scrivere senza perizia e in breve tempo. Anche Saviano non sfugge a questa regola, magari però lui conosceva già il mondo di cui ha poi parlato. Se voi avete in mano il libro del secolo, Mondadori non lo può pubblicare, in quanto i manoscritti servono per far andare le stufe. Quindi, le case editrici grandi non fanno al caso del giovane esordiente in letteratura. Poco male, si potrebbe dire, ci sono le medio-grandi, tipo E/O, Fanucci, MinimumFax. Poco male un cazzo. Anche da loro non si entra, se non sei nessuno. Infatti, appena le case editrici riescono un minimo a beccare il canale giusto e ad elevarsi di livello, subito non “pubblicano più gli italiani”, figuriamoci gli sconosciuti. Il che ci porta alle difficoltà della piccola editoria. In un paese normale, nelle maggiori librerie si dovrebbero poter trovare non dico tutti i libri in catalogo, ma almeno buona parte, anche semplicemente con la possibilità di ordinazione. Non è così. Per entrare nelle librerie Feltrinelli diciamo di Roma, sempre se non conosci, bisogna che tu ci arrivi attraverso un grosso distributore, il quale capisce al volo dallo squillo del telefono che sei tu, piccolo ed insignificante editore, e non alza nemmeno la cornetta. Perciò, non può esserci comunicazione tra te, piccolo ed insignificante editore, e le librerie più visitate e fornite (in teoria), anche perché se ci vai di persona, proponendogli un rapporto commerciale tra azienda e azienda, ti rispondono che non hanno spazio, e accompagnano questa loro affermazione con un ampio gesto del braccio, di solito il destro.
    Ma non è questo l’ultimo stadio. Quello terminale riguarda i lettori, quelli che entrano anche in piccole librerie e che si guardano in giro, curiosando. La loro percentuale oscilla tra il 2 e il 3% della popolazione italiana. Disarmante. E gli scrittori? Quanti sono? Sicuramente di più, perché l’italiano non legge perché è superfluo, ma scrive tanto, perché se una cosa la sai fare tu io la so fare meglio.
    In conclusione, con queste premesse, e se ci aggiungiamo che lo Stato dà milioni di euro a grandi gruppi editoriali e non dà nulla ai piccoli editori, neanche una minima facilitazione fiscale, è impossibile per chi non abbia capitali di partenza provare a fare l’editore, almeno nel senso classico che ognuno di noi si porta dentro. Ci si può soltanto provare, con quello che si ha e con quello che si riesce a fare. In questa cornice, chiedere le reali spese di stampa all’autore non è un delitto, ma è l’unico modo per cercare di proporre un’alternativa.
    Concludo con una notazione sul modo di fare informazione ormai imperante nel nostro paese, al quale gli autori del libro e del post ai quali ho cercato di rispondere non sfuggono. Tra le tante cose che mancano oggi, manca sicuramente un’informazione imparziale, ma manca soprattutto un’informazione che cerchi di indagare l’oggetto della propria ricerca da più punti di vista possibile. Manca un’informazione multilaterale.

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